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sabato 13 dicembre 2014

Storia dell'Europa: da 2.500.000 a 130.000 anni fa

L' Homo Habilis africano,
antenato dell'Homo Erectus.
2.500.000 anni fa - A questa data, all'inizio del pleistocene, risalgono i primi ominidi: Australopithecus Garhi e Homo habilis, il primo appartenente al genere Homo, i cui più antichi resti, provenienti dalla regione dei laghi del Kenia in Africa, risalgono all'inizio del quaternario, e che ha contribuito alla creazione della cultura Olduvaiana. 
È convinzione scientifica che per un certo periodo l'habilis abbia convissuto con le varie specie di australopiteco. Australopithecus Garhi, è il principale primate co-indiziato di avere per primo prodotto e usato strumenti litici, contendendo a Homo Habilis l'appellativo di primo umano. Homo habilis possiede abilità manuali, coniuga intelletto e uso delle mani. I primi reperti di Homo habilis sono stati ritrovati in Tanzania, nella gola di Olduvai: poco più di un metro di altezza, con braccia lunghe così come quelle di "Lucy", la caratteristica di questo gruppo di ominidi, ritenuti più socievoli degli australopitechi, sarebbe che la preda era condivisa e consumata insieme al gruppo di appartenenza. È comunemente accettato che l'Homo habilis avesse una significativa capacità di comunicazione, anche se il suo osso ioide e la struttura delle sue orecchie non erano in grado di supportare un linguaggio parlato.

2.000.000 di anni fa - E' all'incirca la data in cui è stato costruito il primo utensile per lavorare. L'uso di utensili non è in assoluto una prerogativa della sola specie umana, ma solo l'uomo è in grado di procedere oltre creando, con tale strumento, altri strumenti per creare strumenti, in un circolo virtuoso.

Ricostruzione di Homo ergaster.
- Homo ergaster è il nome di una specie estinta di ominide, vissuto in Africa tra 2 e 1 milione di anni fa. Si stabilì in molte zone del continente africano, comprese tra l'Africa orientale ed il Sudafrica. Forse condivise alcuni di questi luoghi con altre specie, come l'Homo habilis che 1,8 milioni di anni fa era ancora presente presso la Gola di Olduvai. La dizione di Homo ergaster è applicata a fossili a cui talvolta ci si riferisce più generalmente anche con il nome di Homo erectus o Homo heidelbergensis, ma la terminologia Homo ergaster è più spesso riservata alle popolazioni di Homo erectus che vivevano in Africa. Mentre con il termine di Homo erectus ci si può riferire ai reperti asiatici, con Homo heidelbergensis si considera una specie separata, anche se discendente dall'Homo ergaster, in base alle diverse dimensioni del cervello e alla struttura fisica più robusta. Per rimarcare l'evoluzione della paleoantropologia, si sottolinea che lo scheletro tipo di Homo ergaster, KNM-WT 15000, detto "Turkana Boy" o Ragazzo di Turkana, era stato inizialmente presentato come modello di riferimento per la specie Homo erectus. La sua corporatura, dimensioni e proporzioni, era simile alla nostra, mentre la distanza dagli australopitechi e dagli altri Homo era abbastanza marcata. "Turkana boy", il Ragazzo di Turkana, reperto (KNM-WT 15000), lo scheletro di un bambino di 10 anni è la prova più importante. La corporatura di questo bambino corrispondeva a quella di un ragazzo moderno più grande di 1 o 2 anni. Il volume encefalico dell'Homo ergaster era maggiore che negli altri ominidi, che in alcuni casi meglio conservati è da 804 cm³ a 900 cm³. Nell'Homo ergaster il cervello cresce in proporzione al corpo, quindi non si verifica nessun progresso significativo rispetto all'Homo habilis. Tuttavia si verificò un notevole balzo in avanti delle capacità cognitive. Secondo alcuni questo cambiamento fu maggiore nei maschi che nelle femmine, soprattutto riguardo al senso dell'orientamento, alla capacità di ricordare luoghi o la posizione degli oggetti. Il recente ritrovamento di una vertreba di Homo ergaster a Dmanisi, in Georgia, confrontata con quella del Turkana boy, ha dimostrato che le dimensioni delle vertebre sono paragonabili a quelle dell'uomo moderno, senza quindi restrizioni alla possibilità di articolazione dei suoni. Homo ergaster, assieme alle altre due varianti Homo erectus e Homo heidelbergensis, fu il primo ominide in grado di articolare una forma di linguaggio, avendo una forma più avanzata di neurologia comunicativa rispetto all'Homo habilis.

