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domenica 14 dicembre 2014

Grande Storia dell'Europa - 5° - Dal 1914 al 2014 e.v.

Cartina geografica dell'Europa dal 1914 al 1918, durante la prima guerra
mondiale, con indicati gli imperi centrali con i loro alleati e la triplice intesa
con i suoi alleati. In rosso l'offensiva e il limite degli imperi centrali, in blu
l'offensiva e il limite dell'intesa. Clicca sull'immagine per ingrandirla. 
Il 1.914 inaugura l'”età dei massacri”, è l'anno spartiacque fra il 1.800 dal carattere umano e il 1.900 dal carattere ferino, dove si sarebbero vissute esperienze di guerra, violenza, tirannia, oppressione materiale e morale, senza precedenti. La rapidità con cui l'Europa della “Belle Epoque” precipita nella guerra, costituirà uno shock destinato a fissarsi nella memoria. Il 1.800, che si era aperto con il principio di legittimità dei sovrani artefici della Restaurazione post-Napoleonica, si era chiuso con i principi di nazionalità e autodeterminazione dei popoli. Durante quel secolo, si era passati dalla prevalenza di regimi autoritari e conservatori ad ordinamenti sempre più liberali e democratici, caratterizzati da un'impegno sociale crescente. Fra il 1871 e il 1914 l'Europa era stata uno spazio civile più unitario che mai, caratterizzato da forti omogeneità e simbiosi di esperienze culturali e di orientamenti ideali. La relativa facilità con cui i gruppi dirigenti che vollero la guerra, la poterono scatenare, dimostrerà che le aggregazioni particolaristiche e le contrapposizioni di interessi conservavano un'influenza determinante rispetto ai motivi di omogeneità e di solidarietà. E' perciò legittimo parlare di guerra civile insita nel teatro europeo, per quella che sarà chiamata la prima guerra mondiale.
- Ai primi del '900, fra i paesi industriali produttori, la Germania era seconda solo agli Stati Uniti d'America, che rappresentava il maggior mercato interno del mondo, per quanto il suo sistema bancario fosse ad uno stato embrionale ed esportava solo il 5% della sua produzione. Alcune nazioni europee, da parte loro, investivano negli USA per il 10% del suo mercato in: armamenti, nelle industrie telegrafiche, telefoniche e tranviarie oltre a gas, acqua ed elettricità... tutti asset collegati alle urbanizzazioni. Negli USA, già dal 1.911, si erano applicate, nelle industrie automobilistiche di Henri Ford, le teorie dell'ing. Frederick Winslow Taylor, pubblicate in “L'organizzazione scientifica del lavoro”: la catena di montaggio, immortalata in “Tempi moderni” da Charlie Chaplin. Ford, inoltre, mise al centro della sua politica aziendale l'idea che solo un'elevata capacità di consumo avrebbe assorbito una massiccia produzione industriale ed iniziò quindi a retribuire lautamente i propri dipendenti (cinque dollari al giorno, una cifra considerevole all'epoca) trasformandoli così in sicuri consumatori delle proprie automobili. Decretò fra l'altro in 8 ore la giornata di lavoro, richiesta che i socialisti europei avevano vanamente avanzato in precedenza. Comunque, nel 1.914 il massimo centro finanziario mondiale era Londra, la moneta più ambita la sterlina e gli USA erano debitori nei confronti dei paesi europei (fra cui la Germania, che per produzione industriale aveva sorpassato l'UK) per 5 miliardi di dollari.
- Inizia, dopo l'attentato di Sarajevo, la prima guerra mondiale, la grande guerra, che scoppia come guerra civile europea e coinvolge poi anche potenze extraeuropee, come il Giappone e gli USA. Per le cause, i moventi e le conseguenze della Grande Guerra, vedi http://storianet.blogspot.it/2016/05/le-cause-della-prima-guerra-mondiale.html.
- Il 28 giugno è assassinato a Sarajevo, in Serbia, l'erede al trono d'Austria, Francesco Ferdinando, mentre il kaiser Guglielmo II è a Kiel, per delle regate con il suo yacht Meteor, il capo di stato maggiore dell'esercito tedesco, Moltke, era alle terme a Karlsbad e il capo della Marina, Tirpitz, in vacanza in Engadina (Svizzera). Erano quindi assenti le più alte cariche militari, in quei primi giorni di luglio, a Berlino e Potsdam. Fin dall'inizio, il Kaiser sottovalutava la forza e la volontà bellica dei potenziali nemici della triplice Intesa. Disse che lo zar Nicola II difficilmente avrebbe protetto dei regicidi e che la Russia non era in grado di entrare in guerra, mentre la Francia era in piena crisi finanziaria e mancava di artiglieria pesante. Fatte queste osservazioni, partì per la consueta crociera estiva in Norvegia.
- Il 19 luglio, tuttavia, Guglielmo II avverte in via confidenziale le due grandi compagnie navali tedesche che gli avvenimenti sarebbero potuti precipitare dopo l'imminente ultimatum austriaco alla Serbia (che fu inviato il 23), e il giorno seguente da disposizioni per il rientro della flotta a Kiel. 
- Il 27 luglio, Guglielmo II approva l'azione del Cancelliere tedesco Bethmann che aveva respinto la proposta britannica per una conferenza e il mattino dopo prende visione della risposta serba all'ultimatum austriaco. In considerazione del fatto che il governo di Belgrado aveva accettato quasi tutte le richieste austriache, il Kaiser esclama: «Un brillante risultato [...] Una grande vittoria morale per Vienna, che però elimina ogni ragione di guerra». Ciononostante consiglia all'Austria di occupare provvisoriamente la capitale serba (poco lontana dal confine ungherese), così da poter lui stesso cominciare una mediazione.
- Il 28 luglio, l'Austria-Ungheria dichiara guerra alla Serbia e inizia la Grande Guerra. La notizia del bombardamento austriaco di Belgrado determina la decisione russa di mobilitare l'esercito ma, prima che siano diramati gli ordini relativi, un messaggio dell'ignaro Guglielmo II induce lo zar Nicola II a limitare la mobilitazione ai quattro distretti militari lungo la frontiera austriaca, escludendo i tre sul confine tedesco.
- Il 30 luglio, Guglielmo II riceve la notizia della mobilitazione (seppure parziale) russa e scrive a margine del messaggio: «Dunque, anch'io devo mobilitare». Alla richiesta tedesca che revocasse la mobilitazione, la Russia risponde che è impossibile. A questo punto, Guglielmo, nell'eccitazione del momento, da sfogo ai suoi sentimenti nelle annotazioni scritte a margine della risposta russa: « [...] Io non ho più alcun dubbio che Inghilterra, Russia e Francia si siano messe d'accordo [...] per servirsi del conflitto austro-serbo come pretesto per intraprendere una guerra di annientamento contro di noi. [...] La stupidità e l'inettitudine del nostro alleato [austriaco] sono serviti da trappola. Ecco che il famoso accerchiamento della Germania è finalmente divenuto un fatto compiuto, nonostante tutti gli sforzi dei nostri uomini politici per impedirlo. [...] Il nostro dilemma di tener fede al vecchio venerando imperatore [austriaco] è stato sfruttato per creare una situazione che offre all'Inghilterra il pretesto che ha sempre cercato per annientarci con fittizia apparenza di giustizia, con la scusa di aiutare la Francia [...] In Turchia e in India bisogna che i nostri consoli, rappresentanti e via dicendo sollevino il mondo maomettano contro questo disonesto e odioso popolo di bottegai senza scrupoli, poiché se a noi toccherà dissanguarci, l'Inghilterra deve almeno perdere l'India. » (Appunti di Guglielmo II presumibilmente della notte fra il 30 e il 31 luglio 1914, da Balfour, pp. 454-455). I piani militari tedeschi, senza dubbio aggressivi, prevedevano che alla mobilitazione seguisse immediatamente lo sconfinamento verso i potenziali nemici e quindi lo stato di guerra, anche se le opinioni espresse dall'imperatore dimostrano che non nutriva grande fiducia nella vittoria finale.
Di fronte al rifiuto della Russia di revocare la mobilitazione, il Cancelliere Bethmann sottopone a Guglielmo II l'ordine per la mobilitazione generale.
- Il 31 luglio, il socialista umanitario Jean Jaures, contrario all'intervento in guerra, posizione condivisa dai socialisti europei, è assassinato in Francia da un nazionalista, quando due giorni dopo la Francia entrerà in guerra contro l’Austria.
- Il 1º agosto 1914, alle 17, l'ordine di mobilitazione viene firmato dall'imperatore Guglielmo II e poco dopo, l'ambasciatore tedesco a San Pietroburgo consegna la dichiarazione di guerra alla Russia, facendo scattare, così facendo, l'alleanza franco-russa e la discesa in campo di Parigi,
- Il 2 agosto, mentre l’impero turco-ottomano stipula un trattato con la Germania e dichiara al tempo stesso la “neutralità armata”, la Germania invade lo stato neutrale del Lussemburgo.
- Il 3 agosto la Germania dichiara guerra alla Francia. Il Regno d'Italia si proclama neutrale e prende le distanze dalle alleate Germania ed Austria-Ungheria, visto che i suoi impegni di alleanza con esse sarebbero valse solo nel caso in cui gli alleati fossero stati aggrediti, mentre furono aggressori.
- Il 4 agosto la Germania dichiara guerra al neutrale Belgio e lo invade, avanzando a gran velocità. Il Regno Unito avanza un ultimatum nei confronti del governo tedesco chiedendo il rispetto della neutralità belga, ma davanti al rifiuto dei tedeschi, il Regno Unito dichiara guerra alla Germania, anche se non aveva truppe sul continente europeo e il suo corpo di spedizione doveva ancora essere radunato, armato e inviato oltre la Manica. “Le luci si stanno spegnendo su tutta l'Europa, nel corso della nostra vita non le vedremo più accese” dice il ministro degli esteri britannico Gray affacciandosi al suo ufficio, quella sera. Dopo essersi opposto ai bombardamenti aerei tedeschi su LondraGuglielmo II li consentì, nella convinzione che venissero colpiti solo obiettivi militari ma, in riferimento al fronte, frasi come «Non fare prigionieri» erano spesso sulle sue labbra. Alla fine del conflitto, nessuno dei paesi belligeranti accetterà di avere sostenuto la parte dell'aggressore e da tutti sarà propugnata la retorica della legittima autodifesa a giustificazione della loro mobilitazione alla guerra. L'identità dell'aggressore non era accettata da nessuno, salvo la contro-propaganda dei paesi nemici, ma alla fine sarà attribuita ai tedeschi che, avendo invaso in armi il Belgio neutrale per attaccare la Francia da dove meno se l'aspettava, non potevano certo esibire motivazioni di legittimità morale o di forzata autodifesa.
- Nello stesso 4 agosto, a Vienna, Berlino, Parigi e Londra, ossia da ambo i lati dei fronti bellici, i partiti socialisti, unanimemente, votarono l'approvazione della politica di guerra e i crediti militari ai rispettivi governi. Mano a mano che la guerra procedeva, veniva sempre più scomponendosi il fronte neutralista dell’Internazionale socialista e i partiti socialisti europei assumevano sempre più posizioni ispirate alla difesa nazionale, prescindendo così dalle deliberazioni dei precedenti congressi (di Stoccarda del 1907, di Copenaghen del 1910 e di Basilea del 1912), che impegnavano le classi operaie dei singoli paesi a compiere ogni sforzo per scongiurare la guerra. I socialisti parlamentari non solo non trovarono una sola parola di opposizione, non solo non trovarono niente da dire al proletariato se non della giustezza degli ordini dì guerra delle proprie borghesie, ma ebbero il coraggio di entrare in quei governi passati alla storia con il nome di "unione sacra". Il primo a rompere il fronte del neutralismo fu il partito socialista tedesco, considerato il principale ed il più influente, che il 4 agosto votò a favore dei crediti militari di guerra, imitato poco dopo dal partito austriaco. I socialisti belgi, dopo l’invasione tedesca, furono tutt’uno col governo (fra cui Vandervelde, il segretario belga dell'Internazionale), così come una parte cospicua dei laburisti inglesi, che approvarono completamente l’azione dell’entrata in guerra, e dei socialisti francesi (che appoggiarono il governo e lo stesso Guesde finì per farne parte), indifferenti alla recentissima uccisione di Jaurès, il 31 luglio 1914, visceralmente contrario alla guerra, ad opera dei nazionalisti. I menscevichi e i socialisti rivoluzionari russi accettarono la guerra, contrariamente ai bolscevichi che la consideravano imperialista. Di fatto l’Internazionale, che era nata dopo i conflitti insanabili tra anarchici e socialisti, per coordinare e unificare i socialisti di tutta Europa, moriva così con i primi colpi di cannone.
- Il 6 agosto l'Austria-Ungheria dichiara guerra alla Russia; la Serbia dichiara guerra alla Germania. Un dirigibile Zeppelin tedesco attacca la città belga di Liegi, portando a termine il primo bombardamento strategico della guerra. Truppe francesi invadono la colonia tedesca del Togoland: inizia la campagna dell'Africa Occidentale.
- Il 7 agosto 1914 il governo giapponese riceve da quello britannico una richiesta ufficiale di aiuto nel debellamento dei depredatori tedeschi della Kaiserliche Marine entro e nei pressi delle acque cinesi.
- Il 14 agosto il Giappone intima un ultimatum alla Germania che rimane senza risposta.
- Il 23 agosto il Giappone dichiara formalmente la guerra all'Impero tedesco. Il Giappone si schiera con l'Intesa con l'intento di conquistare le colonie tedesche in Cina, nell'estremo oriente.
- I fronti della guerra inizialmente sono due, quello occidentale fra Francia e Germania e quello orientale fra Germania e Russia.
Sul fonte occidentale il conflitto fra tedeschi e franco-britannici assume i contorni di una sanguinosa guerra di posizione, con i tedeschi che avanzano. Col tempo, falliranno le strategie militari basate sullo sfondamento, la guerra era entrata nella lunga fase di stallo, di fronteggiamento degli eserciti dei due schieramenti, con la prevalenza delle strategie difensive e delle sanguinose tecniche di logoramento. Era la guerra di trincea. Le massicce concentrazioni d'artiglieria e la scoperta delle mitragliatrici, rendevano impossibili gli attacchi frontali e mettevano fuori causa la cavalleria. D'altra parte, il perfezionamento delle tecniche di trinceramento imponevano uno svolgimento lento e cruento del conflitto. Le trincee simboleggiavano l'immobilità degli eserciti e la loro impossibilità a prevalere gli uni sugli altri: il sostanziale equilibrio delle forze. La tecnologia delle armi aveva raggiunto un potere distruttivo senza precdedenti, tale per cui, nella guerra di posizione, in trincea, in un assalto potevano essere distrutti il 90% degli attaccanti e per la prima volta, negli assalti, gli ufficiali stavano nelle retrovie, poiché, statitisticamente, le probabilità di sopravvivenza in quegli attacchi furono veramente scarse.
Sul fronte occidentale, dopo un'iniziale avanzata tedesca all'interno del territorio francese, il fronte si stabilizzò e lì avvennero le più terribili carneficine della prima guerra mondiale, come quelle di Verdun e di La Somme.
Sul fronte orientale si affrontano le armate austriache e quelle russe in campo aperto, con frequenti capovolgimenti di fronte ed un rapido susseguirsi di offensive e di battaglie.
La guerra si estende poi sui mari, inizialmente fra le flotte tedesca e britannica che forzerà, fra l'altro, lo stretto dei Dardanelli dell'impero turco ottomano, alleato degli imperi centrali.
- Dovunque in Europa, l'opinione pubblica, infervorata dal nazionalismo “egoista”, diverso dallo spirito ottocentesco di nazionalismo continentale europeo condiviso, sospetta l'intrusione di nazionalismi altrui in banche e imprese dal nome straniero. Si susseguono manifestazioni aggressive di fronte alle sedi diplomatiche con atti di intimidazione e vandalismo, accompagnate da espulsioni ed internamento di stranieri. Lo stato di guerra eclissa i propositi internazionalisti socialisti, per cui i valori della seconda internazionale del 1889, vengono accantonati dai socialisti europei in nome delle ragioni della difesa nazionale.
Sono colpiti anche gli internazionalismi dei capitalisti e degli aristocratici. Durante il conflitto infatti, le strutture economiche dovranno sottomettersi a regole e forme di controllo di dirigismo statale, oltre a regole di produzione autarchica sconosciute al mondo capitalista e alle teorie del mercato internazionale. Si parlerà allora di capitalismo organizzato, delle prime forme di governo pubblico dell'economia e di pianificazione per potere sostenere l'enorme sforzo bellico.
- Gli aristocratici e i nobili, dalle relazioni sociali e matrimoniali sovra-nazionali, dovranno staccarsi da quel mondo solidale di consanguinei e parenti, per essere risucchiati in un'appartenenza nazionale, contrariamente alla loro storia e cultura. Accade quindi che la stampa e le piazze si riempiano di un'agitazione piccolo-borghese e plebea con una forte ideologia retorica della Patria, mentre le cancellerie e le diplomazie, popolate dagli aristocratici, saranno libere da orpelli ideologici ma più attente agli equilibri e alle gerarchie fra le potenze, effettueranno la pratica dello scambio e resteranno immuni dalle ideologie delle folle. Più si sale di grado nelle scala sociale, dalle aristocrazie fino alle famiglie regnanti e più appare labile l'ideologizzazione nazionalistica della guerra.
La grande guerra mise drammaticamente in rilievo i pericoli del nazionalismo, stimolando la ricerca di nuove soluzioni al problema dei rapporti tra gli stati.
- Il 14 settembre 1914, dopo la sconfitta della Marna, il Kaiser destituì di propria iniziativa il capo dell'esercito Moltke e nominò al suo posto Erich von Falkenhayn.
- Il 20 ottobre, due navi da guerra tedesche, formalmente passate alla flotta turca, attaccano le coste russe del Mar Nero.
- Il 5 novembre, in conseguenza all'attacco navale turco delle coste russe del Mar Nero, Russia, Inghilterra e Francia dichiarano guerra alla Turchia.
- Nell'Italia neutrale del 1914/15, si contrappongono due posizioni.
Giovanni Giolitti.
1) Da una parte le fazioni politiche-sociali ostili alla guerra, schieramento vasto e differenziato in cui ci sono i liberali guidati da Giolitti, che temono lo sconvolgimento delle fragili strutture materiali e morali dello stato italiano e che pensano di ottenere gli ultimi territori italiani occupati dall'Austria-Ungheria, Trento e Trieste innanzitutto, con una trattativa. Giolitti non credeva alla guerra, conosceva l’impreparazione militare italiana, peraltro reduce dalla guerra di Libia, prevedeva un conflitto di lungo periodo e pensava che il crollo dell’impero austro-ungarico non avrebbe certo favorito il nostro paese.
Poi ci sono i cattolici e i socialisti che da posizioni ideologiche distanti sono ostili alla guerra: “Inutile strage” la chiamerà il papa. Il primo socialista a prendere posizione contro la guerra, prima ancora che venisse ufficialmente dichiarata, è Mussolini, che sull’Avanti del 26 luglio 1914, proclama la “neutralità assoluta” e riprende il vecchio detto di Andrea Costa: “Né un uomo, né un soldo. A qualunque costo”. All'avvicinarsi dell'inizio del conflitto Morgari, Turati e Treves convocano il Gruppo parlamentare socialista il 27 luglio a Milano, nei locali dell’”Avanti”, dove si riprende il tema della “neutralità assoluta” e ai lavoratori si raccomanda “di tenersi pronti per quelle più energiche misure che il partito intendesse adottare”. Da ricordare che le prime nette posizioni contro la guerra si riferivano all’ipotesi di una discesa in campo dell’Italia coi paesi della Triplice alleanza, dunque a fianco dell’Austria, che aveva iniziato la guerra contro la Serbia. Più sfumata era, fra i socialisti, la contrarietà all’ipotesi di una discesa in campo dell’Italia a fianco dell’Intesa.
Filippo Turati.
Il comunicato finale della Direzione socialista, riunita il 3 agosto, attribuisce ogni responsabilità del conflitto alle “cupidigie balcaniche dell’imperialismo austro-ungarico”. Il giorno prima Mussolini aveva scritto: “In caso di spedizione punitiva contro l’Italia da parte di un’Austria vittoriosa, è probabile che molti di quelli che oggi si sono occupati di anti patriottismo saprebbero compiere il loro dovere”. L’Avanti, il 4 agosto, parla “ di orda teutonica scatenata su tutta l’Europa”, il 6 agosto di “sfida germanica contro latini, slavi, ed anglosassoni”, mentre su “Critica sociale”, Turati ipotizza una non ben decifrabile “neutralità non dogmatizzante e imperativa”. Fino alla pubblicazione del suo nuovo quotidiano, “Il Popolo d’Italia”, Mussolini terrà una diversa valutazione dell’intervento italiano alleato agli imperi o contro gli imperi centrali, più o meno come quelle di Turati. E quando lo stesso Mussolini, il 10 settembre, scrive l’articolo sull’”Avanti” in cui si osservava la necessità di scegliere “tra i due mali, il minore e cioè la vittoria dell’Intesa”, nessuno lo contesterà... Fino a quel punto, le posizioni di Mussolini sulla diversa valutazione dell’intervento italiano alleato agli imperi o contro gli imperi centrali, erano più o meno quelle di Turati. E quando lo stesso Mussolini, il 10 settembre, scrive l’articolo sull’”Avanti” in cui si osservava la necessità di scegliere “tra i due mali, il minore e cioè la vittoria dell’Intesa”, nessuno lo contesta. Ma il 18 ottobre Benito Mussolini, ancora direttore del quotidiano ufficiale del partito socialista "Avanti", fino ad allora sostenitore della neutralità italiana come da direttive di partito, pubblica in terza pagina un articolo in cui sostiene che il mantenimento della linea di neutralità avrebbe ghettizzato il movimento, relegandolo in posizione subalterna. Egli propone perciò di armare il popolo per la guerra e, una volta essa terminata, rivolgersi contro le strutture dello Stato liberale e borghese, dando luogo alla Rivoluzione e al trionfo del socialismo. Ciò gli costa l'allontanamento dal giornale il 20 ottobre 1914 e, nemmeno un mese dopo esce con la prima copia di un nuovo quotidiano da lui fondato, il "Popolo d'Italia", dalla linea fortemente interventista, guadagnandosi inoltre il 29 novembre l'espulsione dal partito socialista a causa delle sue provocazioni nei confronti dei compagni. Il 14 novembre 1914, in un articolo intitolato Audacia, scrive sulle colonne del nuovo giornale: «Oggi - io lo grido forte - la propaganda antiguerresca è la propaganda della vigliaccheria. Ha fortuna perché vellica ed esaspera l'istinto della conservazione individuale. Ma per ciò stesso è una propaganda antirivoluzionaria … E riprendendo la marcia è a voi, giovani d'Italia; giovani delle officine e degli atenei; giovani d'anni e giovani di spirito; giovani che appartenete alla generazione cui il destino ha commesso di fare la storia; è a voi che io lancio il mio grido augurale, sicuro che avrà nelle vostre file una vasta risonanza di echi e di simpatie... “Guerra”». Sotto l'influsso di Mussolini e di Salvemini, l'allora studente universitario socialista Antonio Gramsci scriverà un articolo sul settimanale socialista di Torino Il Grido del Popolo il 31 ottobre 1914 dal titolo Neutralità attiva e operante con il quale anch'esso si discosta dalla linea ufficiale del partito e che spaccherà le fila dei giovani socialisti torinesi. Anche il socialista Palmiro Togliatti si arruolerà volontario nell'esercito per partecipare ai combattimenti.
2) Il fronte interventista, guidato dai nazionalisti che, al mito socialista della lotta di classe e della rivoluzione, sostituiscono la guerra come garanzia dell'ordine sociale, del comando delle classi superiori su quelle inferiori. La nuova destra nazionalista di Enrico Corradini e Alfredo Rocco indica la necessità di imparare ad andare in piazza, strappandola all'egemonia della sinistra, se si vuole essere politicamente all'altezza dei tempi; sono linguaggi e forme nuove dell'azione politica dell'età delle masse. La piazza interventista brulica, in Italia, di tecnici della mobilitazione popolare che vengono anche da sinistra, come il socialista riformista, deputato di Trento al parlamento di Vienna, Cesare Battisti, il socialista massimalista Benito Mussolini, che in precedenza era neutralista, i sindacalisti rivoluzionari Filippo Corridoni e Alceste De Ambris, i social-riformisti Leonida Bissolati e Gaetano Salvemini. Queste conversioni, dall'Internazionale dalla bandiera rossa alla Patria e al tricolore, si collocano nel quadro di una nuova compatibilità, della destra con la piazza e quindi di una generale rifusione dei linguaggi e dei simboli della politica. Quel che accomuna destra e sinistra interventista, è l'obiettivo di portare, comunque, l'Italia in guerra, nonostante gran parte degli strati popolari e gli stessi rappresentanti delle istituzioni siano contrari. Sono invece favorevoli alla guerra la corona, gli ambienti di corte e i militari.
Antonio Salandra.
Tutto farebbe propendere i nazionalisti verso la triplice alleanza, gli imperi centrali, se l'imperialismo italiano non fosse entrato in rotta di collisione, nel mar Adriatico, con l'imperialismo austro-ungarico, per cui la destra nazionalista si allea con quelle correnti della sinistra che idealizzano la guerra democratizzandone i fini: Trento e Trieste all'Italia per completarne il Risorgimento e giusti confini nazionali per tutti i popoli. Il presidente del consiglio dei ministri, il conservatore Antonio Salandra, userà invece l'inconsueta formula del “sacro egoismo” dell'Italia, nel portare avanti una doppia trattativa segreta e parallela con i due fronti già in guerra e il ministro degli esteri Sidney Sonnino firmerà in segreto, nell'aprile del 1915, il patto di Londra, che impegna l'Italia ad entrare nel conflitto, entro un mese, al fianco della Triplice Intesa contro L'Austria-Ungheria.

Londra con la vista su Westminster
nel 1915.
Nel 1.915 - Il 26 aprile viene firmato il Patto di Londra, un accordo segreto stipulato tra il governo italiano e i rappresentanti della Triplice Intesa (Francia, Regno Unito e Impero russo) . Il patto, composto da 16 articoli, prevedeva che l'Italia entrasse in guerra al fianco dell'Intesa entro un mese ed in cambio avrebbe ottenuto, in caso di vittoria, il Trentino, il Tirolo meridionale, la Venezia Giulia, con gli altopiani carsico-isontini e con l'intera penisola istriana ma con l'esclusione di Fiume, una parte della Dalmazia, numerose isole dell'Adriatico, Valona e Saseno in Albania e il bacino carbonifero di Adalia in Turchia, oltre alla conferma della sovranità su Libia e Dodecaneso. In Russia, durante la rivoluzione d'ottobre, il governo bolscevico renderà pubblici tutti i patti segreti siglati dallo zar, compreso quello di Londra, che suscitò una grande riprovazione mondiale per tali patti, che durante il trattato di pace, a Versailles, non furono rispettati.
Entrata in guerra dell'Italia.
- Il 23 maggio 1.915, il Regno d'Italia dichiara guerra all'Austria-Ungheria, avviando le operazioni belliche a partire dal giorno seguente. L'Italia dichiarerà poi guerra all'Impero ottomano il 21 agosto 1915, al Regno di Bulgaria il 19 ottobre 1915 e all'Impero tedesco il 27 agosto 1916. Con l'entrata in guerra dell'Italia al fianco dell'Intesa, in accordo al patto segreto di Londra, si aprirà un terzo fronte a sud, fra Italia ed Austria. Il maggio del 1915 sarà definito “radioso” dal poeta-soldato nonché vate, Gabriele D'Annunzio, che inciterà le piazze interventiste con le sue parole immaginifiche e gli attraenti slogan che si diffonderanno in seguito sia nella politica così come nella pubblicità commerciale: il discorso del 5 maggio dallo scoglio di Quarto (GE), là dove erano partiti i mille di Garibaldi, i discorsi romani, gli “Eia Eia Alalà” ("Eia!" era il grido con cui, secondo la tradizione, Alessandro Magno era solito incitare il suo cavallo Bucefalo; Alalà era una divinità femminile della mitologia greca che accompagnava in battaglia Ares, il dio della guerra e il grido di battaglia degli opliti greci era dunque "Alalà!"), insieme poi alle pubblicità che D'Annunzio nello stesso tempo aveva preparato per il liquore “Aurum” e per i grandi magazzini “La Rinascente” di cui aveva inventato il nome. Il vecchio stile della politica Giolittiana precipiterà, anche per l'infortunio lessicale del “parecchio” che, Giolitti disse, si sarebbe potuto ottenere da una semplice trattativa con l'impero austro-ungarico, preoccupato dall'eventuale apertura di un nuovo fronte bellico con l'Italia. Era l'ultimo oltraggio all'immagine grandiosa del Paese da parte di chi veniva definito un sensale (cioè un mediatore contrattuale) della politica, mentre veniva apprezzato il “sacro egoismo” di Antonio Salandra.
Così, il parlamento italiano fu completamente emarginato dalla decisione di entrare in guerra, evento che avrebbe preannunciato l'avvento del conservatorismo autoritario al potere nel dopoguerra.
L'entrata in guerra dell'Italia apre un lungo fronte sulle Alpi Orientali, esteso dal confine con la Svizzera a ovest fino alle rive del mare Adriatico a est: qui, le forze del Regio Esercito sostennero il loro principale sforzo bellico contro le unità dell'Imperiale regio Esercito austro-ungarico, con combattimenti concentrati nel settore delle Dolomiti, nell'Altopiano di Asiago e soprattutto nel Carso, lungo le rive del fiume Isonzo. Contemporaneamente alle operazioni belliche, la guerra ebbe anche una profonda influenza sullo sviluppo industriale del paese oltre ad avviare grandi cambiamenti in ambito sociale e politico. Il fronte interno giocò un ruolo fondamentale per il sostegno dello sforzo bellico: gran parte della vita civile e industriale fu completamente riadattata alle esigenze economiche e sociali che il fronte imponeva, e comparve la militarizzazione dell'industria, la soppressione dei diritti sindacali a favore della produzione di guerra, i razionamenti per la popolazione, l'entrata della donna nel mondo del lavoro e moltissime altre innovazioni sociali, politiche e culturali. La guerra impose uno sforzo popolare mai visto prima; enormi masse di uomini furono mobilitate sul fronte interno così come sul fronte di battaglia, dove i soldati dovettero adattarsi alla dura vita di trincea, alle privazioni materiali e alla costante minaccia della morte, che impose ai combattimenti la necessità di dover affrontare enormi conseguenze psicologiche collettive ed individuali, che andavano dalla nevrosi da combattimento, al reinserimento nella società fino alla nascita delle associazioni dei reduci.
- Nello stesso mese di maggio del 1915, un sottomarino tedesco affonda il transatlantico inglese Lusitania”, il lugubre segnale che nel conflitto non ci sarebbero state limitazioni territoriali e negli obiettivi militari era prevista anche la distruzione delle popolazioni civili oltre agli apparati militari nemici.
Per la prima volta la guerra era non solo mondiale ma anche totale. Fu quindi la prima guerra globale, resa possibile dal progresso ottenuto nelle società industriali. Era la prima guerra della nuova civiltà industriale: la potenza delle armi, le capacità organizzative, i mezzi di trasporto, le forze produttive e le risorse finanziarie erano state notevolmente incrementate dalle economie industriali dei paesi coinvolti nel conflitto.
Dopo l'affondamento del transatlantico britannico Lusitania, che trasportava numerosi passeggeri americani, Guglielmo II, nel timore di un intervento degli Stati Uniti a fianco dell'Intesa,acconsente al Cancelliere del Reich, Bethmann, di ordinare ai sommergibili di non silurare i transatlantici e quando questa misura si dimostra inefficace, ordina di sospendere tutta l'offensiva sottomarina. Il Grande ammiraglio Tirpitz rassegna le dimissioni ma il Kaiser non le accetta.
- Le guerre del passato, che avevano obiettivi limitati, non furono condotte fino all'annientamento del nemico. Nella precedente età degli imperi, gli obiettivi della politica e dell'economia si erano fusi e la competizione bellica aveva come posta la crescita economica. La guerra totale illimitata invece, coinvolgeva l'intera società. Tutte le strutture sociali, politiche, economiche e culturali subirono delle trasformazioni a ritmo fortemente accelerato: lo sviluppo industriale ed economico metteva a disposizione dei belligeranti mezzi di distruzione estremamente potenti. Per la prima volta la fitta rete delle comunicazioni ferroviarie e stradali, i collegamenti telefonici e telegrafici furono utilizzati sull'intera rete continentale, per scopi bellici. Le più recenti invenzioni tecniche e scientifiche furono rapidamente riconvertite in strumenti di morte. In primo luogo la chimica, con l'uso di gas asfissianti, con l'invenzione del motore a scoppio si semplificava il trasporto delle truppe e si costruì una nuova e potente arma, la cui efficacia fu riconosciuta alla fine del conflitto: il carro armato. Altra nuova invenzione fu l'arma aerea, sia per la ricognizione che per i bombardamenti dall'alto (e i primi furono gli italiani in Libia durante la guerra italo-turca del 1911/12). Tutti gli apparati interni furono utilizzati: gli scienziati, furono impegnati fino allo spasimo nelle ricerche, le tecniche di organizzazione furono perfezionate e tutto l'apparato industriale fu sconvolto dalla pressione di una domanda di prodotti bellici travolgente.
La produzione divenne un interesse diretto dello stato, un elemento decisivo della sua sicurezza e in quanto tale fu assoggettata al controllo pubblico. Requisizioni, ripartizioni pubbliche delle materie prime, militarizzazione dei lavoratori, furono gli aspetti più evidenti della nuova situazione.
Nasce così l'economia moderna: programmata, centralizzata, pianificata e organizzata dallo stato, quindi un colpo mortale al modello liberale e liberista.
- L'Albania, pur avendo dichiarato la propria neutralità, per la sua posizione strategica è invasa dai vari eserciti che combattono nei Balcani. Un patto segreto fra Italia, Serbia e Grecia è firmato nel 1915 al fine di dividersi l'Albania finita la guerra, ma sarà grazie al presidente degli USA Wilson, che nei suoi 14 punti prevedeva l'autodeterminazione dei popoli, che quel patto non si concretizzò.

Schema dell'accordo Sykes-Picot.
Nel 1.916 - Il 16 maggio si firma l'accordo Sykes-Picot, ufficialmente "Accordo sull'Asia Minore", un accordo segreto stipulato fra i governi del Regno Unito e della Francia, che definisce le rispettive sfere di influenza nel Medio Oriente dopo che si fosse sconfitto l'impero ottomano. I negoziati, condotti dal francese François Georges Picot e dal britannico Mark Sykes, ebbero luogo tra il novembre 1915 e il marzo 1916, con l'assenso della Russia. L'accordo venne poi definitivamente firmato il 16 maggio 1916 e i termini dell'accordo furono pubblicati dal "Manchester Guardian" il 26 novembre 1917. I governi francese e britannico concordarono:
"1) Francia e Regno Unito sono pronti a riconoscere e proteggere uno Stato arabo indipendente o una confederazione di Stati arabi sotto la sovranità di un capo arabo. Che nell'area A la Francia e nell'area B la Gran Bretagna avranno la preminenza su diritti d'impresa e sui prestiti locali. Che nell'area A solo la Francia e nell'area B solo la Gran Bretagna potranno fornire consiglieri o funzionari stranieri in caso di richiesta da parte di uno Stato arabo o di una confederazione di Stati arabi.
2) nella zona blu alla Francia e nella zona rossa alla Gran Bretagna verrà permesso di istituire un controllo o un'amministrazione diretta o indiretta a loro piacimento e a seconda se ciò possa armonizzarsi con uno Stato arabo o una confederazione di Stati arabi.
3) nella zona marrone (fucsia nello schema, la Palestina n.d.r.) potrà essere istituita un'amministrazione internazionale la cui forma dovrà essere decisa dopo essersi consultati con la Russia ed in seguito con gli altri alleati ed i rappresentanti dello sceriffo della Mecca.
4) al Regno Unito verranno concessi i porti di Haifa e San Giovanni d'Acri e garantito lo sfruttamento delle acque dei fiumi Tigri ed Eufrate; per l'area B da parte sua il governo di Sua Maestà si impegna a non aprire negoziati per la cessione di Cipro a favore di potenze terze senza il previo consenso del governo francese.
5) Alessandretta sarà un porto aperto nei confronti dei commerci dell'impero britannico e che non ci saranno discriminazioni a proposito di tasse portuali o strutture nei confronti di navi o merci britanniche; che ci sarà libertà di transito per le merci britanniche attraverso Alessandretta e su ferrovia attraverso la zona blu o tra l'area B e l'area A; e che non ci sarà alcuna discriminazione diretta od indiretta contro le merci britanniche sulle ferrovie o contro le merci e le navi britanniche in qualunque porto delle aree suddette. Che Haifa sarà un porto aperto nei confronti dei commerci della Francia, i suoi dominion e protettorati, e non ci saranno discriminazioni a proposito di tasse portuali o strutture nei confronti delle navi o delle merci francesi. Che ci sarà libertà di transito per le merci francesi attraverso Haifa e su ferrovia attraverso la zona marrone qualora tali merci siano destinate o provengano dalla zona blu, dall'area A o dalla area B e non ci sarà alcuna discriminazione diretta od indiretta contro le merci francesi sulle ferrovie o contro le merci e le navi francesi in qualunque porto delle zone suddette.
6) nell'area A la ferrovia di Baghdad non verrà estesa verso sud oltre Mossul e nell'area B verso nord non oltre Samara fino al completamento della ferrovia che collega Baghdad ed Aleppo passando per la valle dell’Eufrate e successivamente previo accordo dei due governi.
7) il Regno Unito ha il diritto di costruire, amministrare ed essere il solo proprietario di una ferrovia che colleghi Haifa con l'area B e che ha il diritto di trasportare truppe lungo questa linea in ogni momento. I due governi concordano sul fatto che lo scopo di questa ferrovia è di facilitare il collegamento ferroviario tra Baghdad e Haifa e concordano inoltre che, nel caso in cui problemi tecnici o le spese che si dovrebbero sostenere per realizzare questa linea di collegamento attraverso la sola zona marrone possano rendere impraticabile questo progetto, il governo francese dovrebbe essere pronto a considerare che la linea in questione potrebbe attraversare anche Polgon, Banias, Keis Marib, Salkhad e Otsda Mesmie prima di raggiungere l'area B.
8) nelle zone blu e rosse e anche nelle aree A e B e nessuna tariffa verrà aumentata né ci sarà una conversione da una tassa ad valorem a tariffe specifiche senza previo accordo tra le due potenze.
Non ci saranno barriere doganali interne tra le suddette aree. Le tasse sulle merci destinati verso l'interno verranno riscosse al porto d'entrata e consegnate all'amministrazione dell'area di destinazione.
9) il governo francese non parteciperà mai a negoziati per la cessione dei suoi diritti e non cederà tali diritti sulla zona blu a qualunque potenza terza, tranne lo Stato arabo o la confederazione di Stati arabi, senza il previo consenso del governo di Sua Maestà che, da parte sua, si impegna allo stesso modo nei confronti del governo francese a proposito della zona rossa.
10) i governi britannico e francese, in qualità di protettori dello Stato arabo concordano che non acquisiranno e non consentiranno ad una potenza terza di acquisire possedimenti territoriali nella penisola arabica né consentiranno ad una potenza terza di installare una base navale sulla costa orientale o sulle isole del Mar Rosso. Ciò, tuttavia, non impedisce eventuali ritocchi della frontiera di Aden che si potrebbero rendere necessari come conseguenza dell'aggressione turca.
11) i negoziati con gli arabi a proposito dei confini dello Stato arabo continueranno a seguire gli stessi canali di sempre da parte delle due potenze.
12) alcune misure per controllare l'importazione di armi all'interno dei territori arabi devono essere analizzate dai due governi."
Carta dell'accordo Sykes-Picot.
Le conseguenze dell'accordo furono che al Regno Unito fu assegnato il controllo delle zone comprendenti approssimativamente la Giordania, l'Iraq ed una piccola area intorno ad Haifa mentre alla Francia fu assegnato il controllo della zona sud-est della Turchia, la parte settentrionale dell'Iraq, la Siria ed il Libano. La zona che successivamente venne riconosciuta come Palestina doveva essere destinata ad un'amministrazione internazionale coinvolgente l'Impero russo e altre potenze. Da questo accordo, che permise alle due potenze coloniali una supremazia nel medio oriente petrolifero, si scateneranno conflitti, dovuti a confini arbitrari tracciati col righello, che porteranno fino ai nostri giorni. A lato, una mappa del Medio Oriente inclusa nel carteggio tra George Picot e Mark Sykes (dalla Royal Geographical Society). Anche oggi, secondo il Daesh (l'ISIS) e molti altri, il patto Sykes-Picot è la causa primaria di tutti i mali del Medio Oriente.
Rosa Luxemburg.
- In GermaniaRosa Luxemburg fonda, assieme a Karl Liebknecht, il Gruppo Internazionale, che sarebbe diventato in seguito la Lega Spartachista. Rosa Luxemburg, pseudonimo di Rozalia Luksenburg (Zamość, 5 marzo 1870 o 1871 - Berlino, 15 gennaio 1919), è stata una politica, teorica socialista e rivoluzionaria comunista. Tedesca di origini polacche ed ebraiche, nacque a Zamość, nel Voivodato di Lublino, all'epoca nell'Impero Russo (ora in Polonia), da una famiglia ebraica. Dopo essere fuggita in Svizzera per evitare la detenzione, frequentò l'Università di Zurigo assieme ad altre figure di spicco del socialismo, come Anatolij Lunačarskij e Leo Jogiches. Contro il nazionalismo del Partito Socialista Polacco (PPS) creò, nel 1893, assieme a Leo Jogiches e Julian Marchlewski, la rivista "Sprawa Robotnicza" (La causa dei lavoratori). Riteneva che l'indipendenza della Polonia sarebbe stata possibile solo tramite una rivoluzione in Germania, Austria e Russia, e che la lotta contro il capitalismo fosse più importante dell'indipendenza. Negava il diritto di autodeterminazione delle nazioni, in disaccordo con Lenin. Questo disaccordo non impedì però a Lenin di inviare alla Luxemburg una copia del suo libro "Materialismo ed Empiriocriticismo" che la Luxemburg recensirà l'8 ottobre 1909 sul "Die Neue Zeit" (Il nuovo tempo). Nel 1897 ottenne la cittadinanza tedesca e l'anno successivo si iscrisse al Partito Socialdemocratico Tedesco (SPD), fino al 1914, il più forte partito socialista d'Europa con il suo segretario Karl Kautsky, considerato l'erede ed il continuatore di Marx ed Engels, il detentore ed il custode della autentica dottrina marxista, del marxismo più "puro" ed ortodosso. A fianco di Kautsky, Rosa Luxemburg condusse la polemica contro i riformisti, quando nel suo scritto intitolato "Riforma sociale o rivoluzione?" del 1899, prese risolutamente posizione per la rivoluzione. Rosa Luxemburg era comunque unita a Kautsky sia dalla comune militanza politica (anche se, come detto, non sempre in sintonia) sia da una vera e propria amicizia, che riservava anche a sua moglie Luise Kautsky. Di questa amicizia ci è rimasta una sua lettera del 13 giugno 1909 a Luise in cui fa un quadretto bellissimo di Levanto ove si trovava per una breve villeggiatura. Nella sua difesa del marxismo "classico" contro il revisionismo riformista, Rosa Luxemburg introdusse alcune importanti note personali: interamente suo è l'accento sulla creatività delle masse, sulla loro spontaneità rivoluzionaria che i dirigenti del partito operaio non devono né forzare, né reprimere o bloccare in una "camicia di forza burocratica". Per Rosa Luxemburg, il compito del partito è quello di indicare la via, ma l'iniziativa storica non spetta ad esso, bensì alle masse: anche i passi falsi di un reale movimento operaio sono storicamente più utili dell'infallibilità del miglior comitato centrale. Fece parte del fronte pacifista all'inizio della prima guerra mondiale e assieme a Karl Liebknecht, nel 1915, creò il Gruppo Internazionale, che sarebbe diventato in seguito la Lega Spartachista. Questa fece parte in un primo tempo del Partito Socialdemocratico e poi del Partito Socialdemocratico Indipendente, prima di divenire il nucleo del Partito Comunista di Germania. Il 28 giugno 1916 la Luxemburg, assieme a Karl Liebknecht, venne arrestata dopo il fallimento di uno sciopero internazionale e condannata a due anni di reclusione (dopo essere già stata in carcere per un intero anno a partire dal febbraio 1915). Durante questo lungo periodo scrisse diversi articoli, fra questi: la cosiddetta Juniusbroschüre (1915), che contiene la nota espressione "socialismo o barbarie", indicante che nel futuro gli unici sbocchi possibili per l'umanità sarebbero stati l'instaurazione della società socialista o la barbarie; e "La Rivoluzione Russa" (1918), in cui per prima critica "da sinistra" alcune scelte prese nei primi mesi dal potere bolscevico (limitazione delle libertà democratiche, scioglimento dell'Assemblea costituente, Terrore ecc.), vedendovi già il pericolo di una burocratizzazione precoce del processo rivoluzionario. Partecipò alla Rivoluzione Tedesca del novembre 1918 e contribuì a fondare il Partito Comunista di Germania, tra il dicembre 1918 e il gennaio 1919. Nel corso della "Rivolta di Gennaio", iniziata il 6 di gennaio 1919, il 15 gennaio 1919, venne rapita ed in seguito assassinata, insieme con Liebknecht, dai soldati dei cosiddetti Freikorps, agli ordini del governo del socialdemocratico Friedrich Ebert e del ministro degli Interni, Noske. Nel 1926, a lei e a Liebknecht venne dedicato un monumento di Ludwig Mies van der Rohe, monumento che in seguito fu distrutto dal regime nazista. Nel maggio 2009 il settimanale tedesco "Der Spiegel" ha pubblicato notizia del ritrovamento del cadavere di Rosa Luxemburg. Secondo il settimanale, le spoglie attualmente sepolte in un cimitero di Berlino, non sarebbero i reali resti della Luxemburg, che invece si troverebbero presso l'Istituto di medicina legale dell'ospedale Charité di Berlino. Prova ne sarebbe la presenza di una malformazione femorale di cui la Luxemburg soffriva, del tutto assente invece nei resti finora ritenuti autentici. Rosa Luxemburg fu infatti assassinata durante il suo trasporto in carcere. Il suo corpo fu gettato in un canale e in seguito recuperato, ma subito sorsero molti dubbi circa l'autenticità del riconoscimento a causa delle discordanze anatomiche. Rosa Luxemburg aveva criticato, in particolare, l'abolizione delle libertà democratiche: "senza libertà di stampa, senza diritto d'associazione e di riunione, la rivoluzione non può andare avanti, perché questi diritti sono uno strumento indispensabile per l'auto-educazione politica delle masse popolari. I bolscevichi hanno istituito i Soviet come organismo rappresentativo delle masse lavoratrici, ma col soffocamento della vita politica in tutto il paese - scriveva la Luxemburg - anche la vita dei soviet non potrà sfuggire a una paralisi sempre più estesa. Senza elezioni generali, libertà di stampa e di riunione illimitata, libera lotta d'opinione in ogni pubblica istituzione, la vita si spegne, diventa apparente e in essa l'unico elemento attivo rimane la burocrazia". Rosa Luxemburg condivideva il principio della dittatura del proletariato, ma per lei "questa dittatura deve essere opera della classe, e non di una piccola minoranza di dirigenti in nome della classe". La modernità, dapprima ha allontanato le donne dal potere e dai campi di battaglia ma in un secondo momento, l’avvento delle macchine ha portato, durante le grandi guerre, la massa femminile nelle fabbriche, a conoscere la tecnologia e a condividere il destino dell’uomo con un lavoro salariato. Da lì non è stato più possibile cacciarle e così hanno avuto luogo le trasformazioni sociali che hanno spianato la strada alla parità delle donne, fino al loro diritto di scendere sul campo di battaglia.
Francesco Giuseppe nel 1915.
- Il 21 novembre del 1916 si spegne l'ormai anziano imperatore dell'Austria-Ungheria Francesco Giuseppe, a guerra non era ancora terminata e gli succede come nuovo imperatore austriaco, Carlo d'Asburgo. Ancora giovane, l'arciduca Francesco Giuseppe era cresciuto prevalentemente con l'energica madre Sofia, dalla quale apprese il vero modo di governare, pur non trascurando i suoi interessi principali. Francesco Giuseppe amava la caccia ed il ballo che praticava con regolarità, apprezzando nello specifico le musiche di Strauss ed i suoi valzer, che divennero un tratto distintivo del regno stesso dell'imperatore. Amava poco l'arte e la letteratura, leggendo pochissimo e riservando quindi poca considerazione ai letterati. Uno dei più grandi successi dell'epoca di regno di Francesco Giuseppe può essere ancora oggi riscoperto nella cultura austriaca del suo tempo, un boom economico associato all'area del Danubio senza precedenti nella storia. Dopo la demolizione delle mura medievali, la città di Vienna venne completamente riformata per ordine dell'Imperatore in persona il quale come prima azione creò la Ringstrasse, un grande anello stradale di congiunzione che ancora oggi esiste, testimonianza vivente di quell'epoca. Attorno a quest'area si svilupparono quartieri raffinati con edifici pubblici e case private in stile della seconda metà dell'Ottocento che affascinò molto Francesco Giuseppe nella sua concezione di "homo faber" della nuova capitale austriaca. Per sua inclinazione personale, Francesco Giuseppe diffuse moltissimo il gusto dell'"Austria cattolica", promuovendo la costruzione e il restauro di importanti edifici di culto nell'Impero.
Come molti personaggi del suo tempo, Francesco Giuseppe è ancora oggi una figura estremamente ambigua nella storiografia. Altalenante tra i compromessi della rivoluzione del 1848 e l'assolutismo che ne fece seguito, assieme agli sviluppi sociali della seconda metà dell'Ottocento in Austria, è ancora oggi un personaggio dai tratti sfaccettati anche se la storiografia liberale, dopo i fatti del 1859, lo ha in gran parte condannato come tiranno. In particolare a Francesco Giuseppe fu avversa la storiografia italiana che tese a vedere nella reggenza del Regno Lombardo-Veneto un periodo di soprusi e violenze come mai prima, e questa idea non si placò negli storici nemmeno quando l'Italia si unì in alleanza con l'Austria agli albori della Grande Guerra, fatto che imbarazzò moltissimo re Umberto I. Vale la pena di notare comunque, che Francesco Giuseppe portò avanti delle riforme in campo sociale che nessuno dei suoi predecessori aveva mai osato sottoscrivere, come ad esempio nel 1906 il suffragio universale maschile, contro la volontà dell'aristocrazia locale che voleva detenere il governo in mano propria (specialmente in Ungheria). «Nulla mi è stato risparmiato su questa terra»: così pare abbia detto Francesco Giuseppe, secondo l'aneddoto, quando gli venne annunziata la morte della moglie. Il fratello minore Massimiliano era stato nominato imperatore del Messico e venne fucilato dagli insorti a Santiago de Querétaro nel 1867; il figlio ed erede al trono Rodolfo morì tragicamente durante i cosiddetti fatti di Mayerling (1889), suicida insieme alla baronessina Maria Vetsera e la prima figlia, Sofia, morì nel 1857, in Ungheria, a Budapest, in seguito a una visita con i genitori e la sorella minore Gisella, anch'essa ammalata di polmonite. La moglie Elisabetta venne assassinata nel 1898 a Ginevra dall'anarchico italiano Luigi Lucheni, mentre il nipote Francesco Ferdinando fu ucciso a Sarajevo nel 1914 dallo studente serbo Gavrilo Princip, atto che scatenò il primo conflitto mondiale.
- Verso la fine di dicembre del 1916, il capo di stato maggiore tedesco Paul von Hindenburg e il suo vice, Erich Ludendorff, dichiarano di non poter più assumersi la responsabilità delle operazioni militari se, entro un mese, non si riprenderà la guerra sottomarina indiscriminata.
- Escono sugli schermi cinematografici:  “Il vaga­bondo” di C. Chaplin e “La nascita di una nazione” di D.W. Griffith.

Carta dei fronti di guerra nel 1917.
Nel 1.917 - Il 9 gennaio, nonostante l'opposizione del Cancellere Bethmann, Guglielmo II, decide di riprendere le azioni dei sommergibili. La notizia è accolta con entusiasmo in Germania e anche la Borsa invia un telegramma di congratulazioni al Kaiser. La risposta degli Stati Uniti è la rottura delle relazioni diplomatiche il 3 di febbraio.
- Il 1.917 sarà un anno tragico e cruciale per le sorti del conflitto. La guerra si sta protraendo da troppo tempo e popoli ed eserciti sono ormai materialmente e moralmente stremati; tuttavia non se ne vede la fine. Gli scarsi risultati ottenuti, gettano in una crisi profonda gli eserciti. Sui diversi fronti si diffondono gli ammutinamenti dei soldati. Le gerarchie militari dei paesi belligeranti, per garantire la disciplina, ordinano un gran numero di fucilazioni. Nell'esercito italiano, dopo la rotta di Caporetto di novembre, saranno fucilati anche un gran numero di ufficiali, una barbarie che denuncia quanto vacillasse il potere centrale.
- A Mosca scoppia la rivolta di febbraio e in tutto l'impero zarista dilaga la rivoluzione russa, che rovescia il governo dell'impero zarista e che con la presa del potere bolscevica nella rivoluzione d'ottobre porta alla formazione della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa, mentre cinque anni più tardi, nel 1922, in seguito alla guerra civile russa, costituirà l'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, dove, formalmente, Lenin applicherà le teorie sociali ed economiche di Karl Marx e Friedrich Engels, messe nel cassetto poi dall'imperialismo di Stalin. All'inizio del 1917 l'Impero russo, che da tre anni combatteva nella prima guerra mondiale come membro della triplice intesa, era stremato: le perdite ammontavano a più di sei milioni tra morti, feriti e prigionieri e tranne alcune vittorie sul fronte austriaco, ormai vanificate dagli eventi, la Russia aveva subito una grave serie di sconfitte che avevano comportato la perdita della Polonia, di una parte di Paesi Baltici e dell'Ucraina, portando così il fronte all'interno dei suoi stessi confini, mentre le condizioni del popolo si aggravavano fortemente. Il regime zarista, chiuso a riccio nella difesa del principio dell'autocrazia, aveva ormai perso del tutto il contatto con la realtà della Russia, al punto che anche molti degli elementi conservatori delle classi tradizionalmente alleate del regime, stavano prendendo coscienza che solo un'uscita di scena di Nicola II, e forse dello stesso zarismo, avrebbero loro permesso di mantenere il controllo dello Stato. A Mosca scoppiò la rivolta con la rivoluzione di febbraio e il 2 marzo Duma (il parlamento) e Soviet (comitati) di operai e soldati si accordarono per la deposizione dello zar, e l'istituzione di un governo provvisorio formato da cadetti, menscevichi e socialisti rivoluzionari. Si formò il governo provvisorio di L'vov, che indusse Nicola II ad abdicare.
"Vladimir Ilich Lenin parla"
di Vasili Filippovich Ivanov.
Mentre lo zar e la sua famiglia venivano arrestati, nel paese si formarono due poteri: quello del governo provvisorio, e quello dei Soviet, formato da delegati eletti compresi i bolscevichi.
Contemporaneamente si diffuse in tutto il paese il disfattismo nazionale, segno della crescente stanchezza verso la guerra. Il leader bolscevico Lenin, tornato dall'esilio, sostenne la necessità di trasformare la rivoluzione borghese di febbraio in Rivoluzione Proletaria, guidata dai Soviet, che mirasse all'instaurazione di una società comunista. In ottobre i bolscevichi occuparono i punti nevralgici della capitale istituendo il Consiglio dei Commissari del Popolo, dando vita alla rivoluzione d'ottobre.
Mosca, il socialista Giacinto
Matteotti Serrati con il
comandante dell'armata
Rossa, l'ebreo Lev Trotzky.
La vittoria dei bolscevichi portò al rovesciamento del Governo Provvisorio Russo e alla nascita della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa. Dal 1917 al 1921 esploderà la Guerra civile russa che vedrà la vittoria dell'Armata Rossa (dei bolscevichi) sull'Armata Bianca (dei contro-rivoluzionari). A seguito di ciò, nel 1922, verrà istituita l'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS). La Russia uscirà così dal sistema degli stati europei. Dalla Rivoluzione russa nascerà una nuova frattura nel continente; al sistema capitalistico degli stati occidentali si contrapporrà il nuovo sistema comunista sovietico, che nel biennio 1919-21 ispirerà in tutta l’Europa la nascita dei partiti comunisti e, in alcuni paesi (Germania, Ungheria, Italia), tentativi rivoluzionari, tutti peraltro falliti. Di fronte al pericolo rosso le potenze europee favoriranno l’affermazione di regimi autoritari di destra, soprattutto negli stati confinanti con l’Unione Sovietica, secondo la politica del “cordone sanitario”.
- L'11 febbraio, Antonio Gramsci scrive: “Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo? Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.
Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.  
Il 6 aprile 1917 gli USA dichiarano guerra alla Germania. L'enorme entità delle risorse americane garantisce un'iniezione di fiducia ai paesi dell'Intesa. Nel corso del '17, l'Intesa godrà inoltre dell'appoggio del Brasile e della Cina. E' in questo anno che la guerra civile europea assume l'aspetto di conflitto mondiale.
- Compromessa ogni speranza di vittoria netta, il 12 luglio 1917, il Cancelliere tedesco Bethmann, facendosi portavoce del Reichstag, incontra Guglielmo II per sottoporgli una risoluzione di pace, che il Kaiser trova ragionevole. Una comunicazione telefonica annuncia invece, che tutto lo stato maggiore si trovava nell'impossibilità di continuare a collaborare con Bethmann. Guglielmo, a difesa del suo cancelliere, minaccia l'abdicazione e questi, per evitare uno scontro fra la corona e l'esercito, il giorno dopo si dimette.
Carta del fronte italiano con le linee
del 24 ottobre e del 12 novembre '17.
Da https://it.wikipedia.org/wiki/
Battaglia_di_Caporetto#/media/
File:Battle_of_Caporetto_IT.svg
- In Italia, dopo una lunga serie di inconcludenti battaglie, si verifica l'offensiva degli austro-ungarici e dei contingenti tedeschi venuti dal fronte russo, dove il conflitto era terminato per via della Rivoluzione d'Ottobre, che nella battaglia di Caporetto dell'ottobre-novembre 1917 costringe gli italiani alla ritirata fino alle rive del fiume Piave, dove la resistenza italiana si consolida. Alla rotta segue una lunga serie di fucilazioni di militari e di un gran numero di ufficiali, barbarie che denota quanto vacillasse il potere centrale.
- Alla fine del 1917, dopo la rivoluzione bolscevica d'ottobre, disintegrato l'impero degli zaril governo rivoluzionario russo decide di uscire dallo stato di guerra, firmando poi il Trattato di Brest Litovsk con gli imperi centrali i 3 marzo '18,  mentre da immediata e massima pubblicità ai patti diplomatici segreti rinvenuti negli archivi zaristi. Tra di essi si rinviene il "Patto di Londra", la cui pubblicazione avrà vasta risonanza internazionale, causando grave imbarazzo alle potenze firmatarie e suscitando inquietudine presso l'opinione pubblica mondiale, ponendo in scacco il metodo della "diplomazia segreta", seguito da decenni dalle potenze europee. L'emergere del Patto di Londra dara il via ad una modifica degli orientamenti politici internazionali che influrà notevolmente sulla sua non completaattuazione a guerra finita. La risoluta opposizione alla diplomazia segreta, e la sua denuncia quale metodo inaccettabile nelle relazioni internazionali, fu uno dei principali motivi ispiratori della stesura, da parte del presidente degli Stati Uniti d'America, Woodrow Wilson, dei suoi celebri "Quattordici punti" e, non a caso, il presidente statunitense si oppose risolutamente alla completa realizzazione delle rivendicazioni territoriali italiane basate sul Patto di Londra non riconoscendo ad esso, come ad accordi similari con altri paesi, alcuna validità. La rivoluzione d'ottobre segnerà inoltre una nuova e definitiva frattura nel continente: al sistema capitalistico degli stati europei e statunitensi, si oppone il nuovo sistema comunista sovietico.