Evoluzione da Homo habilis a
Homo erectus, Homo
neandertalensis e
Homo Sapiens.
1.500.000 anni fa - Appare l'Homo Erectus (vissuto da 1,5 milioni a 50-100 mila anni fa). Presenta una postura completamente eretta, un notevole sviluppo cranico e soprattutto lo sviluppo di una superiore tecnologia. Gli strumenti dell'erectus non sono solamente oggetti che la natura fornisce, o poco modificati ma sono lavorati, modificati, adattati alle necessità con diverse tecniche.
Strumento litico bifacciale
del Paleolitico.
In Europa ritrovamenti di utensili bifacciali indicano la presenza di questa tecnica solo 600.000 anni fa, mentre reperti di strumenti bifacciali recuperati in Etiopia vengono datati a molto prima: 1,5 milioni di anni fa. I resti archeologici, principalmente tracce di accampamenti, ci confermano che l'erectus possedette il controllo del fuoco. Questa maggior conoscenza tecnologica e quindi la capacità di adattarsi a diversi ambienti è probabilmente ciò che permetterà all'Erectus di migrare, colonizzando tutte quelle parti del mondo che sono in collegamento diretto con l'Africa: l'Europa e l'Asia. 

Gruppi di Homo Erectus migrarono
Nord, dall'Africa, da 1.000.000
di anni fa. 
1.000.000 di anni fa - Inizia  il processo Out-of-Africa , gruppi di Homo Erectus cercarono nuovi territori, o li trovarono inseguendo delle prede o cercando piante commestibili, a nord-est, nei pressi della foce del Nilo, lì dove l'Africa era connessa all'Asia e alla via per l'Europa. E' anche plausibile che abbiano attraversato lo stretto di Gibilterra in una fase in cui il livello del mare fosse stato particolarmente basso.
Carta della diffusione del genere
umano dall'Africa al resto
del mondo.
Questo fenomeno, così come i ghiacci particolarmente estesi, hanno favorito flora, fauna e persone nell'attraversamento dello stretto di Bering verso le Americhe. Il processo Out-of-Africa (letteralmente: fuoriuscita dall'Africa) sarà il primo processo migratorio conosciuto e a differenza dei moderni flussi migratori, sarà dovuto al successo dei primi ominidi, i quali poterono espandersi in ambienti privi di competitori, quindi particolarmente vantaggiosi. Homo Erectus, colonizzando ad ondate successive l'Eurasia si adatta alle diverse condizioni ambientali, differenziandosi quindi nelle specie Homo Heidelbergensis e successivamente Homo Neanderthalensis, che aveva caratteristiche carnivore. Vi è ancora dibattito in relazione all'epoca della sua totale estinzione. Diverse popolazioni sono giunte fino a oltre 50.000 anni fa (Homo Erectus Soloensis e altri), evolvendo notevolmente le capacità tecniche, che fino a un certo punto si credevano appannaggio di specie ritenute più evolute.
Il camminare eretto unito alla vista stereoscopica, che permette di percepire nitidamente la tridimensionalità, dava a Homo Erectus il vantaggio di controllare il territorio circostante dal massimo della sua altezza e di avere a disposizione le mani per gestire strumenti di difesa e offesa. Inoltre, era nelle forma di gruppo, nel sociale collettivo, come già fu per l'Homo Habilis, che si aveva la forza e abilità strategica di procurarsi cibo e proteggersi dai predatori. Questa dinamica di gruppo richiedeva quindi una comunicazione verbale articolata, e nacque così il linguaggio che, come del caso della vista stereoscopica, disponeva ora di organi adatti a poter essere prodotto, modulato e percepito.

950.000 anni fa - Affluiscono in Europa alcuni antichi gruppi del genere Homo Erectus. Non si conosce l'itinerario seguito, che non è detto che fosse uno solo o lo stesso: inoltre le varie glaciazioni che si sono susseguite nelle ere geologiche, le diverse conformazioni delle placche tettoniche e il diverso livello dei mari, hanno proposto vie e percorsi che oggi non potrebbero non esistere più. Il più antico sito archeologico europeo riguardante l'Homo Erectus è la grotta del Vallonet in Costa Azzurra, databile tra i 950.000 e i 900.000 anni fa.
Ubicazione della grotta del
 Vallonet, a Mentone.
In questa grotta sono stati trovati strumenti in pietra e anche schegge lavorate in osso che costituiscono i resti più antichi di strumenti preistorici in Europa. Non sono ancora presenti strumenti bifacciali. La grotta di Vallonet, appena varcato il confine fra Francia e Italia sulla Costa Azzurra, a Roquebrune-Cap-Martin, da Mentone verso il principato di Monaco, è al momento il più antico abitato in grotta attualmente conosciuto in Europa. Lo studio delle faune rinvenute nei sedimenti archeologici (in particolare resti di elefanti, ippopotami, bovidi, cervidi, suidi) ha permesso di attribuire al giacimento un'età compresa fra 1,3 e 0,7 milioni di anni mentre lo studio del paleomagnetismo del riempimento della grotta la colloca all'episodio "di Jaramillo", periodo in cui il Campo Magnetico Terrestre era inverso rispetto ad oggi, tra 0,95 e 0,9 milioni di anni. L'industria litica comprende strumenti su ciottolo e su scheggia.