Nel 1.918 - Il 3 marzo, con la stipula del Trattato di Brest Litovsk con gli imperi centrali, la Russia perderà un territorio immenso pur di potere abbandonare il conflitto: dalla Finlandia all'Ucraina.
- Il Kaiser Guglielmo II, visti gli scarsi successi bellici, viene convinto a lasciare l'esercito nelle mani dei due principali comandanti, Hindenburg e Ludendorff, che riescono ad influenzare l'apparato politico creando le basi per un regime militare. L' ascesa al potere da parte dell'esercito non danneggi tanto il parlamento tedesco, il Reichstag, quanto piuttosto il Kaiser. Questi diventa sempre più logorroico, andando a passeggio nei boschi, litigando con l'imperatrice e lamentandosi della scarsa considerazione in è tenuto. Di conseguenza, agli occhi del popolo, il vero leader diventa Hindenburg, poiché il nuovo Cancelliere, Georg Michaelis è solo un'emanazione del potere militare.
- All'interno dei territori degli imperi centrali, la coesione sociale comincia a cedere. Mentre la Germania vedrà venire sempre meno la sua capacità di battersi più per il crollo del consenso interno che per le sconfitte militari, l'instabile agglomerato etnico dell'impero asburgico verrà meno prima e più delle strutture militari.
- Il 26 ottobre 1918, di fronte all'impossibilità di proseguire la guerra, Guglielmo II convoca i due comandanti e parla a Ludendorff in modo tale da costringerlo a dimettersi. Le dimissioni presentate da Hindenburg invece, sono respinte. Il giorno dopo, il nuovo imperatore austriaco, Carlo d'Asburgo, comunica a Guglielmo II la sua decisione di concludere la pace. La notizia induce il governo tedesco, guidato ora da Maximilian di Baden, a decidere se accettare le richieste di principio che avevano offerto gli Stati Uniti: il Kaiser decide di accoglierle. A questo punto, sulla strada dell'armistizio, la sola speranza per la sopravvivenza del trono sembra l'abdicazione, ma i socialisti tedeschi, rivitalizzati dalla rivoluzione russa, sono per la repubblica. Risentito del fatto che il Cancelliere si rifiuta di pubblicare una lettera e un proclama nei quali assicurava il suo appoggio al governo e alle modifiche istituzionali, nella notte del 29 ottobre, Guglielmo II lascia Berlino per Spa, in Belgio, sede del quartier generale dell'esercito. Qui, fra i suoi generali, è raggiunto il 1º novembre dal ministro degli Interni prussiano Bill Drews (1870-1938) che gli comunica delle sempre più numerose richieste per la sua abdicazione. Guglielmo II risponde: «Come può lei, un funzionario prussiano, uno dei miei sudditi che mi ha giurato fedeltà, avere l'insolenza e la sfrontatezza di sottopormi una richiesta del genere?».
Carta della battaglia del Piave
 con Vittorio Veneto. Da
Speciale "La Stampa"
del 16 gennaio 2014.
- A fine ottobre 1918, la pressione italiana e il cedimento di un esercito austriaco, ormai politicamente e moralmente minato da processi disgregativi, spalancano alla conquista italiana le terre del Veneto e del Friuli con la successiva presa di Trento e Trieste nei primi giorni di novembre. L'Italia, che è riuscita a riprendersi dalla rotta di Caporetto del novembre'17, avvenuta per la sottovalutazione dei movimenti delle armate austro-tedesche a nord del fronte giuliano, e che ha resistito vittoriosamente agli attacchi nemici sulla linea del Piave e del Grappa, con l'avvicendamento al comando del gen. Diaz sferra la decisiva controffensiva di Vittorio Veneto fino alla rotta delle forze austro-ungariche e tedesche. Nei primi giorni di novembre la vittoria si completa con la presa di Trento e Trieste.
- Il 3 novembre viene siglato l'armistizio di Villa Giusti, nella villa del conte Vettor Giusti del Giardino a Padova, sede del quartier generale italiano, fra l'Impero austro-ungarico e l'Italia in rappresentanza dell'Intesa. L'Impero austro-ungarico si dissolve e terminano le ostilità, costate alle forze armate italiane circa 650.000 caduti e un milione di feriti.
Il gen. Armando
 Diaz al fronte.
- Il 4 novembre è la data del bollettino della vittoria firmato dal gen. Armando Diaz e per l'Italia si conclude la I guerra mondiale. «Comando Supremo, 4 novembre 1918, ore 12  Bollettino di guerra n. 1268  La guerra contro l'Austria-Ungheria che, sotto l'alta guida di S.M. il Re, duce supremo, l'Esercito Italiano, inferiore per numero e per mezzi, iniziò il 24 maggio 1915 e con fede incrollabile e tenace valore condusse ininterrotta ed asprissima per 41 mesi, è vinta. La gigantesca battaglia ingaggiata il 24 dello scorso ottobre ed alla quale prendevano parte cinquantuno divisioni italiane, tre britanniche, due francesi, una cecoslovacca ed un reggimento americano, contro settantatré divisioni austroungariche, è finita. La fulminea e arditissima avanzata del XXIX Corpo d'Armata su Trento, sbarrando le vie della ritirata alle armate nemiche del Trentino, travolte ad occidente dalle truppe della VII armata e ad oriente da quelle della I, VI e IV, ha determinato ieri lo sfacelo totale della fronte avversaria. Dal Brenta al Torre l'irresistibile slancio della XII, della VIII, della X armata e delle divisioni di cavalleria, ricaccia sempre più indietro il nemico fuggente. Nella pianura, S.A.R. il Duca d'Aosta avanza rapidamente alla testa della sua invitta III armata, anelante di ritornare sulle posizioni da essa già vittoriosamente conquistate, che mai aveva perdute. L'Esercito Austro-Ungarico è annientato: esso ha subito perdite gravissime nell'accanita resistenza dei primi giorni e nell'inseguimento ha perduto quantità ingentissime di materiale di ogni sorta e pressoché per intero i suoi magazzini e i depositi. Ha lasciato finora nelle nostre mani circa trecentomila prigionieri con interi stati maggiori e non meno di cinquemila cannoni. I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano discese con orgogliosa sicurezza. Armando Diaz, comandante supremo del Regio Esercito»
- Lo stesso 4 novembre, in Germania, come risposta all'ordine di far salpare la flotta per una disperata e inutile battaglia sul mare, i marinai ammutinati occupano la città di Kiel e nei giorni seguenti la rivolta si diffonde agli altri porti della Germania estendendosi all'interno del Paese.
- Il 7 novembre, i ministri socialisti reclamano l'abdicazione dell'Imperatore, che rifiuta ordinando che venga preparato un piano per marciare in Germania alla testa dell'esercito per restaurare l'ordine. A Berlino, la maggioranza socialista al Reichstag si dimette in blocco dal Parlamento e indicono uno sciopero generale. A Colonia i marinai rivoluzionari prendono la città, come già era accaduto a Kiel. Guglielmo II si trova allora di fronte al collasso del Paese e quando il principe Massimiliano di Baden lo prega per telefono di abdicare, gli urla il suo "no" al ricevitore.
- La sera dell'8 novembre, l'ammiraglio Paul von Hintze raggiunge a Spa, in Belgio, Guglielmo e gli comunica che la Marina è ormai fuori controllo. Il Kaiser, sperando di potersi mettere a capo dell'esercito assieme a Hindenburg per sedare le rivolte, chiede al generale Groener cosa ne pensa e questi risponde che non c'era operazione militare che possa avere successo.
- Il 9 novembre, scoppia la rivoluzione a Berlino. I rivoluzionari hanno in mano i principali nodi ferroviari e molti soldati abbracciano la causa della rivoluzione. Alle 11 di mattina arriva un telegramma a Guglielmo che gli annuncia la ribellione dei soldati e della piazza di Berlino. A quel punto il Kaiser cede e decide di abdicare, ma solo come imperatore, conservando il titolo di re di Prussia e con un suo esercito. Quando per telefono sono trasmesse le sue decisioni a Berlino, il principe ereditario Massimiliano di Baden, per guadagnare tempo, proclama l'abdicazione del Kaiser e del principe ereditario, dopo di che il Cancelliere passa il potere al socialista Friedrich Ebert. Guglielmo s'infuria per come sono andate le cose, ma ormai tutto è perduto. La strada, per la monarchia, è sbarrata dalla rivoluzione.
- Il 10 novembre 1918, visto che i fermenti rivoluzionare minacciano di estendersi anche tra i soldati stanziati a Spa, l'ex imperatore varca il confine con i Paesi Bassi.
- L'11 novembre 1918 la Germania firma l'armistizio.
- Il 28 novembre la consorte di Guglielmo II raggiunge il marito nei Paesi Bassi, al castello di Amerongen (presso Utrecht). Lo stesso giorno Guglielmo regolarizza la propria posizione firmando un formale atto di abdicazione che libera tutti i suoi funzionari dal giuramento di obbedienza. Il principe ereditario rinuncia analogamente ai suoi diritti.
- Terminato il conflitto mondiale, il 1º dicembre 1918, Alessandro Karađorđević, (1888 - 1934, re dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni nel periodo 1921-1929 e primo re di Jugoslavia, con il nome di Alessandro I, nel periodo 1929-1934) riceve una delegazione del Consiglio nazionale del neonato Stato degli Sloveni, Croati e Serbi che gli chiede di annettere la loro nazione, che non gode di alcun riconoscimento internazionale, al Regno di Serbia. Alessandro accetta e quello stesso giorno nasce il Regno dei Serbi, Croati e Sloveni, di cui re Pietro I, padre di Alessandro, accetta la corona.
- Alla fine della Grande Guerra, si erano dissolti quattro imperi: russo, germanico, austro-ungarico e quello turco-ottomano avrà le ore contate. In Europa tutti gli stati, vincitori e sconfitti, dovettero affrontare il problema della ricostruzione di sistemi politici, economici e sociali sconvolti dalla guerra. Le perdite militari dei paesi europei saranno oltre i 13 milioni di uomini, più di 8.000 per ogni giorno di guerra e 15 milioni furono le vittime fra i civili, oltre che per i massacri anche per la fame, la denutrizione, le malattie, come la terribile epidemia di febbre spagnola.

Carta dell'Europa nel 1920, dopo la conferenza di Parigi, con
i paesi vincitori in verde, gli sconfitti in rosso, i nuovi
stati in marrone.
Nel 1.919 - Il 28 giugno, nella Galleria degli Specchi del Palazzo di Versailles, non lontano da Parigi, in Francia, viene firmato il trattato di Versailles, uno dei trattati di pace che pone ufficialmente fine alla prima guerra mondiale. Stipulato nell'ambito della Conferenza di pace di Parigi del 1919/1920, è firmato da 44 Stati ed è suddiviso in 16 parti e composto da 440 articoli. A Versailles, i paesi vincitori impongono ai vinti le loro condizioni, attribuendo loro l'esclusiva responsabilità di aggressori. In particolare, l'articolo 231 del Trattato di Versailles, riconosce la Germania  come "responsabile, per esserne stata la causa, di tutte le perdite e di tutti i danni subiti dai governi alleati e associati e dai loro nazionali in conseguenza della guerra loro imposta dalla aggressione della Germania e dei suoi alleati". Le potenze alleate, dunque, attribuiscono ogni responsabilità alle mire espansionistiche e alla politica tedesca degli ultimi decenni. Nonostante la questione abbia generato numerosi dibattiti tra gli studiosi, è indubbio che la sconsiderata diplomazia condotta dal Kaiser Guglielmo II e dai suoi funzionari abbia rapidamente sconvolto l'equilibrio che il cancelliere Otto von Bismarck aveva cercato di instaurare tra le potenze europee, contribuendo in tal modo alla creazione delle due fazioni contrapposte degli Alleati e degli Imperi centrali. La Conferenza di Parigi produrrà comunque una pace “cartaginese”, simile a quella che, millenni prima, Roma aveva imposto a Cartagine. Soprattutto la Francia, si attribuisce il ruolo di giudice severo verso la Germania, che subisce i suoi diktat ma che stata piegata solo dal blocco navale interno e dal cedimento dei suoi alleati e che quindi è subito presa dall'ossessione della Revanche” = “Rivincita”, come lo fu il movimento caratterizzato da acceso nazionalismo manifestatosi in Francia dopo il 1871, nei confronti della Germania imperiale. La Germania si impegnò così a pagare 132 miliardi di marchi oro (6.600.000.000 di sterline), anche se l'ammontare delle riparazioni venne in seguito ridimensionato, con l'accordo sui debiti esteri germanici del 27 febbraio 1953. In data 3 ottobre 2.010, la Germania ha finito di onorare i debiti imposti dal trattato, con il pagamento dell'ultimo importo di 69,9 milioni di euro.
La durezza dei trattati impressionò alcuni: «Questa non è una pace, è un armistizio per vent'anni » commenterà, nel 1920, Ferdinand Foch, l'ufficiale francese al comando delle forze alleate. In particolare l'economista John Maynard Keynes, che partecipava ai trattati in qualità di rappresentante del ministero del tesoro britannico e in Italia il presidente del consiglio, Francesco Saverio Nitti, misero in luce come le condizioni dei trattati, per la Germania, fossero di una tale durezza che non si sarebbero potuto rispettarli, se non con la dissoluzione complessiva dell'economia e dello stato che sarebbe emerso dalle ceneri del Reich tedesco. Keynes scrisse un libro intitolato “Le conseguenze economiche e la pace” che trattava dell'ovvio spirito revanscista dei tedeschi che ne sarebbe nato e che avrebbe inevitabilmente portato ad una seconda guerra mondiale.
- Il vero vincitore della Grande Guerra fu una potenza extraeuropea, gli Stati Uniti d'America, che possedeva il sistema industriale più solido e produttivo del mondo, e che con i crediti vantati verso le potenze belligeranti negli anni di guerra oltre ai finanziamenti per la ricostruzione, iniziarono ad esercitarono un forte controllo sull’economia degli stati europei. Ciò permise a Woodrow Wilson, il presidente degli Stati Uniti, un deciso controllo delle spartizioni dei territori occupati dai paesi vincitori, soprattutto nei confronti dell'Italia, per via degli accordi governativi segreti del Patto di Londra che, secondo Wilson, nessuno avrebbero mai più dovuto stipulare. Mentre nel 1.914 il massimo centro finanziario mondiale era Londra, la moneta di riferimento internazionale era la sterlina e gli USA erano debitori nei confronti dei paesi europei (fra cui la Germania, che per produzione industriale aveva sorpassato l'UK) per 5 miliardi di dollari, ma grazie alla sua produzione e vendita di armamenti ai paesi belligeranti, gli USA vantavano nel 1.919 un credito di 10 miliardi di dollari dagli stessi, divenendo così il primo centro finanziario mondiale, mentre il dollaro si sostituiva al pound-sterlina come valuta di riferimento. Da qui si scatenerà il circolo vizioso per cui i paesi debitori europei non potevano pagare i loro debiti agli Stati Uniti finché la Germania non li avesse indennizzati a sua volta, scatenando una crisi economica e una disoccupazione generalizzata che, sommatasi alla crisi del '29, genererà, un'ulteriore guerra. Il lavoro è una garanzia di pace e probabilmente per questo motivo la nostra Costituzione è fondata sul lavoro.
E' la fine dell'Europa come fulcro mondiale, mentre il nuovo sistema comunista sovietico nel biennio 1919-21 ispirerà in tutta l’Europa la nascita di partiti comunisti e in alcuni paesi (Germania, Ungheria, Italia), tentativi rivoluzionari, tutti peraltro falliti. Di fronte al pericolo rosso le potenze europee favorirono l’affermazione di regimi autoritari di destra, soprattutto negli stati confinanti con l’Unione Sovietica, secondo la politica del “cordone sanitario”.
- Dal trattato di Versailles, la cartina dell'Europa esce completamente ridefinita in base al principio di autodeterminazione dei popoli, concepito dal presidente degli Stati Uniti d'America, Woodrow Wilson, (il secondo presidente degli Stati Uniti del Partito Democratico, dopo Andrew Jackson, a essere rieletto per un secondo mandato) nel tentativo, in seguito rivelatosi fallace, di riorganizzare su base etnica gli equilibri del continente europeo. L'emergere, alla fine del 1917, del Patto di Londra aveva dato il via ad una modifica degli orientamenti politici internazionali che influirà notevolmente sulla sua non completa implementazione a guerra finita. La risoluta opposizione alla diplomazia segreta, e la sua denuncia quale metodo inaccettabile nelle relazioni internazionali, fu uno dei principali motivi ispiratori della stesura, da parte del presidente degli Stati Uniti d'America, Woodrow Wilson, dei suoi celebri "Quattordici punti" e, non a caso, il presidente statunitense si oppose risolutamente alla completa realizzazione delle rivendicazioni territoriali italiane basate sul Patto di Londra. D'altra parte il congresso (parlamento) degli Stati Uniti d'America non ratificò mai il Trattato di Versilles così come fu stilato. Mentre Woodrow Wilson, nella sua proposta dei "14 punti" prevedeva, oltre all'autodeterminazione dei popoli, la costituzione della Società delle Nazioni per dirimere gli antagonismi mondiali, nelle elezioni del 1918, con la vittoria del Partito Repubblicano che prese il controllo del Senato, si bloccò per due volte la ratifica del Trattato di Versailles (la seconda volta il 19 marzo 1920). Alcuni Senatori favorivano così il tipico isolazionismo americano, avversando la Società delle Nazioni, altri lamentavano l'eccessivo ammontare delle riparazioni tedesche ai vincitori del conflitto. Come risultato, gli Stati Uniti non si uniranno mai alla Società delle Nazioni e in seguito negozieranno una pace separata con la Germania, con il trattato di Berlino del 1921, che confermerà il pagamento delle riparazioni e altre disposizioni previste nel trattato di Versailles ma escluderà esplicitamente tutti gli articoli correlati alla Società delle Nazioni.
Carta dei territori persi dagli imperi
sconfitti e dall'impero russo.
- Nel 1919/20 si firmano a Sait-Germain e al Trianon, a Parigi, i trattati di pace in cui le perdite territoriali più consistenti saranno quelle sofferte dall'Austria-Ungheria, dai cui ex-domini si ricaveranno nuovi stati multietnici, come la Cecoslovacchia e il Regno dei Serbi, Croati e Sloveni, la futura Jugoslavia, (nuovi stati definiti "etnicamente omogenei" che saranno invece stati destinati a subire nuove tensioni ed instabilità, oltre ad esodi e conflitti futuri).
Carta della Vojvodina.
Alla Serbia, che era stata coinvolta fin dall'inizio nel conflitto, viene assegnata la Vojvodina, che fino al 1914 era parte dell'Impero austro-ungarico. La Vojvodina è un'area multietnica, divisa tra più di 26 differenti gruppi, ma quello maggioritario è costituito dai serbi, circa il 70%. La grande diversità culturale e linguistica si accompagna a un elevato livello di tolleranza tra le varie genti e fa dell'area la parte economicamente più stabile della Serbia.
Alla Romania e alla Polonia vengono ceduti vasti territori e l'Ungheria si stacca definitivamente da un'Austria che sarà ridotta ad un piccolo stato, dopo che avrà ceduto al regno d'Italia i territori di Trento, con annesso il sud Tirolo, ridefinito dagli italiani “Alto Adige”, Trieste e l'Istria.
Meno considerevoli sono le cessioni di territorio da parte del Reich tedesco: l'Alsazia-Lorena alla Francia, a cui era appartenuta fino al 1870 e le regione prussiana di Poznan alla Polonia.
Dai territori dell'ex impero zarista russo scaturivano la Polonia, di nuovo indipendente, la Finlandia, finalmente autonoma, la Lettonia, l'Estonia, la Lituania, mentre la giovane Repubblica Socialista Federativa Sovietica si riappropriava dell'Ucraina, che era stata invasa, durante il conflitto, dall'esercito germanico.
Dai domini dell'ex impero turco-ottomano, alleato agli sconfitti imperi centrali, come pattuito nell'accordo Sikes-Picot del 1916, andavano ai britannici l'amministrazione dell'Iraq, della Giordania e delle Palestina (che verrà poi abitata genti ebraiche, come stabilito dalla conferenza di Sanremo nel 1920) e il controllo dello stretto dei Dardanelli. Alla Francia veniva concessa l'amministrazione della Siria, che includeva il futuro Libano.
- L'Italia, risultata anch'essa vittoriosa nel conflitto, alla Conferenza di pace di Versailles chiede che vengano realizzati gli accordi previsti nel patto di Londra, la cui applicazione integrale le avrebbe consentito di ottenere buona parte della Dalmazia con le isole adiacenti e aumenta le sue richieste chiedendo la concessione della città di Fiume, a motivo della prevalenza numerica dell'etnia italiana nel capoluogo quarnerino. I contrasti con Wilson furono netti, il presidente statunitense non era disponibile ad applicare alla lettera il patto di Londra e non era disponibile ad accettare le richieste di Roma a spese degli slavi, poiché «si spianerebbe la strada all'influenza russa e allo sviluppo di un blocco navale dell'Europa occidentale». La Francia inoltre non vedeva di buon occhio una Dalmazia italiana che avrebbe consentito all'Italia di controllare i traffici provenienti dal Danubio. Il risultato fu che le potenze dell'Intesa alleate dell'Italia opposero un rifiuto e ritrattarono parte di quanto promesso nel 1915. Alle richieste italiane, il neonato Regno dei Serbi, Croati e Sloveni (SHS, dal 1929 Jugoslavia) oppose un fortissimo contrasto, reclamando non solo i territori assegnati dal patto all'Italia (Trieste, Gorizia, Istria, Dalmazia settentrionale), ma anche la Slavia veneta, appartenente al Regno d'Italia fin dal 1866. Secondo la delegazione jugoslava, tutte queste terre andavano assegnate al Regno jugoslavo per motivi etnici e politici. La città di Trieste, pur riconosciuta di maggioranza italiana, doveva diventare jugoslava secondo il principio per cui le città dovevano seguire le sorti dell'entroterra circostante, a maggioranza slava. Lo stesso criterio doveva essere seguito per la città di Fiume, la cui maggioranza relativa di popolazione italiana era considerata in realtà costituita in massima parte di slavi italianizzati.
La non completa realizzazione del Patto di Londra, a cui si sommavano le rivendicazioni serbo-croato-slovene, causò grave malcontento ed agitazione in Italia, facendo sorgere il cosiddetto mito della "Vittoria mutilata", strumento politico che contribuì in modo decisivo alla crisi del governo liberale e alla nascita ed avvento del fascismo. Essendo stato il Patto di Londra un atto deciso da governo, re e gerarchie militari all'insaputa del Parlamento italiano, alcuni storici hanno ritenuto questo evento come l'atto finale del periodo di governo liberale e l'inizio di fatto di un'epoca di governi autoritari illiberali culminata con l'ascesa al potere di Benito Mussolini.
L'irredentismo (aspirazione di un popolo a completare la propria unità territoriale) nazionalista italiano, rafforzatosi nel corso della guerra, si spostò perciò su posizioni di aperta e radicale contestazione dell'ordine costituito. Dopo l'abbandono della conferenza da parte dei delegati italiani, il mito della "vittoria mutilata" e le mire espansionistiche nell'Adriatico divennero i punti di forza del movimento che raccolse le tensioni di una fascia sociale eterogenea, della quale fecero parte i reduci degli Arditi, gli unici capaci di dare una svolta coraggiosa all'atteggiamento del governo. Gli Arditi erano stati una specialità dell'arma di fanteria del Regio Esercito italiano durante la prima guerra mondiale, sciolta dopo il conflitto, le cui tradizioni saranno ereditate, a partire dal 1975, dal 9º Battaglione d'Assalto Paracadutisti "Col Moschin", poi Reggimento dal 1995.
Vittorio Emanuele Orlando.
Attivi anche come associazione combattentistica di reduci (Arditi d'Italia), e vicini al fascismo tra il 1920 e il 1945, nel 1921 subirono la scissione dell'ala sinistra e antifascista (costituita da sindacalisti rivoluzionari e socialisti), che unitasi a gruppi di comunisti, anarchici e operai delle formazioni di difesa proletaria, costituì l'associazione Arditi del Popolo, che si oppose attivamente allo squadrismo.
Sidney Sonnino.
Nel 1919, in molti ambienti italiani, si diffuse la convinzione, alimentata dai giornali e da alcuni intellettuali, che gli oltre seicentomila morti della guerra erano stati "traditi", mandati inutilmente al macello. Il governo, dal canto suo, era diviso sul da farsi; il presidente del Consiglio,Vittorio Emanuele Orlando (liberale democratico che appoggerà in seguito il fascismo) era un sostenitore del riconoscimento delle nazionalità in opposizione alla politica decisamente imperialistica del ministro degli Esteri, Giorgio Sidney Sonnino (liberal-conservatore): il contrasto fra i due politici italiani fu fatale. Orlando era disposto a rinunciare alla Dalmazia ma richiedeva l'annessione di Fiume, mentre Sonnino non intendeva cedere sulla Dalmazia, cosicché l'Italia finì col richiedere entrambi i territori, senza ottenerne nessuno.
La colonia della Somalia Italiana.
 A seguito di un appello diretto di Wilson al popolo italiano, che scavalcò il governo del paese, Vittorio Emanuele Orlando abbandonò per protesta la conferenza di pace di Parigi. In mancanza del presidente del consiglio italiano, le trattative però continuarono lo stesso, tanto che la delegazione italiana ritornò sui suoi passi. 
Carta della Libia.
Una delle richieste italiane durante la stesura del trattato di Versailles, fu quella di ricevere la Somalia francese e il Somaliland Britannico in cambio della rinuncia alla ripartizione delle ex colonie tedesche tra le forze dell'Intesa. Fu l'ultimo tentativo dello stato liberale di perseguire la politica di penetrazione nel Corno d'Africa e alla fine del trattato però, l'Italia ottiene solo l'Oltregiuba dalla Gran Bretagna, da annettere alla Somalia Italiana, una ridefinizione dei confini della Libia, che venne così ampliata e l'isola di Saseno, davanti a Valona, in Albania. 
Carta del Dodecaneso.
Dal 1.919 e nei primi anni venti si verifica inoltrel'occupazione italiana di Adalia, in Anatolia, che finisce dopo soli tre anni con un nulla di fatto una volta che il generale e politico turco Kemal Atatürk riconosce la sovranità italiana nel Dodecaneso.
Occupazione delle Guardie rosse. 
- Nel 1.919, in Italia, inizia il biennio rosso degli scioperi indetti dai socialisti, che erano stati in non interventisti riguardo alla Grande Guerra, mentre la maggioranza dei socialisti europei aveva rinnegato le scelte della seconda internazionale del 1889 per lanciarsi in un conflitto suicida, dettato da motivazioni nazionalistiche. Mentre la presa del potere dei bolscevichi, nell'ambito della rivoluzione russa d'ottobre del 1917, aveva rigenerato l'ideale socialista europeo, spinto dall'idea leninista di un'esportazione mondiale della presa del potere da parte della classe operaia, in Italia divampò il "biennio rosso", locuzione con cui viene comunemente indicato il periodo compreso fra il 1919 e il 1920, caratterizzato da una serie di lotte operaie e contadine che ebbero il loro culmine e la loro conclusione con l'occupazione delle fabbriche del settembre 1920. In tale periodo si verificarono, soprattutto nell'Italia centro-settentrionale, mobilitazioni contadine, tumulti annonari, manifestazioni operaie, occupazioni di terreni e fabbriche con, in alcuni casi, tentativi di autogestione. Le agitazioni si estesero anche alle zone rurali e furono spesso accompagnate da scioperi, picchetti e scontri. Una parte della storiografia estende la locuzione ad altri paesi europei, interessati, nello stesso periodo, da analoghi moti. L'espressione "biennio rosso" entrò nell'uso comune già nei primi anni venti, con accezione negativa; venne utilizzata da pubblicisti di parte borghese per sottolineare il grande timore suscitato, nelle classi possidenti, dalle lotte operaie e contadine, e quindi per giustificare la reazione fascista che ne seguì. Negli anni settanta, il termine "biennio rosso", questa volta con connotazioni positive, venne ripreso da una parte della storiografia, politicamente impegnata a sinistra, che incentrò la sua attenzione sulle agitazioni del 1919-20, considerandole come uno dei momenti di più forte scontro di classe e come esperienza esemplare nella storia delle relazioni che intercorrono fra l'organizzazione della classe operaia e la spontaneità delle sue lotte. L'economia italiana si trovava in una situazione di grave crisi, iniziata già durante la guerra, che si protrasse a lungo; infatti, nel biennio 1917-1918 il reddito nazionale netto era sceso drasticamente, e rimase, fino a tutto il 1923, ben al di sotto del livello d'anteguerra, mentre il tenore di vita delle classi popolari era, durante la guerra, nettamente peggiorato; secondo una statistica, fatto pari a 100 il livello medio dei salari reali nel 1913, questo indice era sceso a 64,6 nel 1918. Nell'immediato dopoguerra si verificarono inoltre un ingentissimo aumento del debito pubblico, un forte aggravio del deficit della bilancia dei pagamenti, il crollo del valore della lira e un processo inflativo che portò con sé la repentina diminuzione dei salari reali. Il peggioramento delle condizioni di vita delle classi popolari (già duramente provate dalla guerra) fu la causa immediata dell'ondata di scioperi e di agitazioni, iniziata nella primavera del 1919, alla quale non rimase estranea nessuna categoria di lavoratori, sia nelle città sia nelle campagne, compresi i pubblici dipendenti, cosicché l'anno 1919 totalizzò complessivamente in Italia oltre 1.800 scioperi economici e più di 1.500.000 scioperanti. Mentre gli operai scioperavano prevalentemente per ottenere aumenti salariali e miglioramenti delle condizioni di lavoro (la riduzione dell'orario di lavoro a otto ore giornaliere fu ottenuta, nelle grandi industrie, nell'aprile 1919), gli scioperi nelle campagne, che coinvolsero nel 1919 più di 500.000 lavoratori, ebbero obiettivi diversi a seconda delle categorie: i sindacati dei braccianti lottavano per ottenere il monopolio del collocamento e l'imponibile di manodopera, mentre mezzadri e salariati fissi cercarono di ottenere dalla proprietà terriera nuovi patti a loro più favorevoli; contemporaneamente si verificarono, soprattutto nel Lazio e nel meridione, importanti lotte per l'occupazione delle terre incolte da parte di braccianti agricoli, coloni e contadini piccoli proprietari. Si ebbe un'ondata di moti contro il carovita (in Toscana ricordati come "Bocci-Bocci") che attraversò tutta la penisola tra la primavera e l'estate del 1919, cui il governo non riuscì a mettere un freno. Come in tutta l'Europa post-bellica, anche in Italia gli ex combattenti, costituiti in proprie associazioni, divennero un elemento importante del quadro politico. Le associazioni di reduci in Europa erano caratterizzate da alcune istanze comuni a tutte: la difesa del prestigio internazionale del proprio paese e la rivendicazione di importanti riforme politiche e sociali. In Italia gli orientamenti politici degli ex combattenti furono vari.
Solo una minoranza aderì ai Fasci di combattimento fondati da Mussolini nel 1.919; molti di più furono i reduci che diedero il proprio consenso alle idealità democratiche espresse dai "quattordici punti" del presidente statunitense Woodrow Wilson; l'Associazione Nazionale Combattenti, nel suo congresso di fondazione che ebbe luogo nell'aprile 1919, propose l'elezione di un'Assemblea Costituente che avrebbe avuto il compito di deliberare un nuovo assetto democratico dello Stato. Una parte della storiografia ha ritenuto che l'incomprensione e l'ostilità, che il Partito Socialista riservò in quegli anni alle istanze espresse dai reduci, abbiano contribuito a spingere questi ultimi a destra, verso il nazionalismo e il fascismo. Un'altra parte della storiografia ha rilevato, tuttavia, che l'atteggiamento socialista di opposizione alla guerra era in continuità con il pacifismo e il neutralismo che tale partito aveva già espresso prima e durante il grande conflitto, atteggiamento che era d'altronde largamente condiviso dai suoi elettori e che il partito molto difficilmente avrebbe potuto sconfessare a guerra finita. Peraltro, sia nel 1915 sia nel 1919 l'orientamento neutralista (che fosse di matrice cattolica, giolittiana o socialista) era quello ampiamente maggioritario in Italia, cosicché l'interventismo e il bellicismo finirono per assumere più facilmente un carattere antidemocratico. Due furono, comunque, i principali orientamenti politici nei quali si articolò il movimento degli ex combattenti: uno più radicale, che trovò espressione nell'associazione degli arditi e nei nazionalisti estremisti come D'Annunzio, Marinetti e Mussolini e un secondo orientamento più moderato, rappresentato dalla Associazione Nazionale Combattenti, la quale in politica estera non condivideva lo sciovinismo dei nazionalfascisti mentre in politica interna era piuttosto vicina alle posizioni di Nitti e di Salvemini. Gli ex combattenti furono anche protagonisti, in quegli anni, di importanti lotte sociali, soprattutto nell'Italia meridionale: specialmente in Calabria, in Puglia e nel centro-ovest della Sicilia ebbero luogo rilevanti occupazioni di terre già facenti parti di latifondi, per un'estensione che è stata stimata fra i quarantamila e i cinquantamila ettari nel biennio 1919-20; questi movimenti furono spesso guidati dalle associazioni dei reduci, a differenza dell'Italia settentrionale, dove i moti contadini ebbero prevalente carattere bracciantile e furono perlopiù egemonizzati dai socialisti.
Foto segnaletiche di Benito
Mussolini scattate dalle autorità
svizzere da @CorriereBologna.
- Il 21 marzo 1919 Benito Mussolini fonda il Fascio Milanese di Combattimento e i 120 uomini che con lui danno vita al movimento verranno chiamati Sansepolcristi, dal nome della piazza nella quale avvenne la riunione. Mussolini, ormai ex dirigente del Partito Socialista Italiano e convertito alle idee del nazionalismo e dell'interventismo nella prima guerra mondiale, riuscirà a far confluire il confuso insieme di idee, aspirazioni e frustrazioni di una parte degli ex combattenti reduci dalla dura esperienza della guerra di trincea, in un movimento politico che all'inizio ebbe una chiara ispirazione socialista e rivoluzionaria ma che subito si contraddistinse per la violenza dei metodi impiegati contro gli oppositori. In questo clima nasce il fascismo, ufficialmente il 23 marzo 1.919 a Milano. Quel giorno a piazza San Sepolcro, all'interno di Palazzo Castani, sede in quel tempo del Circolo per gli Interessi Industriali, Commerciali e Agricoli della provincia di Milano, i cui locali erano stati presi in affitto, si radunò un piccolo gruppo di circa 120 ex combattenti, interventisti, arditi e intellettuali, che fondarono i Fasci italiani di combattimento. Il programma di questo gruppo fu essenzialmente volto alla valorizzazione della vittoria sull'Austria Ungheria, alla rivendicazione dei diritti degli ex-combattenti, al "sabotaggio con ogni mezzo delle candidature dei neutralisti". Seguì quindi un programma economico-sociale che prevedeva, fra l'altro, l'abolizione del Senato, tasse progressive, pensione a 55 anni, giornata lavorativa di otto ore, abolizione dei Vescovati, sostituzione dell'Esercito con una milizia popolare. Dopo il primo congresso nazionale, tenutosi a Firenze nell'ottobre 1.919, i Fasci italiani di combattimento si presentarono alle elezioni politiche italiane del 1.919, nella circoscrizione di Milano, con una lista capeggiata da Benito Mussolini e Filippo Tommaso Marinetti, senza ottenere alcun seggio, avendo raccolto solo 4.795 voti, su circa 370.000. Le violenze perpetrate dallo squadrismo fascista durante il convulso periodo del biennio rosso in Italia, di cui l'esempio più famoso fu l'assalto all'"Avanti!", costituirono una violenta offensiva contro i sindacati e i partiti di ispirazione socialista (ma anche cattolici), in particolar modo nel centro-nord d'Italia (soprattutto Emilia-Romagna e Toscana), causando numerose vittime nella sostanziale indifferenza delle forze di polizia. Il movimento fu appoggiato anche da diversi personaggi come Dino Grandi, l'unico accreditato competitore di Mussolini per la leadership all'interno del movimento.
Con il trattato di Saint-Germain,
l'Italia ottiene la Venezia Tridentina,
con i territori di Trento e di Bolzano,
il Sud-Tirolo o Alto Adige.
Il 10 settembre 1919, il nuovo presidente del consiglio Francesco Saverio Nitti (antifascista, fu il primo Presidente del Consiglio proveniente dal Partito Radicale Italiano e il primo nato dopo l'unità d'Italia), sottoscrive il Trattato di Saint-Germain, che definiva i confini italo-austriaci, ma non quelli orientali e le parti del Tirolo comprendenti Cortina d'Ampezzo e le odierne Province  Autonome di Bolzano e di Trento furono annesse al Regno d'Italia.
- Il 12 settembre 1919 , alcuni Arditi, ex-combattenti italiani, guidati dal poeta D'Annunziooccupano militarmente la città di Fiume chiedendone l'annessione all'Italia.
- Dal 1.919 e fino al 1.933, in Germania governa la fragile repubblica di Weimar, che vacilla sotto il peso degli indennizzi di guerra richiesti dai vincitori nel trattato di Versailles e la cui debole democrazia non trova una stabilità politica poiché, pur avendo equivoci governi socialdemocratici, è percorsa da moti insurrezionali comunisti con reazioni violente della destra autoritaria. La Germania si era impegnata a pagare 132 miliardi di marchi oro (6.600.000.000 di sterline) ma l'ammontare delle riparazioni venne in seguito ridimensionato con l'accordo sui debiti esteri germanici del 27 febbraio 1953. In data 3 ottobre 2.010 la Germania ha finito di rimborsare i debiti imposti dal trattato con il pagamento dell'ultimo debito per un importo di 69,9 milioni di euro. L'effetto congiunto di quei debiti con la grande depressione del '29 porterà ad una ossessione di rivalsa della Germania nazista ad essere responsabile anche della seconda guerra mondiale.
Londra, il Parlamento.
- La prima donna eletta al parlamento inglese fu Lady Nancy Astor, nata Nancy Whitcher Langhorne, che era originaria della Virginia (negli USA) ed aveva acquisito la cittadinanza inglese sposando nel 1906, dopo aver divorziato dal primo marito Robert Goul Shaw, il ricco II visconte di Astor, Waldorf Astor. Ella fu eletta nel corso di una votazione suppletiva e fu proclamata deputato per il partito conservatore il 1º novembre 1919. Il movimento femminile aveva come scopo il raggiungimento di una parità rispetto agli uomini non solo dal punto di vista politico ma anche giuridico ed economico. Le donne volevano poter insegnare nelle scuole superiori, l'uguaglianza dei diritti civili, svolgere le stesse professioni degli uomini e soprattutto godere del diritto elettorale o di suffragio, termine dal quale deriva appunto il nome con il quale si era soliti indicare le partecipanti al movimento: suffragette. Le aderenti al movimento utilizzavano diffondere la proprie idee attraverso comizi, scritte sui muri o cartelli con slogan del tipo "Votes for woman" o contenenti frasi inneggianti alla promotrice della rivolta. Spesso queste manifestazioni venivano soffocate con la violenza da parte delle forze dell'ordine e con l'arresto di molte militanti femministe. Durante la prima guerra mondiale, con quasi tutti gli uomini validi mandati al fronte, le donne assunsero molti dei tradizionali ruoli maschili, e questo comportò una nuova considerazione delle capacità della donna. La guerra inoltre causò una spaccatura nel movimento delle suffragette inglesi, con Emmeline e Christabel Pankhurst, ed il loro Women's Social and Political Union, disponibili a sospendere la loro campagna per la durata della guerra, mentre le suffragette più radicali, rappresentata dal Sylvia Pankhurst con il suo Women's Suffrage Federation continuò la lotta. Tuttavia, nonostante le difficoltà e le divisioni, le donne, con le loro organizzazioni, riuscirono ad ottenere ciò per cui lottavano e vinsero così la loro battaglia. Nel 1918 il parlamento britannico approvò la proposta del diritto di voto limitato alle mogli dei capifamiglia con certi requisiti di età (sopra i 30 anni) che furono ammesse al voto politico. Solo più tardi, con la legge del 2 luglio 1928, il suffragio fu esteso a tutte le donne inglesi. 
- In Germania, W. Gropius fonda la scuola di architettura della Bauhaus.

Nel 1.920 - Il 13 giugno 1920 cade il governo Nitti, poiché impotente contro D'Annunzio e si instaura il quinto e ultimo governo Giolitti, che riuscirà a sbloccare la situazione.
Con il trattato di Rapallo, l'Italia
ottiene Trieste e la Venezia Giulia,
Fiume esclusa.
- Il 12 novembre 1920, il liberale Giovanni Giolitti, con il Trattato di Rapallo, raggiunge un accordo con gli jugoslavi: l'Italia acquisirà quasi per intero il litorale ex-austriaco comprendente le città di Gorizia e Trieste col loro circondario, nonché la quasi totalità dell'Istria e le isole quarnerine di Cherso e Lussino. Della Dalmazia promessa col patto di Londra all'Italia andranno la città di Zara, le isole di Làgosta e Cazza e l'arcipelago di Pelagosa. Il resto della regione fu assegnata al Regno dei Serbi, Croati e Sloveni. Fiume veniva riconosciuta città indipendente, ma D'Annunzio non riconobbe validità al Trattato di Rapallo giungendo a dichiarare guerra all'Italia: il poeta e la formazione irregolare di Arditi vennero costretti ad abbandonare la città solo dopo un intervento di forza da parte delle forze armate italiane (cosiddetto Natale di sangue della fine di dicembre del 1920).
Espansione, da Ancona, della
rivolta dei bersaglieri ad altre
città d'Italia.
- Durante il biennio rosso italiano, a Fiume, il 20 aprile 1.920 gli autonomisti di Riccardo Zanella, ostili ai legionari dannunziani, con l'appoggio dei socialisti, proclamarono lo sciopero generale. Il 1º maggio, in occasione della festa dei lavoratori furono indetti cortei nelle principali città che in alcuni casi furono dispersi dalla polizia come a Torino e a Napoli. Un nuovo sciopero indetto contro l'aumento del prezzo del pane indebolì il governo Nitti, che si dimise il 9 giugno 1.920 per lasciare il posto all'ottantenne Giovanni Giolitti. Manifestazioni e cortei proseguirono ininterrotti per lungo tempo con vittime sia tra i militari sia tra i manifestanti. Nel marzo 1.920 scoppiarono importanti scioperi, in particolare, presso la Fiat di Torino, il cosiddetto sciopero delle lancette, cosiddetto per l'episodio che diede origine alla vertenza. Gli operai di Torino della FIAT avevano chiesto alla direzione dello stabilimento, in concomitanza con l'entrata in vigore dell'ora legale, di posticipare di un'ora l'ingresso al lavoro. Dopo il diniego da parte della proprietà, la Commissione interna dell'officina Industrie Metallurgiche aveva proceduto, di sua iniziativa, a spostare di un'ora indietro l'orologio della fabbrica. In seguito a ciò, la direzione licenziò tre membri della Commissione interna; gli operai risposero con uno sciopero di solidarietà che, il 29 marzo 1.920, coinvolse tutte le officine metallurgiche di Torino ed al quale gli industriali risposero a loro volta con una serrata, pretendendo, come condizione per riprendere il lavoro negli stabilimenti, che venissero sciolti i Consigli di fabbrica. Lo sciopero generale, indetto alla metà di aprile, coinvolse circa 120.000 lavoratori di Torino e provincia. Tuttavia, tanto la direzione nazionale della CGdL quanto quella del Partito socialista si rifiutarono di dare il loro appoggio al movimento torinese, né vollero estendere la vertenza al resto d'Italia mediante la proclamazione di uno sciopero generale. Inoltre in quei giorni il governo inviò a presidiare la città una truppa di circa 50.000 militari. Isolati a livello nazionale e sotto la minaccia delle armi, gli operai di Torino dovettero capitolare: la vertenza si chiuse con un concordato che prevedeva un forte ridimensionamento dei Consigli di fabbrica. Lo sciopero terminò così il 24 aprile senza che i lavoratori coinvolti avessero visto riconosciute le proprie richieste, fra cui il riconoscimento, da parte degli industriali, dei Consigli di fabbrica. Antonio Gramsci, dalla rivista L'Ordine Nuovo, ammise la momentanea sconfitta: « La classe operaia torinese ha già dimostrato di non essere uscita dalla lotta con la volontà spezzata, con la coscienza disfatta. Continuerà nella lotta: su due fronti. Lotta per la conquista del potere di Stato e del potere industriale; lotta per la conquista delle organizzazioni sindacali e per l'unità proletaria. » (Antonio Gramsci)
Uno degli eventi più significativi di tutto il biennio rosso fu la rivolta dei Bersaglieri che scoppiò ad Ancona nel giugno del 1.920. La scintilla che provocò la rivolta fu l'ammutinamento dei bersaglieri di una caserma cittadina che non volevano partire per l'Albania, dove era in corso una occupazione militare decisa dal governo Giolitti. Al contrario di altre manifestazioni del biennio, la Rivolta dei Bersaglieri fu una vera ribellione armata e coinvolse truppe di varie forze che solidarizzarono con i ribelli; da Ancona la rivolta divampò in tutte le Marche, in Romagna (fino al suo cuore, Forlì), in Umbria (Terni e Narni), in Lombardia (Cremona e Milano) e a Roma. Fu indetto uno sciopero da parte del sindacato dei ferrovieri per impedire che ad Ancona arrivassero le guardie regie e infine il moto fu sedato solo grazie all'intervento della marina militare, intervenuta per bombardare la città.
Le occupazioni, intese come l'inizio di un processo rivoluzionario, non riuscirono a produrre cambiamenti sensibili, soprattutto a causa della mancanza di strategia della classe dirigente socialista e della sua incapacità di diffusione del movimento nel resto della società. Giolitti assunse un atteggiamento neutrale, nonostante le pressioni degli industriali per sgomberare le fabbriche con l'esercito, presumendo che gli operai, non essendo in grado di gestire le fabbriche, avrebbero prima o poi accettato di trattare. Giovanni Giolitti sintetizzò così la sua linea politica nei confronti dell'occupazione delle fabbriche: « Ho voluto che gli operai facessero da sé la loro esperienza, perché comprendessero che è un puro sogno voler far funzionare le officine senza l'apporto di capitali, senza tecnici e senza crediti bancari. Faranno la prova, vedranno che è un sogno, e ciò li guarirà da pericolose illusioni. » (Giovanni Giolitti)
Antonio Gramsci, il cui
cognome, d'origine
albanese era Gramshi.
Del tutto opposta la valutazione offerta, alcuni anni dopo i fatti, da un altro protagonista della vicenda, Antonio Gramsci, il quale affermò che, nei giorni dell'occupazione, la classe operaia aveva dimostrato la sua capacità di autogovernarsi, aveva saputo mantenere e superare i livelli produttivi del capitalismo, e aveva dato prova di iniziativa e di creatività a tutti i livelli; la sconfitta era stata determinata, secondo l'opinione di Gramsci, non da una presunta "incapacità" degli operai, bensì da quella dei loro dirigenti politici e sindacali: «Come classe, gli operai italiani che occuparono le fabbriche si dimostrarono all'altezza dei loro compiti e delle loro funzioni. Tutti i problemi che le necessità del movimento posero loro da risolvere furono brillantemente risolti. Non poterono risolvere i problemi dei rifornimenti e delle comunicazioni perché non furono occupate le ferrovie e la flotta. Non poterono risolvere i problemi finanziari perché non furono occupati gli istituti di credito e le aziende commerciali. Non poterono risolvere i grandi problemi nazionali e internazionali, perché non conquistarono il potere di Stato. Questi problemi avrebbero dovuto essere affrontati dal Partito socialista e dai sindacati che invece capitolarono vergognosamente, pretestando l'immaturità delle masse; in realtà i dirigenti erano immaturi e incapaci, non la classe. Perciò avvenne la rottura di Livorno e si creò un nuovo partito, il Partito comunista. » (1.926, Antonio Gramsci)
La vicenda dell'occupazione delle fabbriche ingenerò rabbia e frustrazione negli industriali, i quali, per quasi un mese, si erano visti spossessati dei propri stabilimenti, e che avevano dovuto alla fine accettare le richieste sindacali operaie, e alimentò i loro propositi di rivalsa, anche nei confronti del governo e dello stesso Stato liberale che (secondo loro) non li aveva sufficientemente tutelati; la classe operaia, invece, subì un contraccolpo psicologico di delusione e di scoraggiamento, in quanto aveva dovuto restituire agli industriali il possesso delle fabbriche senza ottenere alcun reale avanzamento politico. La conclusione della vicenda portò inoltre ad una crisi il Partito socialista, che si divise tra coloro che ritenevano opportuno continuare la lotta e i dirigenti che avevano accettato l'accordo.
In seguito, la pubblicistica del fascismo dipinse l'occupazione delle fabbriche come emblematica di un'epoca di profondo disordine, caratterizzata da gravi e massicce violenze operaie e dal pericolo incombente di una rivoluzione bolscevica, pericolo che, in Italia, sarebbe stato sventato - secondo questa interpretazione - solo dall'avvento al potere di Mussolini. Su questo argomento, abbiamo già visto l'opinione espressa da Gramsci nel 1.926, secondo la quale la rivoluzione fallì solo a causa dell'insipienza dei dirigenti socialisti. Dopo la caduta del fascismo, più di uno storico ha invece negato che l'occupazione delle fabbriche avesse realmente la possibilità di costituire l'occasione di una rivoluzione proletaria vittoriosa.
Nelle elezioni amministrative del novembre 1.920, il Partito socialista italiano ottenne ancora un successo, raggiungendo la maggioranza in 26 dei 69 consigli provinciali e in 2.022 comuni su 8.346; in particolare, la maggior parte delle amministrazioni comunali dell'Emilia e della Toscana furono conquistate dai socialisti. In questi centri i sindaci e gli amministratori socialisti poterono esercitare una serie di importanti funzioni, fra cui l'assistenza sociale, la riscossione e l'impiego dei tributi locali e la gestione dei beni di proprietà del comune. Tuttavia i risultati elettorali del P.S.I. furono meno brillanti di quelli conseguiti nelle elezioni politiche del novembre 1.919. Nelle elezioni amministrative del 1.920 si verificò inoltre la tendenza dei partiti borghesi a coalizzarsi in funzione antisocialista, nei cosiddetti "blocchi nazionali" o "blocchi patriottici" che spesso comprendevano anche i fascisti. Ciò fu indice del crescente orientamento di certi settori della borghesia verso soluzioni apertamente anti-socialiste e autoritarie.
L'avversione della piccola borghesia verso i moti operai era stata alimentata, fra l'altro, dall'atteggiamento di ostilità del partito socialista nei confronti degli ufficiali delle forze armate; questi reduci furono spesso insultati per strada, in quanto ritenuti responsabili dello scoppio della guerra. Ad esempio Piero Operti, che nell'ottobre 1.920 a Torino era insieme ad altri reduci degenti nel locale ospedale, riferisce di aver subito un'aggressione da parte di militanti socialisti; secondo il suo resoconto, le medaglie gli furono strappate e, gettate al suolo, gli furono calpestate. Benché gli episodi di questo tipo fossero in realtà meno gravi e meno frequenti di quanto affermasse la pubblicistica antisocialista dell'epoca, essi contribuirono potentemente ad alienare al P.S.I. le simpatie di vasti strati della piccola e media borghesia, da cui provenivano la gran parte degli ex ufficiali e sottufficiali. Di fatto, verso la fine del 1.920, dopo la conclusione della vicenda dell'occupazione delle fabbriche e dopo le elezioni amministrative, il movimento fascista, che fino ad allora aveva avuto un ruolo piuttosto marginale, iniziò la sua tumultuosa ascesa politica che fu caratterizzata dal ricorso massiccio e sistematico alle azioni squadristiche.
Un tentativo di quantificare i costi, in termini di vite umane, delle agitazioni del Biennio Rosso fu compiuto da Gaetano Salvemini: questo storico, basandosi sulle cronache giornalistiche dell'epoca, calcolò in 65 le vittime complessive delle violenze operaie nel biennio, mentre nello stesso periodo 109 militanti di parte operaia morirono per mano delle forze dell'ordine durante scontri di piazza, e altri 22 furono uccisi da altre persone. La repressione dei moti popolari fu particolarmente cruenta nelle campagne. Sicuramente l'episodio più efferato fu l'eccidio di Canneto Sabino in provincia di Rieti, dove restarono uccisi undici braccianti, tra cui due donne. Il 15 gennaio 1.921 a Livorno si aprì il XVII Congresso Nazionale del Partito socialista che terminò con la scissione della componente comunista che il 21 gennaio diede vita al Partito comunista d'Italia. Tra i fondatori del nuovo partito vi furono personaggi di spicco messisi in evidenza durante i moti come Amadeo Bordiga e Antonio Gramsci. 
- Fondazione della Società delle Nazioni. La Società delle Nazioni, (uno dei 14 punti di Wilson, bocciati dal parlamento degli USA a maggioranza repubblicana) promossa dal presidente statunitense Wilson, tentò di sostituire al vecchio principio dell’equilibrio l’alleanza e la pari dignità di tutti i popoli, cui doveva essere riconosciuto il diritto di autodeterminazione. Essa rimase tuttavia priva di reali poteri e non riuscì a evitare le nuove degenerazioni nazionalistiche dei decenni successivi.

Nel 1.920 - Il 24 aprile, nella conferenza che si tiene nel castello Devachan di Sanremo, i sionisti ottengono la Palestina. Da http://www.ilvangelo-israele.it/news/immagini/ConferenzaSanRemo1922.pdf
"La Conferenza di San Remo", estratto da "The Arab-Israeli Reader", redatto da Walter Laqueur, New York 1.976, versione ridotta del completo Accordo di San Remo.
Sanremo, il castello Devachan.
La Conferenza di San Remo decise il 24 Aprile 1.920 di assegnare il Mandato (per la Palestina) per conto della Lega delle Nazioni alla Gran Bretagna. I termini del Mandato furono discussi anche con gli Stati Uniti che non erano membri della Lega. Un testo convenuto fu confermato dal Consiglio della Lega delle Nazioni il 24 Luglio 1.922 e divenne operativo nel Settembre 1.923. "Il Consiglio della Lega delle Nazioni:
Poiché le principali Potenze Alleate si sono accordate, al fine di dare effetto alle disposizioni dell’Articolo 22 del Patto della Lega delle Nazioni, per affidare a un Mandatario, scelto dalle dette Potenze, l’amministrazione del territorio della Palestina che precedentemente appartenne all’Impero turco entro i confini che potranno essere da loro determinati;
e Poiché le principali Potenze Alleate si sono anche accordate che il Mandatario debba essere responsabile per dare effetto alla dichiarazione originalmente fatta il 2 Novembre 1.917 dal Governo di Sua Maestà Britannica e adottata dalle dette potenze, in favore della costituzione in Palestina di una nazione per il popolo ebreo, essendo chiaramente inteso che nulla dovrebbe essere fatto a pregiudizio dei diritti civili e religiosi delle comunità non-ebree esistenti in Palestina o dei diritti e status politico goduto dagli ebrei in qualsiasi altro paese;
e Poiché con ciò è stato dato riconoscimento alla connessione storica del popolo ebreo con la Palestina e alle basi per ricostituire la loro nazione in quel paese;
e Poiché le principali Potenze Alleate hanno scelto Sua Maestà Britannica come Mandatario per la Palestina; e Poiché il mandato nei confronti della Palestina è stato formulato nei termini seguenti ed è stato sottoposto al Consiglio della Lega per approvazione;
e Poiché Sua Maestà Britannica ha accettato il mandato nei confronti della Palestina e ha cominciato ad esercitarlo per conto della Lega di Nazioni in conformità alle disposizioni seguenti;
e Poiché dall’Articolo 22 summenzionato (paragrafo 8), è previsto che il grado di autorità, controllo o amministrazione da esercitarsi dal Mandatario, non essendovi stato precedente accordo tra i Membri della Lega, sarà definito esplicitamente dal Consiglio della Lega di Nazioni.
Confermando detto Mandato, definisce i suoi termini come seguono:
Articolo 1. Il Mandatario avrà i pieni poteri di legislazione e di amministrazione, fatta salva la loro limitazione derivante dai termini di questo mandato.
Articolo 2. Il Mandatario sarà responsabile per mettere il paese in condizioni politiche, amministrative e economiche tali che assicurino la costituzione della nazione, come disposto nel preambolo e lo sviluppo di istituzioni auto-governanti e anche per la salvaguardia dei diritti civili e religiosi di tutti gli abitanti della Palestina, senza distinzione di razza e religione.
Articolo 3. Il Mandatario, fino a quando le circostanze lo permetteranno, incoraggerà l’autonomia locale.
Articolo 4. Un’apposita agenzia ebrea sarà riconosciuta come persona giuridica con lo scopo di consigliare e cooperare con l’Amministrazione della Palestina in questioni economiche, sociali e altre concernenti la costituzione della nazione ebrea e gli interessi della popolazione ebrea in Palestina e, sempre soggetta al controllo dell’Amministrazione, assistere e prendere parte allo sviluppo del paese. L’Organizzazione Sionista, fin tanto che la sua organizzazione e costituzione siano adeguate nell’opinione del mandatario, sarà riconosciuta come tale agenzia. Procederà alla consultazione col Governo di Sua Maestà Britannica per assicurare la cooperazione di tutti gli ebrei disposti a collaborare alla costituzione della nazione ebrea.
Articolo 5. Il Mandatario sarà responsabile per fare in modo che nessun territorio della Palestina sarà ceduto o affittato a, o in qualsiasi modo messo sotto il controllo di un Governo di qualsiasi Potenza straniera.
Articolo 6. L’Amministrazione della Palestina, nell’assicurare che i diritti e la posizione di altre parti della popolazione non siano pregiudicate, faciliterà l’immigrazione ebrea sotto condizioni appropriate e incoraggerà, in co-operazione con l’agenzia ebrea indicata nell’Articolo 4, la prossima sistemazione degli ebrei sulla terra, incluse terre dello Stato e terre incolte non richieste per scopi pubblici.
Articolo 7. L’Amministrazione della Palestina sarà responsabile per decretare una legge sulla nazionalità. Sarà incluso nelle disposizioni di questa legge quadro come facilitare l’acquisizione della cittadinanza palestinese da parte di ebrei che prendano la loro residenza permanente in Palestina.
Articolo 8. I diritti e l’immunità degli stranieri, inclusi i benefici di giurisdizione e protezione consolare precedentemente goduti dalla Capitolazione o uso nell’Impero Ottomano, non saranno applicabili in Palestina. A meno che le Potenze i cui cittadini godettero i summenzionati privilegi il 1 Agosto 1.914, avranno precedentemente rinunciato al loro ristabilimento o si saranno accordate per la loro non applicazione per uno specifico periodo, questi diritti e immunità possono, all’espirazione del mandato, essere riattivati immediatamente nella loro interezza o con modifiche sulle quali si accordino le Potenze interessate.
Articolo 9. Il Mandatario sarà responsabile per fare in modo che il sistema giudiziario stabilito in Palestina assicuri agli stranieri, così come ai nativi, una garanzia completa dei propri diritti. Il Rispetto per la condizione sociale e personale dei vari popoli e comunità e per i loro interessi religiosi sarà garantito pienamente. In particolare, il controllo e l’amministrazione di Waqfs saranno esercitate in concordanza con la legge religiosa e le disposizioni dei fondatori.
Articolo 10. Pendente la creazione di speciali accordi d’estradizione che si riferiscono alla Palestina, i trattati d’estradizione in vigore tra il mandatario e altre potenze straniere si applicheranno alla Palestina.
Articolo 11. L’Amministrazione della Palestina prenderà le misure necessarie per salvaguardare gli interessi della comunità in riferimento allo sviluppo del paese e, soggetto a qualsiasi obbligazione internazionale accettata dal Mandatario, avrà il pieno potere per provvedere alla proprietà pubblica o al controllo di alcune delle risorse naturali del paese o ai lavori, servizi e utilità pubbliche stabilite o in procinto di essere stabilite. Introdurrà un sistema agrario adatto alle necessità del paese con riguardo, fra le altre cose, alla desiderabilità di promuovere lo stanziamento e la coltura intensiva della terra. L’Amministrazione può trovare un accordo con l’agenzia ebrea menzionata nell’Articolo 4 per costruire o operare, con termini giusti ed equi, qualsiasi lavoro, servizio e utilità pubblica e sviluppare alcune delle risorse naturali del paese, fin tanto che queste questioni non siano intraprese direttamente dall’Amministrazione. Qualunque di tali accordi dovrà prevedere che nessun profitto distribuito da tale agenzia, direttamente o indirettamente, eccederà una tariffa ragionevole di interesse sul capitale e qualsiasi profitto ulteriore sarà da essa utilizzato per il beneficio del paese in modo approvato dall’Amministrazione.
Articolo 12. Al Mandatario sarà affidato il controllo delle relazioni estere della Palestina, e il diritto di emettere exequatur a consoli nominati da Potenze straniere. Avrà titolo anche per la protezione diplomatica e consolare dei cittadini della Palestina quando si trovino fuori dai propri confini territoriali.
Articolo 13. Tutta la responsabilità connessa coi Luoghi Santi ed edifici o luoghi religiosi in Palestina, inclusa quella di preservare i diritti esistenti e di assicurare libero accesso ai Luoghi Santi, edifici e luoghi religiosi e il libero esercizio del culto, assicurate le necessità di ordine pubblico e decoro, è assunto dal Mandatario che sarà responsabile solamente verso la Lega delle Nazioni per tutte le questioni connesse con quanto indicato, statuito che nulla in questo articolo preverrà il Mandatario da raggiungere accordi che possa ritenere ragionevoli con l’Amministrazione allo scopo di rendere effettive le disposizioni di questo articolo; è anche statuito che nulla in questo Mandato sarà determinato che conferisca all’autorità del Mandatario d’interferire con la struttura o la gestione degli edifici sacri solamente musulmani, le cui immunità sono garantite.
Articolo 14. Una Commissione speciale sarà nominata dal Mandatario per studiare, definire e determinare i diritti e le richieste relative ai Luoghi Santi e i diritti e le richieste che si riferiscono alle diverse comunità religiose in Palestina. Il metodo di nomina, di composizione e delle funzioni di questa Commissione sarà sottoposto al Consiglio della Lega per la sua approvazione e la Commissione non sarà nominata o eserciterà le proprie funzioni senza l’approvazione del Consiglio.
Articolo 15. Il Mandatario farà in modo che la completa libertà di coscienza e il libero esercizio di tutte le forme di culto, sottoposte solamente al mantenimento dell’ordine pubblico e dei costumi siano assicurati a tutti. Nessuna discriminazione di qualsiasi genere sarà fatta tra gli abitanti della Palestina in ragione della razza, religione o lingua. Nessuna persona sarà esclusa dalla Palestina per l’unica ragione del suo credo religioso. Il diritto di ciascuna comunità a mantenere le proprie scuole per l’istruzione dei propri membri nella propria lingua, posto che si adeguino ai requisiti didattica di natura generale determinati dall’Amministrazione imporre, non sarà negato o danneggiato.
Articolo 16. Il Mandatario sarà responsabile per l’esercizio della supervisione su istituzioni religiose e di beneficenza di tutte le fedi in Palestina che può essere richiesta per il mantenimento dell’ordine pubblico e il buono governo. Sottoposta a tale supervisione, nessuna misura sarà presa in Palestina per ostruire o interferire con l’attività di tali istituzioni o discriminare qualsiasi loro rappresentante o membro in ragione della sua religione o nazionalità.
Articolo 17. L’Amministrazione della Palestina può organizzare su base volontaria le forze necessarie per la conservazione della pace e dell’ordine, anche per la difesa del paese, soggette comunque alla soprintendenza del Mandatario, ma non le userà per scopi diversi da quelli sopra specificati salvo col beneplacito del Mandatario. A parte tali scopi, nessuna forza militare, navale o dell’aria sarà reclutata o mantenuta dall’Amministrazione della Palestina. Nulla in questo articolo precluderà l’Amministrazione della Palestina dal contribuire alle spese per il mantenimento delle forze del Mandatario in Palestina. Il Mandatario avrà titolo in qualsiasi tempo di usare le strade, ferrovie e porti della Palestina per il movimento delle forze armate e di trasporti di combustibile e approvvigionamenti.
Articolo 18. Il Mandatario farà in modo che non ci sia discriminazione in Palestina contro i cittadini di qualsiasi Stato Membro della Lega delle Nazioni (incluse società incorporate sotto le sue leggi) in comparazione con quelli del Mandatario o di qualsiasi Stato straniero in questioni riguardanti la tassazione, il commercio o la navigazione, l’esercizio di industrie o professioni o nel trattamento di vascelli mercantili o aerei civili. Egualmente non ci sarà discriminazione in Palestina contro beni che provenienti da o destinati ad alcuno di detti Stati e ci sarà libertà di transito sotto condizioni eque attraverso l’area affidata. Soggetta a quanto detto e agli altri provvedimenti di questo mandato, l’Amministrazione della Palestina può, su consiglio del Mandatario, imporre tasse e dazi doganali che possano essere considerati necessari e compiere i passi che si possano ritenere migliori per promuovere lo sviluppo delle risorse naturali del paese e per salvaguardare gli interessi della popolazione. Può anche, su consiglio del Mandatario, concludere speciali accordi doganali con qualsiasi Stato il cui territorio nel 1.914 era interamente incluso nella Turchia Asiatica o Arabia.
Articolo 19. Il Mandatario aderirà per conto dell’Amministrazione della Palestina a qualsiasi convenzione internazionale generale già esistente o che possa essere conclusa in futuro con l’approvazione della Lega delle Nazioni e relative alla tratta degli schiavi, al traffico d’armi e munizioni o al traffico di droga o relativa all’equità commerciale, libertà di transito e navigazione, navigazione aerea e comunicazione postale, telegrafica e senza fili o proprietà letteraria, artistica o industriale.
Articolo 20. Il Mandatario coopererà per conto dell’Amministrazione della Palestina, fino a che le condizioni religiose, sociali e altre lo permettano, all’esecuzione di qualsiasi politica comune adottata dalla Lega delle Nazioni per prevenire e combattere la malattia, incluse le malattie di piante e animali.
Articolo 21. Il Mandatario assicurerà la promulgazione entro dodici mesi da questa data, e ne assicurerà l’esecuzione, di una Legge sulle Antichità basata sulle seguenti norme. Questa legge assicurerà uguaglianza di trattamento nella questione degli scavi e della ricerca archeologica ai cittadini di tutti gli Stati Membri della Lega delle Nazioni.
Articolo 22. L’inglese, l’arabo e l’ebraico saranno le lingue ufficiali della Palestina. Qualsiasi dichiarazione o iscrizione in arabo su francobolli o moneta in Palestina sarà ripetuta in ebraico e qualsiasi dichiarazione o iscrizione in ebraico sarà ripetuta in arabo.
Articolo 23. L’Amministrazione della Palestina riconoscerà i giorni santi delle rispettive comunità in Palestina come giorni legali di riposo per i membri di tali comunità.
Articolo 24. Il Mandatario farà un rapporto annuale al Consiglio della Lega delle Nazioni a soddisfazione del Consiglio per le misure prese durante l’anno in esecuzione delle disposizioni del mandato. Copie di tutte le leggi e regolamentazioni promulgate o pubblicate durante l’anno saranno comunicate col rapporto.
Articolo 25. Nei territori Iying tra la Giordania e il confine orientale della Palestina come deciso in via definitiva, il Mandatario avrà titolato, col beneplacito del Consiglio della Lega delle Nazioni, di posticipare o non applicare le disposizioni di questo mandato in quanto da esso considerate inapplicabili alle condizioni locali esistenti, e di applicare provvedimenti per l’amministrazione dei territori che potrà considerare appropriati a quelle condizioni, purché nessuna azione che sarà presa sia incompatibile con le disposizioni degli Articoli 15, 16 e 18.
Articolo 26. Il Mandatario acconsente che in caso qualsiasi disputa di qualsiasi genere sorgesse tra il Mandatario e un altro Membro della Lega delle Nazioni che si riferisse all’interpretazione o all’applicazione del mandato, tale disputa se non può essere risolta con una negoziazione, sarà sottoposta alla Corte Permanente di Giustizia Internazionale prevista dall’Articolo 14 dell’Accordo della Lega di Nazioni.
Articolo 27. Il beneplacito del Consiglio della Lega delle Nazioni è richiesto per qualsiasi modifica dei termini di questo mandato.
Articolo 28. Nell’eventualità della terminazione del mandato col presente conferito al Mandatario, il Consiglio della Lega delle Nazioni emetterà le disposizioni che potrà ritenere necessarie per salvaguardare per sempre, sotto garanzia della Lega, i diritti assicurati dagli Articoli 13 e 14, e userà la sua influenza per assicurare, sotto la garanzia della Lega che il Governo della Palestina onorerà pienamente le obbligazioni finanziarie legittimamente sottoscritte dall’Amministrazione della Palestina durante il periodo del mandato, inclusi i diritti dei dipendenti pubblici alle pensioni o gratifiche. Il presente strumento sarà depositato in originale nell’archivio della Lega delle Nazioni e copie munite di certificato saranno spedite dal Segretario Generale della Lega delle Nazioni a tutti i Membri della Lega. Redatto a Londra il ventiquattresimo giorno di Luglio, mille novecento e ventidue".
- In Italia, il 13 giugno cade il governo Nitti, poiché impotente contro D'Annunzio; gli subentra Giolitti. I fascisti sono sconfitti alle elezioni.
- I più lungimiranti intellettuali e politici europei (Stresemann, A. Briand, Benedetto Croce, Thomas Mann) auspicano l’unità politica del continente.
- Iniziano regolari trasmissioni radiofoniche negli Stati Uniti. 

Livorno, il teatro Goldoni, dove si
tenne il 17° congresso socialista.
Nel 1.921 - Il 15 gennaio, a Livorno si apre il XVII Congresso Nazionale del Partito socialista che termina con la scissione della componente comunista che il 21 gennaio darà vita al Partito comunista d'Italia. Tra i fondatori del nuovo partito, vi sono personaggi di spicco, messisi in evidenza durante i moti del biennio rosso, come Amadeo Bordiga e Antonio Gramsci.
- L'11 giugno, nel suo primo discorso come capo dei fascisti, Mussolini attacca Giolitti e offre alle sinistre un compromesso.
- Il 1° luglio cade il governo Giolitti e gli succede il governo di Ivanoe Bonomi, mentre alla camera i fascisti guadagnano 35 deputati. Bonomi era un ex socialista che da Presidente del Consiglio fu molto acquiescente verso le formazioni paramilitari fasciste, o perlomeno non mostrò fermezza nella loro dispersione, tenendo peraltro una condotta repressiva nei confronti delle formazioni di difesa antifasciste, tra cui gli Arditi del Popolo. Durante il periodo del suo governo, il 2 agosto 1.921 ordinò la soppressione del corpo dei bersaglieri, forse perché durante la prima guerra mondiale avevano subito perdite ingenti o più verosimilmente per la loro rivolta, ad Ancona, nel giugno del 1.920.
- Il 3 agosto viene stipulato il Patto Zaniboni-Acerbo che segna una tregua negli scontri tra fascisti e socialisti.
- Dal 7 al 10 novembre si tiene il Congresso Fascista.
- Il 9 novembre nasce il Partito Nazionale Fascista e viene accantonato il patto Zaniboni-Acerbo.
- Messa a punto della prima telescri­vente, brevettata nel 1846 dallo statunitense Royal Earl House..

Cartina geografica politica dell'Europa nel 1922, dopo la  Prima Guerra
Mondiale.   Clicca sull'immagine per ingrandirla.
Nel 1.922 - Il 25 febbraio cade il governo Bonomi e gli succede Luigi Facta.
- Il 24 ottobre, il governo Facta non riesce ad arginare lo strapotere delle squadre fasciste; Mussolini dichiara: "O ci daranno il potere o lo prenderemo calando su Roma".
- Il 28 ottobre avviene la Marcia su Roma. Mussolini con i quadrumviri Bianchi, Balbo, De Bono e De Vecchi, guida 14.000 camice nere nella capitale.
- Il 31 ottobre, Mussolini presenta al re la lista dei ministri e il suo governo ottiene la fiducia del parlamento, votato anche dalle forze moderate ed ottiene addirittura l'assenso di Giolitti. Mussolini diventa così il capo del governo in Italia.
- Il 16 novembre, Mussolini tiene alla camera il famoso "discorso del bivacco". « Potevo fare di questa Aula sorda e grigia un bivacco di manipoli: potevo sprangare il Parlamento e costituire un Governo esclusivamente di fascisti. Potevo: ma non ho, almeno in questo primo tempo, voluto. » (dal discorso di insediamento del Presidente del Consiglio Benito Mussolini, pronunciato il 16 novembre 1922 alla Camera dei Deputati del Regno d'Italia). Le squadre fasciste vengono trasformate nella Milizia Volontaria.
- Fondazione dello stato libero d'Irlanda (Eire).
- Viene pubblicato l'”Ulisse” di J. Joyce.
- Viene isolata l'insulina.

Nel 1.923 - In Turchia viene deposto l'ultimo sultano ottomano e proclamata la repubblica. Si procede, da parte del nuovo governo dei "Giovani Turchi", all'olocausto degli Armeni.

Nel 1.924 - Il 6 aprile, il "listone" fascista ottiene 374 rappresentanti alla camera: è il partito di maggioranza assoluta.
Giacomo Matteotti.
- 10 giugno: Giacomo Matteotti, dopo aver pronunciato un vibrante atto d'accusa contro il metodo violento fascista durante la competizione elettorale, viene rapito sul lungotevere da uomini di fiducia di Mussolini, tra i quali Dumini, Volpi e Malacria, e assassinato.
- 27 luglio: i deputati dell'opposizione, guidati da Giovanni Amendola, tranne i membri del PCI, si ritirano dalla camera dei deputati nella speranza che questo "Aventino" mandi in crisi il governo. Il fascismo accusa il colpo, ma proprio la divisione tra comunisti e "aventiniani" permette al governo di promulgare numerose leggi a proprio favore.
- 27 dicembre: scoppia la bomba del memoriale Rossi. L'ex capo dell'ufficio stampa di Mussolini, lo accusa di essere il mandante dell'omicidio Matteotti.
- In Russia, a seguito delle ferite riportate in un attentato anni prima, muore Lenin.
- A. Schònberg compone la prima musica dodecafonica.

Nel 1.925 - 3 gennaio: Mussolini, con un discorso alla Camera, si accolla tutte le responsabilità delle violenze fasciste: « Dichiaro qui, al cospetto di questa Assemblea e al cospetto di tutto il popolo italiano, che io assumo, io solo, la responsabilità politica, morale, storica di tutto quanto è avvenuto. Se le frasi più o meno storpiate bastano per impiccare un uomo, fuori il palo e fuori la corda! Se il fascismo non è stato che olio di ricino e manganello, e non invece una passione superba della migliore gioventù italiana, a me la colpa! Se il fascismo è stato un'associazione a delinquere, io sono il capo di questa associazione a delinquere! Se tutte le violenze sono state il risultato di un determinato clima storico, politico e morale, ebbene a me la responsabilità di questo, perché questo clima storico, politico e morale io l'ho creato con una propaganda che va dall'intervento ad oggi. » Si instaura così il regime fascista con le sue caratteristiche violente ed antidemocratiche, preludio di una dittatura.
- Il 26 gennaio, nel suo primo e unico intervento da deputato, Gramsci denuncia il carattere di regime piccolo-borghese del fascismo, alleato e sponsorizzato dai grandi proprietari terrieri e industriali ed ironizza pesantemente sull'ex alleato di partito, rievocando il suo passato socialista.
- 4 novembre: Tito Zaniboni, ex deputato socialista, attenta alla vita di Mussolini, ma il suo gesto viene sventato dall'intervento della polizia.
- Dal 1925 al 1939, l'Albania è stata governata da Ahmet Zogu, che si nominò re Zog I nel 1928.
- J.B. Watson elabora la teoria del behaviorismo che cerca di spiegare in termini psicologici il comportamento umano.
- J.L. Baird inventa la televisione.

Nel 1.926 - 7 aprile: Violet Gibson, inglese, spara alla tempia di Mussolini: un repentino balzo all'indietro salva il Duce dalla morte ma non da una ferita al naso.
- 11 settembre: terzo attentato a Mussolini, questa volta ad opera dell'anarchico Gino Lucetti, il quale lancia una bomba verso la macchina di Mussolini, senonché l'ordigno rimbalza contro lo sportello dell'auto ed esplode nella strada.
- 31 ottobre: quarto ed ultimo attentato a Mussolini. Anteo Zamboni, bolognese, dopo aver esploso un maldestro colpo di pistola verso la figura del Duce, viene linciato sul posto.
- 25 novembre: in Italia viene istituita la pena di morte. Gli antifascisti vengono confinati o imprigionati.
- Sciopero generale in Gran Bretagna: è la prima manifestazione di que­sto tipo.
- Esce sugli schermi il film Metropolis” di F. Lang.

Nel 1.927 - L'Italia è ormai controllata dalla dittatura fascista.

Nel 1.928 - 12 aprile: alla fiera di Milano muoiono 20 persone nel mancato attentato al re.
- Durante il mese di agosto, nel Regno dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni, il deputato nazionalista serbo Puniša Račić, ferisce a morte il collega del Partito Contadino Croato Stjepan Radić: l'episodio crea una forte instabilità politica e da il via a numerosi conflitti interetnici.
- Stalin da inizio all'industrializza­zione dell'URSS con il primo piano quinquennale.
- Desta scandalo la pubblicazione di “L'amante di Lady Chatterley”.
- Prime scoperte sugli antibiotici di A. Fleming.

Nel 1.929 - Il 6 gennaio, nel Regno dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni, quando la situazione gli sembra ormai insostenibile, il re Alessandro I scioglie il parlamento, revoca la Costituzione ed instaura una dittatura personale (denominata "dittatura del sei gennaio"). Sono vietate tutte le organizzazioni politiche, sindacali e religiose, ed è imposta la censura alla stampa. Viene creato un tribunale speciale per la difesa dello Stato che persegue tutti i reati politici, la lesa maestà ed i comportamenti anti-nazionali; particolarmente sorvegliati sono gli aderenti alla Lega dei Comunisti di Jugoslavia. Venne inoltre dato il via alla politica dell'"integralismo jugoslavo" per cui tutte le divisioni etniche devono terminare al fine della creazione di una nazione unita e centralizzata. Sono aboliti tutti i toponimi tradizionali che richiamino le origini storiche delle località e viene vietata l'esposizione di vessilli ed emblemi che le ricordino: il territorio del regno è suddiviso in nove regioni (le banovine) senza tener conto delle province storiche e della composizione etnica, mentre sono inviati numerosi reparti dell'esercito in Croazia e in Macedonia.
- 11 febbraio: vengono stipulati i Patti Lateranensi fra l'Italia fascista e il Vaticano per regolare i rapporti tra Stato e Chiesa
- 24 marzo: si vota per il plebiscito. I sì al fascismo sono più di 8 milioni mentre i no sono 136 mila. Nel clima di intimidazioni vota il 90 per cento degli aventi diritto.
- 28 aprile: nasce l'Opera Nazionale Balilla, sorgono ovunque i campi DUX.
- Il 3 ottobre il Regno dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni cambia il suo nome ufficiale in Regno di Jugoslavia (che significa Slavia del sud), sotto la dinastia dei Karađorđević. Si pensi comunque che Croati e Serbi vivono in vari stati balcanici e ogni stato è così multietnico, così come il Kosovo, culla dell'etnia serba, è a maggioranza di Albanesi e ha proclamato unilateralmente la propria indipendenza nel 2008, venendo riconosciuto da circa la metà degli stati membri ONU, anche se la Serbia continua a considerarlo una provincia secessionista. C'è da considerare che, mentre Sloveni e Croati sono a maggioranza cristiani cattolici, i Serbi sono cristiani ortodossi e adottano l'alfabeto cirillico mentre gli Albanesi si distinguono fra cristiani e musulmani, grazie al lungo dominio turco-ottomano nei paesi balcanici, che ha originato un discreto numero di musulmani. Fino al 1.990, Sarajevo, la capitale della Bosnia-Erzegovina, era famosa per testimoniare le tre religioni con una biblioteca che conteneva opere delle tre culture.
- 28 ottobre: viene inaugurata l'Accademia d'Italia che annovera tra le sue fila Mascagni, Fermi, Marinetti, Pascarella, Romagnoli e Guglielmo Marconi.
- Con il crollo della borsa di Wall Street il mondo precipita nella Grande Depressione, con conseguente lunga crisi mondiale.

Nel 1.930 - Nozze fra il principe ereditario dei Savoia, il futuro re Umberto II, e Maria José del Belgio (Ostenda, 4 agosto 1906 - Thônex, 27 gennaio 2001), nata principessa del Belgio, che fu l'ultima regina d'Italia come consorte di Umberto II di Savoia. Poiché il suo regno durò solamente dal 9 maggio al 18 giugno 1946, venne soprannominata dagli italiani Regina di maggio.

Nel 1.931 - 7 gennaio: Achille Starace è il nuovo segretario del partito fascista
- 3 febbraio: Michele Bianchi, primo segretario del PNF (partito nazionale fascista), quadrumviro al tempo della marcia su Roma, si spegne a Roma.
- 24 aprile: Galeazzo Ciano sposa Edda Mussolini, figlia del dittatore.
- Il 3 settembre, nel Regno di Jugoslavia, quando ritiene che la situazione sia tornata alla normalità, Alessandro I da al regno una nuova costituzione, che lascia comunque al re enormi poteri. Il Parlamento è diviso in Camera alta di nomina regia e Assemblea nazionale eletta a suffragio universale maschile con voto palese; al sovrano spetta la nomina del capo del Governo e dei Ministri, che devono rispondere solo al re e non al Parlamento. Le libertà civili sono ripristinate, anche se con alcune limitazioni rispetto al passato.
- 7 novembre: inizia la bonifica dell'Agro Pontino, è il periodo delle grandi opere fasciste.
- 12 dicembre: il mahatma Gandhi giunge a Roma per una visita a Mussolini
- 17 dicembre: undici idrovolanti partono da Orbetello alla volta di Rio de Janeiro. Tra l'equipaggio spicca il nome di Italo Balbo. Per i 44 trasvolatori è un trionfo.
- La Spagna diventa repubblica. La Seconda Repubblica spagnola, nota come Repubblica Spagnola, fu proclamata il 14 aprile 1931, contestualmente alla partenza per l'esilio di re Alfonso XIII, ed ebbe termine il 1º aprile 1939, a seguito alla vittoria nella Guerra civile spagnola dei ribelli nazionalisti guidati da Francisco Franco.
- Il chimico statunitense Wallace Hume Carothers inventa il nylon.

Nel 1.932 - 30 giugno: nasce Littoria, l'attuale Latina. La nascita della città rappresentò per l’Italia intera una doppia scommessa vinta: da un lato, la bonifica delle malsane paludi fino ad allora portatrici di malattie e dall’altro l’edificazione di una «città ideale» in tempi record.
- 1 luglio: per festeggiare il primo decennale della rivoluzione (fascista) viene promossa la grande crociera di  idrovolanti Roma-New York; è sempre Balbo il capitano dei 24 idrovolanti.
- Lev Trotzkij inizia la pubblicazione di “Storia della rivoluzione russa”.
Mussolini e Hitler nel '44.
- Prima dell'”Opera da tre soldi” di B. Brecht.
- Viene messo a punto il primo microscopio elettronico.

Nel 1.933 - 7 giugno: Francia, Inghilterra e Germania firmano il patto a quattro ideato da Mussolini per "dare all'Europa dieci anni di pace".
- Hitler conquista il potere in Germania con conseguente incendio del Reichstag (il Parlamento) a Berlino.

Nel 1.934 - 12 giugno: a Stra di Venezia, Mussolini e Hitler si incontrano per la prima volta.
Carta dell'Europa fra le due guerre mondiali con i ritratti dei
dittatori in ben 5 stati: Hitler in Germania, Stalin in Unione
Sovietica, Alessandro I in Jugoslavia, Mussolini in Italia
e Francisco Franco in Spagna.
- Il 9 ottobre 1.934 il re di Jugoslavia, Alessandro I, si imbarca sul cacciatorpediniere Dubrovnik dal piccolo porto di Zelenica alla volta di Marsiglia dove sbarca alle quattro del pomeriggio, accolto dal Ministro degli esteri francese Louis Barthou. I due saligono a bordo di una vettura Delage scoperta, e il corteo composto da auto della polizia, soldati a cavallo e agenti in bicicletta che precedono e seguono l'automobile delle autorità si muove, tra due ali di folla, verso il palazzo della Prefettura. Alle quattro e un quarto del pomeriggio, Vlado Černozemski, appartenente all'Organizzazione Rivoluzionaria Interna Macedone, che mira all'indipendenza della Macedonia dalla Jugoslavia e che ha collegamenti con la formazione degli Ustascia croati di Ante Pavelić, si avvicina alla vettura reale, si aggrappa alla fiancata e svuota il caricatore della sua Mauser C96 sul re e sul ministro Barthou. Immediatamente gli agenti di scorta aprono il fuoco all'impazzata e Černozemski è ucciso all'istante dai colpi di pistola e dalle sciabolate della guardia a cavallo. L'auto col re ed il ministro è condotta presso la stazione di polizia dove si cerca di prestare i primi soccorsi ai feriti, ma Alessandro, alle cinque, perde conoscenza e muore. Il ministro Barthou è trasportato all'ospedale Hôtel-Dieu, dove si spegne il giorno successivo: l'autopsia mostrerà che le pallottole che lo hanno ucciso sono state quelle sparate dalla polizia francese. L'assassinio di Alessandro I sarà il primo omicidio filmato della storia e rimane una delle più importanti riprese per cinegiornali ancora esistenti, accanto alla pellicola dell'incoronazione dello zar Nicola II, dei funerali della regina Vittoria, dell'imperatore Francesco Giuseppe I d'Austria e dell'assassinio di John Fitzgerald Kennedy. Poiché l'erede al trono Pietro non aveva ancora l'età per divenire re, fu proclamato reggente il principe Paolo, figlio di Arsen, fratello del re Pietro I, il padre di Alessandro I.
Mussolini invio' una formale lettera di condoglianze, in realtà lui fu felice della sua morte in quanto pensava che Alessandro I fosse un impedimento alle sue mire espansionistiche. Durante le indagini Mussolini fu considerato un sospettato ma non si andò oltre perché il regno di Jugoslavia aveva già problemi con la Germania di Hitler.
- 5 dicembre: incidente di Ual-Ual. Una guarnigione italiana posta sul confine tra la Somalia e l'impero etiopico viene attaccata.

In verde le colonie Italiane
 in Africa nel 1938.
Nel 1.935 - Il 3 ottobre scoppia la guerra d'Africa; vengono prese subito Adua e Adigrat e l'8 novembre vengono prese Axum e Macallè.
- 18 novembre: a Ginevra la Società delle Nazioni decide il blocco economico contro l'Italia. Il paese reagisce di slancio contro le "inique sanzioni": è autarchia.
- Primi esperimenti sui radar.

Nel 1.936 - 15 febbraio: le truppe di Badoglio occupano il monte Amba Aradam con esecuzioni di massa e si apre la via verso l'Amba Alagi.
- 6 marzo: si combattono le battaglie decisive nelle regioni di Tembien e dello Scirè con cui Badoglio si aprirà la via verso Addis Abeba.
- 4 aprile: sulle rive del lago Ascianghi si combatte l'ultima grande e decisiva battaglia.
- 9 maggio: la guerra d'Abissinia è vinta. Il negus è fuggito all'estero. Dal balcone di palazzo Venezia il duce grida: "L'Italia ha il suo impero!"
- 18 luglio: ha inizio la guerra civile spagnola. Mussolini appoggerà il generale Franco anche con l'invio di volontari fascisti a cui si opporranno volontari comunisti e anarchici italiani. In seguito Stalin farà fucilare gli anarchici per tenere la guida dell'insurrezionalismo internazionale. I clericali di tutta Europa si schierano apertamente con Francisco Franco, di cui appoggeranno il regime dittatoriale dopo la sua vittoria. Unica voce cattolica apertamente contraria fu quella di Jacques Maritain.

"Guernica", di Pablo Picasso, raffigura
gli strazianti effetti del bombardamento
dei nazisti tedeschi sulla città.
Nel 1.937 - In aprile la guerra civile spagnola vede combattere da una parte le  forze fedeli alla repubblica, governata dopo regolari elezioni dalla sinistra e dall’altra le truppe degli insorti, che avevano trovato alleanza con le forze nazionaliste capeggiate dal generale Francisco Franco, di stanza con il suo esercito in Marocco, ma che, grazie all’aiuto di un ponte aereo e navale approntato dai tedeschi di Hitler e dai fascisti italiani, riuscì a sbarcare in Spagna e a ricongiungersi con le truppe che erano insorte in Spagna. I governi tedesco ed italiano si affrettarono a riconoscere quanto stabilito dalla giunta militare di Burgos che aveva nominato Franco generalissimo e capo del governo nazionalista.
E non si limitarono a questo, ma assistettero gli insorti franchisti con consistenti aiuti in armi e in uomini, inviando, gli italiani, il Corpo Truppe Volontarie (CTV), e i tedeschi la Legione Condor. Nello scenario di questa guerra cruenta e per molti aspetti antefatto della seconda guerra mondiale, avvenne la fucilazione di Federico García Lorca, arrestato nel 1936 a Granada dai nazionalisti, che lo uccisero a Viznar senza processo. E in questo contesto è ambientato il romanzo di Ernest Hemingway  "Per chi suona la campana". Il 26 aprile del 1937, la città basca di Guernica venne rasa al suolo durante un massiccio bombardamento aereo voluto da Hitler e al quale presero parte la Legione Condor tedesca e alcuni aerei dell’aviazione fascista italiana. Quello di Guernica fu il primo bombardamento a tappeto effettuato da una forza aerea e rappresentò un tragico preannuncio delle guerre aeree che si sarebbero da allora combattute.
- Picasso dipinge "Guernica".
- 25 settembre: Hitler riceve Mussolini e oltre un milione di tedeschi applaude i due dittatori allo stadio Olimpico di Berlino.

In rosa, le colonie della Gran Bretagna
nel 1938 in Africa, Asia e Oceania.
Nel 1938 - Il 1° marzo, a Gardone, muore Gabriele d'Annunzio.
- 12 marzo: l'esercito tedesco occupa l'Austria e la Cecoslovacchia.   
- 3 maggio: Hitler è a Roma e l'asse Roma-Berlino si rafforza. Il Duce incomincia a farsi soggiogare delle smanie del Fuhrer.
- 3 settembre: la "Gazzetta del Popolo" annuncia le prime misure razziste adottate contro gli ebrei dal gran consiglio del fascismo.
- Il 18 settembre, a Trieste, Benito Mussolini, annuncia ed elenca dal balcone del Municipio, in occasione della sua visita alla città, le leggi razziali fasciste, un insieme di provvedimenti legislativi e amministrativi (leggi, ordinanze, circolari, ecc.) rivolti prevalentemente - ma non solo - contro le persone di religione ebraica, applicati inizialmente dal regime fascista e poi dalla Repubblica Sociale Italiana.
1938, in rosa le colonie
britanniche in America
del Nord e la Guyana
 nel Sud.
Saranno abrogate con i regi decreti-legge nn. 25 e 26 del 20 gennaio 1944, emessi durante il Regno del Sud. La legislazione antisemita comprendeva: il divieto di matrimonio tra italiani ed ebrei, il divieto per gli ebrei di avere alle proprie dipendenze domestici di razza ariana, il divieto per tutte le pubbliche amministrazioni e per le società private di carattere pubblicistico - come banche e assicurazioni - di avere alle proprie dipendenze ebrei, il divieto di trasferirsi in Italia a ebrei stranieri, la revoca della cittadinanza italiana concessa a ebrei stranieri in data posteriore al 1919, il divieto di svolgere la professione di notaio e di giornalista e forti limitazioni per tutte le cosiddette professioni intellettuali, il divieto di iscrizione dei ragazzi ebrei - che non fossero convertiti al cattolicesimo e che non vivessero in zone in cui i ragazzi ebrei erano troppo pochi per istituire scuole ebraiche - nelle scuole pubbliche, il divieto per le scuole medie di assumere come libri di testo opere alla cui redazione avesse partecipato in qualche modo un ebreo.
Fu inoltre disposta la creazione di scuole - a cura delle comunità ebraiche - specifiche per ragazzi ebrei e gli insegnanti ebrei avrebbero potuto lavorare solo in quelle scuole. Infine vi fu una serie di limitazioni da cui erano esclusi i cosiddetti arianizzati:
1938, in blu le colonie francesi in
Africa e Asia.
il divieto di svolgere il servizio militare, di esercitare il ruolo di tutore di minori, di essere titolari di aziende dichiarate di interesse per la difesa nazionale e di essere proprietari di terreni o di fabbricati urbani al di sopra di un certo valore. Per tutti fu disposta l'annotazione dello stato di razza ebraica nei registri dello stato civile.

Nel 1939 - 19 gennaio: la Camera dei deputati è sostituita dalla Camera dei fasci e delle corporazioni. Scompare la separazione tra potere legislativo ed esecutivo.
- 4 aprile: l'Italia invade l'Albania e prende il controllo del paese.
I comunisti ed i nazionalisti albanesi combatteranno attivamente una guerra partigiana contro le invasioni italiane e tedesche durante tutta la seconda guerra mondiale.
1938, la Guyana francese in blu e la
Guyana olandese in grigio-verde nel
Sud America.
- Il 22 maggio 1939 si sigla il Patto d'Acciaio (in tedesco Stahlpakt), un accordo tra i governi del Regno d'Italia e della Germania nazista, firmato dai rispettivi ministri degli Esteri, Galeazzo Ciano e Joachim von Ribbentrop. Viene stipulato a Berlino nella Cancelleria del Reich, alla presenza di Hitler e dello Stato Maggiore tedesco. Il patto stringe un'alleanza sia "difensiva" sia "offensiva" fra i due Paesi. Nello specifico le parti sono obbligate a fornire reciproco aiuto politico e diplomatico in caso di situazioni internazionali che mettano a rischio i propri "interessi vitali". Questo aiuto sarebbe stato esteso al piano militare qualora si fosse scatenata una guerra. Inoltre i due Paesi si impegnano a consultarsi permanentemente sulle questioni internazionali e, in caso di guerra, a non firmare eventuali trattati di pace separatamente. La durata del trattato fu inizialmente fissata in dieci anni.
1938, in marrone, le colonie olandesi
in Indonesia
Nell'ampio preambolo veniva garantita l'inviolabilità della frontiera tra Reich e Regno d'Italia del Passo del Brennero e si riconosceva l'esistenza di uno "spazio vitale" dell'Italia che la Germania si impegnava a non infrangere. Il patto propriamente detto, che fu subito reso pubblico, era completato da un protocollo segreto nel quale si rimarcava l'alleanza politica fra le due dittature e si dava accenno ai metodi attraverso cui la collaborazione economica, militare e culturale già prevista dal patto avrebbe dovuto implementarsi. Il fatto che l'accordo avesse sia carattere difensivo che offensivo costituiva una sostanziale novità nella storia delle relazioni internazionali, in quanto la durata inusitata (dieci anni) e lo sbilanciamento della potenza bellica delle due nazioni forniva alla Germania il potere di iniziativa, che comportò la definitiva soppressione dell'autonomia italiana circa la propria politica estera.
1938, carta dell'Africa con
le colonie spagnole in
arancione, il Congo
belga in giallo e Angola
con Mozambico, colonie
portoghesi, in marrone.
Alcuni membri del governo italiano, compreso il firmatario Galeazzo Ciano, ministro degli Esteri, si erano opposti al patto, ma invano. Al riguardo lo stesso Ciano, nel dicembre 1943, mentre era detenuto in vista del processo di Verona che lo avrebbe condannato a morte, scrisse nelle note introduttive al suo diario: « L'alleanza era stata firmata nel maggio. Io l'avevo sempre avversata ed avevo fatto in modo che le persistenti offerte tedesche fossero per lungo tempo rimaste senza seguito. Non vi era - a mio avviso - nessuna ragione per legarci - vita e morte - alla sorte della Germania nazista. Ero stato invece favorevole ad una politica di collaborazione perché, nella nostra posizione geografica, si può e si deve detestare la massa di ottanta milioni di tedeschi, brutalmente piantata nel cuore dell'Europa, ma non si può ignorarla. La decisione di stringere l'alleanza fu presa da Mussolini, all'improvviso, mentre io mi trovavo a Milano con Ribbentrop. Alcuni giornali americani avevano stampato che la metropoli lombarda aveva accolto con ostilità il ministro tedesco e che questa era la prova del diminuito prestigio personale di Mussolini. Inde ira [da ciò l'ira]. Per telefono ricevetti l'ordine, il più perentorio, di aderire alle richieste tedesche di alleanza, che da più di un anno avevo lasciato in sospeso e che pensavo di lasciarcele per molto tempo ancora. Così nacque il Patto d'acciaio. E una decisione che ha avuto influenze tanto sinistre sulla vita e sul domani dell'intero popolo italiano è dovuta, esclusivamente, alla reazione dispettosa di un dittatore contro la prosa, del tutto irresponsabile e senza valore, di alcuni giornalisti stranieri... ». Secondo un'altra versione, meno nota della prima, di Edda Ciano (figlia di Mussolini e moglie di Galeazzo Ciano) nemmeno il Duce, Benito Mussolini, intendeva allearsi con la Germania di Hitler, nonostante il governo tedesco insistesse, nella speranza di un'alleanza con Regno Unito e Francia. Così Mussolini decise di proporre un'alleanza a Hitler con accordi talmente svantaggiosi per i tedeschi da costringerlo a rifiutare. Il delicatissimo compito fu affidato a Galeazzo Ciano. In questo modo Mussolini sperava di ottenere altri tre o quattro anni durante i quali l'Italia si sarebbe preparata militarmente ad un eventuale conflitto in Europa, egli sperava inoltre che le democrazie europee cambiassero idea riguardo la loro decisione nel 1935 ( dopo la Guerra d'Etiopia) di rompere i rapporti diplomatici con l'Italia Fascista. Pur non essendo stabilita la data dell'inizio dei conflitti, cosa che appariva ormai inevitabile, Benito Mussolini si assicurò di comunicare più volte a Adolf Hitler che l'Italia non sarebbe stata pronta alla guerra prima di due o tre anni, e ribadendolo nell'agosto dello stesso anno, attraverso una lettera conosciuta comunemente come "memoriale Cavallero", dal nome dell'ufficiale incaricato di consegnare il messaggio.
- Il 23 maggio, il giorno dopo la firma del Patto d'Acciaio, Hitler tenne un consiglio di guerra segreto: all'ordine del giorno c'è l'attacco alla Polonia. Per i tedeschi, il compito degli italiani doveva essere quello di contenere la reazione di Francia e Inghilterra nel Mediterraneo.
- Nel 1939, per la XXX legislatura non ci sono elezioni politiche, che avrebbero dovute essere le ventitreesime del Regno d'Italia, neppure plebiscitarie, e i membri della Camera dei Fasci e delle Corporazioni sono tutti nominati.
- Il 1° settembre inizia la seconda guerra mondiale, dopo l'invasione della Polonia da parte della Germania.
- L'Italia proclama la propria non belligeranza, mentre Francia e Gran Bretagna (definite poi gli Alleati) si schierano contro i tedeschi.  
- Sviluppo della penicillina.

Corriere della Sera dell'11 giugno 1940
Nel 1940 - Il 10 giugno l'Italia dichiara guerra alla Francia e alla Gran Bretagna. Il Duce comunica la decisione dal balcone di palazzo Venezia: "Un'ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra patria".
- 28 giugno: Italo Balbo, camicia nera della prima ora, attuale governatore della Libia, viene abbattuto per errore dalla contraerea italiana nei cieli di Tobruk.
- 28 settembre: Italia, Germania e Giappone firmano il Patto Tripartito, e verranno definite le potenze dell'Asse.
- 15 ottobre: Mussolini inizia la disastrosa campagna contro la Grecia.
- Viene pubblicato Per chi suona la campana” di H. Hemingway.

Nel 1941 - 27 novembre: dopo la resa del duca Amedeo d'Aosta sull'Amba Alagi cadono le ultime forze italiane a Gondar, nell'Africa Orientale, segnando la fine dell'Impero.
La Germania invade l'Unione Sovietica.
- Vola negli USA il primo aviogetto sperimentale realizzato da F. Whittle.

Nel 1942 - Per la prima volta dall'inizio del conflitto Mussolini fa un resoconto dei costi umani pagati fino a quel momento dall'Italia: 42.000 morti, 232.000 prigionieri.
- Nella seconda guerra mondiale, l'inizio della disfatta della Germania nazista e dei suoi alleati è segnata dalla battaglia di Stalingrado, svoltasi tra l'estate del 1942 ed il 2 febbraio 1943, che oppose i soldati dell'Armata Rossa sovietica alle forze tedesche, italiane, rumene ed ungheresi per il controllo della regione strategica tra il Don e il Volga e dell'importante centro politico ed economico di Stalingrado (oggi Volgograd), sul fronte orientale.
Ubicazione di Stalingrado, oggi
chiamata Volgograd.
La battaglia, iniziata nell'estate 1942 con l'avanzata delle truppe dell'Asse (tedeschi, italiani, rumeni ed ungheresi) fino al Don e al Volga, ebbe termine nell'inverno 1943, dopo una serie di fasi drammatiche e sanguinose, con l'annientamento della 6ª Armata tedesca rimasta circondata a Stalingrado e con la distruzione di gran parte delle altre forze germaniche e dell'Asse impegnate nell'area strategica meridionale del fronte orientale. Le truppe italiane furono massacrate e i pochi che tornarono, dovettero farlo a piedi, fra i ghiacci della steppa russa. Questa lunga e gigantesca battaglia, definita da alcuni storici come "la più importante di tutta la Seconda guerra mondiale", segnò la prima grande sconfitta politico-militare della Germania nazista e dei suoi alleati e satelliti, nonché l'inizio dell'avanzata sovietica verso ovest che sarebbe terminata due anni dopo con la conquista del palazzo del Reichstag e il suicidio di Hitler nel bunker della Cancelleria durante la battaglia di Berlino. Furono quindi i sovietici i primi a vincere decisamente sui tedeschi e furono loro a prendere Berlino.
- Viene pubblicato “Lo straniero” di A. Camus 
- Fermi realizza a Chicago la prima pila atomica a uranio e grafite.