650.000 a anni fa - Durante la glaciazione di Günz. (680.000-620.000 anni fa) giunge in Europa l'Homo Heidelbergensis.
Ricostruzione dell'Homo
Heidelbergensis.
Il più antico resto fossile europeo di Homo Erectus finora reperito è una mandibola trovata in Germania a Heidelberg, che da un'approssimativa datazione sembra risalire a 650.000 anni fa; è l'Homo Heidelbergensis, un ominide estinto, vissuto fra 650.000 e 100.000 anni fa. Il nome è stato attribuito a ritrovamenti umani fossili precedentemente chiamati Homo sapiens arcaici, con particolare riferimento a quelli trovati presso Heidelberg, nel Baden-Württemberg, in Germania, sulle rive del fiume Neckar. Resti di Homo heidelbergensis sono stati trovati in Africa, Europa ed Asia occidentale. Sia Homo antecessor che Homo heidelbergensis discendono probabilmente da Homo Ergaster, morfologicamente molto simile e proveniente dall'Africa. Tuttavia Homo heidelbergensis aveva una calotta cranica più allargata, con una capacità cranica di circa 1100–1400 cm³, non lontana dal valore di circa 1350 cm³ tipico per l'uomo moderno; questa differenza, assieme al comportamento e all'utilizzo di strumenti più avanzati, lo ha fatto assegnare ad una specie diversa. Questa specie, rispetto ai suoi parenti più stretti, aveva delle dimensioni più grandi, infatti i ritrovamenti suggeriscono dimensioni medie di circa 190 cm di altezza e una corporatura più massiccia e muscolosa di ogni altro ominide appartenente al genere Homo. Secondo il professor Lee R. Berger dell'Università di Witwatersrand, numerose ossa fossili risalenti a circa 500.000 - 300.000 anni fa ritrovate sulla costa sud africana indicano che alcune popolazioni di Homo heidelbergensis erano "giganti" con dimensioni medie di circa 213 cm. di altezza. La morfologia dell'orecchio esterno depone per una sensibilità uditiva simile a quella degli esseri umani moderni e maggiormente complessa di quella dei suoi parenti più stretti: Homo heidelbergensis poteva infatti distinguere molti suoni diversi. Numerose analisi approfondite dei denti suggeriscono che fossero in grado di produrre suoni in quantità rilevante. Questo "gigante" è riconosciuto da molti come il primo ominide in grado di produrre suoni complessi facilitando in questo modo la trasmissione di esperienze e la formazione di culture che, sebbene ancora primitive, erano molto più sofisticate di quelle incontrate fino a quel momento.
Ricostruzione dell'H.
Heidelbergensis di
Atapuerca.
Il consolidamento di questa denominazione per indicare determinati ominidi è susseguente agli studi di Eudald Carbonell dell'Università di Tarragona che, insieme ad i suoi collaboratori, ha analizzato i reperti trovati nel 1992 nella grotta di Gran Dolina, situata nelle colline di Atapuerca (Spagna settentrionale). Nel 1994, infatti, una sua spedizione ha portato alla luce un gran numero di utensili di pietra molto semplici, troppo primitivi per essere attribuiti a Homo sapiens. Diversi paleontologi peraltro attribuiscono i fossili di Atapuerca alla specie H. antecessor, considerata diretta antenata di H. heidelbergensis, che è vissuto nelle stesse aree circa 200.000 anni dopo. Una prima tesi è che i resti di Atapuerca rappresentino il primo tentativo da parte di Homo heidelbergensis di uscire dall'Africa, dove si hanno prove della sua presenza già 600.000 anni fa, e che quindi colonizzando l'Europa avrebbe fatto da progenitore a Homo neanderthalensis, mentre in Africa si evolveva Homo sapiens e in Asia Homo ergaster, di cui potrebbe essere il discendente. Questa tesi farebbe sì che l'Homo heidelbergensis sia l'ultimo antenato comune fra noi e Homo neanderthalensis. Altri studi condotti nel 2001 sul cranio completo di Atapuerca, insieme ai resti di altri trenta individui, attestano la possibilità che questi ominidi potessero parlare, sebbene a livelli molto elementari.
Carta con il sito archeologico di Atapuerca, in Spagna.
Infatti l'apparato vocale trovato nei resti fossili per quanto risulti essere meno sviluppato rispetto a Homo sapiens è sicuramente più complesso rispetto a quello degli scimpanzé. Anche i ritrovamenti presso le Ciampate del Diavolo, in provincia di Caserta sono stati attribuiti a Homo heidelbergensis. Molti scienziati considerano appartenenti a Homo heidelbergensis anche i due crani ritrovati fra il 1989 ed il 1990 a Yunxian, nella provincia cinese di Hubei, sebbene molti altri, compresi gli scopritori, tendono a considerarli resti di Homo erectus.

400.000 a anni fa - Scoperta del fuoco. Le prime tracce di utilizzazione del fuoco vengono rinvenute in Cina. Dapprima l'uomo impara a conservare quello provocato dai fulmini o da altri disastri naturali, in seguito il fuoco verrà ottenuto con mezzi rudimentali e la conservazione del fuoco talora avrà anche carattere rituale.

L'uro era un grosso bovino particolarmente
aggressivo, diffuso in Europa ed estintosi nel 1627.
300.000 anni fa - Presso il porto di Nizza, a Terra Amata, sono state ritrovate le tracce delle più antiche capanne costruite da cacciatori nomadi, circa 300.000 anni fa, nel corso della glaciazione di Mindel (avvenuta 455.000-240.000 anni fa). La stratigrafia ha mostrato diversi periodi insediativi, con resti di capanne ovali a focolare centrale, ciottoli scheggiati, raschiatoi e animali catturati quali cinghiali, tartarughe, rinoceronti di Merk, elefanti meridionali, uri, uccelli vari.