Nel 1943 - tedeschi sono sconfitti a Stalingrado dai Russi, e da lì inizia la loro ritirata e la loro disfatta.
Galeazzo Ciano.
- Il 25 luglio, il Gran Consiglio del Fascismo, con 19 voti a favore su 28, vota la mozione di sfiducia a Mussolini, che è invitato a rinunciare a tutte le sue cariche. Dino Grandi fu l'estensore dell'ordine del giorno che provocò la caduta di Mussolini. Fu decisivo infatti, il suo voto e fu essenziale la sua opera di persuasione nei confronti degli altri membri del Gran Consiglio del Fascismo.
Da tempo, condiviso da Giuseppe Bottai e Galeazzo Ciano, il genero di Mussolini, Grandi riteneva che una via d'uscita per evitare la disfatta militare dell'Italia avrebbe potuto sortire soltanto dalla sostituzione (ovvero dalla deposizione) del duce, che nell'identificazione personale con il Regime (Fascismo = Mussolini, e viceversa) aveva condotto, a loro vedere, l'idea fascista originaria ad essere condizionata e compromessa dai suoi errori.
Ciano, invece, pragmaticamente vedeva davanti a sé una soluzione "all'italiana": Mussolini, disse al suo interlocutore, «se ne andrà e noi in qualche modo ci aggiusteremo». E previde anche le prossime attribuzioni di alcuni ministeri.
- Il 26 luglio il duce viene arrestato e i pieni poteri vengono conferiti al maresciallo Pietro Badoglio. 
Pietro Badoglio nel '34.
- L'8 settembre viene annunciato l'armistizio tra il governo Badoglio e gli alleati. Pochi giorni dopo Mussolini viene liberato dai paracadutisti tedeschi e crea la Repubblica Sociale, con sede a Salò.
Mussolini liberato dai tedeschi
al Gran Sasso.
È l'inizio della guerra civile tra partigiani antifascisti e "repubblichini" filo-nazisti. 
Dopo accordi presi con gli Alleati (Inghilterra, Stati Uniti e Francia) alla fine di luglio, Badoglio, nuovo capo del governo e dello stato maggiore militare, annuncia la resa dell'Italia, l'arresto di Mussolini e la nuova alleanza con gli Alleati. Nell'Italia centrale e settentrionale è stanziato l'esercito tedesco, ora nemico, e non vengono dati nuovi ordini alle truppe italiane, ormai allo sbando in Russia, Africa, Grecia e Albania.  
- La Resistenza nasce a Roma, in un alloggio al quartiere Salario, nel pomeriggio del 9 settembre 1943, il giorno seguente alla dichiarazione di armistizio, con la costituzione del CNL (Comitato di Liberazione Nazionale) durante una riunione cui partecipavano esponenti di tutte le forze di opposizione al fascismo, componenti di quello che fin allora si era definito “Comitato delle Opposizioni”.
Formazione di partigiani in
movimento durante la Resistenza.
Erano presenti l’indipendente Ivanoe Bonomi, il democristiano Alcide De Gasperi, il liberale Alessandro Casati, il socialista Pietro Nenni, il comunista Mauro Scoccimarro e Ugo La Malfa per il partito d’azione. Fu approvata una risoluzione che diceva: “Nel momento il cui il nazismo tenta di restaurare in Roma e in Italia il suo alleato fascista, i partiti antifascisti si costituiscono in Comitato di Liberazione Nazionale per chiamare gli italiani alla lotta e alla resistenza e per riconquistare all’Italia il posto che le compete nel consesso delle libere nazioni”. Al Comitato aderì in seguito Meuccio Ruini, del partito della Democrazia del Lavoro. L’Italia in quel momento si trovava completamente prostrata e senza guida. La mattina di quello stesso 9 settembre il re, con la famiglia e con un largo seguito di generali e alti ufficiali, aveva lasciato Roma alla volta di Pescara, dove poi si sarebbe imbarcato per Brindisi. La disfatta sul piano militare si presentava a quel punto totale e definitiva. I tedeschi, secondo i dati forniti dai loro comandanti sul campo, avevano disarmato “sicuramente” 51 divisioni italiane e “probabilmente” altre 29, avevano fatto 547.000 prigionieri, fra cui 34.744 ufficiali, e si erano impossessati di un enorme bottino di armi leggere e pesanti, cannoni e mezzi corazzati, oltre ad aerei di prima linea e di altro tipo e diverse unità navali. Per tutto il mese di agosto si assistette al passaggio di treni diretti al nord, carichi di uomini allo sbando, senza alcun ordine o disciplina, in condizioni pietose di vestiario, alla ricerca affannosa di cibo e di acqua da bere: una vicenda dalla quale io sono rimasto provato per tutta la vita. Il sentimento diffuso, come conseguenza prima di questa penosa situazione, fu l’odio contro i tedeschi che già nel corso del tempo era venuto maturando fra le gente: il tedesco, sia pure nei pochi giorni di totale dominio, era stato un padrone brutale, ed era ora anche un padrone sconfitto, che fuggiva. Al sud, dopo l’armistizio, la popolazione era insorta contro i tedeschi. A Napoli la guerriglia esplose disordinata, improvvisata, ma insistente e spavalda: dal 27 al 30 settembre alcune centinaia di persone, tra cui molti scugnizzi irridenti e speso intrepidi, tennero sotto scacco le truppe tedesche in ritirata costringendo il loro comandante a firmare un accordo per cui gli insorti consentivano a lasciar partire senza molestie un reparto asserragliato al Vomero in cambio della restituzione dei civili catturati. E tuttavia, nelle quattro giornate di Napoli si contarono 66 vittime civili. Episodi analoghi di resistenza spontanea della popolazione si registrarono in varie altre località della Campania e della Basilicata: di particolare rilievo fu la sollevazione di Matera, ove undici ostaggi perdettero la vita, fatti saltare in aria con la caserma dove erano stati rinchiusi. Lo storico Roberto Battaglia attribuisce a queste azioni un alto contenuto sociale: non c’era solo la collera contro l’occupante, ma “un improvviso e quasi brusco risveglio ad un clima durissimo di combattimento e di sacrificio, già preannunciato e anticipato dagli episodi di rivolta contadina … verificatisi nelle stesse regioni durante l’ultima fase del regime fascista”. La Resistenza fu una sollevazione popolare, una reazione di massa nel momento in cui le sofferenze della guerra, i disagi gravissimi per la popolazione, le distruzioni delle città e le perdite di vite umane diedero agli italiani la tragica misura della brutale follia del fascismo e della profondità del baratro in cui esso aveva precipitato il Paese. Da quella ormai chiara percezione dell’immane catastrofe nacque la Resistenza, con il rinnovato bisogno di libertà, con il ritorno appassionato ai valori della democrazia, infine con il recupero di una dignità nazionale che sarà poi il motore della ricostruzione. Al diffuso sentimento e allo sforzo coraggioso, spesso eroico, della popolazione civile si affiancò l’impegno patriottico di quei corpi militari che, ricostituitisi dopo l’armistizio, andarono a combattere contro i tedeschi per la liberazione del paese. Questo profondo cambiamento dell’anima del popolo italiano, per più di venti anni smarritosi in larga maggioranza nell’adesione acritica ad una nefasta ideologia nazionalistica che lo ha aveva privato della libertà e dei diritti fondamentali di cittadinanza riconosciuti in tutti i paesi civili, fu pagato a caro prezzo.
- Il 23 settembre, col nome di Stato Nazionale Repubblicano, fu costituita la Repubblica Sociale Italiana (o RSI, o Repubblica di Salò). Creata da Benito Mussolini, per espressa volontà di Adolf Hitler, dopo che il Regno d'Italia, nel contesto della Seconda guerra mondiale, aveva concluso il 3 settembre 1943 l'armistizio di Cassibile con le forze anglo-americane. Il suo primo consiglio dei ministri si tenne il 28 settembre 1943, alla Rocca delle Caminate, presso Forlì, per nominare i responsabili del nuovo governo repubblicano fascista ed è informalmente nota come Repubblica di Salò; tuttavia, la cittadina lombarda sulle rive del Garda non era né la capitale de facto, né la città sede del Capo di Stato e del governo, ma a Salò avvenivano gli incontri di relazione estera, essendo anche sede del Ministero della Cultura Popolare e degli Esteri e la maggior parte dei dispacci ufficiali recavano l'intestazione "Salò comunica...". Considerata uno "Stato fantoccio" della Germania nazista (lo stesso Mussolini ne era consapevole), la Repubblica Sociale Italiana non fu riconosciuta dalla comunità internazionale. Fu considerata erede del Regime fascista italiano dalla Germania, che la riconobbe ma esercitò su di essa un protettorato de facto. Fu riconosciuta anche dall'Impero giapponese e dalla maggioranza degli altri Stati dell'Asse: la Slovacchia, l'Ungheria, la Romania, la Croazia, la Bulgaria, la Francia di Vichy e il Manciukuò. Fondamenti ideologico-giuridico-economici della Repubblica Sociale Italiana furono il fascismo, il socialismo nazionale, il repubblicanesimo, la socializzazione, la cogestione, il corporativismo e l'antisemitismo. La Repubblica Sociale Italiana, proclamata il 23 settembre 1943, rivendicava la propria sovranità su tutto il territorio del Regno d'Italia, ma per gli sviluppi bellici poté esercitarla solo sulle province non soggette all'avanzata alleata. Inizialmente la sua attività amministrativa si estendeva nominalmente fino alle province settentrionali della Campania, ritirandosi progressivamente sempre più a nord, in concomitanza con l'avanzata degli eserciti angloamericani. A nord, inoltre, i tedeschi istituirono due "Zone d'operazioni" comprendenti rispettivamente: le province di Trento, Bolzano e Belluno (Zona d'operazioni delle Prealpi), e le provincie di Udine, Gorizia, Trieste, Pola, Fiume e Lubiana (Zona d'operazioni del Litorale adriatico), che furono sottoposte direttamente ai Gauleiter tedeschi del Tirolo e della Carinzia, anche se non formalmente annesse al Terzo Reich. A nord l'exclave di Campione d'Italia rimase sotto la sovranità del Regno. Venuta meno de facto negli ultimi giorni dell'aprile 1945, la RSI cessò ufficialmente di esistere con la resa di Caserta del 29 aprile 1945 (operativa dal 2 maggio). La RSI fu in realtà un protettorato tedesco, sfruttato dai nazisti per legalizzare alcune loro annessioni e per ottenere mano d'opera a basso costo. Voluto dal Terzo Reich come apparato per amministrare i territori occupati del Nord e Centro Italia, lo Stato della RSI era infatti una struttura burocratica non dotata di potere autonomo effettivo, che in realtà era detenuto dai tedeschi. Con il funzionamento di uno Stato fantoccio i tedeschi potevano così riscuotere le spese di occupazione, stabilite nell'ottobre 1943 a 7 miliardi di lire, passate successivamente a 10 miliardi (17 dicembre 1943) e infine a 17 miliardi. L'intero apparato della Repubblica di Salò era infatti controllato dai militari tedeschi, memori del "tradimento" che gli italiani avevano consumato con l'armistizio dell'8 settembre. Il controllo non veniva esercitato solo sulla direzione della guerra e degli affari militari ma spesso anche sull'Amministrazione della Repubblica. Le stesse autorità militari potevano avere infatti anche funzioni civili. In tal modo «...una vasta rete di autorità avente competenze militari ma anche civili fu stesa dai tedeschi nell'Italia da essi controllata...». Alla Repubblica Sociale non fu consentito di poter riportare in patria i militari internati dai tedeschi in seguito all'8 settembre, ma solo di poter reclutare volontari fra di essi per la costituzione di divisioni dell'Esercito da addestrarsi in Germania. In Italia il volontariato fascista e la militarizzazione di organizzazioni esistenti dotarono la RSI di forze armate numericamente consistenti (complessivamente fra i 500 e gli 800.000 uomini e donne sotto le armi), ma queste furono impiegate, a volte anche contro il loro desiderio, soprattutto in operazioni di repressione, sterminio e rappresaglia contro i partigiani e le popolazioni accusate di offrirgli sostegno. Unità della Xª Mas, comandata dal principe Junio Valerio Borghese, parteciparono comunque ai combattimenti contro gli Alleati ad Anzio, in Toscana, sul fronte carsico e sul Senio; le divisioni addestrate in Germania si batterono sul fronte della Garfagnana (Monterosa e Italia) e su quello francese (Littorio e Monterosa). Reparti singoli furono incorporati in grandi unità tedesche, mentre nelle retrovie battaglioni del Genio italiani furono utilizzati dai comandi germanici per la costruzione di opere difensive, per le opere di riattamento delle vie di comunicazione danneggiate dall'offensiva aerea nemica e dai sabotaggi e come salmerie da combattimento. Contributi marginali alle operazioni militari contro gli Alleati furono compiuti dal naviglio sottile della Marina Nazionale Repubblicana e dai reparti di volo dell'Aeronautica Nazionale Repubblicana; più intenso fu l'impiego dei reparti contraerei, inquadrati nella FlaK tedesca, e paracadutisti, sul fronte francese e laziale. Il grosso delle forze armate repubblicane fu impiegato soprattutto come presidio territoriale e guardia costiera. La creazione della Repubblica Sociale Italiana sotto diretta tutela della Germania fu l'inizio della caccia all'ebreo anche in territorio italiano, cui contribuirono attivamente reparti e bande armate della RSI. Talvolta il movente era costituito da ricompense in denaro «...essendo a conoscenza che i tedeschi pagavano una certa somma per ogni ebreo consegnato nelle loro mani, vi furono elementi delle Brigate Nere, delle SS italiane, delle varie polizie che infestavano il Nord, pronti a dedicarsi a questa caccia con tutto lo slancio possibile...». Secondo Liliana Picciotto Fargion, risulta che del totale degli ebrei italiani deportati, il 35,49%, venne catturato da funzionari o militari italiani della Repubblica Sociale Italiana, il 4,44% da tedeschi ed italiani insieme e il 35,49% solo da tedeschi (il dato è ignoto per il 32,99% degli arrestati). Fra le retate completamente organizzate ed eseguite da italiani della RSI assume particolare rilievo il rastrellamento di Venezia effettuato tra il 5 ed il 6 dicembre 1943: 150 ebrei furono arrestati in una sola notte. La stessa triste vicenda del rastrellamento e della deportazione degli ebrei romani (effettuata dai tedeschi sotto il comando di Herbert Kappler) vide l'attiva collaborazione delle autorità della Repubblica Sociale Italiana e in particolare del commissario Gennaro Cappa, responsabile del Servizio Razza della Questura di Roma. Il 30 novembre 1943 fu emanato da Buffarini Guidi l'Ordine di polizia n°5 secondo il quale gli ebrei dovevano essere inviati in appositi campi di concentramento. Il 4 gennaio 1944 gli ebrei vennero privati del diritto al possesso. Subito dopo iniziarono ad essere emessi i primi decreti di confisca che già il 12 marzo successivo ammontavano a 6.768 (fra terreni, fabbricati, aziende, ecc.); agli ebrei venivano sequestrati anche arti ortopedici, medicine, spazzole da scarpe e calzini usati. Nel frattempo iniziarono le deportazioni, effettuate dai nazisti con l'aiuto e la complicità della R.S.I. come si è già avuto modo di segnalare. Guido Buffarini Guidi concesse ai tedeschi l'uso del Campo di Fossoli, nei pressi di Carpi, nel modenese, attivo fin dal 1942 e preferì ignorare l'apertura del Campo di concentramento della Risiera di San Sabba che, sebbene situato nella Zona d'operazioni del Litorale adriatico, faceva ancora parte de iure della R.S.I. Le cifre degli italiani di religione ebraica deportati fino alla caduta della R.S. I., se rapportate alla consistenza complessiva della comunità israelita presente in Italia (costituita da 47.825 unità nel 1931, di cui 8.713 ebrei stranieri), sono elevate e rappresentano la quarta o la quinta parte del totale. Secondo fonti affidabili, i deportati furono 8.451 di cui solo 980 fecero ritorno; agli scomparsi nei campi di concentramento e di sterminio vanno aggiunti tuttavia 292 ebrei uccisi in Italia. In totale vennero assassinati dai nazifascisti 7.763 ebrei italiani. Le Brigate Nere furono l'ultima creazione armata della Repubblica Sociale. L'idea di un «esercito fascista», politicizzato, di partito, era sempre stata uno dei cavalli di battaglia del segretario del Partito Fascista Repubblicano Alessandro Pavolini, che aveva proposto l'istituzione di un corpo con queste caratteristiche sin dai primi del '44, ma aveva ottenuto ben poco: il suo «centro di arruolamento volontario», nel quale si sarebbero dovuti presentare in massa i fascisti non ancora sotto le armi, rimase deserto: in circa tre mesi, solo il 10% degli iscritti, circa 47.000 su 480.000, rispose alla chiamata. La Guardia Nazionale Repubblicana fu sempre a corto sia di uomini che di mezzi. Pavolini riuscì però a sfruttare due opportunità che gli si offrirono una di seguito all'altra: l'occupazione di Roma da parte degli Alleati a giugno, e l'attentato a Hitler a luglio. Mussolini, scosso da questi avvenimenti, cedette ed emanò il decreto (pubblicato sulla Gazzetta il 3 agosto) per l'istituzione del Corpo ausiliario delle Camicie Nere. Il nuovo corpo, sottoposto a disciplina militare ed al Codice penale militare di guerra, fu costituito da tutti gli iscritti al Partito Fascista Repubblicano di età compresa tra i diciotto e sessanta anni non appartenenti alle Forze Armate, organizzati in Squadre d'Azione; il segretario del Partito dovette trasformare la direzione del Partito in un ufficio di Stato maggiore del Corpo ausiliario delle Squadre d'Azione delle Camicie Nere, le Federazioni si trasformarono in Brigate del Corpo ausiliario, il cui comando fu affidato ai capi politici locali. Il decreto, in poche parole, come recitava il testo, faceva sì che «la struttura politico-militare del Partito si trasformasse in un organismo di tipo esclusivamente militare». Fu Pavolini a coniare la denominazione «Brigate Nere», con la quale voleva esprimere la loro contrapposizione alle formazioni partigiane della Resistenza legate ai partiti di sinistra, «Brigate Garibaldi», «Brigate Giustizia e Libertà», «Brigate Matteotti». Essendo segretario del Partito, e quindi comandante delle Brigate, spettò a lui compito di scegliere i suoi collaboratori: Puccio Pucci, funzionario del CONI, fu il suo più stretto aiutante, ed il primo capo di Stato maggiore fu il console Giovanni Battista Raggio. Il loro tentativo di riesumare lo squadrismo degli inizi (ma su scala più vasta) non si rivelò molto efficace: dei 100.000 uomini previsti da Pavolini se ne reperirono formalmente circa 20.000, e di questi solo 4.000 furono combattenti, militi cioè realmente operativi. Furono inquadrati nelle cosiddette Brigate Nere mobili, che sarebbero risultati gli unici reparti di questa milizia a combattere contro i partigiani.
Per le armi e i mezzi di trasporto le Brigate mobili dipendevano dai militari tedeschi, inizialmente più che contenti di poter contare sui fascisti repubblicani per le imprese antipartigiane, e specialmente per il "lavoro sporco". Le Brigate avrebbero composto un poco invidiabile e davvero poco commendevole curriculum: paesi incendiatidonne e bambini passati per le armi, deportazioni, sequestri, torture, esecuzioni sommarie. Ai crimini tipici delle azioni di contro-guerriglia, si aggiunsero quelli tipici di reparti che avevano arruolato ogni sorta di elemento, includendo anche più di un criminale: i rapporti della Guardia Nazionale Repubblicana elencano numerosi casi di saccheggio, furto, rapina, arresto illegale, violenze a cose e persone. L'indisciplina e la violenza gratuita e scoordinata manifestate dalle Brigate sono dati accertati dagli stessi comandanti tedeschi, che persero il loro iniziale - seppur tiepido - entusiasmo verso la loro istituzione registrando come le Brigate fossero incapaci di coordinarsi con i reparti della Wehrmacht e non obbedissero agli ordini (che generalmente ignoravano); le loro violenze erano tali che, nelle zone in cui operavano, per reazione popolare, i partigiani aumentavano di numero. Il comandante in capo delle SS in Italia, generale Karl Wolff, forse per evitare un ulteriore aggravio del problema (ma anche perché stava per prendere iniziative di colloqui separati con gli Alleati e voleva operare un gesto di «distensione»), decise di mettere fuori combattimento le Brigate Nere mobili, prosciugando i loro canali di rifornimento.
J. P. Sartre in “L'essere e il nulla” delinea la teoria esistenzialista.

Il piano Beveridge,
nell'edizione italiana.
E' un rapporto di
 Lord Beveridge,
 commissionato dal
governo conservatore
Britannico, per
ovviare agli squilibri
sociali (come
disoccupazione, miseria,
mancanza di cultura
 ecc.) che avevano
 minato l'Europa
 negli anni '30.
Le truppe Britanniche
 stanziate in Italia
nel 1943 distribuivano
 queste copie alla
 popolazione italiana. 
Nel 1944 - Sbarco in Normandia delle forze Alleate.
Accordi di Bretton Woods. La conferenza di Bretton Woods si tenne dal 1º al 22 luglio 1944 nell'omonima località nei pressi di Carroll (New Hampshire), per stabilire le regole delle relazioni commerciali e finanziarie tra i principali paesi industrializzati del mondo.
Gli accordi di Bretton Woods furono il primo esempio nella storia del mondo di un ordine monetario totalmente concordato, pensato per governare i rapporti monetari fra stati nazionali indipendenti.
Mentre ancora non si era spento il secondo conflitto mondiale, si preparò la ricostruzione del sistema monetario e finanziario, riunendo 730 delegati di 44 nazioni alleate per la conferenza monetaria e finanziaria delle Nazioni Unite (United Nations Monetary and Financial Conference) al Mount Washington Hotel, nella città di Bretton Woods (New Hampshire). Dopo un acceso dibattito, durato tre settimane, i delegati firmarono gli Accordi di Bretton Woods. Gli accordi erano un sistema di regole e procedure per regolare la politica monetaria internazionale. Le caratteristiche principali di Bretton Woods erano due; la prima, l'obbligo per ogni paese di adottare una politica monetaria tesa a stabilizzare il tasso di cambio ad un valore fisso rispetto al dollaro, che veniva così eletto a valuta principale, consentendo solo delle lievi oscillazioni delle altre valute; la seconda, il compito di equilibrare gli squilibri causati dai pagamenti internazionali, assegnato al Fondo Monetario Internazionale (o FMI). Il piano istituì sia il FMI che la Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo (detta anche Banca mondiale). Queste istituzioni sarebbero diventate operative solo quando un numero sufficiente di paesi avesse ratificato l'accordo. Ciò avvenne nel 1946. Nel 1947 fu poi firmato il GATT (General Agreement on Tariffs and Trade - Accordo Generale sulle Tariffe ed il Commercio) che si affiancava all'FMI ed alla Banca mondiale con il compito di liberalizzare il commercio internazionale.
- Durante la seconda guerra mondiale, a seguito dello smembramento del Regno di Jugoslavia, la Serbia divenne uno Stato fantoccio della Germania nazista, affidato da Hitler al generale Milan Nedić, lo stesso che nel 1918 fece firmare la resa agli Imperi Centrali, in modo simile al generale Pétain in Francia, ed al nazista serbo Dimitrije Ljotić. Il Governo filonazista di Nedić collaborò pienamente con la Germania sino alla liberazione congiunta della capitale da parte dell'Armata Rossa e dei partigiani jugoslavi nell'ottobre 1944. Il croato maresciallo Tito, che era a capo del movimento comunista della Resistenza jugoslava, in quell'occasione abbandonò l'isola di Lissa, dove risiedeva sotto protezione inglese, e si trasferì a Belgrado, dove, per rendersi accettabile alla città ostile al comunismo, concedette ampie amnistie ai collaborazionisti, integrandoli nell'Armata Popolare di Liberazione, e perseguitò poi aspramente gli oppositori fino a costringerli alla resa.
- Nel novembre 1944, in Albania, dopo una guerra civile feroce, sostenuta dall'intelligenza britannica, i comunisti hanno guadagnato il controllo del governo con il comando della resistenza affidato a Enver Hoxha.Il partito comunista albanese è stato fondato l'8 novembre 1941 con l'aiuto dei partiti comunisti Bolscevichi. 
- Con le V-1 e le V-2 tedesche inizia l'era dei missili.
- Si diffonde l'uso del DDT.
- La IBM produce una calcolatrice mecca­nica.

Churchill, Roosvelt e Stalin a Jalta.
Nel 1945 - Dal 4 all'11 febbraio, alla Conferenza di Jalta, in Crimea, Churchill, Roosevelt e Stalin definiscono il nuovo assetto europeo. L'alleanza in tempo di guerra tra Stati Uniti ed Unione Sovietica fu un'eccezione del normale tenore delle relazioni tra i due paesi. La rivalità strategica tra le due vaste nazioni, future superpotenze, risale al 1890 quando, dopo un secolo di amicizia, durante il quale, fra l'altro, la Russia vendette agli USA l'Alaska, americani e russi divennero rivali nello sviluppo della Manciuria.
La Russia zarista, incapace di competere industrialmente, cercò di chiudere e colonizzare parti dell'Asia Orientale, mentre gli americani richiedevano la competizione aperta per i mercati. Nel 1917, la rivalità divenne intensamente ideologica. Gli americani non dimenticarono mai che l'appena costituito governo sovietico, a causa della situazione interna, negoziò una pace separata con la Germania nella Prima guerra mondiale, lasciando gli Alleati soli a combattere le Potenze Centrali. D'altra parte la sfiducia sovietica nei confronti degli USA derivava dallo sbarco di truppe statunitensi in Russia nel 1918, le quali furono coinvolte, direttamente o indirettamente, nell'assistere i Bianchi zaristi anti-bolscevichi nella guerra civile russa. Da parte degli Alleati, la rottura da parte dell'URSS del Patto di Monaco del 1938 e la successiva firma del Patto Molotov-Ribbentrop con il terzo Reich del 1939, contribuirono ad alimentare un clima di sfiducia nei confronti dei sovietici.
Durante il secondo conflitto mondiale, i sovietici non dimenticarono le ripetute assicurazioni, a lungo disattese, di Franklin D. Roosevelt, che USA e Regno Unito avrebbero aperto un secondo fronte sul continente europeo. Infatti, mentre gli USA combattevano nel Mediterraneo e in Italia, prestavano aiuto ai sovietici solo bombardando pesantemente l'Europa Continentale e un'invasione Alleata su vasta scala del continente avvenne solo nel D-Day del giugno 1944, più di due anni dopo la richiesta dei sovietici e alla fine della guerra, l'URSS aveva sofferto perdite tremende, fino a venti milioni di morti.
Franklin Delano Roosvelt.
Ma nonostante questi precedenti, a Jalta, Franklin Delano Roosevelt  doveva essere sinceramente convinto dell'esigenza di una pace duratura e probabilmente non pensava di aprire le ostilità contro Stalin, come invece avrebbe fatto Winston Churchill... ma morì il 12 Aprile 1945. Gli successe Harry S. Truman, che diventò presidente degli USA dall'aprile 1945, e che era determinato ad aprire i mercati mondiali al capitalismo e a modellare il mondo del dopoguerra secondo i principi stilati dalla Carta Atlantica: autodeterminazione, pari accesso economico, e un ricostruito capitalismo in Europa, che potesse servire nuovamente come centro degli affari mondiali. Ma non solo: Truman, e Eisenhower dopo di lui, si impegnarono soprattutto in una competizione internazionale con l'URSS e il blocco comunista. La lotta al comunismo ebbe risvolti anche all'interno degli USA, dando luogo ad una vera e propria “caccia al comunista”, il Maccartismo.
- Il 25 aprile è il giorno della liberazione dell'Italia dal nazifascismo.
- L' 8 maggio la Germania si arren­de mentre il Giappone si arrenderà in agosto, dopo lo sgancio di due bombe atomiche americane. Le truppe sovietiche e quelle degli  Alleati occidentali (USA, Regno Unito e Francia), erano dispiegate in determinate posizioni, essenzialmente lungo una linea al centro dell'Europa che venne chiamata Linea Oder-Neisse. Secondo lo spirito di Jalta, i vincitori potevano stare dove si trovavano e nessuno avrebbe usato la forza diretta per cacciar via gli altri. A parte alcuni aggiustamenti minori, questa sarebbe diventata la "Cortina di ferro" della Guerra Fredda.
1945, i Russi alla Porta di Brandeburgo
La Germania fu suddivisa nella Repubblica Federale Tedesca (RFT) a ovest, con capitale Bonn e nella Repubblica Democratica Tedesca (RDT) a est, in tedesco Deutsche Demokratische Republik, abbreviato in DDR. Tale prospettiva si applicava anche all'Asia, come evidenziato dall'occupazione statunitense del Giappone e dalla divisione della Corea. Così Berlino, simbolo del nazismo e capitale della Germania hitleriana, venne a trovarsi nel territorio della Germania Est, ossia sotto l'influenza sovietica, benché suddivisa fra i vincitori del conflitto in 4 zone, tre delle quali, a Berlino ovest, controllate dagli Alleati democratici, con un corridoio via terra, all'interno della Germania dell'est, per poterla raggiungere. La quarta zona, Berlino est (la parte orientale della città) rimase appannaggio dell'Unione Sovietica, divenendo la capitale della Germania orientale,  la RDT.
- I socialisti (più spesso denominati comunisti) assumono la direzione dell'Albania. Per molti decenni, sotto la sua dominazione totalitaria, Hoxha ha generato e distrutto i rapporti con la Iugoslavia, l'Unione Sovietica e la Cina. Verso la conclusione dell'era di Hoxha, l'Albania è stata isolata, in primo luogo dall'ovest capitalista (Europa occidentale, America del Nord e Australasia) e più successivamente anche dall'est comunista, ma con forti legami con la Cina maoista.
Fabbricate ad Alamogordo (negli USA) le prime bombe atomiche.

Nel 1946 - Inizia il processo alla Germania nazista, a Norimberga. 
- Nasce la Repubblica Italiana. La nascita della Repubblica Italiana avvenne nel 1946, a seguito dei risultati del referendum istituzionale del 2 giugno dello stesso anno, indetto per determinare la forma di stato dopo il termine della seconda guerra mondiale. Si trattò di un passaggio di grande importanza per la storia dell'Italia contemporanea dopo il ventennio fascista ed il coinvolgimento nella seconda guerra mondiale ed un momento della storia nazionale assai ricco di eventi, cause, effetti e conseguenze, che è stato anche considerato una rivoluzione pacifica dalla quale si produsse l'attuale forma di Stato. La nascita della Repubblica fu accompagnata da polemiche circa la regolarità del referendum che la sancì. I presunti brogli elettorali ed altre supposte azioni "di disturbo" della consultazione popolare, tuttavia, non sono stati mai accertati dagli storici, pur avendo costituito un tema di rivendicazione da parte dei sostenitori della causa monarchica. Il 2 giugno 1946, insieme alla scelta sulla forma dello Stato, i cittadini italiani (comprese le donne, che votavano per la prima volta in una consultazione politica nazionale) elessero anche i componenti dell'Assemblea Costituente che doveva redigere la nuova carta costituzionale. Risultarono votanti: 12.998.131 donne e 11.949.056 uomini. La notte fra il 12 e 13 giugno 1946 il Consiglio dei ministri conferì al presidente Alcide De Gasperi le funzioni di Capo provvisorio dello Stato repubblicano. Umberto II lasciò il paese il 13 giugno 1946. Alla sua prima seduta, il 28 giugno 1946, l'Assemblea Costituente elesse a Capo Provvisorio dello Stato Enrico De Nicola, con 396 voti su 501, al primo scrutinio. Con l'entrata in vigore della nuova Costituzione della Repubblica Italiana, De Nicola assunse per primo le funzioni di Presidente della Repubblica Italiana il 1º gennaio 1948.
- De Gasperi fece notare nella sua fervida perorazione alla Conferenza di Parigi dell’agosto 1946, ove si discusse il trattato di pace dell’Italia, “le nostre perdite nella resistenza contro i tedeschi, prima e dopo la dichiarazione di guerra, furono di oltre 120.000 uomini tra morti e dispersi, senza contare i militari e i civili vittime dei nazisti nei campi di concentramento e i 50.000 patrioti caduti nella lotta partigiana”. Aggiunse De Gasperi: “Diciotto mesi durò questa seconda guerra, durante i quali i tedeschi indietreggiarono lentamente spogliando, devastando, distruggendo quello che gli aerei non avevano abbattuto”.
Rivendicando la responsabilità e il diritto di parlare, oltre che nella veste di capo del governo italiano, “come democratico antifascista, rappresentante della nuova Repubblica”, De Gasperi mise in luce nel suo discorso il fatto importante e decisivo che il ritorno dell’Italia alla libertà e alla democrazia non era stato un regalo dei vincitori, ma anche e soprattutto una dura conquista dei nostri uomini e delle nostre donne. “Non v’ha dubbio” osservò, “che il rovesciamento del regime fascista non fu possibile che in seguito agli avvenimenti militari, ma il rivolgimento non sarebbe stato così profondo se non fosse stato preceduto dalla lunga cospirazione dei patrioti che in Patria e fuori agirono a prezzo di immensi sacrifici, senza l’intervento degli scioperi politici nelle industrie del Nord, senza l’abile azione clandestina degli uomini dell’opposizione parlamentare antifascista.” Ma di tutto questo non si volle purtroppo tener conto da parte degli alleati. Di fatto all’Italia, come paese vinto, come se la storia si fosse per noi fermata all’8 settembre 1943 e nulla fosse successo dopo, fu imposto un trattato di pace umiliante e gravemente punitivo con importanti mutilazioni dello stesso territorio nazionale.
La Repubblica Italiana ha le sue radici, la sua ispirazione e il suo fondamento ideale nella Resistenza, nella guerra di popolo contro il fascismo alleato al nazismo tedesco che ha segnato la rinascita della democrazia e la restaurazione dei suoi valori nel nostro Paese. Questi valori trovano piena attuazione nei principi base della nostra Costituzione.

Nel 1947 - Scatta in aiuto dell'Europa distrutta, il Piano Marshall. Il piano Marshall servì a dissuadere le simpatie verso il mondo comunista e a ricostruire il capitalismo in Europa da una parte, e a finanziare una ricostruzione dai danni provocati in larga parte dai bombardamenti angloamericani stessi dall'altra.
- Con l'avvio della Guerra Fredda, lo status quo post-bellico durò fino alla presa del potere in Cina da parte dei comunisti, nel 1949.
- Il 10 febbraio l'Italia firma il trattato di pace, a Parigi, tra lo Stato italiano e le potenze vincitrici della seconda guerra mondiale, che mise formalmente fine alle ostilità. I contenuti del trattato furono definiti a seguito della Conferenza di pace che si era svolta parimenti a Parigi, tra il 29 luglio e il 15 ottobre 1946. I rapporti tra l'Italia e il Regno d'Egitto, il cui stato di ostilità non era stato mai formalizzato da alcuna reciproca dichiarazione di guerra, furono regolati con separato accordo.
Le condizioni del trattato includevano:
- la restituzione dei territori francesi, jugoslavi e greci occupati durante la seconda guerra mondiale;
- la cessione alla Francia del comune di Tenda e di parte dei comuni di Briga (vedi anche Briga Alta), Valdieri e Olivetta San Michele (le frazioni di Piena e di Libri), la vetta del monte Chaberton, quella della Cima di Marta e le fortificazioni sulla sommità del monte Saccarello; venivano inclusi in territorio francese anche una buona porzione del versante italiano dell'altopiano del Monginevro ad eccezione di Claviere che resta in territorio italiano, il bacino superiore della valle Stretta del monte Thabor, il colle del Moncenisio e la parte occidentale, al di là dello spartiacque, del colle del Piccolo San Bernardo;
- la cessione alla Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia di parte del territorio ottenuto nel 1920 in base al trattato di Rapallo (Alta valle dell'Isonzo, Valle del Vipacco, parte dell'Altipiano carsico, parte dell'Istria comprese le isole adriatiche di Cherso e Lussino, Lagosta e Pelagosa, la città di Zara), nonché la città di Fiume ottenuta nel 1924 in base al trattato di Roma;
- la cessione di Trieste e le aree circostanti alla “Zona A” del Territorio libero di Trieste, affidato al controllo del Governo militare anglo-americano. Nel 1954 le truppe anglo-americane lasciarono la "zona A", affidandone l'amministrazione civile all'Italia. L'assegnazione definitiva della Zona A all'Italia venne sancita con il trattato di Osimo, del 10 novembre 1975;
- la cessione della parte nord-occidentale dell'Istria (da Capodistria fino al fiume Quieto/Mirna) alla Zona B del Territorio libero di Trieste, affidato alla amministrazione militare jugoslava. L'assegnazione definitiva della Zona B alla Jugoslavia venne sancita con il trattato di Osimo, del 10 novembre 1975;
- il riconoscimento dell'indipendenza dell'Albania e la cessione alla stessa dell'isola di Saseno;
- la cessione delle isole del Dodecaneso alla Grecia;
- la rinuncia alle colonie (Libia, Eritrea e la Somalia Italiana);
La Libia, al momento sotto il controllo militare britannico (Tripolitania e Cirenaica) e francese (Fezzan), fu dichiarata indipendente il 24 dicembre 1951, come Regno Unito di Libia.
Con l'Etiopia, ammessa come controparte nella sottoscrizione del trattato di pace, l'Italia concludeva un ininterrotto stato di guerra iniziato nel 1935, e, implicitamente, prendeva atto dell'illegalità dell'annessione effettuata nel 1936. Dopo un plebiscito tenuto dalle Nazioni Unite l'Eritrea fu unita federalmente all'Etiopia il 2 dicembre 1952, e, nel 1962, unilateralmente annessa a quest'ultima. L'Eritrea divenne de facto indipendente dall'Etiopia il 24 maggio 1991 e de jure il 24 maggio 1993.
La ex Somalia Italiana, sotto controllo britannico sino al 1 luglio 1950, fu affidata per dieci anni all'Italia sotto forma di amministrazione fiduciaria delle Nazioni Unite. Al momento dell'ottenimento dell'indipendendenza (1960), si unì alla ex Somalia Britannica, costituendo la Repubblica Somala.
- la cancellazione dei trattati commerciali favorevoli all'Italia stipulati con la Cina (inclusa la cessazione della concessione di Tientsin avuta dal regno d'Italia a partire dal 7 settembre 1901)
- un paragrafo del trattato prendeva atto dell'autonomia culturale per la minoranza tedesca della provincia di Bolzano, concessa a seguito della stipula del trattato del 5 settembre 1946 (patto De Gasperi-Gruber).
Il trattato prevedeva una clausola specifica (articolo 16) per proteggere militari e civili che, fin dall'inizio della guerra, avevano appoggiato gli Alleati: "L'Italia non incriminerà né molesterà i cittadini italiani, particolarmente i componenti delle Forze Armate, per il solo fatto di aver espresso simpatia per la causa delle Potenze Alleate e Associate o di aver svolto azioni a favore della causa stessa durante il periodo compreso tra il 10 giugno 1940 e la data di entrata in vigore del presente trattato".
L’art. 45 prevedeva, altresì, l’impegno dell’Italia di assicurare l’arresto e la consegna, ai fini di un successivo giudizio, di tutte le persone accusate di aver commesso o ordinato crimini di guerraL’Italia, in seguito, riuscì a ottenere la rinuncia all’applicazione di tali clausole, impegnandosi a provvedere direttamente al giudizio di tutti i presunti criminali individuati dalla Commissione ONU. Peraltro, i lavori della Commissione d’inchiesta italiana si conclusero con l’archiviazione delle posizioni di tutti gli accusati.
Le restrizioni generali di carattere militare (articolo 51) imponevano all'Italia di non possedere, acquistare, costruire o sperimentare armi atomiche, missili o proiettili ad autopropulsione e i relativi dispositivi di lancio (ad eccezione dei siluri e dei tubi di lancio ad essi associati presenti sul naviglio concesso dal Trattato); era altresì vietato il possesso di cannoni con gittate superiori ai 30 km, di mine e di siluri provvisti di congegni di attivazione ad influenza. L'Italia si impegnava inoltre a smantellare le fortificazioni militari poste ai confini con Francia e Jugoslavia, e a smilitarizzare le isole di Pantelleria, Lampedusa e Pianosa (articolo 49). Venne imposto lo smantellamento delle fortificazioni e delle installazioni militari in Sardegna (limitatamente a quelle situate a meno di 30 km dalle acque territoriali francesi) e Sicilia, fatta eccezione per le opere destinate all'alloggiamento delle forze di sicurezza (articolo 50).
L'Esercito italiano doveva essere limitato ad un massimo di 250.000 uomini (compresi 65.000 carabinieri), con non più di 200 carri armati. L'Aeronautica Militare doveva essere ridotta ad un massimo di 200 caccia e ricognitori e di 150 aerei da trasporto, con un organico massimo di 25.000 uomini; la costruzione o l'acquisto di velivoli da bombardamento era vietata.
Le restrizioni riguardanti la Marina Militare Italiana, (articolo 59), vietavano la costruzione, l'acquisto e la sostituzione di navi da battaglia, oltre all'utilizzazione e alla sperimentazione di unità portaerei, naviglio subacqueo, motosiluranti e mezzi d'assalto di qualsiasi tipo. Il dislocamento totale del naviglio militare in servizio ed in costruzione, eccettuate le navi da battaglia, non doveva superare le 67.500 tonnellate, mentre il personale effettivo non poteva eccedere le 25.000 unità. Il protocollo navale delle 4 potenze del 10 febbraio 1947 impegnava inoltre l'Italia a mettere a disposizione delle Nazioni vincitrici (in particolare Stati Uniti d'America, Unione Sovietica, Regno Unito, Francia, Jugoslavia, Albania e Grecia) le seguenti unità navali in conto riparazioni:
- navi da battaglia: Italia, Vittorio Veneto e Giulio Cesare;
- incrociatori ed esploratori: Emanuele Filiberto duca d'Aosta, Attilio Regolo, Scipione Africano, Eugenio di Savoia ed Eritrea;
- cacciatorpediniere : 5 unità classe "Soldati", più l'Augusto Riboty e l'Alfredo Oriani;
- torpediniere : 6 unità appartenenti a varie classi, fra cui le moderne Aliseo e Fortunale;
- sommergibili : 8 battelli, di cui 3 appartenenti alla recente classe Acciaio;
- nave scuola: Cristoforo Colombo.
In base al trattato la Marina Militare rimaneva con le due vecchie corazzate Doria e Duilio (in discrete condizioni generali, ma oramai obsolete), 4 incrociatori (i due classe Duca degli Abruzzi e il Raimondo Montecuccoli in buone condizioni, più il Cadorna, subito declassato a pontone scuola e quindi radiato nel '51), altrettanti cacciatorpediniere (di cui uno il Nicoloso da Recco, in mediocri condizioni e posto quasi subito in disarmo) e 36 fra torpediniere e corvette (fra cui le 20 unità classe Gabbiano, dotate di buone caratteristiche generali). Il panorama era completato dal naviglio minore (una ventina di unità fra vedette antisom, dragamine e posamine) e da oltre 100 navi ausiliarie e d'uso locale. Di tutte queste unità, l'unica superstite ancora oggi in servizio è la nave scuola Amerigo Vespucci.
- Nel marzo 1947 l’Italia aderisce agli accordi monetari di Bretton Woods ed entra a far parte nel Fmi.
- Le Corbusier costruisce a Marsi­glia le prime Unitées d Habitation.
- L'aerorazzo Bell i supera la barriera del suono.

Cartina geografica politica dell'Europa nel 1948, dopo la
   Seconda Guerra Mondiale. La Germania è divisa in due zone,
RFT e RDT.  Clicca sull'immagine per ingrandirla.

Nel 1948 - Il 1° gennaioentra in vigore in Italia la Costituzione. La Costituzione italiana fu il risultato di diciotto mesi di lavoro intenso e appassionato di un’assemblea di cui facevano parte i più qualificati esponenti della nostre cultura, della politica antifascista e delle forze della Resistenza. Alla sua elaborazione concorsero tutte le componenti democratiche del Paese, apportandovi ciascuna il contributo delle sue motivazioni ideali. Come è noto, essa fu approvata a larghissima maggioranza: 458 voti contro 62. Perciò essa va riguardata come un dato identitario della nostra democrazia, basata su valori condivisi che uniscono tutti gli italiani senza distinzioni di partito o di ideologia politica. La Repubblica Italiana ha le sue radici, la sua ispirazione e il suo fondamento ideale nella Resistenza, nella guerra di popolo contro il fascismo alleato al nazismo tedesco che ha segnato la rinascita della democrazia e la restaurazione dei suoi valori nel nostro Paese. E’ in quel momento, alla fine del fascismo, che gli italiani hanno apprezzato più che mai questi valori, così come la salute si apprezza appieno solo al superamento della malattia. E’ in quel momento che è nata in Italia una democrazia nettamente caratterizzata su dati fondamentali diversi rispetto al passato pre-fascista, quali la forma repubblicana, il voto esteso alle donne, la partecipazione dei cittadini al processo legislativo con l’iniziativa popolare e il referendum, l’indipendenza della magistratura, la verifica di legittimità costituzionale delle leggi, l’ordinamento regionale come modello di governo diffuso sul territorio. Una democrazia i cui valori fondanti si individuano nella libertà, nella certezza dei diritti e dei corrispettivi doveri, nella cittadinanza solidale, nella partecipazione in condizioni di uguaglianza, nella funzione sociale della proprietà e dell’impresa, nella separazione dei poteri e nel controllo istituzionale. Questi valori trovano piena attuazione nei principi base della nostra Costituzione che fino ad oggi hanno garantito, anche in condizioni difficili, la convivenza democratica nel nostro Paese e che perciò vanno condivisi e difesi da tutti i cittadini senza distinzioni di parte, in una linea politica ideale per cui dal filosofo e politologo tedesco Jurgen Habermas è stato evocato il concetto di “patriottismo costituzionale”.
1948, ponte aereo per approvvigionare
Berlino Ovest.
- Il 24 giugno 1948 si verifica il blocco di Berlino. Dopo mesi durante i quali i sovietici avevano iniziato a manifestare disagio e dissenso sulla situazione territoriale e logistica "anomala" di Berlino (con un'enclave occidentale in territorio filo-sovietico), che permetteva alle genti sottoposte al regime socialista di transitare facilmente all'ovest trovandovi rifugio, il 24 giugno decisero di chiudere il corridoio terrestre attraverso il quale Berlino ovest era connessa al mondo occidentale impedendo, di fatto, il suo approvvigionamento logistico: il successivo ponte aereo, organizzato dal mondo occidentale per assicurare la sopravvivenza della popolazione di Berlino Ovest, è entrato nella storia. Questa vicenda impressionò le popolazioni occidentali e, di fatto, fornì la motivazione per istituire un'Alleanza militare del mondo occidentale contro la minaccia sovietica, inaugurando la Guerra Fredda, una guerra fra paesi democratici e comunisti che non poteva essere combattuta con le armi poiché con l'uso delle armi nucleari non ci sarebbero stati vincitori ma solo morte e distruzione.
- I comunisti al potere in Cecoslo­vacchia, Polonia e Ungheria.
- Inizia l'era dei transistor.

Cartina del mondo durante la "Guerra Fredda": 1948 - 1973
In rosso USA e suoi alleati, in verde URSS (CCCP) e suoi alleati.
I focolai di tensione con le date.Clicca sull'immagine per ingrandirla.

Nel 1949 - Formazione della NATO. Con l'avvio della Guerra Fredda, lo status quo post-bellico durò fino alla presa del potere in Cina da parte dei comunisti, nel 1949. L'egemonia sovietica ora regnava su circa un terzo del territorio mondiale, mentre gli Stati Uniti emersero come la più influente superpotenza degli altri due terzi, ed era sfidata dai movimenti marxisti.
George Orwell pubblica “1984”. 

Nel 1951 - Creazione della CECA (Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio).  
Prima centrale nucleare per la produzione di energia.

Cartina geografica della fomazione ed espansione in Europa della CECA,
con Belgio, Francia, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi (l'Olanda), 
e Germania Ovest, (la RFT), poi del MEC, il Mercato Comune Europeo,
dal 1951 al 1995.

Nel 1952 - Viene messa a punto la pillola contraccettiva.

Nel 1953 - Morte di Stalin. Viene sperimentata la bomba all'i­drogeno.
- Scoperto il primo vaccino antipolio 
Watson, Crick e Wilkins sco­prono il DNA.

Nel 1955 - Fondazione del Patto di Varsavia.
- Nasce a Londra la pop-art con le opere di R. Hamilton, P. Blake e E. Paolozzi.

Cartina geografica dell'Europa con il Patto di Varsavia del 1955 (RDT sta
per Repubblica Democratica Tedesca) e dell'Europa aderente alla NATO,
  il  Patto Atlantico del 1949 (RFT sta per Repubblica Federale Tedesca),
 e la Cortina di ferro.

Nel 1956 - Rivolte all'imperialismo dell'URSS in Polonia e in Ungheria.

Cartina geografica politica dell'Europa, URSS (Unione delle Repubbliche
   Socialiste Sovietiche) e Asia dal 1948 al 1989.
  Clicca sull'immagine per ingrandirla.

Nel 1957 - Con i Trattati di Roma viene fon­data la comunità economica europea (CEE o MEC).
- Pierluigi Nervi realizza il Palazzetto dello Sport di Roma.
L'URSS lancia nello spazio lo Sputnik I.

Roma, 1957, i rappresentanti dei 6 paesi fondatori della
Comunità Europea firmano il trattato di Roma: Belgio,
Francia, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi (Olanda) e
Repubblica Federale Tedesca (Germania dell'Ovest)
consentono lo sviluppo del MEC (Mercato Comune
 Europeo) dalla CECA (Comunità del Carbone e
dell'Acciaio).  Clicca sull'immagine per ingrandirla.

Nel 1958 - De Gaulle al potere in Francia, fonda la Quinta repubblica.
- Viene pubblicata “Antropologia strutturale” di C. Lévi-Strauss.

Nel 1959 - Fondazione dell'EFTA (associa­zione europea per il libero scambio).
- Gli architetti Costa e Niemeyer al lavoro per la realizzazione di Brasilia.
- Entra in funzione a titolo speri­mentale l'hovercraft, veicolo a cuscino d'aria.

Cartina geografica delle Organizzazioni Economiche nell'economia
   mondiale dopo la Seconda Guerra Mondiale.
  Clicca sull'immagine per ingrandirla.

Nel 1960 - Invenzione del laser.

Nel 1961 - Costruzione del muro di Berlino 
II primo uomo nello spazio è il russo Yuri Gagarin.

Nel 1962 - II Concilio Vaticano II cerca di eli­minare le divergenze nel mondo catto­lico.
- Gli Stati Uniti lanciano in orbita il Telstar, primo satellite per comunica­zioni.

Nel 1963 - Vengono scoperti i quasars.

Nel 1964 - Viene pubblicato “L'uomo a una dimensione” di H. Marcuse.
Mao Tse Tung.
- Escono anche i “Pensieri”di Mao Tse Tung. 

Nel 1965 - Muore Winston Churchill.  
Prime fotografie di Marte inviate a Terra dal Mariner IV.

Nel 1967 - Colpo di stato militare in Grecia.
- Viene pubblicato “Cent'anni di soli­tudine” di G. Garcia Marquez (premio Nobel 1982).  
- In Sudafrica Cristian Barnard esegue il primo tra­pianto di cuore.

Nel 1968 - Da maggio, a Parigi decolla la contestazione giovanile in Europa.
- La "primavera di Praga" è repressa dai carri armati sovietici.

Manifestazione studentesca dopo l'eccidio di Piazza Fontana a Milano.

Nel 1969 - Con lo scoppio della bomba in piazza Fontana a Milano, inizia in Italia la "strategia della tensione", orchestrata da organismi deviati dello stato, servizi segreti ed estremisti di destra.
La stagione delle lotte studentesche e operaie, del mitico ’68 e del cosiddetto “Autunno Caldo” del ’69, verranno interrotte bruscamente da quella che si prennuncia, tristemente, come la prima di numerose stragi che macchieranno l’Italia nel corso di tutti gli anni ’70.
Immagini diffuse dalla stampa
sull'atterraggio sulla Luna.
Il Lunakhod 1, veicolo spaziale
sovietico.
- L'americano Armstrong, con la missione Apollo 11, mette piede sulla Luna, o almeno questo è quello che si sostiene ufficialmente. Sono in tanti a pensare che si sia trattato di una montatura eseguita negli studi televisivi americani. La coincidenza delle immagini degli astronauti americani e di un veicolo automatico dell'URSS che scorazzava nella stessa zona, ha fatto pensare ad un accordo russo-americano sull'eventuale "balla spaziale".

Nel 1971 - Richard Nixon annuncia l'inconvertibilità dollaro-oro. Richard Nixon, presidente degli Stati Uniti d'America, confessa che la Federal Riserve, non ha l'oro che controverta la massa dei dollari in circolazione nel mondo. Dalle banconote di tutto il mondo scompare la dicitura "..da cambiarsi con pari valore in oro." Tra il 1971 e il 1973, sotto la presidenza di Richard Nixon, gli Stati Uniti abbandonarono il regime di convertibilità del dollaro in oro, adottando un sistema fondato sull'inconvertibilità del dollaro. Gli Stati Uniti decidono quindi di lasciar fluttuare liberamente la moneta secondo la legge della domanda e dell'offerta, operando una serie di svalutazioni monetarie fino al 1973. Ciò favorisce un aumento improvviso e repentino della circolazione monetaria e un più forte irrobustimento dei fenomeni inflattivi già verificatisi alla fine degli anni sessanta, complice anche lo shock petrolifero dello stesso 1973 (che vide aumentare di tre volte il prezzo del petrolio).   
Le teorie keynesiane in quel tempo subirono un rapido declino, sotto i colpi delle critiche e delle accuse alla dottrina keynesiana stessa, di aver provocato stagflazione, rivolte dagli economisti monetaristi (convinti, sulla base dell'equazione di Fisher, che fosse il volume di moneta a determinare i prezzi) e neoclassici (tra cui il più influente fu Milton Friedman).
John Maynard Keynes.
L'economia keynesiana è una scuola di pensiero economica basata sulle idee di John Maynard Keynes, economista britannico vissuto a cavallo tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo. Keynes ha spostato l'attenzione dell'economia dalla produzione di beni alla domanda, osservando come in talune circostanze la domanda aggregata è insufficiente a garantire la piena occupazione. Di qui la necessità di un intervento pubblico di sostegno alla domanda, nella consapevolezza che altrimenti il prezzo da pagare è un'eccessiva disoccupazione e che nei periodi di crisi, quando la domanda diminuisce, è assai probabile che le reazioni degli operatori economici al calo della domanda producano le condizioni per ulteriori diminuzioni della domanda aggregata. Da qui la necessità di un intervento da parte dello Stato per incrementare la domanda globale, che a sua volta determina un aumento dei consumi, degli investimenti e dell'occupazione. Questa teoria si oppone alle conclusioni della cosiddetta economia neoclassica, sostenitrice della capacità del mercato di riequilibrare domanda e offerta grazie alla legge di Say. Un particolare aspetto di questa dottrina economica è il keynesismo militare che teorizza un aumento della produzione industriale a scopi militari come fattore di sviluppo economico.
I pilastri della teoria keynesiana sono:
- la preferenza per la liquidità; Nella teoria neoclassica, il tasso di interesse rappresenta il "premio per il risparmio", e questa variabile non viene presa in considerazione nella sua teoria monetaria, riconducibile alla teoria quantitativa della moneta di Irving Fisher. Nella teoria quantitativa, infatti, la moneta è vista solo nella sua funzione di "intermediario degli scambi". Il tasso di interesse è determinato nel cosiddetto mercato delle merci, ove vengono scambiati risparmio e investimento. Nella cosiddetta versione di Cambridge della teoria quantitativa della moneta, viene introdotto il movente "precauzionale" che soggiace alla preferenza per la liquidità: gli individui desidereranno mantenere moneta in forma liquida in maniera proporzionale rispetto alla propria ricchezza, per poter far fronte ad acquisti futuri. Questa versione della teoria quantitativa è detta versione in termini "di stock" (non "di flussi", come è invece per la teoria fisheriana), in quanto si riferisce alla quantità di moneta che gli individui intendono possedere in forma liquida in un determinato momento. Entra in gioco, quindi, la funzione della moneta di "riserva di valore". Secondo Keynes, che tratta approfonditamente questo argomento nel capitolo 15 della sua Teoria generale dell'occupazione, dell'interesse e della moneta, Gli incentivi psicologici e commerciali alla liquidità (ma lo introduce nel capitolo 13, La teoria generale del tasso di interesse), il tasso di interesse non è il "premio per il risparmio" o, in altri termini, "per l'astensione dal consumo abituale", ma, piuttosto, esso rappresenta il costo-opportunità di detenere la moneta in forma liquida (tesoreggiamento), piuttosto che utilizzarla per acquistare titoli, immobili o altre attività (finanziarie o reali) fruttifere. La scelta tra i due modi di conservare la ricchezza è, quindi, determinata dal livello del tasso di interesse. Alle motivazioni transattiva e precauzionale, Keynes aggiunge quella speculativa, volta a ottenere il massimo vantaggio dalla suddivisione della propria ricchezza tra liquidità e le varie attività finanziarie e reali disponibili sul mercato. La preferenza per la liquidità aumenta al diminuire del tasso di interesse, secondo Keynes. Un abbassamento del tasso di interesse infatti, fa preferire la liquidità per due motivi: in primo luogo, si preferisce detenere moneta per approfittare di un possibile aumento del tasso in futuro; in secondo luogo, si preferisce detenere moneta per evitare le perdite patrimoniali derivanti dal fatto che quando il tasso di interesse aumenta, il valore dei titoli diminuisce. L'offerta di moneta è determinata endogeneamente: essa cioè non è determinata a discrezione del sistema bancario, ma si determina spontaneamente come risultato dell'equlibrio che si è creato nel mercato delle merci e in quelle del lavoro. Il tasso di interesse di equilibrio è quello che rende pari offerta e domanda di moneta.
- la legge della domanda effettiva; Il principio della domanda effettiva, in macroeconomia, consiste nell'assunzione che il livello della produzione, e quindi del reddito, è influenzato dal livello della domanda aggregata. Il principio può anche essere enunciato dicendo che le variazioni del reddito portano in equilibrio risparmio e investimento. La domanda effettiva è il punto nel quale il ricavo previsto da un dato livello di occupazione eguaglia il prezzo complessivo di offerta, ed è il livello al quale si attesterà la produzione. Questo principio è alla base delle formulazioni teoriche di alcuni economisti. Il più conosciuto tra questi è John Maynard Keynes, che l'ha utilizzato nella sua Teoria generale dell'occupazione, dell'interesse e della moneta. In realtà, anche altri economisti prima di Keynes avevano teorizzato questo principio: tra essi vi sono Michał Kalecki, Thomas Robert Malthus e Karl Marx. La teoria in questione afferma il contrario di quanto sostenuto da Jean-Baptiste Say e dalla sua celebre "legge", in base alla quale l'offerta genera una domanda di importo equivalente.
- il moltiplicatore keynesiano; In economia il moltiplicatore keynesiano è uno strumento fondamentale di analisi macroeconomica. Elaborato dall'economista inglese John Maynard Keynes, tale strumento permette di individuare l'effetto di un certo livello di consumo all'interno del sistema economico sul reddito finale del sistema stesso. Il moltiplicatore misura infatti la percentuale di incremento del reddito nazionale in rapporto all'incremento di una o più variabili macroeconomiche componenti la domanda aggregata: consumi, investimenti e spesa pubblica.

Nel 1973 - La finanza internazionale riprende le redini dei cambi, che non sono più fissi e ottiene il controllo dell'economia mondiale, dando il via alle speculazioni finanziarie: fine degli Accordi di Bretton Woods. I mercati finanziari riescono a riottenere il timone delle politiche economiche degli stati sovrani. I cambi valutari diventano flessibili,  la creazione di imprese multinazionali a cervello statunitense, scardinano il protezionismo europeo. I paradisi fiscali sottraggono alle economie degli stati, la liquidità.
Le teorie keynesiane in quel tempo subirono un rapido declino, sotto i colpi delle critiche e delle accuse alla dottrina keynesiana stessa, di aver provocato stagflazione, rivolte dagli economisti monetaristi (convinti, sulla base dell'equazione di Fisher, che fosse il volume di moneta a determinare i prezzi) e neoclassici (tra cui il più influente fu Milton Friedman).
Milton Friedman.
Milton Friedman nacque in una famiglia ebrea poverissima, emigrata dall'Europa orientale, (Austria- Milton FriedmanUngheria, attualmente Ucraina), divenne un liberista convinto. È stato più volte definito l'anti-Keynes, per il suo rifiuto verso qualsiasi intervento dello Stato nell'economia ed il suo sostegno convinto a favore del libero mercato e della politica del laissez-faire. I suoi maggiori contributi alla teoria economica riguardano gli studi
- sulla teoria quantitativa della moneta,
- sulla teoria del consumo
- sull'elaborazione del concetto di tasso naturale di disoccupazione 
- e sul ruolo e l'inefficacia della curva di Phillips nel lungo periodo
Secondo Friedman, l'inflazione è solo un fenomeno monetario e non è utile nel lungo periodo per ridurre la disoccupazione. La sua regola di politica monetaria, incentrata nel conseguimento del controllo della crescita della massa monetaria, è stata utilizzata dalla Federal Reserve negli Stati Uniti ed anche dalla Banca centrale europea (BCE). Autore di molti libri tra i quali menzioniamo “Capitalismo e libertà”, “Liberi di scegliere” e “Due persone fortunate”, Friedman si dimostra un ottimo divulgatore ed uno dei più insigni rappresentanti del pensiero liberista in economia del nostro tempo. Le sue teorie hanno esercitato una forte influenza sulle scelte del governo britannico di Margaret Thatcher e di quello statunitense di Ronald Reagan, degli anni ottanta. Le sue idee sono ancora oggi oggetto di accesi dibattiti: ad esempio, rigettò la stakeholder view e la responsabilità sociale d'impresa, sul piano economico ed etico, sostenendo che i manager sono agenti per conto terzi e dipendenti dei proprietari-azionisti, e che devono agire nell'interesse esclusivo di questi ultimi (utilizzare il denaro degli azionisti per risolvere problemi sociali, significa fare della beneficenza con i soldi degli altri, senza averne il permesso e tassarli senza dare un corrispondente servizio, violando il principio del «no taxation without representation»). Sono stati oggetto di controversia i suoi rapporti con il regime dittatoriale di Augusto Pinochet in Cile. Pinochet intraprese una serie di riforme economiche di stampo liberista che seguivano gli orientamenti di Friedman. Diversi economisti suoi allievi consigliarono il generale nell'attuazione di queste riforme, e lo stesso Friedman nel 1975 indirizzò a Pinochet una lettera raccomandandogli un programma economico conforme alle proprie teorie. Per questa sua collaborazione con Pinochet, Milton Friedman è stato spesso attaccato, come avvenuto svariate volte anche a José Piñera, altro economista liberista autore della riforma delle pensioni in Cile. Il 17 ottobre 1988 è stato insignito della Medaglia presidenziale della libertà, la prestigiosa onorificenza statunitense, dal Presidente Ronald Reagan, convinto seguace neoliberista. Nel 2005, Milton Friedman è stato il primo firmatario di un appello sottoscritto da oltre 500 economisti statunitensi per denunciare gli enormi costi (7,7 miliardi di dollari all'anno) del proibizionismo sulla marijuana. Considerava questa legge un sussidio virtuale del governo al crimine organizzato. È morto per infarto cardiaco il 16 novembre 2006 a San Francisco all'età di 94 anni.
- Shock petrolifero causato dalla Guerra del Kippur (conflitto fra Israele da una parte ed Egitto e Siria dall'altra) con improvvise difficoltà di approvvigionamento energetico e conseguenti consistenti abbassamenti dell'offerta (per ritorsione contro gli occidentali che appoggiavano Israele) e della capacità operativa dell’OPEC (di cui facevano parte principalmente paesi mediorientali e africani esportatori di petrolio).
Gran Bretagna, Eire e Danimarca entrano nella CEE.
- Lancio di Pioneer 11 verso Giove e Saturno.