230.000 anni fa - Nella grotta dei Balzi Rossi in prossimità di Ventimiglia, sono stati ritrovati resti di Homo Erectus datati a oltre 230.000 anni fa, oltre a tracce di uomo di Neanderthal (da 130.000 anni fa) e resti di Homo Sapiens assimilabili all'Uomo di Cro-Magnon.
Falesia con grotte dei Balzi Rossi.
Le Grotte dei Balzi Rossi sono situate in prossimità del confine Italo-Francese, in Liguria nel comune di Grimaldi, a pochi chilometri da Ventimiglia. Le grotte si aprono ai piedi di una barriera rocciosa composta da calcare Jurassico-Dolomitico la cui altezza è di circa 100 metri. Il nome del luogo deriva dal colore delle rocce, che nel dialetto locale vengono indicate come "Baussi Russi" (Pietre Rosse). Il sito consiste di 7 grotte chiamate: Grotta del Costantini, Grotta dei Fanciulli, Grotta del Florestano, Grotta del Caviglione, Barma Grande (Barma vuol dire grotta), Barma du Bausu da Ture (che nel dialetto vuol dire Grotta della rocca della torre) e Grotta del Principe. Solo le grotte del Caviglione e Florestano possono essere visitate ma i due piccoli musei ai piedi dei Balzi offrono ampie e dettagliate spiegazioni sul contenuto delle grotte e vi si trovano anche numerosi scheletri o calchi dei medesimi, foto e oggetti rinvenuti durante gli scavi archeologici.
Le grotte sono state frequentate dall'uomo dal Paleolitico Inferiore, tracce di queste antiche presenze sono molto limitate a causa delle frequenti variazioni del livello dei mari, verificatesi nel corso delle fluttuazioni climatiche del Pleistocene. Le ossa più antiche ritrovate appartenevano ad una femmina di Homo Erectus (età assoluta oltre i 230.000 anni) vissuta prima della Glaciazione di Riss.

200.000 anni fa - Alcuni ominidi appartenenti al genere Homo, anziché partecipare al processo Out-of-Africa si stanziarono nella Rift Valley, che già aveva ospitato gli antenati umani sette milioni di anni fa. Da tali ominidi si originò l'Homo sapiens, una cui sottospecie, definita Homo sapiens sapiens (apparsa circa 200.000 anni fa), migrò per affermarsi successivamente come unica specie appartenente al genere Homo, e sostituendosi, per motivi tuttora ampiamente dibattuti, sia alle specie comparse a seguito del processo Out-of-Africa, sia a quelle coevolutesi in Africa. La specie sapiens evolve in maniera indipendente, e i primi umani moderni si sono ritrovati nel sito Kibish nei pressi de fiume Omo, in Etiopia e nel sito Qafzeh-Skhul (Qafzeh e Es Skhul) nell'attuale Israele. In terra africana la specie si è evoluta culturalmente, sono numerosi i ritrovamenti fossili e di manufatti e il più antico ritrovamento di un oggetto dalle caratteristiche artistiche risale a 80.000 anni fa, in prossimità di Cape Agulhas, nella Caverna di Blombos, in Sud Africa.

140.000 anni fa - Secondo le ricerche condotte con lo studio genetico del DNA, a questa data risale il più recente progenitore comune a tutta l'umanità. In genetica umana, gli aplogruppi del cromosoma Y sono raggruppamenti di combinazioni di marcatori (aplotipi) definiti dalle differenze nella regione non-ricombinante del DNA del cromosoma Y (chiamato NRY da Non-Recombining Y-chromosome). Queste differenze fanno riferimento a polimorfismi biallelici (SNPs, Single Nucleotide Polymorphisms). Il YCC Y Chromosome Consortium ha stabilito un sistema per definire gli aplogruppi del cromosoma Y basato sulle lettere da A a T, con ulteriori divisioni usando numeri e lettere in pedice. Il cromosoma Y ancestrale (scherzosamente definito dagli studiosi di "Adamo") è quello appartenuto ad un maschio teorico che rappresenta il più recente progenitore comune (MRCA Most Recent Common Ancestor) di tutti i maschi attuali lungo la linea patrilineare, visto che il cromosoma Y è unicamente trasmesso dal padre ai figli maschi. La stima di quando questo individuo teorico sia vissuto varia a seconda degli studi. Gli umani moderni, secondo gli studi del cromosoma Y, sono originari dell'Africa subsahariana e hanno poi colonizzato l'Eurasia, circa 70.000 anni fa, seguendo la costa meridionale dell'Asia. I gruppi che partirono dall'Africa, si sarebbero successivamente distribuiti secondo la seguente mappa:

Carta delle migrazioni umane nel mondo dall'Africa, mappate
seguendo le evoluzioni degli aplogruppi del cromosoma Y nel DNA.