Nel 1974 - Fine della dittatura in Portogallo e in Grecia.
- Lo scrittore Solgenitsyn deve la­sciare l'URSS.
- Morte di Picasso.
- Prime fotografie di Giove avvicina­to dai Pioneer 10 e 11.
- Petra Krause è ricercata da polizie e servizi di mezza Europa per attività terroristica e furti di materiale bellico che serviva ad alimentare gli arsenali di diversi gruppi eversivi europei.
Petra Krause nasce a Berlino nel 1939 e dopo pochi mesi viene rinchiusa con la sua famiglia ad Auschwitz.
Petra Krause.
In Italia arriva per la prima volta nel ' 57, e ci tornerà più volte: nel ' 74 e '75 introduce in Italia ordigni.  la Cassazione la condannerà a 6 anni e 3 mesi nell'84. Da un articolo del Corriere della Sera del 2000: "La terrorista tedesca starebbe dietro alla riorganizzazione dei gruppi armati a livello internazionale. Nelle indagini anche la primula rossa Petra Krause. ROMA - Mentre i riflettori sono puntati sul presunto telefonista delle nuove Br, il lavoro sotterraneo di intelligence sulle radici profonde della rinascita dei gruppi armati ha, al centro, ancora una volta una donna. Una vecchia conoscenza delle polizie e dei servizi segreti di mezzo mondo e da almeno venticinque anni vera primula rossa del terrorismo internazionale: la cittadina tedesca Petra Krause, assurta agli onori della cronaca anche in Italia a metà degli anni Settanta perché arrestata, scarcerata, definitivamente condannata a sei anni di reclusione per aver introdotto nel nostro Paese materiale bellico, rubato all' esercito elvetico. Berlinese, la Krause è coetanea della francese Helyette Bess (la «pasionaria» di Action Directe che, secondo il gip romano Otello Lupacchini, potrebbe aver aiutato a entrare in clandestinità in Francia due esponenti br intorno ai quali si sarebbe riorganizzata la banda armata) e dell' italiano Giuseppe Maj, il leader dei Carc (Comitati d' appoggio alla resistenza per il comunismo), che per gli investigatori è la struttura di collegamento tra Br e altre formazioni. Ma sicuramente il «peso» specifico della Krause nelle vicende del terrorismo mondiale (non solo in Europa, ma anche in Sud America) sarebbe di gran lunga maggiore. Non solo per il passato, ma anche per il presente. Un ruolo che si sarebbe addirittura rafforzato dopo la cattura nell' agosto del 1994 in Sudan del famoso «Carlos», lo Sciacallo, arresto che potrebbe aver giocato il ruolo di spartiacque nelle vicende terroristiche più recenti. Da allora, infatti, si è registrata una ripresa dei gruppi armati europei che proprio intorno al ' 95 e al ' 96 sembrano essersi come rivitalizzati. A questa riorganizzazione, secondo le analisi e le informazioni in possesso dei servizi segreti europei, non sarebbe estranea la Krause. Di certo, il voluminoso fascicolo che riguarda la donna, conservato al ministero dell'Interno, si è incrementato, nei mesi scorsi, di numerosi e particolareggiati dossier, raccolti dopo l' assassinio di Massimo D'Antona. Rapporti in cui si citano decine e decine di nomi di personaggi che sono transitati, anni fa, come meteore nel firmamento del terrorismo italiano ed europeo. Personaggi che sono ormai usciti dal carcere, o sono in semilibertà. Da vecchi esponenti napoletani dei Nap a leve relativamente nuove, composte da quarantenni svizzeri: tutti collegati più o meno direttamente con la Krause. Viene, insomma, disegnata una ragnatela di rapporti, conoscenze e supporti che, avendo delle ben precise radici nel passato, è pericolosamente presente ancora adesso, dentro e fuori le nostre frontiere. Gli investigatori hanno in particolare messo in evidenza l' esistenza di una centrale elvetica di sostegno presso un noto studio legale. Qui, lavora un uomo vicino alla Krause. Si tratterebbe di «una vera e propria colonna esterna» di appoggio alle bande armate. Un «Soccorso rosso internazionale», in grado di assicurare assistenza a trecentosessanta gradi. Tutto ciò preoccupa non poco gli investigatori, perché si tratta di una struttura in grado anche di aggregare consenso e di influire sull' atteggiamento dei media (in favore della Krause, alla fine degli anni Settanta, ci fu una straordinaria mobilitazione di stampa), cioè di dilatare al massimo la capacità di raccogliere simpatie e appoggi di ogni tipo. Potrebbe essere letta in questa luce anche la presenza di quella «talpa istituzionale» della cui esistenza è certo il gip Lupacchini dopo la fuga di notizie sull' imminente arresto di Alessandro Geri e la cui azione è stata definita «dolosa» dal ministro dell' Interno, Enzo Bianco. A questo proposito, tra gli investigatori, c' è chi ricorda il caso della talpa di cui si sospettò l'esistenza dopo il delitto Giorgieri. Si trattava di un militante delle Ucc che lavorava presso il Viminale."

Nel 1975 - Morte di Franco; fine della ditta­tura in Spagna.
- Prime fotografie della superficie di Venere raggiunta da Venera 9 e Venera 10.
- L'ONU proclama "l'anno interna­zionale della donna" a favore dell'e­mancipazione femminile nel mondo. 

- A partire dalla metà degli anni settanta la deregolamentazione finanziaria, la creazione di nuovi strumenti finanziari, i progressi tecnologici nel campo dell'informatica e l’aumento della liquidità nell'economia internazionale, accanto all’aumento del prezzo del petrolio, hanno prodotto un rafforzamento del ruolo della finanza internazionale all'interno del sistema economico, con perno nelle maggiori piazze borsistiche globali, tanto che, ad oggi, il peso economico dei prodotti finanziari risulta superiore a quello della produzione mondiale di beni e servizi. La costituzione di fondi sovrani (strumenti finanziari a controllo pubblico che dispongono di enormi liquidità), tra cui "hedge fund" e "private equity", attraverso l'impiego delle riserve accumulate dai paesi esportatori di petrolio (i petrodollari) e da alcuni paesi asiatici grazie ai surplus commerciali, hanno determinato la creazione di forti indotti di liquidità finanziaria utilizzati anche per scopi speculativi. Grazie alle politiche delle banche centrali, a partire da quelle adottate dalla FED (il Federal Reserve System conosciuto anche come Federal Reserve ed informalmente come la Fed è la banca centrale degli Stati Uniti d'America), che favorirono il basso costo del denaro, venne incentivata una più facile erogazione del credito alle famiglie, spinte a indebitarsi in misura crescente per alimentare i consumi, e agli speculatori (banche d'investimento, imprese e fondi finanziari), portati a effettuare investimenti sui mercati finanziari (con la conseguente creazione di bolle speculative, con ricadute poi sull'economia produttiva). Anche i grossi istituti finanziari, le banche di investimento in particolare, presero a indebitarsi a breve termine per realizzare operazioni speculative. Tutto ciò era favorito, soprattutto con riguardo alle più massicce attività di compravendita azionaria, dalla creazione di "sistemi bancari ombra" (sistemi di intermediazione creditizia costituiti da entità ed attività operanti al di fuori del normale sistema bancario), messi in opera dalle stesse banche, che sfruttavano spazi di contrattazione non regolamentati (le così dette "dark pools") e specializzati nella raccolta e nell'investimento di prodotti e sotto-prodotti finanziari strutturati, oltreché derivati finanziari. A ciò va aggiunto il crescente peso esercitato dalle agenzie di rating americane (Moody's, Standard & Poor's, Fitch), spesso accusate di esprimere giudizi di valutazione del credito tendenziosi. L'aumento dell'inflazione durante gli anni settanta, determinato da shock di natura geopolitica legata a squilibri nell'area mediorientale e dai conseguenti rialzi dei prezzi delle commodities (del petrolio su tutte, che triplicò il suo costo nuovamente nel 1979), dalle rivendicazioni operaie e poi dalla recessione del 1975, l'emergere di teorie a supporto della liberazione da vincoli e posizioni di monopolio (specie statale, connesso ai grandi enti a controllo pubblico) dell'economia, condusse alla ribalta le teorie di matrice liberoscambista, influenzate dalle ricerche dell'Università di Chicago e dalle teorie patrocinate dagli studiosi Ludwig von Mises, Friedrich von Hayek, Alfred Edward Kahn e lo stesso Friedman. Agli inizi degli anni sessanta gli Stati Uniti, che fino ad allora erano stati fornitori marginali di greggio, ovvero in grado di esercitare influenza sui prezzi ed equilibrare il mercato intervenendo sui volumi di forniture, videro erodere la propria capacità inutilizzata di petrolio. Successivamente, gli shock petroliferi del 1973 (Guerra del Kippur) e del 1979 (Rivoluzione iraniana) con improvvise difficoltà di approvvigionamento energetico e conseguenti consistenti abbassamenti dell'offerta e della capacità operativa dell’OPEC (di cui facevano parte tredici paesi esportatori di petrolio, principalmente mediorientali e africani: Algeria, Angola, Libia, Nigeria, Iran, Iraq, Kuwait, Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Ecuador, Venezuela), crearono ulteriori turbolenze nel mercato petrolifero e una impennata inflazionistica generalizzata, che colpì soprattutto i paesi dell'Europa occidentale e il Giappone. L’aumento conseguente delle quotazioni del greggio causò una marcata flessione della domanda mondiale, specialmente nei paesi OCSE, inducendo alcuni paesi esterni all’OPEC ad accrescere l’offerta di petrolio. Ciò indebolì il controllo dell’Organizzazione, favorendo un progressivo calo delle quotazioni. (L'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico OCSE o Organisation for Economic Co-operation and Development - OECD e Organisation de coopération et de développement économiques - OCDE in sede internazionale, è un'organizzazione internazionale di studi economici per i paesi membri, paesi sviluppati aventi in comune un sistema di governo di tipo democratico ed un'economia di mercato. L'organizzazione svolge prevalentemente un ruolo di assemblea consultiva che consente un'occasione di confronto delle esperienze politiche, per la risoluzione dei problemi comuni, l'identificazione di pratiche commerciali ed il coordinamento delle politiche locali ed internazionali dei paesi membri. L'OCSE conta 34 paesi membri e ha sede a Parigi.

Nel 1976 - "The Mousetrap" compie la 10.000° replica a Londra e continua.
- II Concorde è il primo aereo su­personico impiegato in voi commercia­li e passeggeri.

Nel 1977 - A Bologna un carabiniere uccide uno studente: per tre giorni scontri fra Movimento degli studenti, disoccupati, non garantiti e la polizia.
Scoperta in Grecia la tomba di Fi­lippo II il Macedone 
Lancio di Voyager 1 e Voyager 2 destinati all'esplorazione dei pianeti esterni.

Nel 1978 - Morte di papa Paolo VI, breve pontificato di Giovanni Paolo I, morto misteriosamente dopo  30 giorni di pontificato: in uno dei suoi discorsi da papa, aveva detto "... Dio è anche madre, non solo padre".
Elezione di Giovanni Paolo II, primo papa polac­co.  
Aldo Moro prigioniero delle BR.
- A Londra chiude il quotidiano "Times" dopo 193 anni.
- Assegnato a Begin e Sadat il premio Nobel per la pace. Non molto tempo dopo, Sadat sarà ucciso.
A Roma rapimento e assassinio di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse. Imposimato conferma: “Moro fu ucciso per volere di Andreotti e Cossiga, responsabili della stragi: da Piazza Fontana a Via D’Amelio”: Postato il 28 luglio 2013 in http://siamolagente.altervista.org/imposimato-conferma-moro-fu-ucciso-per-volere-di-andreotti-e-cossiga-responsabili-della-stragi-da-piazza-fontana-a-via-damelio/. Ferdinando Imposimato torna a parlare del caso del rapimento e dell’uccisione di Aldo Moro e lo fa puntando il dito contro quelli che allora erano i vertici dello stato e della Democrazia Cristiana: Giulio Andreotti e Francesco Cossiga. Ferdinando Imposimato (Maddaloni, 9 aprile 1936) è un magistrato, politico e avvocato italiano. È presidente onorario aggiunto della Suprema Corte di Cassazione. Si è occupato della lotta alla mafia, alla camorra e al terrorismo: è stato il giudice istruttore dei più importanti casi di terrorismo, tra cui il rapimento di Aldo Moro del 1978, l'attentato al papa Giovanni Paolo II del 1981, l'omicidio del vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura Vittorio Bachelet e dei giudici Riccardo Palma e Girolamo Tartaglione. Attualmente si occupa della difesa dei diritti umani. L’ex giudice istruttore della vicenda dice: “L’uccisione di Moro è avvenuta per mano delle Brigate Rosse, ma anche e soprattutto per il volere di Giulio Andreotti, Francesco Cossiga e del sottosegretario Nicola Lettieri”. Poi ha aggiunto: “Se non mi fossero stati nascosti alcuni documenti li avrei incriminati per concorso in associazione per il fatto. I servizi segreti avevano scoperto dove le Br lo nascondevano, così come i carabinieri. Il generale Dalla Chiesa avrebbe voluto intervenire con i suoi uomini e la Polizia per liberarlo in tutta sicurezza, ma due giorni prima dell’uccisione ricevettero l’ordine di abbandonare il luogo attiguo a quello della prigionia”. “Quei politici - ha detto Imposimato - sono responsabili anche delle stragi: da Piazza Fontana a quelle di Via D’Amelio. Lo specchietto per le allodole si chiama Gladio. A Falcone e Borsellino rimprovero soltanto di non aver detto quanto sapevano, perché avevano capito e intuito tutto, tacendo per rispetto delle istituzioni. Per ucciderli Cosa Nostra ha eseguito il volere della Falange Armata, una frangia dei servizi segreti”. Ferdinando Imposimato appena un mese fa ha presentato un esposto alla Procura di Roma, affermando che le forze dell’ordine sapevano dove si trovava la prigione di Aldo Moro. Per questo i magistrati hanno aperto un fascicolo per valutare se esistano i presupposti per riaprire il caso Moro. Nel testo di Imposimato ci sono le rivelazioni di 4 appartenenti a forze dell’ordine e armate secondo cui il covo Br di via Montalcini fu monitorato per settimane. Ma non è tutto: recentemente la Procura di Roma ha aperto un fascicolo di indagine relativo alle dichiarazioni di due artificieri, che hanno raccontato come il ritrovamento della Renault 4 contenente il cadavere di Moro sia avvenuto alle 11, e come sul posto fosse stato presente fin da subito Francesco Cossiga. "Si è detto che Moro fu rapito perché con lui le Brigate Rosse volevano colpire l'artefice della solidarietà nazionale, e dell'avvicinamento tra DC e PCI, la cui espressione fu il governo Andreotti IV. L'ottica delle BR, in realtà, era diversa: il rapimento in effetti non fu realizzato per colpire il regista di quella fase politica. Il loro scopo era più generale e rientrava nella loro particolare analisi di quella fase storica: colpire la DC (regime democristiano), cardine in Italia dello Stato imperialista delle multinazionali (SIM), mentre il PCI rappresentava non tanto il nemico da attaccare quanto un concorrente da battere. Nell'ottica brigatista, infatti, il successo della loro azione avrebbe interrotto la "lunga marcia comunista verso le istituzioni", per affermare la prospettiva dello scontro rivoluzionario e porre le basi del controllo BR della sinistra italiana per una lotta contro il capitalismo. In questo il loro obiettivo di lotta al capitalismo era simile a quello della RAF tedesca, come venne indicato in seguito nella ricostruzione del rapimento, fatta nel fumetto pubblicato dalla rivista "Metropolis", ove viene fatto un parallelo con il sequestro Hanns-Martin Schleyer, conclusosi anch'esso con l'uccisione del prigioniero. Stando a quanto ha dichiarato successivamente Mario Moretti, per le BR era rilevante che Moro fosse presidente della DC e che fosse da trent'anni al governo. Sembra, inoltre, che nei mesi precedenti il rapimento di Moro le BR avessero anche studiato la possibilità di rapire il Presidente del Consiglio Giulio Andreotti, ma che poi avessero abbandonato questa opzione perché questi godeva di una protezione di polizia troppo forte per le capacità dei brigatisti. Secondo questa ipotesi dunque, era uguale per le Brigate Rosse rapire Moro o Andreotti: l'importante era colpire un simbolo del potere. Le conseguenze politiche del rapimento di Moro furono da un lato l'esclusione del PCI da ogni ipotesi di governo per gli anni successivi, e dall'altro un ridisegno del cosiddetto "regime democristiano": la DC di Andreotti rimase partito di governo fino al 1992, anno di tangentopoli, partecipando sempre a maggioranze che lasciarono il PCI all'opposizione, ma queste politiche tuttavia portarono dal 1981, col primo Governo Spadolini ad avere alternanze di presidenti del consiglio democristiani con altri "laici", rompendo quindi il monopolio democristiano. All'interno del Partito socialista italiano (PSI), che aveva sostenuto la possibilità di uno scambio di prigionieri per liberare Moro, vinse la linea di Bettino Craxi per l'esclusione del PCI dal governo, e iniziò una lotta politica con lo stesso per tentare di superarlo nelle elezioni."

Nel 1979 - Prime elezioni a suffragio univer­sale del Parlamento Europeo.
- A Vienna firma del Trattato SALT-2 tra Reagan e Breznev.
- Shock petrolifero causato dalla Rivoluzione iraniana il cui riferimento fu l'Ayatollah Komeini
- L'auto-razzo di Barret supera la barriera del suono a terra.

Nel 1980 - A Bologna una bomba alla stazione ferroviaria provoca più di 80 vittime: episodio più ecclatante di tanti altri nell'ambito della "strategia della tensione".
- In Jugoslavia muore Tito.
- Imponenti scioperi in Polonia, nascita del sindacato Solidarnosc: il papa polacco dichiara  guerra al comunismo.
- Prime fotografie degli anelli e del­le lune di Saturno inviate a Terra da Pioneer 11 e Voyager 1.
- Dagli anni '80, negli Stati Uniti il processo di deregolamentazione fu portato avanti dapprima sotto la presidenza Carter, influenzato da Kahn, e poi proseguito in maniera più estesa da Ronald Reagan a partire dal biennio 1980-1981 (e contestualmente dal primo ministro Margaret Thatcher in Gran Bretagna), tanto da far parlare poi di deregulation reganiana. Il Federal reserve board all'epoca procedette ad innalzare al 25% la soglia di realizzo degli istituti di credito sui propri utili e a istituire il ricorso al leveraged buyout (LBO), che subì un vero boom tra 1983 e 1989. Le politiche di liberalizzazione finanziaria avviate nel mondo anglosassone furono immediatamente recepite dal resto del mondo sviluppato, come l'Unione Europea dove vennero compiute tra il 1985 e il 1990. Le banche centrali furono sollevate dall'obbligo di finanziare i debiti pubblici (e rese indipendenti dal potere esecutivo); allo stesso tempo banche, fondi finanziari e fondi pensione furono liberalizzati, venendo acquisite da soggetti privati; fu liberalizzata la circolazione internazionale dei capitali, non più sottoposti a controlli preventivi o a regole di movimentazione, mentre gli afflussi di capitali si fecero più massicci e si avviarono rimozioni di vincoli, come quello dei massimali di credito (divieto di erogare credito oltre certe soglie) o dell'obbligo di acquistare quote di titoli di debito nazionale per le istituzioni economiche controllate dallo stato.

Nel 1981 - A Bonn prime manifestazioni per la pace.
- A Roma attentato a Giovanni Paolo II.
- Volo della prima navicella spaziale utilizzabile per più missioni, il Columbia.

Nel 1982 - In Polonia (nell'orbita dell'URSS) è applicata la legge marziale.
- In URSS muore Breznev.
- Primo trapianto di un cuore artificiale.

Nel 1983 - Elezione di Andropov a presidente dell'URSS 
Coniata la prima moneta da 1 ster­lina.

Nel 1984 - In Sudafrica, Desmond Tutù, ve­scovo nero della Chiesa anglicana, rice­ve il premio Nobel per la pace.

Nel 1985 - Elezione di Gorbaciov a segretario generale del Partito comunista in URSS.
Con l'elezione di Michail Gorbačëv nel 1985 quale segretario generale del Partito Comunista dell'Unione Sovietica (PCUS) era iniziata una nuova fase nella storia dell'U.R.S.S.; Gorbaciov fu sostenitore di una innovativa politica per l'Unione Sovietica fondata sui concetti chiave di perestrojka (ristrutturazione del sistema economico nazionale) e alla glasnost (trasparenza) volta al superamento dei problemi socio-economici della superpotenza sovietica. Questa politica di riforme, se da un lato portò alla fine della Guerra fredda e alla fine dell'isolamento internazionale dell'U.R.S.S., dall'altro lato portò all'emersione dei problemi economici dello Stato che fino ad allora erano stati caparbiamente nascosti. La fine della rigida politica di repressione interna, la recessione economica e l'ammissione della fragilità del sistema politico fecero emergere ben presto i contrasti, gli odi razziali e le spinte indipendentistiche dei numerosi popoli che erano stanziati nello sterminato territorio dell'impero sovietico e che fino a quel momento erano state tenute sotto controllo dall'apparato centrale.
- Un Commando palestinese sequestra la motonave "Achille Lauro" in navigazione nel Medi­terraneo e uccide un cittadino ebreo degli USA.
- Hoxha, il dittatore albanese, muore e Ramiz Alia prende il suo posto. Inizialmente, Alia ha provato a seguire i passi di Hoxha, ma in Europa Orientale i cambiamenti erano cominciati: Mikhail Gorbachev era comparso, in Unione Sovietica con le nuove politiche (glasnost e perestroika),e il regime totalitario albanese era sotto pressione dagli Stati Uniti e dell'Europa .

Nel 1986 - Crisi nel Golfo della Sirte tra USA e Libia.  
Disastro nucleare al reattore di Chernobyl (Kiev), emergenza in Europa per la nube radioattiva.
- Attacchi terrori­stici in Francia.  
Vertice Reagan-Gorbaciov a Reykjavik.  
- Prime fotografie di Urano inviate a Terra da Voyager 2.
- In USA la navetta spaziale Challenger esplode dopo 60" dalla partenza.  
A Napoli il primo caso in Europa di nascita col sesso preordina­to.

Nel 1987 - Inizio dei lavori per la costruzione del tunnel sotto la Manica 
La Terra ha 5 miliardi di abitanti.

Nel 1988 - Fisici tedeschi riescono a superare di 0,15 gradi lo zero assoluto, toccando i -273,15 gradi.

Nel 1989 - Rivoluzione in Romania e deposi­zione di Ceauşescu, che viene condan­nato a morte e fucilato.
Elezioni libere in Polonia e Ungheria 
Fermenti anche in Cecoslovacchia 
- Viene abbattuto il Muro di Berli­no 
- In Albania, dopo che Nicolae Ceauşescu, il capo comunista della Romania, fu ucciso nel 1989, Alia firmò l'accordo delle Nazioni Unite a Helsinki, che già era stato firmato da molti altri paesi nel 1975, riguardo alcuni diritti dell'uomo. Inoltre permise il pluralismo ed anche se il suo partito vinse l'elezione del 1991, era chiaro che il cambiamento non sarebbe stato interrotto. 
- Il Dalai Lama ottiene il Nobel per la pace.
Scienziati americani prima, e italiani poi, dichiara­no di avere realizzato la fusione nucleare «a freddo».
- Il Voyager invia le immagini di Nettuno.
- L'Ente spaziale europeo invia la sonda Gali­leo, destinata a raggiungere Giove.

Nel 1990 - Inizia il processo di dissoluzione dell'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche.
La dissoluzione dell'Unione Sovietica fu un processo di disintegrazione che coinvolse il sistema economico, la struttura sociale ed il sistema politico sovietico e che ebbe luogo dal 19 gennaio 1990 al 31 dicembre 1991, portando alla scomparsa dell'Unione Sovietica e all'indipendenza delle repubbliche sovietiche, al restauro dell'indipendenza negli Stati baltici (che erano stati occupati), avvenuta il 26 dicembre dello stesso anno, dando così nascita ai cosiddetti Stati post-sovietici.
Mickahil Gorbaciov.
- Nel febbraio 1990, il Comitato Centrale del Partito Comunista dell'Unione Sovietica accettò di rinunciare al suo stato di partito unico, e nel corso delle settimane successive, le 15 repubbliche dell'URSS tennero le loro prime libere elezioni. Le repubbliche costituenti iniziarono a dichiarare la propria sovranità nazionale e iniziarono una "guerra di leggi" con il governo centrale di Mosca, in cui i governi delle repubbliche costituenti respingevano la legislazione a livello di Unione, dove era in conflitto con le leggi locali, affermando il controllo su tutte le loro economie locali e rifiutandosi di pagare le entrate fiscali al governo centrale di Mosca.
- L'11 marzo 1990 la Lituania, guidata dal Presidente del Consiglio Vytautas Landsbergis, dichiarò il ripristino dell'indipendenza. Tuttavia, l'Unione Sovietica mise in atto una sorta di embargo nei confronti della Lituania e vi mantenne le sue truppe "per garantire i diritti dell'etnia russa".
- Il 30 marzo 1990 il Consiglio Supremo Estone dichiarò illegale il potere sovietico in Estonia, e avviò un processo per ristabilire l'indipendenza dell'Estonia.
- Il processo di ripristino dell'indipendenza della Lettonia iniziò il 4 maggio 1990, con voto del Consiglio Supremo che previde un periodo transitorio di completa indipendenza.
- L'effetto della debolezza del potere sovietico in Europa provocò la riunificazione delle due Germanie.
- In PoloniaLech Walesa del sindacato "Solidarnosc" è eletto presidente della Repubblica.  
Fermenti in Jugoslavia e dissensi fra le repubbliche.
- In Gran Bretagna si dimette Margaret Thatcher e al suo po­sto viene eletto John Major.
- A Gorbaciov è assegnato il Nobel per la pace.
- Lancio della sonda europea Ulisse; scopo della missione è l'invio di foto del­le zone polari del sole.

Cartina geografica dell'Europa nel 1990, con la Germania riunificata. La
Cecoslovacchia si scinderà nel 1992. Clicca sull'immagine per ingrandirla.

Nel 1991 - In URSS, le repubbliche sovietiche del Balti­co chiedono l'indipendenza; l'esercito reprime le manifestazioni di protesta. Il 17 marzo 1991, in un referendum, il 76,4% di tutti gli elettori dell'URSS votarono per il mantenimento dell'Unione Sovietica in una forma riformata. I Paesi Baltici, Armenia, Georgia e Moldavia boicottarono il referendum. In ciascuna delle altre nove repubbliche, la maggioranza dei votanti sostenne un'Unione Sovietica riformata.
- Il 12-06-1991, Boris Elsin vinse con il 57% dei voti le elezioni per la presidenza della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa, sconfiggendo Gorbaciov.
Le repubbliche formanti l'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche:
1. Armena, 2. Azera, 3. Bielorussa, 4. Estone, 5. Georgiana, 6. Kazaka, 
7. Kirghiza, 8. Lettone, 9. Lituana, 10. Moldava, 11. Russa, 12. Tagika, 
13.Turkmena, 14.Ucraina, 15.Uzbeka - Clicca sull'immagine per ingrandirla.
Di fronte al crescente desiderio di autonomia, Gorbaciov tentò di trasformare l'Unione Sovietica in uno stato meno centralizzato, e il 20 agosto 1991 era pronto a firmare il Nuovo Trattato d'Unione che contemplava la conversione dell'Unione Sovietica in una federazione di repubbliche indipendenti con un comune presidente; ma già il giorno prima, il vice di Gorbaciov, Gennadij Janaev, il primo ministro Valentin Pavlov, il ministro della Difesa Dmitry Yazov, il ministro dell'Interno Boris Pugo, il capo del KGB Vladimir Kryuchkov, e altri funzionari si unirono per impedire la firma del Nuovo Trattato d'Unione formando il "Comitato generale sullo stato di emergenza", e organizzarono così un Colpo di Stato.
Nonostante gli organizzatori del colpo di stato avessero previsto un certo sostegno popolare per le loro azioni, la popolazione nelle grandi città e nelle altre repubbliche risultò essere in gran parte contro di loro e tale contrasto si manifestò con una campagna civile di resistenza, che ebbe luogo soprattutto a Mosca.
Migliaia di persone a Mosca uscirono in strada per difendere il Parlamento russo, il presidente Boris Eltsin si affrettò a condannare il colpo di stato e scese con i manifestanti, salendo sui carri armati dell'esercito per parlare al popolo; gli organizzatori del “golpe” tentarono di far arrestare Eltsin, ma non ebbero successo.
- Dopo tre giorni, il 21 agosto, il colpo di stato collassò su se stesso, gli organizzatori furono arrestati e Gorbaciov ridivenne presidente dell'Unione Sovietica, anche se la sua posizione era ormai compromessa, in quanto né l'Unione né le strutture di potere ascoltavano più i suoi comandi. La fase finale del collasso dell'Unione Sovietica ebbe luogo con il referendum del 1º dicembre 1991, in cui il 90% dei votanti optò per l'indipendenza. I leader delle tre repubbliche slave (Russia, Ucraina e Bielorussia) concordarono di incontrarsi per una discussione sulle possibili forme di relazione.
- L'8 dicembre 1991 i capi di Russia, Ucraina, e Bielorussia s'incontrarono a Belavezhskaya Pushcha per firmare l'accordo di Belavezha, che dichiarava dissolta l'Unione Sovietica e la sostituiva con la Comunità degli Stati Indipendenti.
- Il 12 dicembre 1991 fu completata la secessione della Russia dall'Unione.
- Il 15 dicembre 1991 muore Vasilij Grigor'evič Zajcev, l'eroico cecchino della battaglia di Stalingrado che sanzionò la sconfitta della Germania nazista nella II guerra mondiale. La notizia ebbe un forte impatto simbolico e venne considerato un altro segno della fine di un'epoca.
- Il 25 dicembre 1991 alle ore 18, Gorbaciov si dimise da presidente dell'Unione Sovietica, e dichiarò abolito l'ufficio. Tutti i poteri passarono al presidente della Russia, Boris Eltsin. Alle 18,35, la bandiera sovietica sopra il Cremlino fu ammainata e sostituita col tricolore russo.
- Infine il 26 dicembre 1991, il Soviet Supremo riconobbe formalmente la dissoluzione dell'Unione Sovietica. Entro il 2 gennaio 1992 tutte le istituzioni ufficiali dell'Unione Sovietica cessarono di operare.
Cartina della divisione della Jugoslavia in Slovenia, Croazia,
Serbia con il Montenegro e il Kossovo (che diventeranno
indipendenti nel 2006 e 2008), e Bosnia Erzegovina.
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Iniziano le guerre Jugoslave con conflitti etnici fra le repubbliche della Jugoslavia, una serie di conflitti armati, inquadrabili tra una guerra civile e conflitti secessionisti, che hanno coinvolto diversi territori appartenenti alla Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia tra il 1991 e il 1995, causandone la dissoluzione. Diverse le motivazioni che sono alla base di questi conflitti. La più importante è il nazionalismo imperante nelle diverse repubbliche a cavallo fra la fine degli anni ottanta e l'inizio degli anni novanta (in particolare in Serbia, Croazia e Kosovo, ma in misura minore anche in Slovenia e nelle altre regioni della Federazione). Influenti anche le motivazioni economiche, gli interessi e le ambizioni personali dei leader politici coinvolti e la contrapposizione spesso frontale fra le popolazioni delle fasce urbane e le genti delle aree rurali e montane, oltre che gli interessi di alcune entità politiche e religiose (anche esterne) a porre fine all'esperienza della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia.
Si pensi comunque che Croati e Serbi vivono in vari stati balcanici e ogni stato è così multietnico, così come il Kosovo, culla dell'etnia serba, è a maggioranza di Albanesi. Il Kosovo ha proclamato unilateralmente la propria indipendenza nel 2008, venendo riconosciuto da circa la metà degli stati membri ONU. La Serbia continua a considerarlo una provincia secessionista, nonostante gli accordi del 2013 sulla normalizzazione delle relazioni abbiano rilassato l'atmosfera tra i due paesi. C'è da considerare che, mentre Sloveni e Croati sono a maggioranza cristiani cattolici, i Serbi sono cristiani ortodossi e adottano l'alfabeto cirillico. Inoltre il lungo dominio turco nei paesi balcanici ha originato un discreto numero di musulmani e Sarajevo, capitale della Bosnia-Erzegovina, era famosa per testimoniare le tre religioni con una biblioteca che conteneva opere delle tre culture.
Comincia l'esodo in massa in Italia e in Europa dei profughi albanesi. Dopo che Nicolae Ceauşescu, il capo comunista della Romania, è stato giustiziato nel 1989, Alia, il presidente albanese, firma l'accordo delle Nazioni Unite a Helsinki, riguardo ad alcuni diritti dell'uomo, che già era stato firmato da molti altri paesi nel 1975. Inoltre permise il pluralismo ed anche se il suo partito vinse le elezioni nel 1991 ed era chiaro che il cambiamento non sarebbe stato interrotto. 

Nel 1992 - Il 7-02 i dodici stati CEE firmano il Trattato di Maastricht, che istituisce l'Unione europea
Bandiera dell'Unione Europea.
(abbreviata in UE o Ue), un'entità politica di carattere sovranazionale ed intergovernativo. Al trattato di Maastricht del 7 febbraio 1992 (entrato in vigore il 1º novembre 1993), gli stati aderenti sono giunti dopo il lungo cammino delle Comunità europee precedentemente esistenti. L'Unione consiste attualmente in una zona di libero mercato, detto mercato comune, caratterizzata, tra l'altro, da una moneta unica, l'euro, regolamentata dalla Banca centrale europea e attualmente adottata da 17 dei 27 stati membri; essa presenta inoltre un'unione doganale nata già con il trattato di Roma del 1957 ma completata fra i paesi aderenti agli accordi di Schengen, che garantiscono ai loro cittadini libertà di movimento, lavoro e investimento all'interno degli stati membri. L'Unione presenta, inoltre, una politica agricola comune, una politica commerciale comune e una politica comune della pesca. L'Unione europea non è una semplice organizzazione intergovernativa (come le Nazioni Unite) né una federazione di Stati (come gli Stati Uniti d'America), ma un organismo sui generis (di un genere suo proprio), alle cui istituzioni gli stati membri delegano parte della propria sovranità nazionale. Le sue competenze spaziano dagli affari esteri alla difesa, alle politiche economiche, all'agricoltura, al commercio e alla protezione ambientale. In alcuni di questi campi le funzioni dell'Unione europea la rendono simile a una federazione di stati (per esempio, per quanto riguarda gli affari monetari o le politiche ambientali); in altri settori, invece, l'Unione è più vicina ad una confederazione (per esempio, per quanto riguarda gli affari interni) o a un'organizzazione internazionale (come per la politica estera). Gli organi principali dell'Unione comprendono:
- il Consiglio (denominazione che ha sostituito quella di Consiglio dei Ministri da parte del Trattato di Maastricht),
- la Commissione,
- la Corte di Giustizia,
- il Parlamento,
- il Consiglio europeo e
- la Banca centrale europea.
L'istituzione dell'Europarlamento risale al 1950 e dal 1979 i suoi membri sono democraticamente eletti, in tutti i territori dell'Unione, a suffragio universale, per una durata in carica di cinque anni.  
L'UE è considerata una potenza leader in un mondo multipolare.

Cartina dell'Unione Europea nel 2012 con le bandiere dei 27 Stati membri:
Belgio, Germania, Francia, Italia,  Paesi Bassi, Lussemburgo, Danimarca,
 Irlanda, Regno Unito, Grecia, Spagna, Portogallo, Austria,  Finlandia,
 Svezia, Repubblica Ceca, Estonia, Cipro, Lettonia, Lituania, Ungheria,
 Malta, Polonia, Slovenia, Slovacchia,  Bulgaria e Romania.
Legenda degli stati membri, i candidati e le adesioni rifiutate.
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Carta dell'Albania con le sue
 città e con il Kosovo.
- Elezioni generali in Albania, vinte dal nuovo partito democratico con il 62% dei voti. 

Nel 1993 - Il 1º gennaio, tre anni dopo la Rivoluzione di velluto, si verifica la scissione della Cecoslovacchia. La Cecoslovacchia è esistita dal 1918 al 1992 (eccetto che dal marzo 1939 sino al termine della seconda guerra mondiale), quando si è divisa in due Stati distinti dopo il crollo dell'Unione Sovietica: la Repubblica Ceca e la Slovacchia. La separazione è stata incruenta.
Repubblica Ceca o Cechia.
- La Repubblica Ceca, la cui capitale è Praga, è formata storicamente da tre grandi regioni: Boemia (ovest), Moravia (est) e Slesia (a nord nord-est, divisa con la Polonia). Il paese conta oggi poco più di 10 milioni di abitanti, con una densità media di 132 ab./km². La distribuzione della popolazione è ineguale, dato che in Boemia vi è un forte accentramento urbano: si passa da aree densamente abitate ad altre che hanno caratteristiche molto più rurali nelle regioni montuose, le quali hanno naturalmente una bassa densità abitativa a causa del territorio. Gli abitanti della Repubblica Ceca sono suddivisi in due gruppi etnici, che provengono dal medesimo ceppo slavo: i boemi, che rappresentano la maggioranza della popolazione, e i moravi, che rappresentano poco più del 30% e abitano nell'omonima regione. Sono modeste le minoranze: slovacche (poco meno del 2%), ungheresi, polacche e tedesche. Fino alla seconda guerra mondiale nei Sudeti abitavano 3 milioni di tedeschi (su 10 milioni di abitanti); finita la guerra, a causa del forte risentimento antitedesco, i tedeschi furono espulsi.
Seguono le percentuali dei dati del censimento del 2011: Cechi (Boemi e Moravi) 68,6%, Slovacchi 1,4%, Ucraini 0,5%, Polacchi 0,4%, Tedeschi 0,3%, Russi 0,2%, Ungheresi 0,1%, altri (rom, ruteni, rumeni, serbi,  croati, ed altri) 26%. La Repubblica Ceca è abitata da una delle popolazioni meno religiose di tutta Europa. Secondo il censimento del 2001, il 59% della popolazione è atea, il 26,8% è cattolico, il 2,5% è protestante (Hussiti 1%, Fratelli Boemi 1,2%, Chiesa evangelica salesiana di confessione augustana 0,1%), lo 0,2% ortodosso. L'8,8% non ha risposto al censimento. Secondo un più recente sondaggio, effettuato da Eurobarometro nel 2005, il 19% dei cittadini cechi crede che ci sia un Dio (il secondo risultato più basso tra i paesi dell'Unione Europea dopo l'Estonia con il 16%), mentre il 50% crede che ci sia qualche tipo di spirito o forza vitale e il 30% non crede che ci sia alcun tipo di spirito, Dio o forza vitale.
Repubblica Slovacca o Slovacchia.
- La Slovacchia ha come capitale Bratislava. La popolazione slovacca è di oltre 5.000.000 di abitanti,che si addensano nelle aree urbane per il 58,5%. La popolazione è composta in prevalenza da slovacchi (80,7% del totale). La principale minoranza del paese è rappresentata dagli ungheresi (8,5%), che abitano soprattutto le regioni meridionali e orientali. Vi sono poi rom, cechi, ruteni, ucraini, tedeschi e polacchi. Stando all'ultimo censimento, i rom sono il 2,0% della popolazione; tuttavia, sulla base di interviste a sindaci e altri rappresentanti degli enti locali, sarebbero il 5,6% (il che contrasterebbe con le stime secondo cui slovacchi e ungheresi insieme compongono il 96% della popolazione). Seguono le percentuali dei dati del censimento del 2011: Slovacchi 80,7%, Ungheresi 8,5%, Rom 2,0%, Cechi 0,6%, Ruteni 0,6%, Ucraini 0,1%, altri (Croati, Tedeschi, Polacchi, Serbi, Ebrei, altri) 7,5%. La Costituzione slovacca garantisce la libertà religiosa. Il 68,9% degli slovacchi si dichiara cattolico di rito romano, il 12,96% ateo, il 6,93% luterano, il 4,1% cattolico di rito bizantino, il 2,0% calvinista, lo 0,9% ortodosso, mentre il restante 1,1% professa altre religioni. Un tempo la comunità ebraica era molto numerosa (120.000 persone prima della seconda guerra mondiale), oggi restano solo 2.300 ebrei.
- L'1-11 entra in vigore il trattato di Maastricht firmato il 7 febbraio 1992.

Cartina geografica dell'Europa politica
in Inglese, con i nomi delle città.
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Nel 1995 - Il 26-03 in Francia, Benelux (Belgio, Olanda e Lussemburgo), Germania, Spagna e Portogallo entrano in vigore gli accordi di Schengen. Si può definire la convenzione di Schengen come una cooperazione rafforzata all'interno dell'Unione europea. L'accordo fu firmato a Schengen il 14 giugno 1985 fra il Belgio, la Francia, la Germania, il Lussemburgo e i Paesi Bassi con il quale si intendeva eliminare progressivamente i controlli alle frontiere comuni e introdurre un regime di libera circolazione per i cittadini degli Stati firmatari, degli altri Stati membri della Comunità o di paesi terzi. La convenzione di Schengen completa l'accordo e definisce le condizioni di applicazione e le garanzie inerenti all'attuazione della libera circolazione, firmata il 19 giugno 1990 dagli stessi cinque Stati membri e successivamente entrata in vigore solo nel 1995. Sia l'accordo e sia la convenzione di Schengen con tutte le regole adottate sulla base dei due testi e gli accordi connessi formano "l'acquis di Schengen". Dal 1999, l'acquis di Schengen è integrato nel quadro istituzionale e giuridico dell'Unione europea in virtù di un protocollo allegato al trattato di Amsterdam. Gli accordi di Schengen sono stati estesi nel tempo agli altri Stati membri: l'Italia ha firmato gli accordi nel 1990, la Spagna e il Portogallo nel 1991, la Grecia nel 1992, l'Austria nel 1995 e la Finlandia, la Svezia e la Danimarca (attraverso un adattamento dello statuto particolare) nel 1996. L'Irlanda e il Regno Unito partecipano, dal canto loro, solo parzialmente all'acquis di Schengen, in quanto sono stati mantenuti i controlli alle loro frontiere. Per quanto riguarda l'eliminazione dei controlli alle frontiere degli Stati dell'Ue che hanno aderito all'acquis di Schengen devono attendere la decisione del Consiglio dell'Unione europea. Anche due paesi terzi, l'Islanda e la Norvegia, fanno parte dello spazio di Schengen dal 1996. La loro partecipazione al processo decisionale è tuttavia limitata. La Svizzera ha aderito per le frontiere di terra il 12 dicembre 2008. Il Liechtenstein ha aderito il 19 dicembre 2011.

Nel 1996 - In Albania, nelle elezioni generali del giugno 1996, il partito democratico ha provato ad avere una maggioranza assoluta maneggiando i risultati e ottenendo così più dell' 85% .

Carta con Albania, le sue città e
il Kosovo
Nel 1997- In Albania, un'epidemia di schemi piramidali ha scioccato l'economia dell'intero paese. L'anarchia è prevalsa e molte città sono state controllate dalla milizia e dai cittadini. Il governo si è dimesso ed è sorto un governo di unità nazionale. In risposta all'anarchia, il partito socialista ha vinto le elezioni del 1997 e Berisha si è dimesso.

Nel 1998 - La repressione serba in Kosovo ha condotto all'insurrezione del 1998-1999, con l'avvallo dell'Ue e l'intervento della NATO, motivato dall'impegno di arrestare la pulizia etnica degli albanesi in Kosovo da parte delle forze serbe. L'Albania è stata sommersa da rifugiati dal Kosovo nel 1998 e nel 1999 durante la guerra che ha reso autonoma la regione.

Nel 1999 - Il 1° gennaio entra in vigore l'euro
Cartina fisica del continente Europa con i nomi in Italiano.
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La regola aurea per entrare nella moneta unica europea, è che il deficit pubblico non superi il 3% del Pil. Con il primo governo Prodi, l'Italia riuscirà a rispettare questa regola (con grandi sacrifici sociali) e a rientrare quindi nell'area dell'euro.
- Sotto la presidenza Clinton l'amministrazione democratica interruppe nel 1999 la separazione del sistema bancario (abrogando il Glass-Steagall Act, attraverso il Gramm-Leach-Billey Act) tra attività bancaria commerciale e d'investimento (investment banking), legittimando la nascita di grandi conglomerati finanziari (Merrill Lynch, Bear Sterns, Lehman Brothers, Goldman Sachs e Morgan Stanley) e favorendo negli anni successivi la deregolamentazione del trading dei derivati e dei Credit default swap (CDS) (in particolare attraverso il Commodity futures modernization act), e il ricorso alla cartolarizzazione dei titoli obbligazionari. 
Questi fenomeni di deregolamentazione si accompagnavano a eventi che preparavano una vera rivoluzione in senso finanziario dell'economia.
- La crescita dei commerci internazionali,
- la mondializzazione dei flussi finanziari,
- l'avvento di una industria proiettata nel post-fordismo (il superamento del modello produttivo fordista-taylorista fondato sulla grande impresa, sull'organizzazione del lavoro e sulla catena di montaggio, sostituito dalle industrie fondate sui distretti e sulle reti produttive, sulla "ri-specializzazione" del lavoro e sul know-how),
- la teoria del just in time,
- la velocizzazione dei flussi informativi, monetari e informatici,
- il decentramento della produzione, 
la flessibilità del lavoro,
aprirono una fase "post-industriale" in cui gli investimenti di natura finanziaria, oltre ad apparire spesso preferibili rispetto a quelli produttivi, acquisivano importanza crescente non solo in relazione alla funzione stessa della produzione e del capitalismo classico, ma anche con riferimento a quella degli
Stati nazione (che apparivano vulnerabili di fronte alla rapidità, alla natura e alla dimensione dei movimenti finanziari, spesso diretti a colpire con finalità puramente speculative direttamente i debiti sovrani) e
- dei soggetti risparmiatori
- e lavoratori.
Cartina politica del continente Europa nel 2012 con i nomi in Italiano.
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- Il 1° maggio entra in vigore il Trattato di Amsterdam. Il Trattato di Amsterdam è uno dei trattati fondamentali dell'Unione europea ed è il primo tentativo di riformare le istituzioni europee in vista dell'allargamento. Venne firmato il 2 ottobre 1997 dagli allora 15 paesi dell'Unione Europea ed è entrato in vigore il 1º maggio 1999. All'interno del Trattato di Maastricht esisteva già una disposizione che invitava gli stati membri a convocare una Conferenza intergovernativa (CIG) per la sua revisione. Nel 1995 ciascuna istituzione presenta le proprie riflessioni e chiede di "andare oltre Maastricht": una relazione in tal senso viene presentata al Consiglio europeo di Madrid del dicembre 1995. I paesi membri sono consapevoli della necessità di approfondire l'integrazione, soprattutto nei due nuovi "pilastri" introdotti appunto con il Trattato che ha visto nascere l'UE. La CIG si apre al Consiglio europeo di Torino del 29 marzo 1996 e si conclude al Consiglio europeo informale di Noordwijk del 23 maggio 1997. Il Trattato firmato ad Amsterdam contiene innovazioni che vanno nella direzione di rafforzare l'unione politica, con nuove disposizioni nelle politiche di Libertà, sicurezza e giustizia, compresa la nascita della cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale, oltre all'integrazione di Schengen. Altre disposizioni chiarificano l'assetto della Politica estera e di sicurezza comune, con la quasi-integrazione dell'UEO, mentre viene data una rinfrescata (insufficiente) al sistema istituzionale, in vista dell'adesione dei nuovi membri dell'est. Proprio l'insoddisfazione alle modifiche istituzionali, spinse i capi di stato e di governo a prospettare subito un'ulteriore modifica del sistema istituzionale "prima che l'Unione conti venti membri". Il Trattato di Amsterdam è caratterizzato da:
- rinumerazione degli articoli dei trattati comunitari;
- formalizzazione e regolamentazione della cosiddetta "cooperazione rafforzata";
- incorporamento degli Accordi di Schengen nel cosiddetto "primo pilastro";
- la dichiarazione che l'UEO "è parte integrante del processo di integrazione europea" (comma poi soppresso con il trattato di Nizza)
introduzione dell'occupazione nel "primo pilastro";
- inserimento dell'"Accordo Sociale" (firmato da 14 paesi) nel "primo pilastro".
L'Unione europea occidentale o UEO era un'organizzazione internazionale regionale di sicurezza militare e cooperazione politica ed è nata con il trattato di Bruxelles del 17 marzo 1948, modificato il 23 ottobre 1954. La struttura dell'UEO prevedeva un segretariato generale, un consiglio dei ministri, un'assemblea consultiva e in un'agenzia di controllo degli armamenti, con funzione di controllo sulla produzione delle armi negli Stati membri. Il testo del Trattato sottoscritto ad Amsterdam si compone di 15 articoli, 13 protocolli, 51 dichiarazioni comuni relative alle disposizioni dei Trattati e dei Protocolli ed 8 dichiarazioni di alcuni degli stati firmatari.

Nel 2000 - Il 1° gennaio gli accordi di Schengen entrano in vigore anche per la Grecia.
- Il 25-03 gli accordi di Schengen entrano in vigore anche per Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia e Svezia.
- Il 19-04 il Regno Unito e la Spagna firmano un accordo che estende la cittadinanza dell'Unione a Gibilterra, che diventa il primo territorio esterno del Regno Unito ad entrare nei confini dell'UE.
- L'11-12 i quindici stati membri firmano il Trattato di Nizza. Il Trattato di Nizza è uno dei trattati fondamentali dell'Unione europea, e riguarda le riforme istituzionali da attuare in vista dell'adesione di altri Stati. Il trattato di Nizza ha modificato il Trattato di Maastricht e i Trattati di Roma. È stato approvato al Consiglio europeo di Nizza, l'11 dicembre 2000 e firmato il 26 febbraio 2001. Dopo essere stato ratificato dagli allora 15 stati membri dell'Unione europea, è entrato in vigore il 1º febbraio 2003. L'obiettivo del Trattato di Nizza è relativo alle dimensioni e composizione della commissione, alla ponderazione dei voti in consiglio e all'estensione del voto a maggioranza qualificata, e infine alle cooperazioni rafforzate tra i paesi dell'Unione Europea.

Nel 2001 - A Genova, da giovedì 19 luglio sino a domenica 22 luglio 2001, contestualmente allo svolgimento della riunione del G8, la riunione dei capi di governo dei maggiori paesi industrializzati svoltasi da venerdì 20 luglio a domenica 22 luglio, i movimenti no-global e le associazioni pacifiste diedero vita a manifestazioni di dissenso, seguite da gravi tumulti di piazza, con scontri tra forze dell'ordine e manifestanti. Durante uno di questi trovò la morte il manifestante Carlo Giuliani. Nei sei anni successivi, lo Stato italiano subì alcune condanne in sede civile per gli abusi commessi dalle forze dell'ordine. Nei confronti di funzionari pubblici furono inoltre aperti procedimenti in sede penale per i medesimi reati contestati. Altri procedimenti furono aperti contro manifestanti per gli incidenti avvenuti durante le manifestazioni. Circa 250 dei procedimenti, originati da denunce nei confronti di esponenti delle forze dell'ordine per lesioni, furono archiviati a causa dell'impossibilità di identificare personalmente gli agenti responsabili; la magistratura, tuttavia, pur non potendo perseguire i colpevoli, ritenne in alcuni casi effettivamente avvenuti i reati contestati. All'epoca il presidente del consiglio era Silvio Berlusconi e ministro dell'Interno Claudio Scajola.
Manifestazione antagonista al G8
a Genova nel 2001.
Da https://it.wikipedia.org/wiki/Fatti_del_G8_di_Genova: Venerdì 20 luglio erano state organizzate diverse manifestazioni, da svolgersi in varie zone della città. Nel primo pomeriggio avvennero i primi incidenti: nei pressi della stazione Brignole alcuni personaggi definiti Black Bloc dalle forze dell'ordine, (anche se probabilmente i violenti sono stati reclutati da apparati dello stato per giustificare la “macelleria messicana” messa in atto in città) attaccarono con lanci di bottiglie Molotov e sassi un cordone formato da carabinieri, allontanandosi velocemente a seguito della carica intervenuta immediatamente dopo, convergendo tra la folla dei manifestanti pacifici; durante questi scontri furono lanciati lacrimogeni e furono esplosi alcuni colpi di arma da fuoco in aria e diversi filmati amatoriali e televisivi mostrarono tanto i contatti violenti tra le due anime dei manifestanti, con l'intenzione, da parte di quelli pacifici, di preservare lo svolgimento ordinato della manifestazione, quanto i dialoghi tra individui con il viso coperto e con abbigliamento scuro, simile a quello usato dai gruppi violenti, e poliziotti, carabinieri ed agenti dei servizi di sicurezza, anche all'interno del perimetro delle caserme. Defilatosi dalla zona degli scontri, parte di questi manifestanti violenti si allontanò dalla zona rossa, dirigendosi verso il carcere situato nel quartiere di Marassi, di fianco allo stadio Luigi Ferraris. Giunti nel quartiere, alle 14:30 circa, il gruppo si divise nuovamente e parte di questo puntò verso l'ingresso del carcere, dove, adottando la tecnica del black bloc, danneggiò le telecamere di sorveglianza esterne e il portone. Diversi filmati diffusi dopo gli eventi mostrarono l'arrivo dei manifestanti e il contemporaneo allontanamento delle forze dell'ordine presenti: 4 blindati e 2 defender dei carabinieri, una volante della polizia e due auto della polizia municipale. Il personale presente sul piazzale antistante il carcere fornirà una ricostruzione dei fatti discordante rispetto a quanto dichiarato dal personale del carcere e da quanto mostrato da alcune riprese amatoriali acquisite dalla magistratura, incluse quelle raccolte dal regista Davide Ferrario nel suo documentario Le strade di Genova. Secondo i primi, circa 100 manifestanti staccati dal gruppo principale, di circa 1000 persone, avrebbero attaccato le forze dell'ordine armati di spranghe e lanciando diverse molotov, sassi e bottiglie di vetro; a questi se ne sarebbero aggiunti in seguito altri 200, che avrebbero tentato di accerchiare i mezzi nonostante il lancio di lacrimogeni, costringendoli alla fuga; nei filmati si vede invece un gruppo di alcune decine di manifestanti violenti che si avvicina al piazzale antistante il carcere lanciando alcuni oggetti, e i mezzi dei carabinieri che con il gruppo ancora a distanza, ripiegano dopo aver lanciato solo due lacrimogeni, uno dei quali finito lontano dai manifestanti e solo a questo punto, a piazzale vuoto, giungono altre persone provenienti dal gruppo principale. Nello stesso momento circa 300 carabinieri a piedi, appoggiati da blindati e camionette che a causa degli attacchi incontravano grosse difficoltà a muoversi nelle strette vie genovesi, si dirigevano verso la zona dei disordini allo scopo di bloccare i gruppi estremisti che da piazza Giusti stavano avanzando verso il quartiere di Marassi. Il loro percorso prevedeva il passaggio da via Tolemaide e il transito per il sottopasso ferroviario di via Archimede, evitando quindi il corteo pacifico che proveniva da corso Aldo Gastaldi in direzione di via Tolemaide. Un errore di direzione, dovuto alla non conoscenza della città, causò tuttavia il loro passaggio dalla parallela via Giovanni Tomaso Invrea e il loro posizionamento di fronte al sottopasso ferroviario che divide corso Torino da corso Sardegna . Qui, dopo alcuni attimi di sosta, i carabinieri caricarono per alcune centinaia di metri (fino all'incrocio con via Caffa) la testa del corteo autorizzato (tra i primi il gruppo delle "Tute Bianche") che stava sopraggiungendo, ufficialmente per liberare la strada e per contrastare il fitto lancio di oggetti di cui erano bersaglio. Le versioni che vennero fornite sull'accaduto furono di segno decisamente opposto: diversi giornalisti presenti riferirono durante il processo di "un lancio simbolico con non più di due o tre sassi" da parte di alcuni manifestanti violenti, esterni al corteo, aggiungendo le loro perplessità rispetto alla tolleranza da parte delle forze dell'ordine per alcune ore nei confronti degli atti vandalici dei manifestanti violenti, mentre il corteo autorizzato veniva fatto bersaglio di lanci di lacrimogeni e caricato dopo solo poche decine di secondi di contatto visivo
Genova nel 2001 durante il G8.
La versione fornita dalle forze dell'ordine viceversa indicò un "fitto" lancio di sassi proveniente dal corteo. La stranezza del comportamento delle forze dell'ordine emerse anche durante il processo, in cui furono ascoltate registrazioni provenienti dalla questura: in una di queste registrazioni si sentono sia un operatore urlare: "Nooo!... Hanno caricato le tute bianche, porco giuda! Loro dovevano andare in piazza Giusti, non verso Tolemaide... Hanno caricato le tute bianche che dovevano arrivare a piazza Verdi", sia le ripetute richieste del dirigente del commissariato di Genova, responsabile della sicurezza del corteo, relative al far ritirare il gruppo dei Carabinieri dalla zona per evitare di fare da "tappo" e bloccare il corteo in arrivo. Molti manifestanti e alcuni giornalisti si allontanarono dopo i primi lanci di lacrimogeni, per cercare riparo nelle strade laterali, ma nonostante ciò alcuni di essi non riuscirono a evitare di essere coinvolti negli scontri subendo pestaggi da parte delle forze dell'ordine. Il capitano dei Carabinieri che aveva ordinato le cariche sostenne al processo che si trattava di cariche "di alleggerimento", ammettendo però di non conoscere la topografia della zona e di non essersi reso conto che così facendo aveva chiuso le vie di fuga. Dopo questa prima carica i carabinieri iniziarono a ripiegare per permettere il passaggio del corteo, tuttavia alcuni manifestanti appartenenti al corteo, ai quali si erano aggiunti elementi provenienti dal gruppo che occupava il sottopasso di corso Sardegna, reagirono alle precedenti cariche assalendo e incendiando un mezzo blindato in panne. In quel frangente la centrale operativa perse i contatti radio con gli uomini presenti, i quali, avendo già impiegato tutti i lacrimogeni a disposizione, ripresero le cariche. Durante gli scontri che seguirono, vennero rovesciati e dati alle fiamme cassonetti dell'immondizia, allo scopo di farne barricate, e furono compiuti altri atti vandalici. La grande quantità di lacrimogeni lanciati causò negli anni successivi problemi respiratori cronici e dermatologici sia negli agenti, nonostante la protezione delle maschere, sia nei manifestanti.
Lo scontro di piazza Alimonda. Piazza Alimonda è una piccola piazza del quartiere Foce che divide in due via Caffa nel suo percorso da via Tolemaide a piazza Niccolò Tommaseo. Via Caffa è lunga in tutto circa 250 metri: 90 da via Tolemaide a piazza Alimonda, circa 60 sulla piazza, della quale costituisce il lato più esteso, e poco più di 100 da piazza Alimonda, angolo via Ilice, a piazza Tommaseo. Perpendicolare a via Caffa si trova via Giovanni Tomaso Invrea, che collega la parte alta di via Giuseppe Casaregis, parallela a via Caffa, con Piazza Alimonda. Dalla parte opposta, dietro la chiesa che si affaccia sulla piazza, collegata da via Ilice e via Odessa, corre via Crimea. Intorno alle ore 15.00, come risultò da alcune fotografie scattate da un balcone su via Caffa, verso via Tolemaide, nella piazza sulla quale stavano transitando passanti e manifestanti, la situazione era tranquilla, ma poco dopo iniziò un lancio di lacrimogeni da parte dei carabinieri, da via Invrea, verso i manifestanti presenti. Durante gli scontri furono posti dei cassonetti dei rifiuti nella carreggiata, allo scopo di rendere difficoltoso il movimento dei mezzi e, di fronte a uno di questi, si fermò un Land Rover Defender dei carabinieri dal quale fu sparato un colpo di pistola da Mario Placanica che uccise il manifestante Carlo Giuliani
Genova nel 2001 durante il G8.
Circa alle ore 16.00, carabinieri e polizia iniziarono le cariche e i pestaggi nei confronti dei manifestanti in piazza e nelle vie limitrofe e, grazie anche all'aiuto di numerosi mezzi, riuscirono a prendere il controllo dell'area; contemporaneamente giunse nella piazza, da via Invrea, un defender con a bordo il tenente colonnello dei carabinieri Giovanni Truglio, comandante dello stesso reparto cui apparteneva Placanica. Poco dopo le 17.00, una delle Compagnie di contenimento e intervento risolutivo (CCIR), la Echo dei Carabinieri, sotto il comando del capitano Claudio Cappello e con la direzione del vicequestore aggiunto Adriano Lauro, seguitoa da due Land Rover Defender, insieme ad altre forze di polizia tra via Caffa e Piazza Tommaseo, attraversò i 200 metri di via Caffa e caricò parte dei manifestanti che erano nell'incrocio con via Tolemaide, dove stavano avvenendo gli scontri, protetti da barricate improvvisate. Secondo la versione ufficiale la carica era stata effettuata per timore che i manifestanti, che avrebbero iniziato a lanciare oggetti in direzione dei carabinieri (tuttavia inizialmente fuori portata) e ad avanzare facendosi scudo con alcuni cassonetti rovesciati, attaccassero il gruppo delle forze dell'ordine. Tuttavia, secondo le ricostruzioni basate su fotografie della piazza e testimonianze effettuate da comitati e associazioni vicine ai manifestanti, i carabinieri si sarebbero preparati a caricare senza che vi fosse stato alcun segno di ostilità da parte dei manifestanti. In alcune foto relative alla costruzione della barricata compare Carlo Giuliani. Durante le inchieste su quei giorni si fece notare che questa carica avrebbe precluso ogni possibile via di fuga ai manifestanti così come avrebbe reso impossibile il retrocedere lungo via Tolemaide verso le cariche delle altre forze dell'ordine; la conseguenza fu che alcuni manifestanti, vistasi preclusa ogni via di fuga, cercarono di reagire alle cariche della polizia per farsi strada nella direzione opposta. Iniziato lo scontro, i carabinieri (dalle foto e dalle testimonianze, circa settanta) non furono però in grado di disperdere i manifestanti e, davanti alla loro reazione, indietreggiarono precipitosamente, inseguiti da questi, verso l'inizio di via Caffa, dove era schierato un intero reparto della polizia dotato di molti mezzi. Durante i processi, sulla presenza dei due Defender, Cappello affermò che "vi fu un arretramento disordinato. Io non mi sono reso conto che dietro di noi vi erano anche le due Land Rover, anche perché non c'era alcun motivo operativo".
L'assalto al Defender e la morte di Carlo Giuliani. Durante la ritirata una Land Rover Defender dei Carabinieri, con tre giovani militari a bordo, l'autista Filippo Cavataio di 23 anni, Mario Placanica carabiniere di leva di 20 anni e il coetaneo Dario Raffone, restò temporaneamente bloccata di fronte a un cassonetto dei rifiuti mentre stava manovrando in Piazza Alimonda, secondo la testimonianza dell'autista, a causa di una manovra errata dell'altro mezzo e per l'asserito spegnimento del motore. Una quindicina di persone, appartenenti al gruppo che dopo la carica fallita stava inseguendo i carabinieri in ritirata, attaccò il mezzo che fu danneggiato a tergo e sul lato destro, con pietre, bastoni, una palanchina di legno e un estintore e, nell'assalto, furono feriti al viso da pietre dagli assalitori i carabinieri Raffone e Placanica. L'attacco al mezzo fu documentato da diversi filmati e foto e il tutto fu successivamente acquisito dalla magistratura. Alcuni media e politici in un primo tempo parlarono erroneamente di centinaia di persone intorno al mezzo, stima superiore anche alla consistenza stessa del più vasto gruppo di manifestanti caricato in via Caffa. L'aggressore con la palanca, M. Monai, nel descrivere la situazione, dichiarerà al magistrato: « Il rumore era assordante ed io trovata a terra una trave, cominciai a colpire il tetto del mezzo; l'ultimo colpo lo diressi all'interno del mezzo il cui finestrino posteriore destro era già frantumato. Vidi per un attimo il volto del carabiniere che era posizionato nella mia direzione, ne colpii la sagoma, poi lo vidi accucciarsi. Mentre avveniva tutto ciò la gente intorno urlava frasi di disprezzo e minaccia nei confronti dei CC quali "bastardi, vi ammazziamo". Non ho udito frasi provenienti dall'interno della camionetta ma in quel trambusto non posso escludere che siano state proferite ». (Dichiarazioni di M. Monai). Uno degli aggressori raccolse l'estintore e lo scagliò contro il mezzo, colpendo l'intelaiatura del finestrino della porta posteriore del mezzo. L'estintore rimase appoggiato tra la carrozzeria e la ruota di scorta: dall'interno uno degli occupanti lo colpì con un calcio, facendolo rotolare a terra in direzione di un manifestante con il volto coperto da un passamontagna, più tardi identificato nella persona di Carlo Giuliani, che in quel momento si trovava a diversi metri dal Defender, in direzione di via Tolemaide; questi sollevò da terra l'estintore e si avvicinò, tenendo l'estintore sopra la testa con le mani protese, verso la parte posteriore del Defender, ma venne colpito alla testa da un colpo d'arma da fuoco. Il carabiniere Mario Placanica si dichiarò in seguito autore dello sparo, aggiungendo di avere sparato due colpi in aria, uno dei quali colpì Giuliani, mentre l'altro proiettile colpì il muro a destra della chiesa in piazza Alimonda, lasciandovi un segno individuato solo dopo alcuni mesi. Giuliani cadde a terra ancora vivo, venendo investito due volte dal mezzo che era riuscito a ripartire e si allontanava dalla piazza mettendo in salvo i carabinieri: una prima volta in retromarcia e la seconda dopo la ripartenza. 
Carlo Giuliani.
Secondo l'autopsia e in base ai filmati che ne mostrano il sangue zampillante, morì diversi minuti dopo essere stato colpito. Quando, dopo circa mezz'ora, il personale medico di un'ambulanza arrivò in soccorso, Giuliani era già morto, senza aver ricevuto alcun soccorso dalle Forze dell'Ordine che immediatamente dopo la sua caduta a terra rioccuparono la piazza e lo circondarono nascondendone la vista. La scena, documentata da filmati e fotografie, venne trasmessa da emittenti televisive in tutto il mondo, rendendo evidente il drammatico livello di violenza raggiunto dagli scontri di Genova. Un reporter del quotidiano La Repubblica e un medico giunti sul posto subito dopo il fatto notarono il bossolo di un proiettile vicino al corpo, ma, quando questo venne mostrato ai carabinieri presenti, la morte di Giuliani era ancora ritenuta causata da un sasso lanciato dai manifestanti e, stando a quanto riportato dalla testimonianza del cronista, questi sembrarono identificare il bossolo come uno di quelli prodotti dal lancio dei gas lacrimogeni. Il cronista raccolse il bossolo e lo consegnò pochi minuti dopo a un ispettore di polizia sopraggiunto e avvertito del ritrovamento. Il bossolo verrà identificato poche ore dopo come proveniente dal tipo di pistola in dotazione a Mario Placanica. Secondo il consulente tecnico del P.M., la distanza tra Giuliani e l'arma da fuoco era di circa 175 centimetri, e Giuliani "viene colpito nel mentre ha sollevato l'estintore sopra la testa ed è nell'atto di lanciarlo (più precisamente nel momento in cui lo lancia)"; secondo lo stesso C.T. le macchie rosse che appaiono in un filmato ripreso dalle forze dell'ordine sono da attribuirsi a effetti cromatici. Secondo i consulenti tecnici della persona offesa, Carlo Giuliani fu colpito mentre si trovava a 337 centimetri dalla bocca dell'arma da fuoco e teneva l'estintore dietro la nuca: ciò sarebbe dimostrato da un fiotto di sangue, visibile mentre egli è in tale posizione, mostrato in un filmato ripreso dalle forze dell'ordine. Tali conclusioni, in contrasto con quelle cui erano giunti i consulenti del P.M., non furono accolte dal G.I.P. che archiviò il procedimento, precludendo la possibilità di eseguire una perizia in sede dibattimentale da parte di periti nominati dal giudice. Diversi mesi prima di ricevere l'incarico di consulente del P.M. Silvio Franz (febbraio 2002), uno dei consulenti nominati del P.M., Paolo Romanini, esperto balistico, aveva pubblicato nel numero di settembre 2001 della rivista specialistica che dirigeva, Tacarmi, un editoriale nel quale prendeva decisamente partito a favore della tesi della legittima difesa quale causa di non punibilità per Placanica. Una foto scattata da Dylan Martinez dell'agenzia Reuters, con una prospettiva molto schiacciata causata dall'impiego di un teleobiettivo, fa apparire Giuliani immediatamente di fronte al finestrino posteriore sfondato, nel quale si intravede una mano che regge la pistola. La stessa fotografia mostra altri particolari: l'aggressione dal lato destro e posteriore, le dimensioni e la morfologia reali della palanchina in legno utilizzata contro il defender, e la pistola impugnata all'interno del mezzo dei Carabinieri, puntata tenendo il calcio in orizzontale e ad altezza d'uomo. Altre foto e riprese laterali, tra le quali quelle trasmesse da Rai News 24, mostrano Giuliani a diversi metri dal mezzo nel momento in cui fu colpito. Nonostante l'esito delle indagini della magistratura, che hanno visto in Mario Placanica il responsabile dei due colpi sparati ritenendo però la sua azione compatibile con l'uso legittimo delle armi e la legittima difesa, sono state evidenziate nel tempo diverse incongruenze nelle testimonianze delle persone coinvolte e sono state effettuate diverse ricostruzioni alternative relative allo svolgimento dei fatti. Lo stesso Placanica, alcuni anni dopo gli eventi, ha negato di essere stato colui che ha sparato a Giuliani.
I momenti successivi la morte di Giuliani e le testimonianze dei presenti. Gli spari, uditi da numerosi testimoni, inclusi fotoreporter e giornalisti, e registrati da una telecamera posta in via Ilice, spinsero gli aggressori ad allontanarsi e, pochi attimi dopo, il Defender ripartì passando due volte sul corpo di Carlo Giuliani rimasto a terra. Interrogato dal magistrato, l'autista Cavataio dichiarò di non aver udito alcun colpo d'arma da fuoco e di non essersi accorto di essere passato sul corpo di Giuliani, ritenendo che i sobbalzi del mezzo fossero dovuti a un "sacchetto delle immondizie"; i consulenti tecnici incaricati dal PM Silvio Franz affermarono che il Defender non avrebbe arrecato a Giuliani lesioni apprezzabili ma tale opinione fu confutata dalla parte civile, secondo la quale il doppio arrotamento subito dal corpo da parte di un mezzo del peso a vuoto di circa 18 quintali e con almeno tre persone a bordo non avrebbe potuto non provocare lesioni rilevanti. L'archiviazione del procedimento precluse il confronto dibattimentale tra le diverse consulenze tecniche e l'ulteriore approfondimento da parte di periti nominati dal giudice. La distanza della telecamera dal Defender è stata valutata in oltre trenta metri dai consulenti tecnici del P.M. e in oltre cinquanta metri dai consulenti della persona offesa. Dal tempo necessario perché il suono degli spari arrivasse alla telecamera, e quindi dalla distanza di questa dalla scena, verrà stimato il fotogramma contemporaneo allo sparo e da questo lo spazio esistente tra Giuliani e il Defender al momento dello sparo, discordante nelle due versioni. Solamente quattro degli aggressori furono identificati: Carlo Giuliani ucciso nell'assalto, M. M. ed E. P., genovesi, riconosciuti dalle numerose foto, che si consegneranno spontaneamente, e infine, L. F., di Pavia, estraneo al gruppo dei genovesi, identificato durante le indagini dalla Digos di Pavia. Nel Corriere Mercantile del 6 settembre, M. M. lanciò un appello a farsi avanti e a testimoniare nei confronti delle altre persone presenti, ma nessuno si presentò. L'impressione di isolamento e assedio del mezzo ricavata dalla maggior parte del materiale foto e video mostrato dai media, è tuttavia argomento di discussione, dato che in foto prese da angolazioni diverse compaiono alcuni carabinieri che, a pochi metri di distanza, in via Caffa direzione piazza Tommaseo, osservano lo svolgersi degli eventi facendo segno ai colleghi poco distanti di raggiungerli, senza tuttavia avere il tempo di intervenire; l'intera azione durò solo pochi secondi. James Matthews riferì di aver tentato invano di avvisare gli occupanti del Defender della presenza al suolo di Giuliani; Matthews, tra i primi a tentare di soccorrere Giuliani, riferì che era ancora vivo dopo essere stato due volte travolto dal pesante mezzo dei Carabinieri. Il comandante del reparto, Giovanni Truglio, distante poco più di una decina di metri dal defender, ritratto in alcune immagini mentre si trova sulle strisce pedonali che attraversano via Caffa all'angolo tra piazza Alimonda e via Ilice, dichiarò di non aver udito i colpi di pistola, dichiarazione analoga era stata fornita dall'autista del defender, Cavataio. Furono sfondati tre vetri su nove del mezzo: il vetro posteriore, un oblò sul tetto, un semivetro sulla parte destra, presumibilmente già sfondato in precedenza e dietro il quale era stato posto, incastrato tra telaio del finestrino e sedili interni, uno scudo protettivo, contro il quale cozzava la palanca che nelle foto si vede impugnata da M. M. Ma la presenza dello scudo fu omessa da gran parte della stampa che per anni alimentò la leggenda di una trave di legno, definizione impropria a descrivere la palanca impiegata nell'occasione. Nessun vetro fu infranto nella parte anteriore e sinistra, in quanto il mezzo fu attaccato da tergo e dal lato destro. Mario Placanica fu portato al pronto soccorso, per essere poi prelevato per testimoniare sui fatti e riportato al pronto soccorso, dove gli furono riscontrate lievi escoriazioni con una prognosi di 7 giorni. Anche Dario Raffone fu portato al pronto soccorso (prognosi di 8 giorni). Immediatamente dopo l'evento, il fotoreporter Eligio Paoni, arrivato sul posto subito dopo gli episodi, fotografò il corpo di Giuliani prima che venisse coperto all'arrivo delle forze dell'ordine: fu malmenato dalle forze dell'ordine, venendo ferito alla testa, gli fu fratturata una mano, gli fu distrutta una macchina fotografica e fu costretto a consegnare un rullino che aveva cercato di nascondere. Una foto, inoltre, mostra un carabiniere nell'atto di spingere la testa di Paoni sul cadavere di Giuliani, forse per intimorirlo. La questione del suo pestaggio e della distruzione delle sue fotografie verrà dibattuta anche durante le audizioni della successiva indagine conoscitiva delle commissione parlamentari, ma non si risalì ai responsabili diretti, mentre i due vicequestori presenti, Lauro e Fiorillo, affermarono di non aver notato il fatto, in quanto la loro attenzione era concentrata sul corpo di Giuliani. Anche il parroco della chiesa di Nostra Signora del Rimedio, che tentò di benedire il corpo di Giuliani, non venne fatto avvicinare. La giornalista de Il Corriere della Sera Fiorenza Sarzanini, presente in piazza, riportò nella sua cronaca degli avvenimenti che nei momenti successivi agli spari vennero lanciati anche dei lacrimogeni e vi fu una carica dei carabinieri. Sarzanini, aiutata ad allontanarsi da un manifestante, finì a terra con questi e fu ripetutamente colpita dalle forze dell'ordine con calci, nonostante il tentativo di identificarsi come giornalista. Circa mezz'ora dopo la morte di Giuliani, alcuni giornalisti di Libero filmarono l'allora vicequestore Adriano Lauro che, in un alterco con un manifestante il quale attribuiva alle forze dell'ordine la responsabilità dell'uccisione apostrofandoli con la frase assassino in divisa, ribaltava sui manifestanti le accuse gridando: « Bastardo! Lo hai ucciso tu, lo hai ucciso! Bastardo! Tu l'hai ucciso, col tuo sasso, pezzo di merda! Col tuo sasso l'hai ucciso! Prendetelo! ». Un carabiniere e un agente della polizia accennarono un inseguimento del dimostrante e, vista la sua fuga, si esaurì dopo pochi metri. Le fotografie scattate da un abitante della zona e diffuse nel 2004 mostrarono un acceso diverbio tra un carabiniere e un poliziotto, fatto del quale aveva parlato in precedenza anche il fotografo Bruno Abile, il quale, in un'intervista all'ANSA del 21 luglio 2001 e in successive dichiarazioni, sostenne di avere visto uno degli agenti presenti, non riuscendo a specificare se si trattasse di un poliziotto o di un carabiniere, forse un ufficiale, dare un calcio alla testa di Giuliani e di essere riuscito a riprendere l'istante precedente a questo: "Ho fotografato l'ufficiale nell'istante di "caricare" la gamba, come quando si sta per tirare un calcio di rigore". Qualcuno, mentre la zona attorno al corpo del giovane ucciso era interamente circondata e occupata dalle forze dell'ordine, come comprovato dalla sequenza fotografica, avrebbe messo un sasso di fianco alla testa di Giuliani e procurato una profonda ferita sulla fronte in modo da far pensare a una sassata: a sostegno di questa tesi alcune fotografie mostrano il sasso prima ad alcuni metri a sinistra dal corpo e poi accanto alla testa sul lato destro, dove prima c'era solo un accendino bianco.
Scene a Genova nel 2001
durante il G8.
L'assalto alla scuola Diaz. La scuola Diaz e l'adiacente scuola Pascoli, nel quartiere di Albaro, in origine erano state concesse dal comune di Genova al “Genoa Social Forum” come sede del loro media center e, in seguito alla pioggia insistente che aveva costretto a evacuare alcuni campeggi, anche come dormitorio. Secondo le testimonianze dei manifestanti la zona era divenuta un punto di ritrovo di molti manifestanti, soprattutto tra chi non conosceva la città, venendo frequentata durante le tre giornate anche da coloro che non erano autorizzati a dormire nell'edificio e, sempre secondo quanto riferito dai manifestanti e dal personale delle associazioni che avevano sede nella Pascoli, non vi erano situazioni di tensione nei due edifici. Intorno alle 21 di sabato, alcuni cittadini segnalarono la presenza in zona (via Trento, piazza Merani e via Cesare Battisti) di alcune persone intente a posizionare dei cassonetti dell'immondizia in mezzo alla strada ed a liberarsi di caschi e di alcuni bastoni. Una volante della polizia mandata a verificare rilevò la presenza di un centinaio di persone davanti alla scuola Diaz, senza però essere in grado di verificare se fossero i soggetti segnalati dalle telefonate, né se stessero realmente spostando i cassonetti in mezzo alla strada.
Successivamente, stando alle ricostruzioni delle forze dell'ordine, la segnalazione di un attacco a una pattuglia di poliziotti portò alla decisione di effettuare una perquisizione presso la scuola Diaz e, ufficialmente per errore, alla vicina scuola Pascoli dove stavano dormendo 93 persone tra ragazzi e giornalisti in gran parte stranieri, la maggior parte dei quali accreditati; il verbale della polizia parlò di una "perquisizione" poiché si sospettava la presenza di simpatizzanti del Black bloc, ma resta senza motivazione ufficiale l'uso della tenuta antisommossa per effettuare una semplice perquisizione. Tutti gli occupanti furono arrestati e la maggior parte picchiata, sebbene non avessero opposto alcuna resistenza; i giornalisti accorsi alla scuola Diaz videro decine di persone portate fuori in barella, uno dei quali rimase in coma per due giorni e subì danni permanenti, ma la portavoce della questura dichiarò in conferenza stampa che 63 di essi avevano pregresse ferite e contusioni e mostrò del materiale indicato come sequestrato all'interno degli edifici, senza dare risposte agli interrogativi posti dai giornalisti. Le immagini delle riprese mostrarono muri, pavimenti e termosifoni macchiati di sangue, a nessuno degli arrestati venne comunicato di essere in arresto e dell'eventuale reato contestato, tanto che molti di loro scoprirono solo in ospedale, a volte attraverso i giornali, di essere stati arrestati per associazione a delinquere finalizzata alla devastazione e al saccheggio, resistenza aggravata e porto d'armi. Dei 63 feriti tre ebbero la prognosi riservata: la ventottenne studentessa tedesca di archeologia Melanie Jonasch, vittima di un trauma cranico cerebrale con frattura della rocca petrosa sinistra, ematomi cranici vari, contusioni multiple al dorso, spalla ed arto superiore destro, frattura della mastoide sinistra, ematomi alla schiena e alle natiche; il tedesco Karl Wolfgang Baro, trauma cranico con emorragia venosa; e il giornalista inglese Mark Covell, mano sinistra e 8 costole fratturate, perforazione del polmone, trauma emitorace, spalla e omero, oltre alla perdita di 16 denti, il cui pestaggio, avvenuto a metà strada tra le due scuole, venne ripreso in un video. La versione ufficiale del reparto mobile di Genova fu che l'assalto sarebbe stato motivato da una sassaiola proveniente dalla scuola verso una pattuglia delle forze dell'ordine che transitava in strada alle ore 21:30 circa, anche se in alcune relazioni l'orario fu indicato nelle 22:30; il vicequestore Massimiliano Di Bernardini, in servizio alla squadra mobile di Roma e in quei giorni aggregato a Genova, riferì in un primo tempo di aver transitato "a passo d'uomo", a causa di alcune vetture presenti nella strada molto stretta, davanti alla scuola con quattro vetture e che il cortile della scuola e i marciapiedi "erano occupati da un nutrito gruppo, circa 200 persone, molti dei quali indossavano capi di abbigliamento di color nero, simile a quello tipicamente usato dai gruppi definiti Black bloc" e che questi avevano fatto bersaglio i mezzi con "un folto lancio di oggetti e pietre contro il contingente, cercando di assalire le autovetture", ma che queste riuscirono ad allontanarsi, nonostante la folla li inseguisse, "azionando anche i segnali di emergenza". Le forze dell'ordine tuttavia non furono in grado di fornire indicazioni precise sui mezzi coinvolti, né su chi li guidasse e le testimonianze sulla presenza di centinaia di simpatizzanti dei black bloc non venne confermata da alcuna fonte; successivamente Di Bernardini ammise di non aver assistito direttamente al lancio di oggetti e di avere "visto volare una bottiglia di birra sopra una delle quattro auto della polizia e una persona che si aggrappava allo specchio retrovisore", e di aver riportato quanto riferitogli da altri. In seguito tre agenti sostennero che un grosso sasso aveva sfondato un vetro blindato del loro furgone, un singolo mezzo, rispetto ai quattro dichiarati in un primo tempo, e che il mezzo venne poi portato in un'officina della polizia per le riparazioni; tale episodio tuttavia non risultò dai verbali dei superiori, stilati dopo l'irruzione, che invece riportano di una fitta sassaiola, né fu possibile identificare il mezzo che sarebbe stato coinvolto. Testimonianze successive di altri agenti, rese durante le indagini, sostennero al contrario il lancio di un bullone, evento a cui i superiori non avrebbero assistito, e di una bottiglia di birra, lanciata in direzione di quattro auto della polizia, a una delle quali si era aggrappato un manifestante. Alcuni giornalisti e operatori presenti all'esterno della scuola Pascoli racconteranno invece di aver visto solo una volante della polizia in coda insieme ad altre auto dietro un autobus che sostava in mezzo alla strada per far salire i manifestanti diretti alla stazione ferroviaria. L'auto, giunta all'altezza delle due scuole, accelerò improvvisamente sgommando. In quel momento venne lanciata una bottiglia che si infranse a terra a diversi metri di distanza dall'auto ormai lontana; versione confermata in parte da altri testimoni all'interno dell'edificio, che affermarono di aver sentito il rumore di una forte accelerata, seguito pochi istanti dopo da alcune urla e dal suono di un vetro infranto. Tali versioni, contrastanti nelle date, nei tempi e nella sostanza, misero fortemente in dubbio anche l'effettivo verificarsi del fatto addotto a motivo dell'irruzione. L'ora di arrivo delle forze dell'ordine di fronte all'edificio, contraddittoria tra le diverse ricostruzioni effettuate dalle difese rispetto ad altre testimonianze, è stata dibattuta durante i primi due gradi del processo; la Corte di Appello di Genova, concordando con le conclusioni del tribunale di primo grado, ricostruì nelle motivazioni della sentenza di secondo grado, tramite il confronto dei filmati che mostrarono l'uso di cellulari con i tabulati delle telefonate e gli orari di arrivo degli agenti: « Sulla base di tale elaborato il Tribunale ha ritenuto che l'arrivo delle forze di Polizia in Piazza Merani sia avvenuto alle ore 23.57.00 (orario desumibile anche dalla trasmissione in diretta di radio GAP, perché è in quel momento che il programma in corso viene bruscamente interrotto per dare notizia dell'arrivo della Polizia in assetto antisommossa), che l'ingresso dei reparti di Polizia operanti all'interno del cortile della scuola sia avvenuto alle 23.59.17 (visibile lo sfondamento del cancello del cortile mediante il mezzo del Reparto Mobile di Roma nel rep. 175), e che l'apertura del portone centrale in legno sia avvenuta alle ore 00.00.15 (visibile dai rep. filmati n. 175 e n. 239), meno di un minuto dopo l'ingresso nel cortile. » (Motivazioni della sentenza di secondo grado relativa ai fatti della scuola Diaz). All'operazione di polizia hanno preso parte un numero rimasto imprecisato di agenti: la Corte di Appello di Genova, pur richiamando questo fatto nelle motivazioni della sentenza di secondo grado, basandosi sulle informazioni fornite durante il processo da Vincenzo Canterini, li stima in circa "346 Poliziotti, oltre a 149 Carabinieri incaricati della cinturazione degli edifici". Un asserito ulteriore lancio di sassi e altri oggetti verso le forze dell'ordine, una volta che queste si erano radunate fuori dall'edificio - definito "fittissimo" nel verbale di arresto dei manifestanti e addotto a ulteriore motivo dell'irruzione nella scuola - venne escluso nel corso del processo dall'analisi dei filmati disponibili da parte del RIS. L'agente che dal verbale risultava aver assistito al lancio di un maglio spaccapietre dalle finestre della scuola, si avvalse della facoltà di non rispondere, mentre un altro dei firmatari dello stesso verbale riferì di aver visto in realtà solo "due pietre di piccole dimensioni" cadute "nel cortile della scuola". La Corte d'appello, nella ricostruzione dei fatti contenuta nelle motivazioni della sentenza, ricostruì così gli avvenimenti: « In ogni caso le emergenze probatorie raccolte escludono che si sia trattato di condotta particolarmente significativa e pericolosa, e che abbia avuto le caratteristiche con le quali è stata descritta negli atti sopra menzionati. Basta rilevare che gran parte della scena dallo sfondamento del cancello, al successivo ingresso nel cortile fino all'apertura del portone è stata ripresa nel filmato in atti, e che lo stesso, pure oggetto di attenta consulenza da parte dei RIS di Parma, non consente di apprezzare la caduta e tanto meno il lancio di oggetti (per cui se caduta vi è stata si deve essere trattato di oggetti di dimensioni insignificanti), come del resto confermato dal fatto che a terra nulla di tal genere è stato poi ritrovato, e che gran parte degli operatori staziona nel cortile senza assumere alcun atteggiamento di difesa o riparo da oggetti provenienti dall'alto (tra questi lo stesso Canterini che non indossa il casco, comportamento che per la sua esperienza di comandante non può essere dettato da leggerezza). Solo nella fase immediatamente precedente l'ingresso nella scuola, dopo l'apertura del primo portone, alcuni operatori portano lo scudo sulla testa, ma la condotta è ambigua, perché nello stesso frangente si vedono altri operatori nelle vicinanze che non assumono alcun atteggiamento protettivo; inoltre è stata fornita una spiegazione di tale condotta [...] ravvisata in una specifica tecnica operativa di approccio agli edifici, che contempla tale manovra in via cautelativa sempre, anche in assenza di effettivo pericolo. » (Motivazioni della sentenza di secondo grado relativa ai fatti della scuola Diaz). L'arresto in massa senza mandato di cattura venne giustificato in base alla contestazione dell'unico reato della legislazione italiana, esclusa la flagranza, che lo prevede, ovvero il reato di detenzione di armi in ambiente chiuso; dopo la perquisizione, le forze dell'ordine mostrarono ai giornalisti gli oggetti rinvenuti, tra i quali coltellini multiuso, sbarre metalliche e attrezzi che si rivelarono provenire in realtà dal cantiere per la ristrutturazione della scuola, alcune barre di metallo appartenenti ai rinforzi degli zaini (e, come evidenzieranno i giudici del processo d'appello, appositamente estratte per essere mostrate come prove della presenza di possibili armi) e 2 bombe molotov. Le molotov si scopriranno essere state sequestrate il giorno stesso in tutt'altro luogo e portate all'interno dell'edificio dalle stesse forze dell'ordine per creare false prove: un video dell'emittente locale Primocanale, visionato un anno dopo i fatti, mostrò infatti il sacchetto con le molotov in mano ai funzionari di polizia al di fuori della scuola. La scoperta di questo video porterà alla confessione di un agente, che ammise di aver ricevuto l'ordine di portarle davanti alla scuola. Nella stessa operazione venne perquisita, stando alle testimonianze dei funzionari durante i processi "per errore", anche l'adiacente scuola Pascoli, che ospitava l'infermeria, il media center e il servizio legale del Genoa Social Forum, che lamentò la sparizione di alcuni hard disk dei computer e di supporti di memoria contenenti materiale sui cortei e sugli scontri, oltre alle testimonianze di molti manifestanti circa i fatti dei giorni precedenti, sia su supporto informatico sia cartaceo. Alcuni dei computer che erano stati dati in comodato al Genoa Social Forum dal Comune e dalla Provincia e alcuni computer portatili dei giornalisti e dei legali presenti vennero distrutti durante la perquisizione; poche ore prima dell'assalto, in un comunicato stampa diffuso dal Genoa Legal Forum, si annunciò che il giorno successivo sarebbe stata sporta denuncia contro le forze dell'ordine per quanto avvenuto in quei giorni, avvalendosi di questo materiale; la Federazione nazionale della stampa si costituì parte civile al processo contro questa irruzione. Durante le indagini vennero rese note le difficoltà a risalire ai firmatari dei verbali di arresto e perquisizione, contenenti 15 firme il primo e 9 il secondo (questi ultimi firmatari anche del primo). Alla fine del processo di secondo grado una firma del verbale di arresto risultava ancora non identificata; a tal proposito la corte di appello, nelle motivazioni della sentenza, afferma: « La peculiarità dei verbali di perquisizione e sequestro, e di arresto oggetto del presente giudizio consiste innanzi tutto nella mancata indicazione nominativa dei verbalizzanti, posto che gli atti esordiscono con la frase “noi sottoscritti Ufficiali ed Agenti di Polizia Giudiziaria effettivi a…” seguita dalla indicazione dei rispettivi corpi di appartenenza, ma senza specificazione delle generalità. Gli inquirenti hanno dovuto così investigare in base alle firme di sottoscrizione, spesso mere sigle, con il risultato che uno dei firmatari del verbale di arresto è rimasto ignoto (circostanza significativa secondo l'accusa pubblica della mancata collaborazione nelle indagini da parte della Polizia, pur delegata dalla Procura a investigare sui tragici fatti). » (Motivazioni della sentenza di appello del processo inerente ai fatti della scuola Diaz). Tutti gli arrestati della scuola Diaz e della scuola Pascoli vennero in seguito rilasciati, alcuni la sera stessa, altri nei giorni successivi, e con il tempo caddero tutte le accuse ai manifestanti; per quanto riguarda l'accoltellamento di un agente, fatto che venne contestato dalle perizie del RIS, secondo le quali i tagli sarebbero stati procurati appositamente, ma ritenuto invece veritiero dal consulente tecnico del tribunale. L'agente, come rimarcato sia dal procuratore generale sia dai giudici nel processo di secondo grado, cambiò versione sull'avvenimento diverse volte, al pari di un collega che inizialmente aveva sostenuto la sua tesi, e nei sette anni di indagini non si trovò nessun altro agente che ammise di aver assistito direttamente alla scena. L'agente nel processo di primo grado venne comunque assolto, seppur con forma dubitativa, ritenendo veritiera l'ultima delle sue versioni, mentre nel processo di secondo grado la ricostruzione venne ritenuta falsa. Gli arrestati stranieri vennero espulsi dall'Italia dopo il rilascio.
Terminate le manifestazioni, domenica 22 luglio la città di Genova rilevò i danni: le devastazioni cagionate da elementi violenti, mai arrestati nonostante le numerose chiamate alle forze dell'ordine da parte di cittadini e persino da parte dell'allora presidente della Provincia di Genova Marta Vincenzi, e nel corso degli scontri tra manifestanti e forze dell'ordine, causarono notevoli danni a proprietà private e pubbliche. La grandissima maggioranza dei responsabili, sia tra i manifestanti che tra le forze dell'ordine, non venne mai identificata, mentre quasi tutti i fermati dalle forze dell'ordine nei giorni degli scontri, un totale di 329 arresti, sono poi risultati estranei ai fatti contestati, o non sono state individuate responsabilità specifiche a loro carico. Probabilmente le violenze sono state orchestrate da funzionari dello stato per avere il movente di potere attuare una “macelleria messicana” generalizzata in città. Infatti alcuni sospettarono la responsabilità dei disordini da parte di simpatizzanti del movimento internazionale Black block, il cui arrivo dell'ala più estremista in Italia era stato preannunciato nelle settimane precedenti alle manifestazioni dalle autorità tedesche e da quelle italiane, ma nonostante tali avvisi, essi non furono fermati alle frontiere diversamente da altri manifestanti, e i simpatizzanti di tale movimento - solitamente usi rivendicare come propria pratica di lotta azioni simili compiute in passato - questa volta negarono la propria responsabilità, e prove di una partecipazione organizzata del gruppo non sono state rilevate. Da testimonianze di manifestanti e giornalisti che seguivano i cortei autorizzati, risulterebbe che parte dei componenti del gruppo di "manifestanti violenti" che vestivano di nero e che si mossero liberamente per la città durante i cortei e le manifestazioni, non sembrava parlare italiano. Suscitò polemiche anche la presenza dell'allora vice presidente del consiglio Gianfranco Fini nella sala operativa della questura genovese, presenza che da diversi giornalisti venne ritenuta inopportuna e criticamente messa in relazione agli abusi poi compiuti dalle forze dell'ordine. Le persone fermate e arrestate durante i giorni della manifestazione furono in gran parte condotte nella caserma di Genova Bolzaneto, che era stata approntata come centro per l'identificazione dei fermati, venendo poi trasferite in diverse carceri italiane; secondo il rapporto dell'ispettore Montanaro, frutto di un'indagine effettuata pochi giorni dopo il vertice, nei giorni della manifestazione transitarono per la caserma 240 persone, di cui 184 in stato di arresto, 5 in stato di fermo e 14 denunciate in stato di libertà, ma secondo altre testimonianze di agenti, gli arresti e le semplici identificazioni furono quasi 500. In numerosi casi i fermati accusarono il personale delle forze dell'ordine di violenze fisiche e psicologiche e di mancato rispetto dei diritti degli imputati quali quello a essere assistiti da un legale o di informare qualcuno del proprio stato di detenzione; gli arrestati riferirono inoltre episodi di tortura: costretti a stare ore in piedi, con le mani alzate, senza avere la possibilità di recarsi al bagno, cambiare posizione o ricevere cure mediche, riferirono inoltre di un clima di euforia tra le forze dell'ordine per la possibilità di infierire sui manifestanti, e riportarono anche invocazioni a dittatori e ad ideologie dittatoriali di matrice fascista, nazista e razzista, nonché minacce a sfondo sessuale nei confronti di alcune manifestanti. Il ministro della Giustizia in carica Roberto Castelli, che aveva visitato la caserma nelle stesse ore, dichiarò di non essersi accorto di nulla, ugualmente confermò il magistrato antimafia Alfonso Sabella, che durante il vertice ricopriva il ruolo di ispettore del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria ed era responsabile delle carceri provvisorie di Bolzaneto e San Giuliano. Sabella fu comunque tra i primi, già una settimana dopo il G8, ad ammettere la possibilità che ci fossero state violenze da parte delle forze dell'ordine contro i manifestanti arrestati, pur escludendo che queste fossero state commesse da parte di quelle che erano a Bolzaneto sotto la sua responsabilità. I giudici nei giorni successivi scarcerarono tutti i manifestanti per l'insussistenza delle accuse che ne avevano causato l'arresto. I pubblici ministeri al processo contro le forze dell'ordine riguardo ai fatti della caserma Bolzaneto riferirono di persone costrette a stare in piedi per ore e ore, fare la posizione del cigno e della ballerina, abbaiare per poi essere insultati con minacce di tipo politico e sessuale, colpiti con schiaffi e colpi alla nuca ed anche lo strappo di piercing, anche dalle parti intime. Molte le ragazze obbligate a spogliarsi, a fare piroette con commenti brutali da parte di agenti presenti anche in infermeria. Il P.M. Miniati parlò dell'infermeria come un luogo di ulteriore vessazione. Secondo la requisitoria dei pubblici ministeri i medici erano consapevoli di quanto stava accadendo, erano in grado di valutare la gravità dei fatti ed hanno omesso di intervenire pur potendolo fare, hanno permesso che quel trattamento inumano e degradante continuasse in infermeria specificando che soltanto un criterio prudenziale impedisce di parlare di tortura, ma certo, alla tortura si è andato molto vicini. Il 5 marzo 2010 i giudici d'appello di Genova, ribaltando la decisione di primo grado, emisero 44 condanne per i fatti di Bolzaneto e, nonostante l'intervenuta prescrizione, condannò gli imputati a risarcire le vittime. Amnesty International sottolineò l'importanza della sentenza, che riconobbe come a Bolzaneto ebbero luogo «gravi violazioni dei diritti umani», aggiungendo che la prescrizione sarebbe stata impedita se l'Italia avesse introdotto nel suo sistema penale il reato di tortura, come vi è obbligata dalla firma della Convenzione ONU contro la Tortura del 1984. La Cassazione, nella motivazione della sua decisione del 2013, a proposito dei fatti di Bolzaneto, parla di un "clima di completo accantonamento dei principi-cardine dello Stato di diritto".
Da https://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_De_Gennaro: Nell'aprile 2008 viene richiesto il rinvio a giudizio per De Gennaro (che durante il G8 era il capo della polizia) per istigazione alla falsa testimonianza nelle indagini inerenti ai fatti del G8 di Genova e in particolare i fatti della scuola Diaz. Il 1º luglio 2009 il pm chiede che gli siano attribuiti due anni di reclusione per istigazione alla falsa testimonianza, cioè per pressioni sull'ex questore affinché dichiarasse il falso sugli eventi alla scuola Diaz durante il G8 di Genova, per cui in aprile dell'anno prima era stato chiesto il rinvio. L'8 ottobre 2009 nella sentenza di 1º grado, De Gennaro viene assolto. Il 17 giugno 2010 De Gennaro viene condannato in appello ad un anno e quattro mesi di reclusione per istigazione alla falsa testimonianza nei confronti dell'ex questore di Genova Francesco Colucci nel processo per l'irruzione alla Diaz del G8 nel 2001. Il 23 novembre 2011 viene infine assolto in quanto "i fatti non sussistono". Il 10 dicembre 2012 l'ex questore di Genova Francesco Colucci è però condannato a due anni e otto mesi per falsa testimonianza in favore di De Gennaro, lasciando quindi diverse incongruenze circa il ruolo e le accuse rivolte a De Gennaro. Nell'Aprile 2015 la corte europea dei diritti umani accoglie un ricorso presentato da Arnaldo Cestaro, vittima del pestaggio all'epoca sessantaduenne e condanna così l'Italia per il reato di tortura data la violazione dell'art.3 della costituzione. La sentenza unanime dichiara inoltre che il sistema normativo italiano risulta essere non adeguato per quanto riguarda sanzioni contro gli atti di tortura evidenziando così gli aspetti poco lineari dell'intera vicenda giudiziaria fino ad allora occorsa.
Giovanni De Gennaro.
Giovanni De Gennaro (Reggio Calabria, 14 agosto 1948), è un prefetto italiano, Presidente di Finmeccanica ed ex Capo della Polizia. Già capo di gabinetto del Ministero dell'Interno e Commissario Straordinario per l'Emergenza rifiuti in Campania, nel maggio 2008 è stato nominato direttore del Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza, l'11 maggio 2012 cessa dall'incarico e viene nominato sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri del Governo Monti, incarico che ricopre fino al 28 aprile 2013. Il 26 maggio 2000 viene nominato dal Consiglio dei ministri capo della Polizia italiana. Il 2 luglio 2007 gli succede Antonio Manganelli, già suo vice, mentre De Gennaro diventa capo di gabinetto del Ministero dell'Interno. Dall'11 gennaio al 26 maggio 2008 riveste anche l'incarico di Commissario straordinario per l'emergenza rifiuti in Campania. Il 23 maggio 2008 viene nominato dal Comitato Interministeriale per la sicurezza della Repubblica Direttore del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza. L'11 maggio 2012, il consiglio dei ministri del governo presieduto da Mario Monti lo nomina sottosegretario di Stato delegato per la sicurezza della Repubblica e ricopre tale incarico fino al 28 aprile 2013. Il 3 luglio dello stesso anno il governo Letta lo designa presidente di Finmeccanica, ruolo confermatogli dal Consiglio di Amministrazione del Gruppo Finmeccanica il 15 maggio 2014.

UE: Date,Trattati, Istituzioni, storia dell'Integrazione
 Europea.  Clicca sull'immagine per ingrandirla.
- Il 15-12 i quindici paesi dell'UE adottano la Dichiarazione di Laeken che prevede la creazione della Convenzione europea. A Laeken è stata sottoscritta il 15 dicembre 2001, dai 15 stati allora appartenenti all'Unione europea (prima dell'allargamento a 25) una dichiarazione che ha avuto importanti conseguenze per l'UE, in quanto prevedeva che fossero realizzate riforme atte al perseguimento di vari obiettivi, tra i quali:
- l'allargamento dell'Unione a nuovi stati;
- l'avvicinamento dell'Unione europea ai cittadini, tramite notevoli modifiche istituzionali;
- la centralità nel processo costitutivo europeo del rispetto dei settori di competenza esclusiva dei singoli Stati membri e delle loro articolazioni territoriali;
- la creazione di una convenzione per le riforme, presieduta da Valéry Giscard d'Estaing (affiancato da due vicepresidenti, uno dei quali Giuliano Amato) che si è poi insediata il 15 marzo 2002.
La decisione più significativa presa a Laeken è stata la creazione della Convenzione europea che ha avviato il processo di riforma delle istituzioni dell'Unione: quest'ultima, partita da 6 paesi fondatori, dopo progressive nuove adesioni avvenute nell'arco di 50 anni, si avviava a compiere un ben più grande allargamento che avrebbe potuto rendere inefficienti istituzioni pensate per una comunità con un numero minore di stati membri (con 25 paesi membri era, ad esempio, impensabile mantenere la composizione della Commissione europea con due commissari per ciascuno stato membro come avvenuto in precedenza).

Cartina dell'Unione Europea nel 2012 con i nomi in lingua originaria
locale dei 27 Stati membri, di colore giallo, ocra e marrone:
 Belgio, Germania, Francia, Italia, Paesi Bassi, Lussemburgo,
Danimarca, Irlanda, Regno Unito, Grecia, Spagna, Portogallo, Austria,
Finlandia, Svezia, Repubblica Ceca, Estonia, Cipro, Lettonia, Lituania,
Ungheria, Malta, Polonia, Slovenia, Slovacchia, Bulgaria e Romania.
 Sono indicati i territori extracontinentali delle Azzorre, Madeira,
Canarie, Guadalupe, Martinica, Guyana Francese, Reunion.
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Nel 2002 - Il 1° gennaio l'euro diventa la valuta corrente di dodici paesi dell'Unione ed anche di San Marino, Vaticano e Monaco, oltre che de facto nei territori del Montenegro e del Kosovo (all'epoca entrambi parte della confederazione di Serbia e Montenegro) e in Andorra.

Nel 2003 - Il 1° gennaio l'Ue succede all'ONU, in Bosnia ed Erzegovina, alla guida del contingente di pacificazione della regione.
- Il 1° febbraio entra in vigore il Trattato di Nizza. Il Trattato di Nizza è uno dei trattati fondamentali dell'Unione europea, e riguarda le riforme istituzionali da attuare in vista dell'adesione di altri Stati. Il trattato di Nizza ha modificato il Trattato di Maastricht e i Trattati di Roma. È stato approvato al Consiglio europeo di Nizza, l'11 dicembre 2000 e firmato il 26 febbraio 2001. Dopo essere stato ratificato dagli allora 15 stati membri dell'Unione europea, è entrato in vigore il 1º febbraio 2003. L'obiettivo del Trattato di Nizza è relativo alle dimensioni e composizione della commissione, alla ponderazione dei voti in consiglio e all'estensione del voto a maggioranza qualificata, e infine alle cooperazioni rafforzate tra i paesi dell'Unione Europea.
Cartina politica del continente Europa 2012 con i nomi in Italiano: i 27 Stati
dell''Unione Europea: Belgio, Germania, Francia, Italia, Paesi Bassi (Olanda),
Lussemburgo, Danimarca, Irlanda, Regno Unito, Grecia, Spagna, Portogallo,
Austria, Finlandia, Svezia, Repubblica Ceca, Estonia, Cipro, Lettonia, Lituania,
 Ungheria, Malta, Polonia, Slovenia, Slovacchia, Bulgaria e Romania.
 Sono indicati i territori extracontinentali dell'UE: Azzorre, Madeira,
Canarie, Guadalupe, Martinica, Guyana Francese, Reunion.
Gli Stati candidati all'ingresso nell'UE: Croazia, Turchia, Islanda, Montenegro,
 Macedonia. La Norvegia, che con un referendum ha rifiutato l'adesione,
 la Svizzera che con un referendum ha congelato l'adesione e gli altri Stati del
continente: Bosnia Erzegovina, Albania, Serbia, Bielorussia, Ucraina,
Moldavia, Russia, Georgia, Armenia. Inoltre non sono visibili: Andorra,
 Principato di Monaco, Città del Vaticano, San Marino, Lichtenstein,
Kosovo. Clicca sull'immagine per ingrandirla.
Germania e Francia sono complici nella creazione della crisi del debito europeo, perché dopo l’introduzione dell’euro, hanno per prime ignorato le regole fiscali, e liberamente hanno interagito con i deficit pubblici e del debito, non rispettando la famosa regola aurea del 3% nel rapporto deficit/Pil. I due paesi oltrepassarono quel valore senza essere punite, anche col tacito assenso italiano, che aveva la presidenza del consiglio Ecofin.

Nel 2004 - I prezzi del greggio, sono tornati a essere sensibilmente più instabili dalla seconda metà degli anni novanta e sono cresciuti a un ritmo sempre più sostenuto fra il 2004 e la metà del 2008. Le prospettive future per l’offerta di petrolio indussero timori a livello internazionale, a causa del fatto che dalla fine del 2004 la crescita della produzione petrolifera nei paesi non appartenenti all’OPEC si mantenne praticamente nulla, come conseguenza di limiti di natura
geologica. La decadenza economica degli anni 2000 si è cominciata a manifestare a partire dall'incremento dei prezzi delle materie prime, alimentari e industriali, che ha seguito una riduzione dei costi delle stesse nel precedente periodo 1980-2000.
Cartina dell'Unione Europea nel 2012 con i nomi in lingua originaria
 locale dei 27 Stati membri: Belgio, Germania, Francia, Italia,
 Paesi Bassi, Lussemburgo, Danimarca, Irlanda, Regno Unito,
Grecia, Spagna, Portogallo, Austria, Finlandia, Svezia
Repubblica Ceca, Estonia, Cipro, Lettonia, Lituania,
Ungheria, Malta, Polonia, Slovenia, Slovacchia,
 Bulgaria e Romania. Clicca sull'immagine per ingrandirla.
Nel 2000 il costo del greggio (che esercita un ulteriore impatto influenzando i prezzi di altre fonti energetiche, soprattutto il gas naturale e il carbone) subì un aumento del 45% circa, con una oscillazione da 26 dollari a 34 dollari nel corso dell’anno, mentre dal 2001 (anno dell'attentato alle Torri Gemelle) al 2003 il prezzo si conservò pressoché invariato, oscillando intorno ai 20 dollari. Nel 2004, a fine anno si ebbe un forte innalzamento pari al 100%, con il raggiungimento dei 40 dollari al barile. L'area euro, fortemente dipendente dalle importazioni di petrolio in percentuale vicina al 100%, ha risentito non solo a livello produttivo, ma anche sui prezzi al consumo, con conseguenze non indifferenti in termini di Pil, consumi privati, investimenti e esportazioni. Gli effetti sull'economia possono variare fra i paesi in base non solo alla dipendenza dall'importazione delle materie prime e alla loro intensità di utilizzo, ma anche in relazione al fatto che il rialzo delle quotazioni è indotto da una contrazione dell’offerta o da un eccesso di domanda.
- Il 1° maggio, Cipro, Estonia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia e Ungheria aderiscono all'UE.
- Il 29-10 viene firmato a Roma il trattato che adotta una costituzione per l'UE.

Nel 2005 - Ratifica del Protocollo Aggiuntivo, l'ultimo documento stilato delle quattro Convenzioni di Ginevra, che costituiscono il corpo fondamentale del Diritto Internazionale Umanitario dei conflitti armati e forniscono una solida base per l'azione del Movimento Internazionale della Croce Rossa e della Mezza Luna Rossa.