Da Y si sarebbero poi generati aplogruppi specifici nel percorso delle migrazioni:
Y ,     il cosiddetto "'Adamo ancestrale'"
A0    : incontrato nel Camerun, nell'Algeria e nel Ghana.
A1    : presente nell'Africa subsahariana, specialmente tra i Boscimani (dell'etnia Khoisan)
          e i popoli nilotici (Sudan del Sud).
B      : diffuso in gran parte dell'Africa subsahariana, particolarmente tra i Pigmei e gli Hadza.
DE    : poco diffuso in Nigeria.
D      : proprio dell'Asia orientale, specialmente nel Giappone, Tibet e isole Andamane.
E      : Copre la parte più vasta dell'Africa. Presente anche nel Vicino Oriente e nell'Europa meridionale.
C      : presente nell'Eurasia orientale.
C1    : poco diffuso in Giappone.
C2    : presente nelle isole del Pacifico, ivi compresa la Polinesia, la Micronesia e la Melanesia.
C3    : presente in una vasta area geografica compresa fra l'Asia centrale, l'Asia orientale, la Siberia e fra i
           Nativi americani dell'America del Nord.
C4    : presente in alta frequenza negli Australiani aborigeni.
C5    : presente nell'Asia meridionale. Anche nell'Asia centrale e nel Vicino Oriente.
C6    : presente nella Nuova Guinea.
F      : il sub-clade E1b1b è di origine africana e si disperse per tutto il Mediterraneo raggiungendo la
         frequenza del 27% in Grecia.
F    : presente specialmente nei popoli tribali indigeni dell'India.
        Gli aplogruppi che discendono dal'aplogruppo F rappresentano il 90% della popolazione mondiale,
        ma si distribuiscono quasi esclusivamente fuori dall'Africa sub-sahariana.
G    : Le maggiori frequenze si riscontrano nel Caucaso. Presente anche tra i Mediorientali e nell'Europa
         meridionale. L'aplogruppo G, originatosi anch'esso in Medio-Oriente, o forse più a Est in Pakistan,
         intorno a 30.000  anni fa, secondo alcuni studi potrebbe essersi diffuso in Europa nel Neolitico,
         oppure, vista la sua forte discontinuità, aver raggiunto l'Europa già nel Paleolitico.
H     : diffuso principalmente nel Subcontinente indiano e negli zingari.
IJ     : IJ corrisponde probabilmente a una ondata migratoria dal Medio-Oriente o all'Asia occidentale a
         partire da 45.000 anni fa, che si è poi diffusa in Europa con l'uomo di Cro-Magnon.
I      : (M170, M258, P19, P38, P212, U179): diffuso maggiormente e quasi esclusivamente in Europa,
        disceso da tribù proto europee. L'aplogruppo I rappresenta circa un quinto dei cromosomi Y
        europei. È quasi esclusivo dell'Europa pertanto si ritiene che si sia originato in quest'area prima
        dell'ultima glaciazione. È probabile che sia stato confinato nel rifugio balcanico durante la glaciazione e
        che poi si sia ridiffuso verso nord con il ritiro dei ghiacciai. Nonostante sia relativamente frequente negli
        Scandinavi, nei Sardi e nelle popolazioni balcaniche, questi popoli presentano subcladi differenti
        dell'aplogruppo I. Questo suggerisce che ognuna delle popolazioni ancestrali è oggi dominata da un
        particolare subclade che ha marcato una indipendente espansione della popolazione lungo diversi
        percorsi migratori durante e immediatamente dopo la glaciazione.
I1   : (L64, L75, L80, L81, L118, L121/S62, L123, L124/S64, L125/S65, L157.1, L186, L187, M253,
        M307.2/P203.2, M450/S109, P30, P40, S63, S66, S107, S108, S110, S111): ramo
        europeo settentrionale/nordico con le più alte frequenze in Scandinavia, Islanda, e Europa
        nord-orientale. Nelle Isole britanniche la mutazione I1-M253 è spesso usata come marcatore delle
        invasioni vichinghe o anglosassoni.
I2   : (L68, M438/P215/S31) ramo europeo meridionale/balcanico
        I2b  raggiunge discrete frequenze lungo le coste nord-occidentali dell'Europa continentale e in
        Sardegna. Dalla linea I2b è derivato I2b1a (M284) in Europa nord-occidentale ed Isole Britanniche.
J     : (12f2.1, M304, P209, S6, S34, S35): il più importante tra i popoli del Vicino Oriente.
J1    : ramo mediorientale meridionale/arabico
J2    : ramo mediorientale settentrionale/anatolico
K     : diffuso specialmente nell'Oceania.
L      : diffuso principalmente nell'Asia meridionale.
T       (M70, M184/USP9Y+3178, M193, M272) diffuso nell'Europa, nel Vicino Oriente, nell'India,
          nel Corno d'Africa e altre regioni.
M     : prevalente nella Melanesia.
N     : presente fino all'Estremo Oriente ed in Siberia, comune tra i popoli uralici.
O     : prevalente nell'Asia orientale e nel Sud-est asiatico, con una frequenza prossima al 75%.
Q     : è l'aplogruppo principale in quasi tutti i Nativi americani.
R      : disceso da tribù eurasiatiche. Tutti gli aplotipi afferenti all'aplogruppo R condividono le mutazioni
         M207 (UTY2), M306 (S1), S4, S8, S9 e possono essere suddivisi in tre principali linee evolutive:
         R1a, R1b e R2. Per R1 = (M173)
R1a  (L62, L63): è prevalente nelle popolazioni slave dell'Europa orientale e nella regione del Pamir
         fra l'Asia centrale e meridionale. La R1a potrebbe essersi originata nelle steppe euroasiatiche a nord               del Mar Caspio e del Mar Nero. È associato alla cultura kurgan, nota per la domesticazione del
         cavallo (circa 5000 anni fa). Questa linea è attualmente presente in Asia centrale e occidentale, India,
         e nelle popolazioni slave dell'Europa orientale.
R1b  (M343): è prevalente nell'Europa atlantica, dove rappresenta l'aplogruppo più diffuso e nel Camerun
         settentrionale. La linea R1b è la più comune nelle popolazioni europee. Nell'Irlanda occidentale
         raggiunge una frequenza prossima al 100%. Si è originata prima della fine dell'ultima glaciazione e si è
         concentrata nei rifugi del sud-Europa per poi riespandersi verso nord con il progressivo mitigarsi del
         clima a partire da 14.000 anni fa. Presente anche nel Vicino Oriente, Caucaso e Asia Centrale.
R2    : è importante nel Subcontinente indiano.
S      : presente principalmente nella Papua Nuova Guinea