Distintivo della Croce Rossa Italiana.
- Il Movimento Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa costituisce la più grande organizzazione umanitaria del mondo. L'organizzazione viene spesso indicata con i termini abbreviati Croce Rossa e Mezzaluna Rossa. Il movimento è costituito dal Comitato Internazionale della Croce Rossa con sede a Ginevra, dalla Federazione internazionale delle società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa e dalle 189 società nazionali individuali. L'8 maggio viene festeggiata la giornata mondiale della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, poiché l'8 maggio 1828 nacque Henry Dunant, il fondatore.
Storia. Nel 1863 Jean Henry Dunant, insieme ad altri quattro cittadini svizzeri (il giurista Gustave Moynier, il generale Guillaume-Henri Dufour e i medici Louis Appia e Theodore Maunoir) crea il "Comitato ginevrino di soccorso dei militari feriti" comunemente chiamato "Comitato dei cinque", predecessore del "Comitato Internazionale della Croce Rossa". Il motivo che spinse Dunant a fondare il Comitato fu la terribile carneficina e la disorganizzazione con cui furono portati i soccorsi durante la battaglia di Solferino (il 24 giugno 1859) a cui lui, banchiere ginevrino che passava da lì durante un viaggio d'affari, assistette. Il "Comitato dei cinque" promosse le idee di Henry Dunant proposte nel suo libro "Un ricordo di Solferino" ed il 26 ottobre 1863 organizzò, a Ginevra, una Conferenza Internazionale, con l'adesione di 18 rappresentanti di 14 Paesi che firmarono, il 29 ottobre dello stesso anno, la Prima Carta Fondamentale contenente dieci risoluzioni che definirono le funzioni ed i mezzi dei Comitati di soccorso. Nacque così il "Movimento Internazionale della Croce Rossa".
Croce
Rossa.
Il simbolo della croce fu adottato poiché era quello della Svizzera, ma rossa su fondo bianco (anziché bianca su fondo rosso come nella bandiera svizzera), facilmente riproducibile in una condizione di emergenza, come uno scenario di guerra. Il febbraio del 1864, durante la guerra tra la Danimarca e la Prussia, fu la prima occasione per le "Società Nazionali di Soccorso" di intervenire in aiuto dei feriti e delle vittime da entrambi le parti, ma si resero subito conto della difficoltà di intervento e della necessità di un serio impegno da parte degli stati a non colpire il personale e le strutture dedite alla cura delle vittime e dei feriti di guerra. Così, l'8 agosto 1864, il governo elvetico convocò una conferenza diplomatica alla quale parteciparono i rappresentanti di 12 nazioni (di cui gli USA fu l'unico stato non europeo a partecipare). La conferenza si concluse il 22 agosto 1864 con la ratifica della prima convenzione di Ginevra per il miglioramento della sorte dei feriti in battaglia (il primo principio della Croce Rossa è l'Umanità).
Mezza Luna
Rossa.
L'impero Ottomano turco, di religione musulmana, contestò il simbolo della croce come evocativo della religione cristiana. Per tale motivo fu adottata per quel paese il simbolo della mezzaluna rossa. Nel 1919 un dirigente della società nazionale della Croce Rossa Americana, Henry P. Davidson, vista l'ingente quantità di persone e mezzi utilizzati nelle attività di Croce Rossa durante la prima guerra mondiale, propose per la prima volta l'impiego di queste risorse anche in tempo di pace, ponendo le basi per la costituzione della Lega delle Società della Croce Rossa il 5 maggio 1919 a Parigi che nel 1991 prese il nome di Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa. L'organizzazione è stata insignita del Premio Nobel per la pace in tre diverse occasioni: nel 1917, nel 1944 e nel 1963.
Attualmente della Federazione della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa fan parte il Comitato Internazionale che si occupa delle aree in cui sono presenti conflitti armati e le varie Società nazionali.
I princìpi. Il movimento della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa Internazionale opera sulla base di sette principi fondamentali:
Umanità: "Nato dalla preoccupazione di soccorrere senza discriminazioni i feriti dei campi di battaglia, il Movimento Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa, sia a livello internazionale che nazionale, opera per prevenire e alleviare in ogni circostanza le sofferenze degli uomini. Si applica a proteggere la vita e la salute, e a far rispettare la persona umana. Opera per la reciproca comprensione, l’amicizia, la cooperazione e una pace durevole tra tutti i popoli.".
Imparzialità: "Non fa alcuna distinzione di nazionalità, razza, religione, di condizione sociale o di appartenenza politica. Si dedica esclusivamente a soccorrere gli individui a seconda della gravità e dell'urgenza delle loro sofferenze."
Neutralità: "Per conservare la fiducia di tutti, il Movimento si astiene dal prendere parte alle ostilità così come, anche in tempo di pace, alle controversie d'ordine politico, razziale, religioso e ideologico."
Indipendenza: "Il Movimento è indipendente. Le Società Nazionali di Croce Rossa e mezza luna svolgono le loro attività umanitarie come ausiliarie dei poteri pubblici e sono sottoposte alle leggi in vigore dei rispettivi paesi. Tuttavia esse devono conservare un'autonomia che permetta loro di operare sempre secondo i Principi del Movimento."
Volontarietà: "La Croce Rossa è un movimento di soccorso volontario e disinteressato."
Unità: "In un paese non può esserci che un'unica Società di Croce Rossa o di Mezzaluna Rossa. Essa dev'essere aperta a tutti e deve estendere la sua attività umanitaria all’intero territorio."
Universalità: "Il Movimento Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa è universale: in esso tutte le Società hanno uguali diritti ed il dovere di aiutarsi reciprocamente."
Questi principi furono enunciati ufficialmente per la prima volta nella XX Conferenza Internazionale della Croce Rossa svoltasi nel 1965 a Vienna, prendendo spunto da quanto scritto da Jean Pictet nel suo libro del 1962 La Dottrina della Croce Rossa. Da allora tutte le manifestazioni ufficiali del Movimento sono aperte con la loro lettura.
Convenzione di Ginevra. La convenzione garantisce neutralità e protezione alle ambulanze, agli ospedali militari, al personale sanitario, al materiale sanitario nonché ai feriti di ogni parte ed al personale civile di ogni parte che si adopera per migliorare la sorte dei feriti. In base a tale Convenzione l'emblema dell'organizzazione, posto sui veicoli e sugli edifici umanitari e sanitari, fa sì che siano protetti dagli attacchi militari.Come previsto dalla Convenzione di Ginevra, l'emblema della Croce Rossa deve essere usato solo per evidenziare:
- strutture per la cura di feriti e malati dei membri delle forze armate;
- equipaggiamento e personale medico delle forze armate;
- personale sanitario e religioso, al seguito delle forze armate;
- gruppi della Croce Rossa quali il Comitato Internazionale della Croce Rossa, la Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, e le Società Nazionali di Croce Rossa e di Mezzaluna Rossa.
La Convenzione di Ginevra obbliga i suoi firmatari a prevenire l'uso non autorizzato del nome e dell'emblema, in tempo di guerra o di pace, allo scopo di garantire il rispetto universale del simbolo.
Nonostante ciò, l'emblema, con colori differenti, è un simbolo internazionale che indica pronto soccorso, unità paramediche e simili ma in maniera del tutto non autorizzata. Infatti l'uso dell'emblema della Croce Rossa è consentito, come protezione, solo ed esclusivamente agli ospedali civili. In tutti gli altri casi (medici, ambulanze non Croce Rossa ecc.) si tratta di abuso dell'emblema. L'uso dell'emblema della Croce Rossa distintivo è concesso solo alle sue componenti (in tutto tre in Italia, Volontari, Corpo Militare della Croce Rossa Italiana e Infermiere Volontarie).
Oggi l'organizzazione conta più di 115 milioni di volontari. In Italia è rappresentata dall'"Associazione Italiana della Croce Rossa", più nota come Croce Rossa Italiana.
Le convenzioni. Le quattro Convenzioni di Ginevra del 12 agosto 1949, unitamente ai due Protocolli Aggiuntivi del 1977 ed al Protocollo Aggiuntivo del 2005, costituiscono il corpo fondamentale del Diritto Internazionale Umanitario dei conflitti armati e forniscono una solida base per l'azione del Movimento Internazionale della Croce Rossa e della Mezza Luna Rossa.
- I convenzione di Ginevra: Per il miglioramento delle condizioni dei militari feriti o malati in campagna
- II convenzione di Ginevra: Per il miglioramento delle condizioni dei militari feriti, malati o naufraghi in mare
- III convenzione di Ginevra: Per il miglioramento delle condizioni dei prigionieri di guerra
- IV convenzione di Ginevra: Per la protezione dei civili in tempo di guerra
I due protocolli aggiuntivi alle convenzioni di Ginevra 1977 si riferiscono alle vittime dei conflitti internazionali e non. Su Wikisource sono presenti i testi completi
I simboli. Il simbolo della croce fu adottato poiché era quello della Svizzera, ma rossa su fondo bianco (anziché bianca su fondo rosso come nella bandiera svizzera), facilmente riproducibile in una condizione di emergenza, come uno scenario di guerra. 
Leone
 Rosso.
Cristallo
  Rosso.
Cristallo Rosso con
Stella di David.
Durante il 19° secolo, l'impero Ottomano turco, di religione musulmana, contestò il simbolo della croce come evocativo della religione cristiana. Per tale motivo fu adottata per quel paese il simbolo della mezzaluna rossa. Col tempo anche l'Iran adottò il simbolo del leone rosso. A questo punto, anche Israele voleva adottare come simbolo la stella di David rossa, e si decise quindi di adottare come simbolo internazionale il Cristallo Rosso, al cui interno si possono inserire i simboli territoriali.

Nel 2006 - L'integrazione Euro-Atlantica dell'Albania, l'ultimo obiettivo dei governi albanesi-comunisti, si verifica finalmente nel 2006. Firmato un accordo di associazione e di stabilizzazione fra Albania e UE. L'Albania, con la Croazia e la Macedonia, inoltre, si proponevano per entrare a far parte della NATO nel 2008. La manodopera dell'Albania ha continuato a migrare in Grecia, in Italia, in Germania ed altre zone di Europa e dell'America del Nord. Tuttavia, col tempo, il flusso continuo di emigrazione è lentamente diminuito, per le sempre più opportunità emerse nella stessa Albania.

Nel 2007 - Il 1° gennaio Bulgaria e Romania aderiscono all'UE. La Slovenia adotta l'euro.
- Il 25-03 l'UE compie 50 anni: in un vertice informale viene adottata la Dichiarazione di Berlino per cercare di sbloccare l'impasse costituzionale. La dichiarazione di Berlino (ufficialmente la "dichiarazione in occasione del 50º anniversario della firma del trattato di Roma") è un testo dell'Unione Europea firmato il 25 marzo 2007 a Berlino (Germania) per celebrare i 50 anni dalla firma del trattato di Roma, dal quale venne fondata la Comunità Economica Europe che ha preceduto l'odierna Unione Europea.
Il testo è stato concepito con la speranza di portare ad un futuro raggiungimento del consenso riguardo all'approvazione della costituzione europea, processo bloccato dalla ratificazione negativa ai referendum di Francia e Olanda. Di fatto il testo non menziona la costituzione per nome, ma provvede semplicemente a chiamare un "raggiungimento di una base comune" in tempo per le elezioni europee del 2009. 
Unione Europea: Tabella con bandiera degli Stati membri e data di adesione
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La dichiarazione è stata determinante per il raggiungimento del consenso sul nuovo testo del "Trattato di riforma", successivamente chiamato "Trattato di Lisbona", che permetterà di andare oltre la Costituzione.
- Il 23-06 il Consiglio europeo trova l'accordo sul "Trattato di riforma" che sostituirà la Costituzione europea.
- In agosto negli USA scoppia una crisi finanziaria a cui sono seguite una recessione, iniziata nel secondo trimestre del 2008 e una grave crisi industriale (seguita al fallimento di Lehman Brothers il 15 settembre) scoppiata nell'autunno dello stesso anno - di proporzioni più ampie che nella Grande crisi del 1929 - con una forte contrazione della produzione e degli ordinativi. La crisi imprevista dei mutui sub-prime, mutui a basse garanzie (perché sottoscritti da contraenti con reddito inadeguato o con passato di insolvenze o fallimenti) concessi dalle banche d'investimento americane (istituti che concedevano finanziamenti chiedendo tassi d’interesse variabili e crescenti nel tempo ottenendo una compensazione del rischio con il rendimento dei prestiti), inizia a manifestarsi nel 2006 per scoppiare nel 2008. La crisi raggiunse il punto di non ritorno quando i risparmiatori americani cominciarono a non ripagare più i mutui dando avvio a un massiccio aumento dei pignoramenti (1,7 milioni di case coinvolte nel solo 2007). All'origine di questo fenomeno la vertiginosa crescita del mercato immobiliare americano (picco 2004-2006), con il forte aumento dei prezzi delle abitazioni e la successiva espansione degli investimenti nel settore. Tale "bolla" speculativa si espanse di pari passo col costante apprezzamento delle case. Essa tendeva a raggiungere, attraverso l'aumento costante della destinazione di risorse nel settore, l'espansione permanente del mercato. L'indebitamento delle famiglie americane provocò nel 2006 l'esplosione dei prezzi delle attività, e in particolare di quelli immobiliari; l'indebitamento aumentava via via che cresceva il valore delle proprietà immobiliari. La caduta dei prezzi nel 2007 provocò l'esplosione del valore dei mutui a livelli superiori alla consistenza stessa del valore delle abitazioni. Le famiglie più fortemente indebitate avevano scommesso sul protrarsi della crescita, ignorando il rischio di un rovesciamento del mercato. L'esplosione della bolla dei mutui fu amplificata dal fatto che le banche statunitensi, al fine di ridurre l'esposizione rispetto a questi prodotti finanziari altamente rischiosi, vendevano a terzi i mutui stessi attraverso diversi strumenti finanziari, parcellizzandoli e riassemblandoli con altri prodotti (CDO, CMO, CLO, ABS). In questo modo le banche scaricavano su altri soggetti (inizialmente investitori istituzionali, ma poi anche banche e risparmiatori) i rischi corsi concedendo tali finanziamenti. La cartolarizzazione dei mutui subprime (ovvero la creazione di titoli garantiti dai mutui ipotecari), sempre più diffusa, moltiplicava spesso i rendimenti in quanto chiedeva un ulteriore rendimento ai soggetti a cui si rivendevano i derivati dei mutui secondari. Tali processi hanno reso infetto l'intero sistema finanziario mondiale di questi titoli, a un certo punto della crisi conosciuti, con un'espressione peggiorativa ma efficace, come "tossici". La cartolarizzazione e il successivo "impacchettamento" dei titoli in sempre nuovi prodotti nei quali doveva essere assemblato, assieme a una parte di titoli garantiti, un certo quantitativo di titoli tossici, aveva lo scopo di fare alzare il giudizio di affidabilità delle agenzie, cosicché a un rapporto maggiore di titoli sani rispetto a quelli tossici nello stesso "pacchetto" sarebbe corrisposta una qualità del rating superiore (A, AA, AAA ecc.). La forte svalutazione di questi strumenti innescò difficoltà gravissime in alcuni fra i più grandi istituti di credito americani. Bear Sterns, Lehman Brothers e AIG vennero ridotti al collasso e poi messi in sicurezza dall'intervento del Tesoro statunitense di concerto con la FED. Anche banche europee, come la britannica Northern Rock (quinto istituto di credito inglese), e grossi istituti finanziari (la svizzera UBS, la belga Fortis, la franco-belga Dexia -questi ultimi due parzialmente nazionalizzati dai governi francese, belga e lussemburghese-, la tedesca Hypo Real Estate e l'italiana Unicredit), furono investiti dalla svalutazione dei titoli immobiliari, venendo successivamente o nazionalizzati o costretti a ricapitalizzarsi.Dopo diversi mesi di debolezza e perdita di impieghi, il fenomeno è collassato tra il 2007 e il 2008 causando la bancarotta di banche ed entità finanziarie e determinando una forte riduzione dei valori borsistici e della capacità di consumo e risparmio della popolazione (con effetti immediatamente recessivi sull'economia).
Dick Fuld detto "il gorilla"
Tra coloro che sono ritenuti, a vario titolo, in quanto ricoprenti incarichi di rilievo nelle grandi banche d'affari, tra i responsabili principali della bolla speculativa, molti hanno successivamente riassunto nuovi incarichi o non sono stati per nulla sottoposti al giudizio della magistratura americana.
Tra questi figurano:
- Dick Fuld, amministratore delegato di Lehman Brothers, fallita il 16 settembre 2008, processato dal congresso, iniziò in proprio una nuova attività.
Ralph Cioffi.
- Ralph Cioffi e Matthew Tannin, gestori di fondi della Bear Stearns, accusati di aver mentito ai propri clienti, nel loro vano tentativo di contenere le perdite legate alle speculazioni dei subprime, rischiarono venti anni di reclusione, ma senza mai venire
Matthew Tannin.
condannati.
Il il 10 novembre 2010 vennero assolti dalle accuse.
- Angelo Mozilo, amministratore delegato di Countrywide, accusato di aver nascosto l'entità delle perdite nel portafoglio immobiliare della sua società.
Angelo Mozilo.
- Ken Lewis, numero uno di Bank of America, accusato di aver ingannato i suoi azionisti e lo stato sull'entità delle perdite della banca di investimento Merrill Lynch, che Bank of America acquisì nel 2008, si collocò in quiescenza con una liquidazione di 50 milioni di dollari.
Ken Lewis.
- Lloyd Blankfein, elemento di spicco di Goldman Sachs, dovette accettare una transazione record da 550 milioni di dollari che la banca versò il 16 aprile 2010 alla Sec e una multa da 267 milioni di dollari comminata dalla Fsa
Lloyd Blankflein.
britannica per non aver reso pubblica la notizia di essere sotto inchiesta da parte della stessa Sec. 
- Joseph Cassano, membro di Aig, la cui gestione sarebbe costata 180 miliardi dollari ai contribuenti americani a causa delle manovre speculative che avrebbe attuato attraverso Credit default swaps (contratti assicurativi sulle perdite sui titoli legati alle ipoteche sui subprime) che la divisione di Cassano aveva stipulato con eccessiva facilità.
Joseph Cassano detto "the bastard"
- John Thain, amministratore
John Thain.
delegato di Merrill Lynch, venduta a Bank of America, accusato di aver lasciato l'istituto in uno stato deficitario, venne nominato nel febbraio 2012 a capo di Citigroup. 
La generalizzata presenza nelle banche di asset  "tossici" favorì l'allargamento della crisi, intaccando direttamente anche diversi paesi europei: le borse del vecchio continente accumularono sin dallo scoppio della crisi molteplici perdite. La crisi dei mutui toccò per prima la Northern rock, quinto istituto di credito britannico, specializzato nei mutui immobiliari. A metà settembre del 2007, la diffusione della notizia che la banca non sarebbe stata in grado di ripagare i suoi clienti a causa dell'impossibilità di rifornirsi sul mercato interbancario, innescò il panico tra i risparmiatori che presero d'assalto gli sportelli nel tentativo di recuperare i propri depositi. La Banca d'Inghilterra e l'FSA, l'ente che controlla il settore creditizio, diffusero proclami che invitavano alla calma i correntisti. Secondo i quotidiani britannici Northern rock aveva continuato tuttavia a concedere ai clienti prestiti sino a cinque volte l'ammontare dei salari e fino al 125% del valore delle case, nonostante tutti gli avvertimenti sull'instabilità economica e il possibile crollo delle quotazioni degli immobili.La Banca centrale britannica procedette d'imperio quindi alla nazionalizzazione dell'istituto impegnando circa 110 miliardi di sterline. L'intervento della Banca d'Inghilterra si è però allargato all'intero sistema bancario, attraverso interventi di ricapitalizzazione e acquisti ingenti di bond. 
Unione Europea: Tabella con bandiere degli Stati membri e
dati del 2007: Popolazione, Superficie, PIL di ogni Stato,
PIL pro capite di ogni Stato,
Clicca sull'immagine per ingrandirla.
La Bradford & Bingley venne anch'essa tratta in salvo e nazionalizzata, mentre vennero acquistate anche azioni di Hbos, Lloyds Tsb e Royal Bank of Scotland. Il governo inglese in alcuni casi ha acquisito il diritto alla nomina dei vertici e alla deliberazione di decisioni importanti per le banche beneficiarie, imponendo più severe regole di governance. A beneficiare degli aiuti di stato sono stati anche altri due grandi gruppi: Dexia e Fortis. Dexia, banca specializzata nei prestiti alle collettività locali, finanziandosi in gran parte a breve termine, vendendo obbligazioni agli investitori o indebitandosi verso altre banche, si trovò particolarmente esposta alla crisi del credito e al clima di sfiducia tra gli istituti finanziari non più disposti a prestarsi denaro tra loro. Il governo belga intervenne per primo iniettando liquidità per 3 miliardi di euro insieme agli azionisti belgi. Anche il governo francese, in parte attraverso Cdc, la Cassa Depositi transalpina a controllo statale, intervenne riservandosi una parte consistente del capitale della banca. Il Lussemburgo partecipò al piano di salvataggio con una relativamente piccola quota di capitale. Anche il gruppo bancario belga-olandese Fortis subì una parziale nazionalizzazione. Pesantemente danneggiata a fine settembre dal crollo della borsa, ricevette il soccorso dei governi di Belgio, Olanda e Lussemburgo. Il contributo più importante fu quello belga; di proporzioni inferiori quello del governo olandese, mentre quello lussemburghese fu il più ridotto. La valutazione al ribasso delle stime sulla solidità della tedesca Hypo Real Estate e la conseguente richiesta di rifusione da parte dei creditori causò il rischio di tracollo dell'istituto tedesco. Guidata dal governo di Berlino, dalla Banca centrale tedesca e dalla BaFin, l'authority tedesca di controllo dei mercati finanziari, il piano di salvataggio della HRE fu il più grande della storia tedesca. Il governo tedesco intervenne anche su Sachsen Lb, West Lb e Ikb, optando per una strategia diretta ad assicurare la capitalizzazione di banche e compagnie assicurative e la garanzia sui titoli di nuova emissione. Altri piani di salvataggio vennero predisposti da Svezia, Danimarca, Portogallo, Grecia e Olanda.
Unione Europea: Tabella con bandiera di ogni Stato
membro, data di adesione all'Unione, territori speciali
su cui ha sovranità.
- Il 13-12 i capi di stato e di governo aderenti all'Ue firmano il "Trattato di Lisbona". Il Trattato di Lisbona, noto anche come Trattato di riforma, modifica il trattato sull'Unione europea e il trattato che istituisce la Comunità europea. È il trattato internazionale, firmato il 13 dicembre 2007, che ha apportato ampie modifiche al Trattato sull'Unione europea e al Trattato che istituisce la Comunità europea. Rispetto al precedente Trattato, quello di Amsterdam, esso abolisce i "pilastri", provvede al riparto di competenze tra Unione e Stati membri, e rafforza il principio democratico e la tutela dei diritti fondamentali, anche attraverso l'attribuzione alla Carta di Nizza del medesimo valore giuridico dei trattati. È entrato ufficialmente in vigore il 1º dicembre 2009.
- Il 21-12 gli accordi di Schengen entrano in vigore anche per l'Estonia, la Lettonia, la Lituania, Malta, la Polonia, la Repubblica Ceca, la Slovacchia, la Slovenia e l'Ungheria.

Nel 2008 - Il 1° gennaio, Cipro e Malta adottano l'euro, portando la zona euro a quindici membri.
La Serbia con in giallo la provincia
del Kosovo.
- Croati e Serbi vivono in vari stati balcanici, per cui ogni stato dell'ex-Jugoslavia è multietnico, così come la provincia serba del Kosovo, culla dell'etnia serba, è abitato in maggioranza da albanesi. Il Kosovo ha proclamato unilateralmente la propria indipendenza nel 2008, venendo riconosciuto da circa la metà degli stati membri ONU. La Serbia continua a considerarlo una provincia secessionista, nonostante gli accordi del 2013 sulla normalizzazione delle relazioni abbiano rilassato l'atmosfera tra i due paesi.
- La crisi economica del 2008-2013 ha coinvolto tutto il mondo in seguito ad una crisi di natura finanziaria (originatasi negli Stati Uniti con la crisi dei sub-prime). Tra i principali fattori della crisi figurano gli alti prezzi delle materie prime (petrolio in primis), una crisi alimentare mondiale, un'elevata inflazione globale, la minaccia di una recessione in tutto il mondo e per finire una crisi creditizia con conseguente crollo di fiducia dei mercati borsistici. Viene considerata da molti economisti come una delle peggiori crisi economiche della storia, seconda solo alla Grande depressione iniziata nel 1929. Il rapido crollo del mercato immobiliare fu reso più devastante dal graduale rialzo del tasso di sconto operato dalla FED negli anni dell'esplosione della crisi dei mutui. Gli Stati Uniti, l'economia più grande del mondo, entrati in una grave crisi creditizia e ipotecaria patirono anche lo svilimento del valore del dollaro molto basso rispetto all'euro e ad altre valute.
Il peggioramento delle borse, segnato dalle fortissime vendite sul mercato bancario, fu immediato. A causarlo la radicale crisi di fiducia dei depositanti e degli azionisti verso le banche. L’indice S&P500 di Wall Street, termometro dello stato di salute della finanza mondiale, nel periodo a cavallo tra settembre e ottobre 2008 segnò una flessione del 25,9%, con ondate di vere e proprie vendite da panico (panic selling) in alcuni giorni che riportarono alla memoria crolli storici del mercato come quelli del martedì nero 29 ottobre 1929 e del lunedì nero 19 ottobre 1987. A ciò si accompagnò una crisi del credito, determinata dal clima di pessimismo e di diffidenza tra le stesse banche (forte aumento dei tassi interbancari), che portò in breve tempo alla carenza di liquidità nel sistema economico. 
Unione Europea: Tabella con bandiera di ogni Stato membro
e di ogni Stato candidato all'ingresso nell'Unione, data
di adesione all'Unione per i membri,  territori speciali
 su cui ha sovranità lo stato in oggetto.
La crisi dei mutui in pochi mesi colpì anche l'economia reale provocando recessione, caduta degli investimenti e dei redditi e crollo dei consumi. La risposta più immediata alla crisi del credito e alla crisi di fiducia apparve il massiccio intervento degli stati e delle banche centrali che provvidero a tagliare i tassi d’interesse e a immettere liquidità nel sistema economico, cercando di incentivare gli investimenti e la rimessa in moto dell'economia. Altre misure di intervento ponderate furono la sospensione delle contrattazioni nelle piazze azionarie per impedire danni su scala mondiale e la proibizione, da parte delle commissioni di vigilanza delle piazze azionarie, delle vendite allo scoperto (ovvero quelle effettuate senza il reale possesso di titoli) su titoli finanziari e assicurativi. I prezzi delle materie prime sono cresciuti vertiginosamente negli ultimi anni, per poi arretrare in misura marcata a partire da metà 2008 allorché, in conseguenza della crisi finanziaria, sono state riviste al ribasso le aspettative sulla crescita futura della domanda. Nel gennaio 2008, il prezzo del petrolio superò i 100 dollari al barile per la prima volta nella sua storia, continuando a salire nei mesi successivi, fino ad arrivare ai 147 dollari a barile (qualità Brent), in rialzo del 470% rispetto all’inizio del 2000, per poi scendere a settembre. Nel caso del greggio, l’incremento fu dovuto all'effetto congiunto della crescente domanda mondiale, in particolare a causa della forte espansione delle economie emergenti (Cina, India e Medio Oriente in particolare), dell'aumento della frequenza delle interruzioni di fornitura e delle revisioni al ribasso apportate alle aspettative sugli approvvigionamenti futuri. Anche altre materie essenziali nella catena della produzione, come l'acido solforico e la soda caustica, hanno visto un forte incremento del loro prezzo fino al 60%. La crisi dell'aumento del costo del petrolio e di alcune altre sostanze alimentari sono state oggetto di dibattito nel 34° vertice del G8 tenutosi in Hokkaido nel luglio 2008. Le cause di questi repentini rialzi sono plurime (picco di Hubbert) e sono state individuate oltre che nei problemi di instabilità geopolitica (seconda guerra del Golfo), anche nella crescita delle potenze asiatiche, nella svalutazione del dollaro, nella carenza di investimenti tecnologici (rischiosi) nel campo dell'industria estrattiva, nell'impennata della domanda mondiale (2001-2007), con un potenziale di crescita ancora rilevante, nelle politiche di offerta di alcuni produttori, e, in ultima analisi, nella speculazione finanziaria (finanziarizzazione dei mercati delle materie prime).
La crisi economica in Islanda. Alla fine di 2008, gli effetti della crisi nell'economia Islandese sono devastanti. A ottobre Landsbanki, la banca principale del paese, è nazionalizzata. Il governo britannico congela tutti i beni della sua filiale IceSave, con 300.000 clienti britannici e 910 milione euro investiti dagli enti locali e dalle organizzazioni pubbliche del Regno Unito. Alla Landsbanki seguiranno le altre due banche principali, la Kaupthing e il Glitnir. I loro clienti principali sono in quei paesi e in Olanda, clienti ai quali i loro rispettivi stati devono rimborsare i depositi bancari, all'incirca 3.700 milioni di euro di soldi pubblici.
L'insieme dei debiti per le attività bancarie dell'Islanda è equivalente a varie volte il suo PIL.
Per "La rivoluzione d'Islanda" clicca QUI 

Nel 2009 - Il 1° gennaio la Slovacchia adotta l'euro, portando la zona euro a sedici membri.
- L'anno 2009 ha visto una crisi economica generalizzatapesanti recessioni e vertiginosi crolli di Pil in numerosi paesi del mondo e in special modo nel mondo occidentale. Terminata la recessione nel terzo trimestre 2009, tra la fine dello stesso anno e il 2010 si è verificata una parziale ripresa economica.
La stasi economica nei principali paesi avanzati e l'avvio della crisi finanziaria nel biennio 2007-2008, con la successiva drastica contrazione dell’attività economica mondiale (2009), provocarono il rallentamento della domanda di greggio nelle economie emergenti e il consequenziale crollo dei prezzi petroliferi.
La crisi economica in Irlanda - L'Irlanda è investita dallo scoppio della bolla speculativa immobiliare -Irish property bubble- (fortissima espansione del settore edilizio) con il repentino ribasso dei prezzi delle abitazioni, tra 2007 e 2008, che getta in crisi l'intero sistema bancario del paese. L'Irlanda aveva conosciuto un periodo di espansione economica tra i più vasti della sua storia, a tal punto che tale periodo storico venne definito della "Tigre celtica" (ventennio 1988-2008). In tempi recenti una crescita avvenuta con la leva degli aumenti salariali e l'attrazione di investimenti esteri (grazie al ricorso al dumping fiscale), accanto alla speculazione immobiliare che aveva contribuito a provocare l'espansione economica (con conseguente crescita della domanda di investimenti), della domanda interna e della prosperità delle famiglie (susseguente all'allargamento della capacità del credito), aveva segnato il riscatto del paese dopo decenni passati di arretratezza. Le conseguenze della crisi susseguitesi nei mesi del 2009 furono dure: riduzione del Pil del 7,5%, tasso di disoccupazione al 13,8% nel 2009 (12,5% nel marzo 2010), una deflazione al 6,5% nello stesso 2009, un aumento del deficit pubblico da 33,6 miliardi di euro a 40,46 miliardi di euro, contenuto da un rapporto debito-PIL del 63,7%. I timori relativi ad un indebolimento delle finanze pubbliche irlandesi sono inizialmente legati al piano di salvataggio di 30 miliardi deciso dal governo irlandese a sostegno della Anglo-Irish bank, cifra vicina al 20% del Pil e che avrebbe portato a un eccessivo ingrandimento del deficit. L'impennata degli spread fra titoli del debito irlandese e titoli tedeschi, rafforzava i segnali di sfiducia del mercato nei confronti delle finanze irlandesi e della sua capacità di ripagare i rendimenti: il 25 agosto i CDS irlandesi salirono a 322 punti base. Dopo che la BCE aveva già elargito finanziamenti a medio termine per le banche irlandesi, il governo di Brian Cowen fu così costretto a cedere alle pressioni europee e del FMI accettando a fine novembre un programma di salvataggio accanto a un prestito di 85 miliardi di euro (concertato anche assieme a paesi non membri della zona dell'euro, Gran Bretagna, Svezia e Danimarca), cui sarebbe corrisposto un piano di austerità e di contenimento del deficit, con severe riduzioni della spesa sociale, tagli degli stipendi pubblici e applicazione di nuove imposte. Il 12 luglio 2011 l'agenzia internazionale di rating Moody's tagliò il rating dell'Irlanda a livello "junk" (Ba1), con prospettive negative, nel timore che "al termine del corrente programma di aiuti di Unione europea e Fondo monetario, alla fine del 2013, il Paese abbia bisogno di ulteriori finanziamenti prima di tornare sul mercato. E con la probabilità che una partecipazione del settore privato sia richiesta come precondizione per un sostegno addizionale".
- Il 1° dicembre entra in vigore il Trattato di Lisbona. Vediamo ora quello che ha comportato il trattato di Lisbona da http://europa.eu/lisbon_treaty/glance/institutions/index_it.htm. Il trattato di Lisbona non modifica in modo sostanziale l'architettura istituzionale dell'Unione europea, che resta fondata sul triangolo ParlamentoConsiglioCommissione. Introduce, tuttavia, alcuni elementi nuovi che ne rafforzano l'efficienza, la coerenza e la trasparenza per venire meglio incontro alle esigenze dei cittadini europei.
Le istituzioni dell'Unione europea diventano sette:
- il Parlamento europeo,
- il Consiglio europeo,
- il Consiglio,
- la Commissione europea,
- la Corte di giustizia dell'Unione europea,
- la Banca centrale europea e
- la Corte dei conti.
Che cosa è cambiato con il trattato di Lisbona?
Il Parlamento europeo rappresenta i cittadini degli Stati membri. Il trattato di Lisbona ne consolida i poteri in materia legislativa, finanziaria e di approvazione degli accordi internazionali. Ne modifica anche la composizione: il numero dei deputati europei non può essere superiore a 751 (750 più il presidente) e la ripartizione dei seggi tra gli Stati membri deve rispettare il principio della proporzionalità decrescente. In poche parole, questo principio significa che i deputati dei paesi più popolosi rappresentano un numero di cittadini più elevato di quelli dei paesi con un minor numero di abitanti. Il trattato dispone inoltre che ciascuno Stato membro non può avere meno di 6 o più di 96 deputati. http://europa.eu/about-eu/institutions-bodies/european-parliament/index_it.htm. Eletti direttamente a suffragio universale ogni 5 anni, i membri del Parlamento europeo rappresentano i cittadini dell'UE. Il Parlamento, insieme al Consiglio dell'Unione europea, è una delle principali istituzioni legislative dell'UE.
Il Parlamento europeo ha tre funzioni principali:
- discutere e approvare le normative europee insieme al Consiglio
- controllare le altre istituzioni dell'UE, in particolare la Commissione, per accertarsi che agiscano democraticamente
- discutere e adottare il bilancio dell'UE insieme al Consiglio.
I gruppi parlamentari sono organizzati in base allo schieramento politico, non in base alla nazionalità. Il Parlamento europeo dispone di tre sedi: Bruxelles (Belgio), Lussemburgo e Strasburgo (Francia). Lussemburgo è la sede degli uffici amministrativi (il "Segretariato generale").
Le riunioni dell'intero Parlamento, note come "sessioni plenarie", si svolgono a Strasburgo e a Bruxelles. Anche le riunioni delle commissioni si svolgono a Bruxelles.
Il Consiglio europeo, la cui funzione è dare slancio alla politica dell'UE, diventa un'istituzione europea, senza tuttavia ricevere nuove attribuzioni. Per contro, appare una nuova figura: il presidente del Consiglio europeo. Eletto per un periodo di due anni e mezzo, ha principalmente il compito di garantire la preparazione e la continuità dei lavori del Consiglio europeo e di ricercare il consenso. La funzione di presidente del Consiglio europeo non è compatibile con altri mandati nazionali. Da http://europa.eu/about-eu/institutions-bodies/european-council/index_it.htm. Il Consiglio europeo è composto dai capi di Stato o di governo dei paesi membri, dal presidente della Commissione e dal Presidente del Consiglio europeo stesso, che presiede le sessioni. Anche l'Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza partecipa ai lavori. Il presidente del Consiglio europeo è Herman Van Rompuy. Il suo secondo mandato è iniziato il 1º giugno 2012 e scadrà il 30 novembre 2014.
Il Consiglio rappresenta i governi degli Stati membri. Il suo ruolo resta pressoché invariato. Il Consiglio continua a condividere le funzioni legislative e di bilancio con il Parlamento europeo e conserva un ruolo centrale in materia di politica estera e di sicurezza comune (PESC) e di coordinamento delle politiche economiche. L'innovazione principale introdotta dal trattato di Lisbona riguarda il processo decisionale. Innanzitutto viene stabilito che il Consiglio delibera a maggioranza qualificata, salvo laddove i trattati prevedano una procedura diversa, come il voto all'unanimità. In pratica, con l'entrata in vigore del trattato di Lisbona il voto a maggioranza qualificata viene esteso a numerosi settori d'intervento (quali l'immigrazione o la cultura). In secondo luogo, l'introduzione dal 2014 del voto a doppia maggioranza, vale a dire quella degli Stati (55%) e quella della popolazione (65%), che riflette la doppia legittimità dell'Unione, rafforzerà sia la trasparenza che l'efficacia. Questo nuovo sistema di calcolo sarà completato da un meccanismo analogo al cosiddetto "compromesso di Ioannina", che dovrebbe permettere ad un numero limitato di Stati membri (vicino alla minoranza di blocco) di manifestare la loro opposizione ad una determinata decisione. In tal caso il Consiglio è tenuto a fare di tutto per giungere, in un lasso di tempo ragionevole, ad una soluzione soddisfacente per entrambe le parti. Da http://europa.eu/about-eu/institutions-bodies/council-eu/index_it.htm. Il Consiglio dell'Unione europea, detto anche Consiglio UE, è l'istituzione in seno alla quale i ministri di tutti i paesi dell'UE si riuniscono per adottare le normative e coordinare le politiche. Non va confuso con:
il Consiglio europeo: un'altra istituzione dell'UE, che riunisce i capi di Stato e di governo all'incirca quattro volte l'anno per discutere le priorità politiche dell'Unione. Il Consiglio d'Europa: non è un'istituzione dell'UE.
Di cosa si occupa? Approva la legislazione dell'UE, Coordina le politiche economiche generali dei paesi membri, Firma accordi tra l'UE e gli altri paesi, Approva il bilancio annuale dell'UE, Elabora la politica estera e di difesa dell'UE, Coordina la cooperazione fra i tribunali e le forze di polizia nazionali dei paesi membri.
Presidenza dell'UE: Dal 1° gennaio al 30 giugno 2014 il compito di portare avanti l'agenda dell'UE spetta alla Grecia, toccherà poi all'Italia.
La Commissione europea. Il suo compito principale è promuovere l'interesse comune europeo. Il nuovo trattato permette che vi sia un commissario per ciascuno Stato membro, mentre secondo i trattati precedenti il numero dei commissari andava ridotto e si sarebbero avuti meno commissari che Stati membri.
Altra importante novità: il trattato di Lisbona introduce un nesso diretto tra l'esito delle elezioni del Parlamento europeo e la scelta del candidato alla presidenza della Commissione. Il ruolo del presidente della Commissione risulta inoltre rafforzato, dal momento che potrà obbligare un membro del collegio ad abbandonare le sue funzioni. Da http://ec.europa.eu/about/index_it.htm. La Commissione europea è l'organo esecutivo dell'UE e rappresenta gli interessi dell'Europa nel suo insieme (a differenza degli interessi dei singoli paesi). Il termine "Commissione" si riferisce sia al collegio dei commissari che all'istituzione stessa, la cui sede principale è a Bruxelles (Belgio). Alcuni uffici sono a Lussemburgo. La Commissione è inoltre presente in tutti i paesi membri dell'UE con le cosiddette "rappresentanze". Le principali funzioni della Commissione sono:
- fissare gli obiettivi e le priorità d'azione
- presentare proposte di legislazione al Parlamento e al Consiglio
- gestire e attuare le politiche e il bilancio dell'UE
- vigilare sull'applicazione del diritto europeo (insieme alla Corte di giustizia)
- rappresentare l'UE al fuori dell'Europa (negoziare accordi commerciali tra l'UE e il resto del mondo, ecc.).
Ogni cinque anni viene nominata una nuova squadra di 28 commissari (uno per ciascun paese dell'UE). Il Consiglio europeo nomina un candidato per la carica di presidente della Commissione, che deve essere approvato dalla maggioranza dei membri del Parlamento europeo. Se gli eurodeputati respingono il nominativo proposto, il Consiglio ha un mese di tempo per presentarne un altro. Il presidente eletto sceglie i commissari (e i rispettivi portafogli) tra i candidati presentati dai paesi dell'UE. L'elenco dei commissari viene sottoposto per approvazione (con maggioranza qualificata) prima al Consiglio dei ministri, poi al Parlamento. Se quest'ultimo lo approva, la nuova Commissione è ufficialmente nominata dal Consiglio.
L'attuale mandato della Commissione scade il 31 ottobre 2014.
Il presidente è il portoghese José Manuel Barroso.
L'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e vicepresidente della Commissione. La creazione della figura di alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza costituisce una delle principali innovazioni istituzionali del trattato di Lisbona. La coerenza dell'azione esterna dell'UE ne dovrebbe risultare rafforzata. L'alto rappresentante ha un doppio incarico: è il mandatario del Consiglio per la politica estera e di sicurezza comune (PESC), nonché vicepresidente della Commissione, responsabile delle relazioni esterne. Incaricato di condurre sia la politica estera che la politica di difesa comune, presiede il Consiglio "Affari esteri". Inoltre rappresenta l'Unione europea sulla scena internazionale per le materie che rientrano nella PESC ed è assistito da un servizio europeo per l'azione esterna, composto da funzionari del Consiglio, della Commissione e dei servizi diplomatici nazionali.
Le altre istituzioni. Per la Banca centrale europea (BCE) e la Corte dei conti vengono mantenute, senza cambiamenti di rilievo, le disposizioni degli attuali trattati. Quanto alla Corte di giustizia dell'Unione europea, il trattato di Lisbona ne amplia il campo d'intervento, specie in materia di cooperazione penale e di polizia, ed introduce alcune modifiche procedurali.
I parlamenti nazionali. I parlamenti nazionali, anche se non fanno parte della struttura istituzionale dell'Unione europea, svolgono un ruolo fondamentale nel suo funzionamento. Il trattato di Lisbona riconosce e rafforza il loro ruolo. Ad esempio, se un determinato numero di parlamenti nazionali è del parere che un'iniziativa legislativa avrebbe dovuto essere presa a livello locale, regionale o nazionale piuttosto che al livello dell'UE, la Commissione è tenuta a ritirarla o a spiegare chiaramente i motivi per i quali ritiene che la sua iniziativa sia conforme al principio di sussidiarietà.

Tabella dei dati macroeconomici del 2010 degli Stati membri
dell'Unione Europea.  Clicca sull'immagine per ingrandirla.
Dal 2010 - Tra il 2010 e il 2011 si è conosciuto l'allargamento della crisi ai debiti sovrani e alle finanze pubbliche di molti paesi (in larga misura gravati dalle spese affrontate nel sostegno ai sistemi bancari), soprattutto ai paesi dell'eurozona (impossibilitati a operare manovre sul tasso di cambio o ad attuare politiche di credito espansive e di monetizzazione), che in alcuni casi hanno evitato l'insolvenza sovrana (Portogallo, Irlanda, Grecia), grazie all'erogazione di ingenti prestiti (da parte di FMI e UE), denominati "piani di salvataggio", volti a scongiurare possibili default.
- La crisi economica in Portogallo. A inizio aprile 2010 le banche portoghesi danno l'annuncio di non essere in grado di acquistare in asta i titoli del debito pubblico portoghese, destando la sorpresa del mercato. L'esito, anch'esso molto anomalo, dell'asta dei titoli di stato a breve termine portoghesi il 6 aprile 2011, con i T-bill a scadenza semestrale e annuale, assegnati con tassi in forte rialzo rispetto alle emissioni precedenti costituì il campanello d'allarme per l'imminente crisi di liquidità dello stato portoghese. Il Portogallo stava scontando la condizione di tassi di crescita economica molto lievi, dovuti all'erosione continua di competitività, di salari troppo alti rispetto alla produttività, di infrastrutture inadeguate o insufficienti, istruzione inadeguata e scarsa razionalizzazione della spesa pubblica. L'assenza di sviluppo si combinò con un gettito fiscale insufficiente, fattori che inseriti nel contesto di una crisi di fiducia degli investitori condussero rapidamente il Portogallo ad essere incapace di rifinanziarsi sul mercato e di onorare il debito già contratto. Nel marzo 2011 il premier José Sócrates era stato costretto alle dimissioni in seguito alla bocciatura in aula delle misure di austerità (quarta manovra economica in ordine di tempo). Dopo aver fatto richiesta ufficiale di aiuti per 80 miliardi di euro, l'eurogruppo approvò il piano di salvataggio del Portogallo, concesso a condizione che il parlamento approvasse il risanamento di bilancio. L'intervento, dell'ammontare complessivo di 80 miliardi, fu concesso in una situazione di estrema emergenza di fondi dello stato, impossibilitato a coprire i rimborsi e le spese ordinarie. Successivamente il parlamento portoghese sarà costretto a discutere e approvare pesanti misure riduzione del disavanzo e delle spese, tra le più dure degli ultimi 50 anni. Il 5 luglio 2011 anche il Portogallo fu colpito dal declassamento di Moody's, con un taglio di quattro note del rating a lungo termine (dal Baa1 a Ba2) e outlook negativo alla luce - secondo il comunicato ufficiale dell'agenzia - del "crescente rischio che il Portogallo chieda una seconda tranche di finanziamenti internazionali prima che possa tornare sul mercato privato e dell’aumento delle possibilità che venga chiesta come pre-condizione la partecipazione del settore privato".
- Il 23-04 il governo greco richiede all'Unione Europea e al FMI l'attivazione di un pacchetto d'aiuti con un prestito iniziale di 45 miliardi di euro: inizia la crisi politico-sociale della Grecia. 
La crisi economica iGrecia. La crisi economica della Grecia è parte della crisi del debito sovrano europeo. A partire dalla fine del 2009 i timori di una crisi del debito sovrano sviluppati tra gli investitori sulla capacità della Grecia nel rispettare gli obblighi di debito, a causa della forte crescita del debito pubblico Questo portò ad una crisi di fiducia, indicata da un allargamento dello spread di rendimento delle obbligazioni e il costo di un'assicurazione contro i rischi su credit default swap rispetto agli altri paesi della zona euro, soprattutto la Germania. Il declassamento del debito pubblico greco a junk bond nell'aprile 2010 ha creato allarme nei mercati finanziari. Il 2 maggio 2010 i paesi dell'Eurozona e il Fondo Monetario Internazionale hanno approvato un prestito di salvataggio per la Grecia da 110 miliardi di euro, subordinato alla realizzazione di severe misure di austerità. Prestito che in realtà nasconde un parziale e già avvenuto default dello stato greco, non più in grado di vendere agli investitori a condizioni di mercato i propri titoli di debito. Nell'ottobre 2011 i leader dell'Eurozona hanno deciso di offrire un secondo prestito di salvataggio da 130 miliardi di euro per la Grecia, condizionato non solo dall'attuazione di un altro duro pacchetto di austerità ma anche dalla decisione di tutti i creditori privati ​​per una ristrutturazione del debito greco, riducendo il peso del debito previsto da un 198% del PIL nel 2012 a solo 120,5% del PIL entro il 2020. La seconda operazione di salvataggio è stata ratificata da tutte le parti nel febbraio 2012, e venne attivato il mese successivo, quando è stata soddisfatta l'ultima condizione del piano di ristrutturazione del debito di tutti i titoli di stato greci. Il piano di salvataggio più recente è impostato per coprire tutte le esigenze finanziarie greche nei prossimi tre anni, 2012-2014. Se la Grecia riuscirà a soddisfare tutti gli obiettivi economici delineati nel piano di salvataggio, un ritorno pieno all'uso di capitali privati ​​per la copertura di fabbisogni finanziari futuri sarà possibile nuovamente nel 2015. Per "Grecia: come sopprimere una democrazia" clicca QUI

Cartina dell'Unione Europea con il PIL dei 27 Stati membri nel 2010.
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Nel 2011 - Il 1° gennaio l'Estonia adotta l'euro, portando la zona euro a diciassette membri.
- Il 31-03 Mayotte passa da COM a DOM francese, diventando ufficialmente territorio dell'Unione Europea.
La crisi economica iItalia. La crisi del debito italiano fu scatenata da tre ragioni combinate: l'enorme stock di debito, soprattutto se rapportato al Pil (che subì una forte crescita a partire dal 2008, in coincidenza con la crisi, dopo diversi anni di complessiva riduzione); la scarsa o assente crescita economica, con il prodotto interno lordo aumentato in termini reali solo del 4% nel decennio 2000-2010; la scarsa credibilità dei governi e del sistema politico, spesso apparso privo di decisione o tardivo agli occhi degli osservatori internazionali e degli investitori. L'indebitamento estero del settore privato (soprattutto verso i paesi centro-europei, cresciuto con l'adesione all'UEM), l'impossibilità di ricorrere alla svalutazione della moneta (proibita dagli accordi di Maastricht) per stimolare la competitività delle esportazioni, il forte deficit della bilancia commerciale, cui va aggiunto il dato dell'enorme quantità di debito pubblico pregresso (aumentato inoltre tra 2008 e 2011 del 7%), indussero molti investitori, soprattutto esteri, a nutrire sfiducia verso la capacità dell'Italia di essere solvibile, provocando un deflusso di investimenti e un ritiro improvviso dei capitali (con conseguente impennata dei tassi di interesse sui titoli di stato). Il 2009 aveva visto un crollo del Pil italiano del 5%, mentre l'indebitamento della amministrazioni pubbliche era aumentato a 80,8 miliardi, pari al 5,3% del Pil; il deficit aveva visto un incremento del 2,6%.Molto pesante fu il crollo del settore industriale, calato del 15,1%, come anche gli ordinativi che subirono un brusco contraccolpo. Particolarmente consistente fu il crollo del settore dell'auto, con un calo delle vendite a dicembre del 2008 del 48,9%. Sul fronte del debito pubblico, tra il 2008 e il 2010, nel contesto di una scarsa crescita e di un'economia in stagnazione (pur avendo avuto il Pil italiano un incremento nel 2010 intorno all'1,2%, ma segnando un nuovo calo nel 2011 con percentuali vicine allo zero), il debito pubblico italiano aumentò dal 103,6% al 119,0% (quarto valore più grande al mondo in rapporto al Pil), per un ammontare complessivo nel 2010 a 1.843.015 milioni di euro, a fronte di un Pil pari a 1.548.816 milioni. In rosso, gli stati europei chiamati "PIGS" nel mondo anglosassone (in inglese "maiali"), cioè Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna, indicati come fonti di tensioni nell'eurozona, in virtù della loro ritenuta cattiva situazione finanziaria e economica. A questi si è aggiunta prima l'Italia formando l'acronimo "PIIGS" e poi il Regno Unito con l'acronimo "PIIGGS".
L'ammontare dei titoli di stato italiani in circolazione fa riferimento a tutti i titoli emessi dallo stato, sia sul mercato interno (attraverso BOT, CTZ, CCT, BTP e BTP€i), sia sul mercato estero (programmi global, MTN e carta commerciale). A partire dal 2008 la forbice tra buoni del tesoro poliennali e Bund inizia ad ampliarsi. Essa appariva quasi del tutto irrilevante nel 2006, quando il tasso di rendimento dei titoli italiani rispecchiava un'affidabilità superiore ai Treasuries americani e ai Gilts britannici. Nel 2008 tuttavia lo spread raggiunse la soglia vicina ai 100 punti base, salendo l'anno successivo di ulteriori 50 punti e raggiungendo in dicembre i 176 punti base. La crisi del debito sovrano italiano raggiunse la sua fase più acuta a partire dall'estate del 2011, dopo che già Grecia, Irlanda e Portogallo avevano, a vario titolo, riscontrato difficoltà nel collocamento dei titoli di debito pubblico sul mercato finanziario (con tassi di rendimento ormai attestati su soglie proibitive), giungendo nella condizione di non potersi rifinanziare. Ciò alla fine di un anno circa lungo il quale il costo della raccolta per il Tesoro aumentò di oltre 1,5 punti percentuali: il BTP quinquennale nel 2010 assegnato in asta attorno al 2,64%, a luglio 2011 toccava il 4,629% (+2% circa). Fino all'inizio dell'estate 2011, tuttavia, i buoni del tesoro poliennali italiani avevano conservato contenuti rendimenti e buona appetibilità sul mercato, tanto da essere considerati un "bene rifugio", al pari dei titoli dei paesi più solidi dell'eurozona sotto il profilo dell'affidabilità del debito (Germania, Olanda, Austria e Francia). Per oltre dieci anni dall'introduzione della moneta unica l'Italia aveva potuto collocare a tassi vantaggiosi i propri titoli di stato, pur nelle differenze oggettive tra le economie dei paesi membri e nonostante le difficoltà maggiori riscontrate dall'Italia, già prima dell'adesione all'eurozona, nella distribuzione dei titoli pubblici. Prima che esplodesse la crisi della Grecia, nella primavera 2011 il Tesoro italiano rifinanziava il debito pubblico collocando titoli di stato in asta con costi medi all'emissione scesi a livelli record del 2,1 per cento. In un'asta tenutasi a metà luglio, però, i titoli a 15 anni vennero venduti al 5,90%, il massimo della storia della moneta unica, mentre quelli a 5 anni al 4,93%. L'ampliamento dello spread, il differenziale di rendimento fra titoli di stato italiani e tedeschi (Bund), contribuì a innescare una crisi di fiducia sulla redimibilità dell'Italia, provocando il ribasso dei mercati azionari europei e in particolare della Borsa di Milano. In una progressività crescente, il differenziale si attestò a 200 punti a fine giugno, a 350 a inizio luglio, a 400 a inizi agosto, per poi scendere lungo il mese di agosto, in coincidenza con l'intervento della BCE, e arrivare a 500 ai primi di novembre, toccando il massimo degli ultimi anni il 9 novembre 2011.
- Il 12-11 l'UE convince Napolitano, presidente della repubblica italiana, a rimuovere Silvio Berlusconi dalla presidenza del consiglio dei ministri. L'UE (Germaia in testa e Francia allineata), vede nella catastrofica gestione economica italiana il rischio del crollo del delicato equilibrio interno all'UE. Mario Monti, che non è un politico, viene messo a capo di un governo di "tecnici", e riuscirà a spremere liquidità agli italiani distruggendo ciò che era rimasto dello stato-sociale italiano e i fondamenti una crescita: ma darà alla BCE e alle banche europee ciò che si aspettano per averlo imposto alla democrazia italiana.