130.000  anni fa - Il periodo detto paleolitico medio, compreso tra i 200.000 e i 40.000 anni fa, vide l'ascesa e l'inizio del declino della specie Homo Neanderthalensis, comunemente detto uomo di 
Ricostruzione di Homo
Neanderthalensis.
Neandertal o Neanderthal. Uno degli ulteriori stadi evolutivi di Homo erectus è una specie che si è evoluta a partire da erectus o specie discendenti emigrati precedentemente in Europa che avevano originato la specie Homo antecessor, forse evoluta in Homo heidelbergensis. Da questi ultimi, circa 130.000 anni fa, con una dominanza della cultura del musteriano, ebbe origine quello che viene comunemente chiamato uomo di Neanderthal, dalla valle tedesca dove vennero effettuati i primi ritrovamenti; a tale fase risalgono quelli relativi a pratiche di arte e sepoltura. Alle fasi più tarde si riferisce la transizione al paleolitico superiore e a culture più sofisticate, come il castelperroniano, e forse oltre. Convissuto nell'ultimo periodo della sua esistenza con l'Homo sapiens, la sua scomparsa in un tempo relativamente breve è un enigma scientifico oggi attivamente studiato.
Ricostruzione di Uomo
di Neanderthal.
Documentata fra 130.000 anni (per le forme arcaiche) e fra 30.000 (documentata dal punto di vista fossile) e 22.000 (in assenza di fossili ma con discusse prove culturali) anni fa, principalmente in Europa e Asia, e limitatamente in Africa, questa specie si è presumibilmente evoluta dall'Homo Heidelbergensis. I resti che diedero il nome alla specie furono scoperti da Johann Fuhlrott nell'agosto 1856 in una grotta di Feldhofer
nella valle di Neander in Germania, che prende il nome dalla traduzione in greco antico del cognome dell'organista e pastore Joachim Neumann, a cui i suoi concittadini di Düsseldorf intitolarono la piccola valle. Della scoperta venne poi dato annuncio ufficiale solo il 4 febbraio 1857. Studi del 2010 suggeriscono, tra alcune ipotesi probabili relative alla vicinanza genetica tra neanderthalensis e sapiens, che ibridazioni fra i due possono avere avuto luogo nel Vicino Oriente all'incirca tra 80.000 e 50.000 anni fa, per la presenza nell'uomo contemporaneo di una percentuale tra 1 e il 4% di materiale genetico specificamente neandertaliano. Tali tracce genetiche sono presenti negli euroasiatici e nei nativi americani ma non negli africani, e ciò suggerisce, tra diverse ipotesi possibili, almeno quattro, che l'ibridazione possa avere avuto luogo nei primi stadi della migrazione della specie umana fuori dall'Africa, presumibilmente quando venne a contatto con i Neandertal che vivevano nel Medio Oriente, circa 80.000 anni or sono. Vicino a Loano, nel savonese, sono state trovate tracce dell'Uomo di Neandertal, vissuto da 130.000 anni fa, durante la glaciazione di Riss, durata da 200.000 a 125.000 anni fa.
Iscrizione rupestre ritrovata
nei Balzi Rossi.
Graffito di equide nella grotta
del Caviglione ai Balzi Rossi.
Nelle grotte dei Balzi Rossi, come le acque si ritirarono, 70.000 anni fa, all'inizio della glaciazione di Würm, l'uomo riprese a frequentare le caverne, lasciandovi tracce di focolari e iscrizioni rupestri come mostrato dalle immagini. Nell'iscrizione rupestre qui a destra, è ancora possibile scorgere il profilo di un cavallo. Gli uomini che vissero ai Balzi Rossi durante il Medio Paleolitico non lasciarono scheletri ma si suppone che appartenessero all'Uomo di Neanderthal. Questo gruppo di abitanti continuò a vivere nelle grotte durante le due fasi della Glaciazione Würm, perdurata da 70.000 a 15.000 anni fa.

Cartina con la ricostruzione di come doveva essere l'affioramento
dalle acque dell'Europa durante la glaciazione di Würm. Sono
segnalati i siti di ritrovamento di reperti fossili dell'H. di Neanderthal.


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