Nel 2012 - Il 1° aprile il diritto d'iniziativa dei cittadini europei consente ad un milione di cittadini europei di prendere direttamente parte all'elaborazione delle politiche dell'UE, invitando la Commissione europea a presentare una proposta legislativa.
Unione Europea - i 10 maggiori comuni dell'UE con i dati della
popolazione. Clicca sull'immagine per ingrandirla.
La crisi economica in Spagna. La crescita dell’economia spagnola, assistita da un credito facile e a buon mercato, si interrompe bruscamente nel 2008. Essa era ampiamente basata sullo sviluppo artificioso del settore immobiliare, la cui grave crisi a partire dal 2008 trascina con sé anche drammatiche conseguenze per il sistema finanziario. I crediti incagliati delle banche hanno così raggiunto l’8,4% del totale nel marzo 2012. Alcune fonti valutano che sia necessario immettere dei mezzi propri nel sistema per 50-60 miliardi di euro, mentre altre parlano di cifre intorno ai 100 miliardi di euro (The Economist, 2012) e c’è anche chi si spinge ragionevolmente sino ai 120 miliardi e oltre. Una delle vie seguite dal governo per cercare di uscire dalle difficoltà è stata quella di fondere insieme più istituti, permettendo così che, all’interno di ogni raggruppamento, quelli deboli siano sostenuti da quelli con un bilancio migliore. Ma già l’esperienza della Bankia, frutto a suo tempo della fusione di sette banche più piccole e che ora ha bisogno di 23 miliardi di euro di nuovo capitale (circa cinque volte tanto rispetto alle prime stime), mostra le difficoltà di tale opzione (Economics blog, 2012). Il governo conservatore spagnolo, che non cessa di commettere errori su errori, sembra persistere in tale politica, meditando di fondere altre tre banche tra di loro. Le opinioni degli osservatori sembrano unanimi nel giudicare molto difficile che la soluzione del problema di Bankia, così come delle altre banche in difficoltà, si possa trovare con le sole risorse interne al paese, come il governo sembrava pensare almeno sino a qualche giorno fa, mettendo a punto soluzioni dilettantesche al riguardo. D’altro canto, il popolo spagnolo, che è obbligato a stringere la cinghia, trova difficile digerire il salvataggio con le proprie risorse di quelle banche le cui follie lo hanno portato alla rovina (Tremlett, 2012). Si deve comunque considerare che in Spagna (ma anche altrove) si registra ormai una stretta interdipendenza tra le banche e l’andamento dei budget pubblici e non sembra esserci modo per uscire da questa trappola al solo livello nazionale. Una parte del debito pubblico è detenuto dalle banche, che così sono esposte a potenziali e devastanti perdite (gli istituti spagnoli hanno in più molti crediti immobiliari inesigibili). A sua volta un governo debole tenta di salvare il sistema bancario, ma non ne ha i mezzi. In ogni caso appare chiaro che ormai il problema europeo e non solo spagnolo non è solo quello dei budget pubblici, ma anche di un sistema bancario in pesanti difficoltà. Si va facendo così strada, a livello internazionale, l’idea della costruzione di un sistema bancario a livello europeo, con un meccanismo di regolazione e di supervisione unico, una garanzia europea sui depositi bancari degli istituti del continente, l’intervento del fondo salva stati o di qualche altro organismo nel salvataggio delle banche spagnole e, più in generale, di quelle del continente, oltre ad un qualche rafforzamento dell’intervento della Bce ed altro ancora. La caduta della fiducia nella Spagna provocata dalle difficoltà delle sue banche ricorda la crisi dell’Irlanda del 2009-2010, mentre la spirale perversa tra politiche di austerità e recessione appare simile al processo che ha spinto alla caduta dell’economia in Grecia e in Portogallo. Nulla è stato risolto ed ora con le drammatiche difficoltà di Grecia e Spagna si sono riaccesi, come era facile prevedere, i riflettori sulla crisi dell’euro e sull’impasse della costruzione europea.
- Il 12-09 l'Esm entra in vigore nell'UE. Il Meccanismo europeo di stabilità (MES), detto anche Fondo salva-Stati, istituito dalle modifiche al Trattato di Lisbona (art. 136) approvate il 23 marzo 2011 dal Parlamento europeo e ratificate dal Consiglio europeo a Bruxelles il 25 marzo 2011, nasce come fondo finanziario europeo per la stabilità finanziaria della zona euro (art. 3). Esso ha assunto però la veste di organizzazione intergovernativa (sul modello dell'FMI), a motivo della struttura fondata su un consiglio di governatori (formato da rappresentanti degli stati membri) e su un consiglio di amministrazione e del potere, attribuito dal trattato istitutivo, di imporre scelte di politica macroeconomica ai paesi aderenti al fondo-organizzazione. Il Consiglio Europeo di Bruxelles del 9 dicembre 2011, con l'aggravarsi della crisi dei debiti pubblici, decise l'anticipazione dell'entrata in vigore del fondo, inizialmente prevista per la metà del 2013, a partire da luglio 2012. Successivamente, però, l'attuazione del fondo è stata temporaneamente sospesa in attesa della pronuncia da parte della corte costituzionale della Germania sulla legittimità del fondo con l'ordinamento tedesco. La Corte Costituzionale Federale tedesca ha sciolto il nodo giuridico il 12 settembre 2012, quando si è pronunciata, purché vengano applicate alcune limitazioni, in favore della sua compatibilità con il sistema costituzionale tedesco. Il MES sarà regolato dalla legislazione internazionale e avrà sede a Lussemburgo. Il fondo emetterà prestiti (concessi a tassi fissi o variabili) per assicurare assistenza finanziaria ai paesi in difficoltà e acquisterà titoli sul mercato primario (contestualmente all'attivazione del programma Outright Monetary Transaction), ma a condizioni molto severe. Queste condizioni rigorose "possono spaziare da un programma di correzioni macroeconomiche al rispetto costante di condizioni di ammissibilità predefinite" (art. 12). Potranno essere attuati, inoltre, interventi sanzionatori per gli stati che non dovessero rispettare le scadenze di restituzione i cui proventi andranno ad aggiungersi allo stesso MES. È previsto, tra le altre cose, che "in caso di mancato pagamento, da parte di un membro dell'Esm, di una qualsiasi parte dell'importo da esso dovuto a titolo degli obblighi contratti in relazione a quote da versare [...] detto membro dell'Esm non potrà esercitare i propri diritti di voto per l'intera durata di tale inadempienza" (art. 4, c. 8). Il fondo è gestito dal Consiglio dei governatori formato dai ministri finanziari dell'area euro, da un Consiglio di amministrazione (nominato dal Consiglio dei governatori) e da un direttore generale, con diritto di voto, nonché dal commissario UE agli Affari economico-monetari e dal presidente della BCE nel ruolo di osservatori. Le decisioni del Consiglio devono essere prese a maggioranza qualificata o a maggioranza semplice (art. 4, c. 2). Il MES emette strumenti finanziari e titoli, simili a quelli che il FESF emise per erogare gli aiuti a Irlanda, Portogallo e Grecia (con la garanzia dei paesi dell’area euro, in proporzione alle rispettive quote di capitale nella BCE), e potrà acquistare titoli di stati dell’euro zona sul mercato primario e secondario. Il fondo potrà concludere intese o accordi finanziari anche con istituzioni finanziarie e istituti privati. È previsto l'appoggio anche delle banche private nel fornire aiuto agli stati in difficoltà. In caso di insolvenza di uno Stato finanziato dallo MES, quest’ultimo avrà diritto a essere rimborsato prima dei creditori privati. L'operato del MES, i suoi beni e patrimoni ovunque si trovino e chiunque li detenga, godono dell'immunità da ogni forma di processo giudiziario (art. 32). Nell'interesse del MES, tutti i membri del personale sono immuni a procedimenti legali in relazione ad atti da essi compiuti nell'esercizio delle proprie funzioni e godono dell'inviolabilità nei confronti dei loro atti e documenti ufficiali (art. 35). Tuttavia, un collegio di cinque revisori esterni (art. 30, comma 1 e 2), indipendente e nominato dai governatori del fondo, ha accesso ai libri contabili e alle singole transazioni del MES. La composizione del collegio è così ripartita: un membro proviene dalla Corte dei Conti Europea, e altri due a rotazione dagli organi supremi di controllo degli Stati membri. La Corte Costituzionale tedesca ha posto un limite al contributo tedesco al salvataggio dei Paesi in difficoltà, evitando comunque di vincolare ogni singola azione dell'Esm al giudizio del Parlamento.

Nel 2013 - Il 1° gennaio entra in vigore nell'UE il "Fiscal Compact". Il “Patto di bilancio europeo”, formalmente “Trattato sulla stabilità, coordinamento e governance nell'unione economica e monetaria” (conosciuto anche con l'anglicismo "fiscal compact", letteralmente "patto finanziario"), è un accordo approvato con un trattato internazionale il 2 marzo 2012 da 25 dei 27 stati membri dell'Unione europea, con l'eccezione del Regno Unito e della Repubblica Ceca, entrato in vigore il 1º gennaio 2013.
Il patto contiene una serie di regole, chiamate "regole d'oro", che sono vincolanti nell'UE per il principio dell'equilibrio di bilancio. Ad eccezione del Regno Unito e della Repubblica Ceca, tutti gli stati membri dell'Unione europea hanno firmato il trattato. Negli Stati membri dell'Unione europea, la maggior parte delle decisioni riguardanti le tasse e la spesa pubblica rimaneva di competenza dei governi nazionali. Il controllo sulla politica fiscale era tradizionalmente considerato centrale per la sovranità nazionale e non esisteva un'unione fiscale tra stati indipendenti. Dopo qualche mese di trattative, il 30 gennaio 2012 il Consiglio europeo, con l'eccezione del Regno Unito e della Repubblica Ceca, ha approvato il nuovo patto fiscale.
Solo i paesi che avranno introdotto tale regola entro il 1º marzo 2014 potranno ottenere eventuali prestiti da parte del Meccanismo Europeo di Stabilità. L'obiettivo, dopo l'entrata in vigore, è quello di incorporare entro cinque anni il nuovo trattato nella vigente legislazione europea. L'accordo prevede per i paesi contraenti, secondo i parametri di Maastricht fissati dal Trattato CE, l'inserimento, in ciascun ordinamento statale (con norme di rango costituzionale, o comunque nella legislazione nazionale ordinaria), di diverse clausole o vincoli tra le quali:
- obbligo del perseguimento del pareggio di bilancio (art. 3, c. 1),
- obbligo di non superamento della soglia di deficit strutturale superiore allo 0,5% del PIL (e superiore all'1% per i paesi con debito pubblico inferiore al 60% del PIL)
- significativa riduzione del rapporto fra debito pubblico e PIL, pari ogni anno a un ventesimo della parte eccedente il 60% del PIL
- impegno a coordinare i piani di emissione del debito col Consiglio dell'Unione e la Commissione europea (art. 6).
Sebbene sia stato negoziato da 25 Paesi dell'Unione europea, l'accordo non fa formalmente parte del corpus normativo dell'Unione europea. I principali punti contenuti nei 16 articoli del trattato sono:
- l'impegno ad avere un deficit pubblico strutturale che non deve superare lo 0,5% del PIL e, per i paesi il cui debito pubblico è inferiore al 60% del PIL, l'1%;
- l'obbligo per i Paesi con un debito pubblico superiore al 60% del PIL, di rientrare entro tale soglia nel giro di 20 anni, ad un ritmo pari ad un ventesimo dell'eccedenza in ciascuna annualità;
- l'obbligo per ogni stato di garantire correzioni automatiche con scadenze determinate quando non sia in grado di raggiungere altrimenti gli obiettivi di bilancio concordati;
- l'impegno a inserire le nuove regole in norme di tipo costituzionale o comunque nella legislazione nazionale, che verrà verificato dalla Corte europea di giustizia;
- l'obbligo di mantenere il deficit pubblico sempre al di sotto del 3% del PIL, come previsto dal Patto di stabilità e crescita; in caso contrario scatteranno sanzioni semi-automatiche;
- l'impegno a tenere almeno due vertici all'anno dei 18 leader dei paesi che adottano l'euro.
Il 14 gennaio 2014 il trattato è stato ratificato da 24 dei 25 firmatari, di cui 17 membri dell'eurozona
- Il 18-03, dopo nove mesi dalla prima richiesta di salvataggio da parte di Cipro, è arrivato l’accordo: poco preciso, poco lungimirante e in parte dettato dagli interessi dalla politica.
Carta fisica e politica di Cipro con indicate le città.
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La crisi economica a Cipro. Per la prima volta nella storia della crisi dell’Euro, i depositari contribuiranno alla ricapitalizzazione delle banche cipriote. Il piano consiste nell’estrazione di 5.8 miliardi di euro attraverso un’unica "leva di stabilità" sui depositi bancari. Il Fondo Monetario Internazionale contribuirà con un miliardo di Euro, mentre il resto (per un totale di 10 miliardi di Euro) sarà fornito dal meccanismo di Stabilità, ovvero il fondo ESM. Rappresentando lo 0.2% del PIL dell’EurozonaCipro non costituisce un enorme rischio sistemico, ma con il bailout i depositari non assicurati subiranno sicuramente delle perdite importanti. Le banche cipriote mantengono molti fondi depositari, così applicando un’imposta sui grandi possessori di titoli, significa ridurre sensibilmente la portata del bailout. Il punto, infatti, era proprio questo: decidere se colpire i grandi depositari di Cipro, oppure coinvolgere tutto il sistema dei contribuenti dell’Eurozona. FMI e Germania hanno certamente preferito la prima prospettiva. Probabilmente, Nicosia avrebbe preferito ridurre il carico sui grandi depositari, molti dei quali Russi, così da non dover ri-negoziare i prestiti da Mosca per 2.5 miliardi di Euro. Si teme, infatti, che questa operazione possa spaventare i flussi off-shore, attirati dalla facilità con la quale è possibile aggirare le norme anti-riciclaggio. Proprio venerdì, infatti, il presidente Cipriota, Nicos Anastasiades, ha dichiarato che non avrebbe accettato una leva a due cifre sui conti dei grandi depositari.
Le banche cipriote detengono circa 30 miliardi di Euro in fondi depositari garantiti e circa 35 miliardi in fondi non assicurati. Se l’obiettivo è raggiungere un totale di 5.8 miliardi dai depositari; allora la leva sui depositi assicurati sarà circa del 7%. Non è chiaro, ad ogni modo, se l’imposta di una tassa sui piccoli depositi violi la garanzia di Cipro sui fondi inferiori ai 100,000 Euro: in ogni caso si prospettano seri rischi politici. Temendo una repentina corsa agli sportelli, il Gabinetto Cipriota ha imposto che le banche rimangano chiuse non soltanto questo lunedì, ma anche martedì, nonostante la Banca Centrale Europea abbia offerto liquidità illimitata alle banche soggette a voli di capitale. Secondo Greek radio, la banca centrale della Grecia ha inviato circa 5 miliardi di Euro a Cipro per contribuire alle richieste di liquidità dei clienti.
Sebbene il caso di Cipro sia unico, l’Europa sta così creando un precedente. Il principio verso il quale l’Europa ha deciso di procedere con l’unione bancaria è che i contribuenti non avrebbero dovuto pagare un soldo per salvare le banche finché tutti i creditori non fossero stati spazzati via: il risultato è che il conto è stato appioppato ai depositari.
Carta fisica di Cipro con indicate le città.
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- Il 25-03 a Cipro si definisce l'entità del prelievo forzoso sui conti correnti. I clienti della banca di Cipro, con depositi superiori a 100.000 euro, avranno il 37,5% convertito in azioni speciali con diritto di voto pieno e l'accesso ai futuri dividendi della principale banca dell'isola. Questa la mail informativa della sede centrale di Nicosia della Banca centrale. Un ulteriore 22,5% sarà congelato temporaneamente per garantire all'autorità mutuante di soddisfare i termini della propria ricapitalizzazione in accordo con il contratto di finanziamento stipulato da Cipro con i suoi creditori internazionali. Nell'accordo del 25 marzo il presidente Anastasiades ha imposto le perdite ai grandi depositanti sulla Banca di Cipro in cambio di 10 miliardi di euro sborsati dall'Eurozona e dal Fondo Monetario Internazionale, dopo non essere riuscito ad ottenere aiuti finanziari da uno dei più grandi investitori del paese, la Russia. L'accordo ha inoltre chiuso la seconda più grande banca dell'isola, la CPB (Cyprus Popular Bank Pcl). Marios Mavrides, un deputato del partito di governo Disy (raggruppamento democratico), ha detto in un'intervista telefonica da Nicosia: "Questo accordo farà peggiorare le cose, soprattutto le piccole e medie imprese resteranno a corto di liquidità. Non aiuterà a riconquistare la fiducia del popolo, questo potrà avvenire solo con i depositi liberi". La Banca centrale di Cipro nominerà un perito indipendente per il creditore commerciale e tutto o una parte del 22,5% congelato potrebbe essere convertito in azioni entro 90 giorni dal completamento di tale intervento. La banca ha già affermato che qualsiasi importo residuo verrà restituito con gli interessi. Il BAIL - IN, che consiste nel convertire asset della banca (obbligazioni subordinate, immobilizzazioni, crediti) in capitale ordinario, al fine di evitare un salvataggio statale, non si applica ai titolari dei conti i cui debiti verso il creditore si trovano al di sotto della soglia dei 100.000 euro, e a quelli che ne hanno in altre banche dell'isola.
L'ubicazione di Cipro nel contesto
Europeo - Mediterraneo.
- Il 30-04 arriva l'Ok del parlamento al piano di salvataggio. Il parlamento di Cipro ha approvato a stretta maggioranza il piano di salvataggio negoziato con la Troika (Ue-Bce-Fmi) per evitare il fallimento, che prevede un prestito di 10 miliardi di euro a fronte di misure draconiane. L'accordo e' stato approvato con voto per alzata di mano, 29 favorevoli e 27 voti contrari. L'approvazione di oggi e' stata necessaria per proseguire l'iter che portera' al versamento della prima tranche di aiuti gia' dal mese prossimo. Il piano, che prevede un prestito di circa dieci miliardi di euro, prevede anche delle misure draconiane per la popolazione già stremata, che dopo il prestito di un mese fa alle banche cipriote per dare liquidità, sembrano adesso arrivate all'esasperazione totale. Questo voto di fine aprile segue un iter che porterà il prossimo mese alla prima trance di aiuti internazionali. La disparità che agli stessi abitanti salta subito all'occhio, per non parlare dei turisti che arrivano ormai sporadicamente nei porti della parte greca dell'isola, è appunto quella disparità delle due economie dell'isola. Infatti l'isola è divisa in due protettorati, quella greca che sta andando in default, e quella turca che sembra vivere nell'agiatezza che è stata tipica anche dell'altra parte dell'isola ormai andata in rovina; tanto è vero che il governo turco ha messo in pratica, già dallo scorso 16 Marzo, delle misure per evitare che capitali "stranieri" provenienti dall'altra parte dell'isola possano entrare nel proprio territorio, misura che la Turchia comunque ha dovuto adottare in accordo con l'Unione Europea, perchè bisognava tenere sotto controllo i movimenti delle banche di parte greca. Lo scorso mese a Cipro già sono state adottate altre misure per dare liquidità alle banche, circa cinque miliardi di euro, che hanno sì ricapitalizzato le banche, ma il credit crunch cipriota è rimasto, anzi forse si è più inasprito del previsto.
Ispettori della Troika, esponenti di
Ue, Bce e Fmi.
- Il 15-04: Grecia, trovato l'accordo con la troika. Via al prestito diviso per tranche, prevista una graduale crescita dal 2014. Accordo fatto tra il governo greco e i rappresentanti della troika (Ue, Bce e Fmi). Saranno concesse due tranche da 2,8 e da 6 miliardi di euro che fanno parte del prestito concesso alla Grecia dai suoi partner internazionali. Le prospettive economiche parlano di un graduale ritorno alla crescita nel 2014, grazie anche a un'inflazione ben al di sotto della media e una maggiore flessibilità dei salari. Bruxelles precisa che la Grecia ''ha compiuto importanti progressi con le misure per migliorare la riscossione delle imposte e del debito, con riforme dell'amministrazione delle entrate'' che ora gode di maggiore autonomia, poteri e risorse.
Venizelos e Papademos.
''Questo e' stato uno degli obiettivi principali della missione'', migliorare la riscossione ''per ridurre possibilità di evasione e corruzione, per garantire una distribuzione più equa degli aggiustamenti e sostenere il raggiungimento degli obiettivi di bilancio''. Splende il sole sull'acropoli di Atene. Segno del favore degli dei nell'antichità, ma quello che oggi accoglie la Grecia è il favore di autorità ben più terrene ma non meno importanti: i conti del Paese migliorano e, per questo, gli ispettori della Troika in visita hanno dato il loro “ok” alla nuova tranche di aiuti. A questo punto manca solo il via libera dei membri dell’eurozona. Soddisfatto il premier greco Antonis Samaras: “Mentre il mondo è stretto in una morsa d’insicurezza e ansia, la Grecia si stabilizza e la nostra posizione si va rafforzando. Ieri notte abbiamo raggiunto un accordo per il pagamento della prossima quota da 2,8 miliardi di euro, e che apre la strada a quella di maggio da 6 miliardi.”. Un clima insolitamente sereno in un rapporto in passato caratterizzato da continui obiettivi rinviati e pagamenti in ritardo. La ricapitalizzazione delle banche è quasi completa, il debito appare più sostenibile e lo snellimento del settore pubblico appare sicuro. 15.000 i tagli previsti entro il 2014, con gli scioperi che, ormai, sono diventati un evento regolare.
- Il 13-06: Proteste in Grecia contro la chiusura della TV pubblica, ad Atene circa 10.000 persone si sono radunate davanti la sede di ERT, la tv di Stato ellenica, per manifestare contro la chiusura dell'emittente, decisa dal governo. Manifestazioni simili anche in altre città come Salonicco, dove secondo le stime della polizia i manifestanti sarebbero 7.500.
- Il 18-06 in Grecia, il Consiglio di Stato, a cui si è rivolto il sindacato dei dipendenti, ha deciso la riapertura temporanea dell'emittente televisiva di stato, in attesa che si costituisca un nuovo soggetto radiotelevisivo. Nei giorni scorsi contro la scelta del governo c’erano stati scioperi e proteste. La gestione provvisoria proposta dal governo prevede che il servizio pubblico riparta sotto la direzione di una commissione a tre, composta dai rappresentanti dei tre partiti che compongono la coalizione di governo (il conservatore Nea Dimokratia, il socialista Pasok e la sinistra democratica), che avrà l'incarico di individuare i nomi dei giornalisti che condurranno l'emittente in questa fase transitoria, assistiti, ha spiegato una fonte della Afp da consiglieri stranieri, fra cui alcuni della Bbc. Costretto a un parziale dietrofront, il governo di larghe intese greco paga le conseguenze di quella che appare a tutti gli effetti una decisione affrettata - quella di chiudere Ert -, dettata dalla necessità di consegnare ai rappresentanti della troika (Fondo Monetario Internazionale, Unione europea e Banca centrale europea) la lista dei primi 2.000 dipendenti statali da licenziare. Una decisione che, oltre alle proteste, ha provocato un grave danno all'immagine internazionale di Atene e l'immediata reazione di coloro che sarebbero anche pronti a sostenere una riforma profonda della televisione pubblica ma non in forma così drastica.
Bandiera della Croazia e dell'UE.
- Il 1° luglio la Croazia entra a far parte dell’Unione Europea  come ventottesimo stato membro. Si tratta del primo paese dei Balcani occidentali a far parte dell’UE e, dopo la Slovenia, il secondo paese dell’ex Jugoslavia con un’esperienza recente di guerra e una transizione dal conflitto degli anni Novanta ancora in corso. La difficile riconciliazione con le ex repubbliche jugoslave e il processo di democratizzazione delle istituzioni hanno rallentato i tempi di integrazione: ci sono voluti infatti ben otto anni perché la Croazia ottenesse il parere positivo dell’UE. La sera del 30 giugno '13, in piazza a Zagabria, ci sono state grandi celebrazioni a cui hanno partecipato oltre cento rappresentanti dei paesi europei. Simbolicamente a mezzanotte le insegne della dogana che regolavano l’accesso di persone e merci al paese sono state rimosse dalla frontiera con la Slovenia, e la scritta “UE” è stata installata alla frontiera con la Serbia, l’altra repubblica dell’ex Jugoslavia che spera di ottenere presto una data precisa per l’avvio dei negoziati di adesione.
Carta della Croazia.
La Croazia confina con la Bosnia-Erzegovina, l’Ungheria, il Montenegro, la Serbia e la Slovenia. Dal 1991 è una nazione indipendente, dopo aver fatto parte, per oltre 70 anni, dell’ex Jugoslavia. Attualmente ha 4,4 milioni di abitanti. Il governo è guidato dal socialdemocratico Zoran Milanović ed è composto dai partiti della coalizione “Kukurikum “di centrosinistra, che ha vinto le elezioni nel 2011. Dal 2010 il presidente è Ivo Josipović, del Partito socialdemocratico di Croazia. La Croazia è di fatto il primo dei paesi coinvolti nelle guerre degli anni Novanta nell’ex Jugoslavia a ottenere il riconoscimento dell’UE, anche se non tutte le questioni di quegli anni sono state completamente risolte - ci sono circa 500 mila persone che ricevono ancora sussidi direttamente legati alle conseguenze del conflitto - e anche se il rapporto con la Serbia e con la sua minoranza (che rappresenta il 4,4 per cento della popolazione) resta un punto critico. Inoltre, la Croazia sarà uno dei paesi con la linea di confine esterna all’Unione più estesa e complicata: con la Bosnia-Erzegovina, con la Serbia e a sud per un breve tratto con il Montenegro. «Ciò che mi auguro è che questo confine non diventi una specie di muraglia cinese ma che sia una porta da poter attraversare con facilità», ha precisato il presidente della Croazia Ivo Josipović.
Il percorso della Croazia verso l’UE. Il 29 ottobre del 2001 la Croazia ha firmato l’Accordo di stabilizzazione e associazione all’UE, primo passo verso l’integrazione, che consiste nella firma di una serie di accordi bilaterali che riguardano questioni politiche, economiche, commerciali e anche relative ai diritti umani. Il 21 febbraio del 2003 la Croazia ha presentato la richiesta formale di adesione ottenendo nel giugno del 2004 lo status di “candidato”. I negoziati sono iniziati due anni dopo (giugno 2006) e sono proseguiti fino al giugno del 2011. Il Parlamento europeo ha approvato l’ingresso della Croazia il 9 dicembre del 2011 e nel gennaio del 2012 si è svolto in Croazia il referendum di adesione: il 66,25 per cento della popolazione ha votato a favore e il 33,13 contro, con un’affluenza però piuttosto bassa (il 47 per cento degli aventi diritto). Tra il febbraio del 2012 e il giugno del 2013 si è svolto il processo di ratifica dell’adesione da parte dei diversi parlamenti europei: il primo parlamento a ratificare è stato quello della Slovacchia; l’ultimo quello della Germania, secondo cui il paese era ancora impreparato e lontano dall’aver raggiunto i criteri richiesti dall’Unione. Il Parlamento italiano ha ratificato l’adesione il primo marzo 2012. L’obiettivo della Croazia è ora un’ulteriore integrazione: il paese dovrebbe diventare membro dello spazio Schengen nel 2015, per eliminare i controlli alle frontiere per merci e persone, e rafforzare la cooperazione con gli altri stati che ne fanno parte. Dovrebbe inoltre abbandonare la kuna per adottare l’euro «non appena l’economia nazionale rispetterà i criteri stabiliti in materia di inflazione, finanze pubbliche, stabilità dei tassi di cambio e tassi di interesse», scrive l’Unione Europea. Infine anche la Croazia dovrà applicare le norme valide per tutta l’Unione, per esempio quelle sulla sicurezza alimentare e sul riconoscimento delle qualifiche professionali ottenute in altri paesi. In alcuni casi, precisa l’UE, sono previsti dei periodi transitori. «Per esempio, la Croazia continuerà ad applicare accise ridotte sulle sigarette fino a tutto il 2017, mentre fino a giugno 2014 i pescatori potranno utilizzare le reti che nel resto dell’UE sono ormai proibite».
Carta della Croazia nei caratteri
cirillici: Hrvatska. Clicca
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La questione economica. L’adesione della Croazia all’Unione europea avviene in un momento di gravissima crisi economica per il paese, tanto che in un rapporto pubblicato da Bruxelles lo scorso 29 maggio si parlava già del possibile avvio di una procedura d’infrazione per l’eccessivo deficit. Il debito della Croazia rappresenta il 54 per cento del PIL e secondo la Commissione europea potrebbe superare la soglia del 60 per cento nel 2014. Da quando è scoppiata la crisi economica, nel 2008, la situazione è andata progressivamente peggiorando anche a causa delle difficoltà dei paesi vicini alla Croazia e che sono i suoi principali partner commerciali, su tutti l’Italia. Le previsioni della Commissione europea, tra l’altro, indicano che anche il 2013 sarà un altro anno di recessione per il paese. Nel 2012 i consumi e la domanda interna sono diminuiti del 3 e del 2,9 per cento, gli investimenti diretti sono calati di 4 punti e la disoccupazione, secondo l’Ufficio statistico croato, supera il 20 per cento. Più della metà dei giovani croati sotto i 25 anni è senza lavoro.
- Il 21-08 riapre in Grecia la nuova televisione pubblica a due mesi dalla chiusura di Ert.
La nuova televisione di Stato, denominata ‘‘Dt’‘, ovvero, Televisione Pubblica, ha cominciato a trasmettere i propri programmi a poco più di due mesi dalla controversa decisione del premier Samaras di chiudere la vecchia emittente Ert, denunciandone gli sprechi e i clientelismi e licenziandone i 2700 dipendenti. 
Pavlos Fissas, noto come Killah P.
- Il 21-09 ad Atene, è ucciso a coltellate il rapper antifascista Pavlos Fissas, noto al pubblico come Killah P. Confessa l'omicidio il camionista Giorgos Roupakias, un estremista neonazista di Alba Dorata. La vittima aggredita all'uscita di un bar da un gruppo di 15 militanti della formazione neonazista al termine di una lite per motivi sportivi e politici. Pavlos Fissas è stato ucciso a coltellate martedì notte in un bar di Atene, nella zona del Pireo. L'aggressore, un militante di Alba Dorata, è stato arrestato dopo avere confessato il crimine. Il portavoce del partito neonazista greco, Ilias Kasidiaris ha subito preso le distanze dalla vicenda, parlando di «crimine odioso», negando un qualsiasi coinvolgimento del suo schieramento e minacciando querele. Pavlos Fissas, che militava nel gruppo di estrema sinistra "Antarsia", avrebbe avuto un diverbio con quello che è poi diventato il suo aggressore, in un caffè di Amfiali, nella zona di Keratsini (il Pireo), dove l'artista, 34 anni, stava guardando la partita di Champions League tra Olympiakos e Paris St Germain. La lite tra i due sarebbe scoppiata proprio a proposito del match e si sarebbe poi trasformata in uno scontro politico. 
Militante con bandiera di Alba Dorata
L'aggressore, un pregiudicato di 45 anni, avrebbe poi lasciato il locale per tornare poco dopo accompagnato da una quindicina di compagni: ha aspettato che Fissas uscisse dal bar per aggredirlo a colpi di coltello. Poco prima di morire in un ospedale della capitale greca, la vittima ha fatto in tempo a rivelare il nome del suo assassino alle forze dell'ordine. Le forze dell'ordine hanno effettuato delle perquisizioni nelle sedi di Alba Dorata di Leoforos Messogion e di via Deliyanni. Come riferisce il sito web Newsit.gr, all'operazione di polizia hanno partecipato anche due parlamentari del partito, Ilias Panayotaros e Christos Pappas. Alba Dorata è entrata per la prima volta nel parlamento di Atene nella primavera dell'anno scorso, conquistando il 7% dei suffragi. Secondo gli ultimi sondaggi ha attualmente un consenso che si aggira intorno al 12%.
Nikos Mihaloliakos.
- Il 29-09 in Grecia è arrestato Nikos Mihaloliakos, leader di Alba Dorata. Nikos Mihaloliakos, il leader del partito di estrema destra greco Alba Dorata, è stato arrestato insieme al portavoce Ilias Kassidiaris. con l'accusa di essere a capo di un organizzazione criminaleAlba Dorata ha invitato i militanti radunarsi davanti al quartiere generale della polizia. All'appello hanno risposto in più di un centinaio.
- Gli Usa investono 5 miliardi di dollari per fomentare disordini che tolgano l'Ucraina, da dove passano gasdotti e oleodotti russi, dall'orbita di Mosca, foraggiando anche numerosi politici per il "salto della quaglia". Il suo progetto? Vendere all'Europa il suo gas, lo Shale gas o gas di scisto, estratto dalle rocce poco porose nelle grandi profondità del sottosuolo, a prezzo di gravi danni ambientali. Da http://www.greenstyle.it/shale-gas-o-gas-di-scisto-cosa-ce-da-sapere-11525.html. Shale Gas o gas di scisto: cosa c’è da sapere. Con il termine di shale gas, o gas di scisto in italiano, si intende il gas naturale intrappolato nelle rocce poco porose ad alta profondità. Si tratta di gas a tutti gli effetti, in buona parte metano, che però non si trova in un normale giacimento e, di conseguenza, non basta trivellare un pozzo tradizionale per tirarlo fuori. Per estrarlo si usano due tecniche: la trivellazione orizzontale e il fracking idraulico, anche detto hydraulic fracturing. Entrambe sono tecniche già note all’industria petrolifera da diversi anni, ma solo di recente si è scoperto che usandole insieme si può pompare dal sottosuolo il gas intrappolato negli scisti e altri idrocarburi non convenzionali.
Negli ultimi anni lo shale gas è stato il protagonista indiscusso degli scenari energeticisoprattutto negli Stati Uniti dove è partita una nuova corsa all’oro che ha portato alla trivellazione di centinaia di pozzi per estrarre gas di scisto. Per comprendere bene la questione shale gas bisogna chiedersi quanto ce ne sia e dove nel mondo, quali ripercussioni sull’ambiente possano avere le trivellazioni orizzontali e il fracking e quale impatto sulle politiche di riduzione delle emissioni di CO2 avrà lo sviluppo di questo gas.
Una vera e propria mappa dello shale gas non esiste. Rispetto al gas convenzionale, contenuto in una sacca naturale sotto terra, il gas di scisto è difficile da quantificare finché non lo si estrae. Essendo intrappolato nella roccia, infatti, è quasi impossibile avere una fotografia realistica di quanto gas contenga un giacimento di shale gas. Le stime dell’Unione europea parlano di circa 450 trilioni di metri cubi, cioè 450.000 miliardi, a livello mondiale... e ...Il motivo per cui lo shale gas è tanto contestato è sintetizzabile in queste due parole. L’accoppiata tra le trivellazioni orizzontali e il fracking idraulico, infatti, oltre a permettere l’estrazione di questo gas è fortemente sospettata di causare danni (o quanto meno seri rischi) al sottosuolo. Capire come funziona il processo aiuta a comprendere i rischi. In un pozzo tradizionale la trivella scende in verticale, accompagnata da grandi quantità di fluido di trivellazione che diminuisce l’attrito, raffredda l’attrezzatura e tiene in pressione il pozzo. Solitamente la trivella, nella prima parte del suo percorso, attraversa una o più falde acquifere e per questo si usa la tecnica del “casing”. Una sorta di cappotto di acciaio e cemento inserito nel pozzo per renderlo a tenuta stagna e impedire che il petrolio, il gas o il fluido di trivellazione entrino a contatto con l’acqua dolce destinata all’uso umano inquinandola gravemente. Per estrarre lo shale gas a tutto questo si aggiunge una seconda e una terza fase. Una volta fatto il buco in verticale la trivella viene fatta progressivamente deviare finché non si trova a lavorare in orizzontale, rispetto al piano del terreno, in direzione del giacimento roccioso. Una volta raggiunto lo scisto si inserisce dell’esplosivo nel canale scavato dalla trivella, al fine di fratturare la roccia creando delle grosse fessure. Fatto ciò si pompa ad alta pressione dell’acqua con sabbia e agenti chimici al fine di microfratturare ulteriormente lo scisto e liberare il gas che contiene. Questa procedura viene ripetuta più volte facendo procedere a passo di gambero la trivella, facendo più esplosioni e più pompaggi per ogni condotto. E, dalla trivellazione verticale, si procede a fare altre deviazioni orizzontali in modo da fratturare il più possibile la roccia. In questo modo, da un solo pozzo visibile in superficie, si possono realizzare anche dieci vie d’uscita per il gas. Ognuna delle quali comporta varie cariche di esplosivo e conseguente pompaggio del fluido. Questo video, meglio delle parole, spiega il procedimento: https://www.youtube.com/watch?v=lB3FOJjpy7s.
- L'Europa ci casca, o finge di cascarci, e riconosce un golpe a danno di un parlamento democraticamente eletto come una giusta volontà popolare. Il Fmi e l'Ue foraggiano di milioni di euro il nuovo governo che non riuscirà neppure a pagare tutti i debiti con Mosca... i mercenari che combattono in piazza Mandan li paga la Cia. Ufficialmente in Ucraina si mobilitano i movimenti per l'adesione all'UE. Per "Ucraina: la crisi finanziata dagli USA per vendere gas all'UE" clicca QUI. Cronistoria degli avvenimenti recenti da: http://www.europaquotidiano.it
/2014/02/19/perche-e-riesplosa-la-crisi-ucraina-la-cronologia/.
Viktor Janukovyč.
- Il 21-11 il presidente Viktor Yanukovich rifiuta gli "Accordi di associazione" e il "Deep and Comprehensive Free Trade Agreement", due misure di incentivi economico-commerciali offerti dall’Ue nello schema della Eastern Partnership, iniziativa mirata a rafforzare la cooperazione con i paesi ex Urss e a contenere, implicitamente, l’influenza di Mosca. Nello stesso giorno la Rada, il parlamento di Kiev, respinge una serie di emendamenti sulla liberazione dell’ex primo ministro Yulia Tymoshenko, condizione che l’Ue vincolava alle intese.
Julija Tymošenko.
La Tymoshenko è stata condannata a sette anni di carcere nel 2011. Secondo l’accusa gli accordi sulle importazioni di gas da lei contratti con la Russia nel 2009 hanno causato un’emorragia finanziaria allo stato. Nella stessa giornata, piazza dell’Indipendenza, nel centro di Kiev, si riempie. Migliaia di persone prendono parte a una manifestazione contro le scelte di Yanukovich e a favore di una maggiore integrazione con l’Ue. Euromaidan (maidan significa piazza in lingua ucraina) diventa, da questo momento, il nome del movimento.
- Il 27-11 si tiene a Vilnius, la capitale lituana, il vertice della "Eastern Partnership". Mezzo fiasco. Il rifiuto ucraino di siglare gli accordi con l’Unione europea ne depotenzia la portata.
- Il 30-11 la polizia carica i manifestanti. Nel frattempo, la protesta, tenutasi quotidianamente dal 21 novembre, ha cambiato segno. Non si configura più come un moto d’indignazione e come la rivendicazione di un destino europeo. Piuttosto, assume la forma di un movimento contro Yanukovich e il suo sistema di potere, in cui trovano sempre più spazio i sussulti nazionalisti. Oltre che a Kiev si manifesta anche in altre città del paese. Persino a est, tradizionale bacino di voti del Partito delle regioni di Yanukovich.
- L'1-12: l’intervento contro i manifestanti, avvenuto il giorno prima, porta in piazza una marea umana di almeno 300mila persone. 
Viktor Yushchenko (Juščenko).
È la più grande protesta mai registrata dalla rivoluzione arancione del 2004-2005, quando la pressione popolare portò alla ripetizione del ballottaggio presidenziale (inizialmente vinto da Yanukovich) e alla vittoria di Viktor Yushchenko. I manifestanti occupano il comune di Kiev. L’iniziativa è coordinata in modo particolare dagli attivisti di Svoboda, partito ultra-nazionalista che nel 2012 è andato in doppia cifra alle politiche. 
La rete di oleodotti e gasdotti russi che
attraversano l'Ucraina.
Il suo capo, Oleh Tyahnybok, è assieme all’ex pugile Vitali Klitschko e al luogotenente della Tymoshenko, Arseniy Yatseniuk, uno dei tre capi dell’opposizione parlamentare e di Euromaidan (maidan significa piazza in lingua ucraina). Sempre a Kiev, viene occupata la sede dei sindacati. Su piazza Indipendenza vanno avanti regolarmente i presidi quotidiani.
- Il 2-12 Yanukovich va in Cina e ottiene otto miliardi in investimenti. La partita ucraina si gioca anche sul fronte finanziario. Il paese è stato martellato dalla crisi, i conti sono profondo rosso. Nei mesi precedenti Yanukovich aveva cercato di giocare su due tavoli, quello europeo e quello russo, allo scopo di alzare la posta e ottenere il più possibile.
Gli accordi proposti dagli europei, tuttavia, erano affiancati da un possibile prestito del Fmi che chiedeva a Yanukovich riforme troppo costose in termini politici, come l’adeguamento dei prezzi del metano al mercato. Ogni governo ucraino li ha sempre tenuti artificiosamente bassi.
- Il 10-12 le autorità ucraine cercano di sgomberare piazza Indipendenza e di evacuare il comune di Kiev ma il tentativo fallisce e la tensione sale.
Il PIL ucraino suddiviso per regioni,
dove primeggiano le zone russofone.
- Il 17-12 Yanukovich va a Mosca e ottiene da Putin un prestito da 15 miliardi di dollari, più un vistoso sconto sul gas, il cui costo passa da 400 a 265 dollari per mille metri cubi. L’opposizione sostiene che sottobanco sia stata negoziata anche l’adesione all’Unione eurasiatica, progetto strategico con cui Mosca vuole riaggregare lo spazio post-sovietico. Putin lo considera non complementare con la Eastern Partnership, che a suo avviso è un’invasione europea nel cortile di casa.
- Il 16-12 il parlamento ucraino approva senza discussione le cosiddette “leggi anti-protesta”, catapultate da Yanukovich nell’assemblea, che limitano fortemente il diritto a manifestare, comprimendo potenzialmente anche la libertà di stampa.
- Dal 17 al 28-12, nei giorni successivi all’adozione della legge, si scatena la guerriglia sulle strade di Kiev. Ulica Grushevskogo, una via situata tra piazza Indipendenza e lo stadio della Dinamo Kiev, diventa un campo di battaglia. In prima linea si schierano gruppi di estrema destra, con postura chiaramente paramilitare. Il principale, tra questi, è Pravyi Sektor. Le forze di sicurezza rispondono con durezza. Gli scontri causano alcune vittime. Nel frattempo Spilna Prava, gruppo movimentista e nazionalista, inizia a occupare le sedi di alcuni ministeri a Kiev. Gli esponenti di Euromaidan, dal canto loro, assumono il controllo dei palazzi dei governatorati in diverse città dell’occidente ucraino, dove le forze dell’opposizione riscuotono il grosso del loro consenso elettorale. In questi giorni si registra una serie di consultazioni tra Yanukovich e i capi dell’opposizione. Si cerca una soluzione concordata alla crisi politica.
- Dal 18-12 al 15-01-2014: in quest’arco di tempo la situazione a Kiev sembra ristagnare e le proteste calano di intensità. Si registra, la notte del 25 dicembre, il pestaggio di Tetiana Chornovol, un’attivista del campo anti-Yanukovich che si divide tra il giornalismo e la militanza attiva.

Nel 2014 - Il 28-01 il parlamento ucraino cancella le leggi anti-protesta. Arrivano nelle stesse ore le dimissioni del primo ministro Mykola Azarov, uomo vicino a Yanukovich. Ma le concessioni da parte del presidente non convincono l’opposizione, che rilancia con la riforma della costituzione (più poteri al parlamento) e le presidenziali anticipate, rispetto alla data già stabilita, il febbraio 2015.
- Il 29-01 il Partito delle regioni approva unilateralmente una legge che azzera i processi nei confronti dei dimostranti che hanno preso parte agli scontri, a patto che Euromaidan ponga fine alle occupazioni dei palazzi del potere entro due settimane. L’opposizione bolla la misura come ricattatoria e continua a chiedere riforma della costituzione e presidenziali anticipate, senza ottenere risposte da parte di Yanukovich, che offre invano a Yatseniuk di presiedere un esecutivo di unità nazionale. Nel frattempo la hryvnia, la moneta ucraina, crolla ai minimi storici. Mentre Mosca, dopo l’erogazione di una prima rata da tre miliardi, congela il prestito a Kiev. Il Cremlino vuole garanzie da Yanukovich.
Victoria Nuland.
- Il 7-02 in una conversazione con l’ambasciatore a Kiev, intercettata e diffusa sul web, l’assistente al segretariato di stato americano, Victoria Nuland, manifesta la scarsa considerazione nei confronti del ruolo mediatore dell’Unione europea. «Fuck the Eu», le si sente dire. Sdegno da parte di Bruxelles, la cui “ministra degli esteri” Catherine Ashton s’è recata più volte a Kiev, da quando è scoppiata la crisi, cercando di riaprire la trattativa sugli Accordi di associazione, assecondata da prestiti del Fmi meno vincolanti rispetto a quelli prospettavi alla vigilia della Eastern Partnership. «Fanculo l’Unione europea» dice Victoria Nuland.
Gli scontri del 18 febbraio a Kiev.
- Il 16 e 17-02 i dimostranti di Euromaidan sgomberano una parte degli edifici occupati. Altri restano sotto il loro controllo. Entra comunque in vigore l’amnistia.
Gli scontri del 18 febbraio a Kiev.
- Il 18-02 il parlamento si riunisce e l’opposizione chiede che venga messa in agenda la riforma della costituzione. Richiesta inascoltata. Gli esponenti dei partiti di minoranza e gli attivisti di Euromaidan escono dal perimetro di piazza Indipendenza e si dirigono verso il parlamento, cercando di esercitare il blocco. Scoppia il finimondo. 
Gli scontri del 18 febbraio a Kiev.
Scontri, zuffe, colpi d’arma da fuoco sia da parte dei gruppi radicali della protesta che delle forze di sicurezza.
Gli scontri del 18 febbraio a Kiev.
In serata i corpi speciali del ministero dell’interno stringono d’assedio piazza Indipendenza, ma non vanno allo scontro finale.
Sul terreno, al termine della giornata, si contano almeno venticinque vittime, in quella che è stata la più feroce giornata di scontri da quando è scoppiata, a novembre, la crisi politica più seria nella storia post-sovietica del paese. Nove delle vittime sarebbero poliziotti, lo ha riferito il ministero della sanità.@mat_tacconi
- Il 6-03: vecchie ferite e nuove preoccupazioni, in un’Europa dove la destra estrema è in crescita. E’ una storia vecchia di oltre 70 anni ma sempre viva nella memoria di un paese dove nazionalismo e Seconda Guerra Mondiale sono sempre rimasti temi divisivi, ammette lo stesso sito russo RT. Ed è tornata più che mai alla ribalta oggi che gli ultranazionalisti neoNazisti e russofobi di Svoboda (Libertà)e di Pravy Sektor (Right Sector, Settore Destro o Ala Destra), dopo aver guidato la protesta di Maidan hanno conquistato ruoli di primissimo piano nel nuovo governo e controllano Forze Armate, Polizia, Giustizia e Sicurezza Nazionale. Abbastanza da preoccupare la Russia, certo, ma forse anche l’Europa dove ci si accinge a votare fra qualche mese e dove i partiti di destra estrema, più o meno rivestiti di panni rispettabili, stanno conquistano posizioni tra gli euroscettici.
Stepan Bandera, al centro.
Al centro della disputa è la figura di Stepan Bandera leggendario combattente per la libertà e l’indipendenza ucraina per i nazionalisti ucraini di cui sopra, ma collaboratore della Germania di Hitler durante la Seconda Guerra Mondiale con la quale si alleò in funzione anti sovietica pur di conquistare l’indipendenza del suo paese. La sua organizzazione fascista OUN-B, contribuì all’Olocausto facendo uccidere migliaia di Ebrei e Polacchi e dopo la guerra si batteva per un’Europa totalitaria e etnicamente pura mentre un movimento affiliato portava avanti un fallimentare tentativo di sollevazione contro l’URSS, tanto che Bandera (che secondo alcune fonti era diventato un agente dell’MI6) alla fine venne fatto fuori dal KGB, scrive il sito progressista californiano Salon.com, in un post (25/2/2014) intitolato “ Gli Usa in Ucraina appoggiano i neo-Nazisti?”. E non è l’unico né il primo a esprimere perplessità e porsi interrogativi del genere - Vedi il Guardian già il 22/1 ( L’estrema destra ha infiltrato il movimento di protesta, che non riflette tutti), TIME il 28/1 ( La protesta di Kiev sequestrata da gruppi di estrema destra) e International Business Times (19/2), e Business Insider, che linka persino il Jerusalem Post e Counterpunch.org.
Carta con l'origine etnica degli
abitanti dell'Ucraina e i dati della
 Crimea.
- Il 16-03 si tiene il referendum in Crimea. Si chiede agli abitanti della regione autonoma dell’Ucraina se intendono ripristinare l’assetto degli anni Novanta (c’era un tasso di autonomia ancora maggiore) o se puntano a procedere sulla strada dell’indipendenza. Il quesito definitivo è diverso da quello proposto originariamente, in cui si domandava se si volesse mantenere l’attuale grado di autogoverno o se al contrario si preferisse tornare agli anni Novanta. La variazione, accompagnata dalla convocazione alle urne anticipata rispetto a quella prescelta in origine (25 maggio), suggerirebbe che c’è fretta di chiudere la conta e procedere con lo strappo. Il risultato della tornata è chiaro: il 97 per cento di chi ha votato ha scelto di separarsi dall’Ucraina.
- Il 21-03 il si tiene un Consiglio europeo. L’Ue firma con l’Ucraina la parte politica degli Accordi di associazione, pacchetto di misure che agevolano economia e commerci, con l’intento di approfondire i legami tra le parti. Questi stessi provvedimenti erano stati negoziati dall’ex presidente Viktor Yanukovich, che poi li respinse il 21 novembre, dando il “la” alla protesta popolare, che nel corso dei giorni ha cambiato segno: da tendenzialmente europeista a chiaramente nazionalista, dalla critica a Yanukovich alla priorità di cacciarlo.
- Il 24-03 Italia, Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Francia, Germania e Giappone decidono di boicottare il G8, fintanto che la politica russa sull’Ucraina non cambierà di segno. In altre parole, è un’esclusione di Mosca dal consesso dei potenti. Il Cremlino incassa, senza esibire particolare dispiacere.
Obama si è presentato a Bruxelles con la promessa che ci penseranno loro, gli Stati Uniti, a compensare il ridotto afflusso di gas dalla Russia all’Unione europea. Come? Aumentando le esportazioni di gas naturale dall’America verso l’altra sponda dell’Atlantico. Non proprio un favore “disinteressato”. Tanto più che il presidente ha spiegato che, per facilitare l’arrivo del gas americano sui mercati europei, bisognerà approvare nei tempi più rapidi possibili la nuova partnership transatlantica di libero scambio (Ttip l’acronimo). Peccato che in Europa non manchino i critici di questo accordo, accusato di consentire alle grandi aziende statunitensi di scavalcare la (spesso restrittiva) legislazione europea in fatto di tutela ambientale e dei consumatori. Obama ha poi aggiunto che, se l’Europa vuole continuare a usufruire della “protezione” americana in caso di un’escalation della tensione con Mosca, non può pensare di tagliare troppo la sua spesa per la difesa (un riferimento anche ai piani del governo italiano di tagliare il budget del ministro Pinotti?). «La libertà non è gratis», ha detto il presidente americano incontrando i vertici della Nato.
- Il 27-03 l’Assemblea generale dell’Onu approva una risoluzione che bolla come illegale l’adesione della Crimea alla Federazione russa.
- L'1-04 la Nato sospende la cooperazione militare e civile con la Russia. Nel frattempo, nei giorni precedenti, Yulia Tymoshenko e Petro Poroshenko si sono registrati ufficialmente come candidati alle presidenziali, in calendario il 25 maggio.
- Il 6-04 i gruppi filo-russi manifestano a Donetsk, occupano la sede del governatorato e chiedono un referendum sulla falsa riga di quello tenutosi in Crimea. Donetsk è la roccaforte industriale del paese e la roccaforte elettorale del Partito delle Regioni. Si trova nell’est del paese. Le stesse scene – occupazione e rivendicazione del referendum – si verificano a Lugansk e Kharkhiv, altri due centri urbani della fascia orientale dell’Ucraina. Kharkhiv è la seconda città più grande del paese, dopo la capitale Kiev.
Oleksandr Turchynov.
- Il 10-04 il presidente provvisorio dell’Ucraina, Oleksandr Turchynov, firma una legge sulla “lustrazione”. Riguarda i giudici. Potranno essere chiamati a spiegare di fronte a una commissione i loro presunti legami con l’amministrazione Yanukovich. In cantiere ci sarebbero altre misure analoghe, su diverse altre cariche della pubblica amministrazione. Oleksandr Turchynov, pastore battista, è stato incaricato come presidente facente funzione dell'Ucraina.
- L'11-04 continua la protesta dei filo-russi a est. A Donetsk e Lugansk le sedi dei governatorati restano occupate. Il primo ministro ucraino, Arseniy Yatseniuk, propone alle regioni orientali un’ampia autonomia amministrativa. L’aveva già fatto a fine marzo, nel corso di un intervento diretto proprio ai cittadini delle regioni dell’est. La differenza è che stavolta Yatseniuk ha parlato da Donetsk, dove si è recato in visita. Un gesto, forse tardivo.
- Il 12-04 arriva a Kiev il direttore della Cia, John Brennan. La notizia suscita stupore. Secondo diverse testate la visita del numero uno dell’agenzia di intelligence americana, che ha conferito con gli esponenti del governo ucraino, si è concentrata sulla necessità di favorire un maggiore scambio di informazioni e una più solida collaborazione tra Washington e Kiev, sul piano dei servizi. Essendo le forze armate ucraine inadeguate al confronto con quelle russe, si punta sul rafforzamento della qualità dell’intelligence.
Milizie ucraine.
- Il 15-04 Kiev lancia un’offensiva definita "anti-terrorismo" nelle regioni dell’est, inviando mezzi militari e soldati. In questi giorni si sono verificati degli scontri, con alcune vittime. Ieri tre filo-russi sono stati uccisi a Mariupol, nella regione di Donetsk. C’è l’impressione che tanto Kiev quanto Mosca abbiano alzato la posta in gioco proprio alla vigilia di questi negoziati di Ginevra. Questo non toglie che la situazione è delicatissima.
Carta con la densità dell'etnia russa
in Ucraina.
- Il 17-04 a Ginevra, tavola rotonda tra Russia, Stati Uniti, Unione europea e Ucraina. L’obiettivo è ricucire gli strappi che stanno dilaniando l’ex repubblica sovietica. Compito molto arduo, considerando anche quello che sta accadendo nell’est del paese. Le forze armate di Kiev sono intervenute allo scopo di bloccare l’offensiva dei gruppi armati filo-russi, infiltrati secondo i più da agenti e militari di Mosca. Ci sono stati scontri. Ci sono stati morti, a quanto pare.
Ucraina: ubicazione di Lugansk.
- L'1-05: Ucraina, attacco di filo-russi a Donetsk. Manifestanti filo-russi hanno preso d'assalto la sede dell'ufficio del procuratore regionale di Donetsk. Almeno quattro poliziotti sono rimasti feriti. La folla ha lanciato pietre contro l'edificio e i poliziotti in tenuta antisommossa intervenuti a difesa del sito, che hanno risposto all'attacco della folla con granate stordenti e gas lacrimogeni. I poliziotti sono stati picchiati e disarmati dalla folla, al grido di "fascisti fascisti!".
La provincia di Donetsk in rosso.
La provincia (oblast) di Donetsk ha una spiccata vocazione industriale; prima lo sfruttamento del carbone, poi l’acciaio, hanno legato saldamente la sua storia economica all’Urss durante tutto il ’900. Donetsk era tanto importante per il suo acciaio che Mosca la ribbattezzò come Stalino.
Il distretto di Donetsk è inoltre uno dei più popolosi dell’Ucraina, e le sue spinte separatiste non risalgono a oggi. Durante le elezioni presidenziali del 2004, l'oblast era già in odore di autonomia, perché Viktor Yanukovych, già presidente dell’oblat dal 1997 al 2002, perdeva le elezioni sotto le spinte di quella che tutti chiamarono Rivoluzione Arancione.
Ubicazione di Slavyansk.
- Il 2-05 Kiev attacca Slavyansk, in mano ai filorussi. Due soldati ucraini uccisi, presi nove checkpoint che erano in mano ai separatisti. L’esercito ucraino ha lanciato “un attacco su larga scala” su Slavyansk, una delle città dell’est controllate dai miliziani filo-russi. Il ministero della Difesa ucraino ha riferito che durante la fase attiva dell’operazione militare a Slaviansk, due soldati sono stati uccisi e molti altri feriti, sono stati abbattuti due elicotteri Mi-24 e danneggiato un elicottero Mi-8. La fase attiva del raid sulla città dove vengono tenuti in ostaggio gli osservatori Osce è iniziata all’alba. Le forze di sicurezza utilizzano aeromobili mandati da Kiev e veicoli blindati.
Manifestazione di filo-russi a
Slavyansk, sotto la statua di Lenin.
Nella città di 160.000 abitanti sono risuonate le campane delle chiese per avvertire la popolazione del pericolo imminente. Fonti del ministero dell’Interno ucraino hanno fatto sapere che il governo non commenterà quanto sta accadendo a Slavyansk “finche’ l’operazione non sarà terminata”. L’offensiva, se confermata, sarebbe la prima risposta militare su ampia scala ai miliziani filo-russi che hanno preso il controllo di numerosi edifici pubblici di città del sud-est dell’ex repubblica sovietica, alimentando la più dura contrapposizione tra Mosca e Occidente dai tempi della Guerra Fredda. Una conferma del clima teso era venuta dalla parata dei lavoratori sulla Piazza Rossa per il Primo maggio voluta dal presidente russo, Vladimir Putin, la prima dall’era sovietica, trasformatasi in una manifestazione di sostegno al Cremlino per l’annessione dell’Ucraina e la protezione della minoranza russofona.
Ucraina: evidenziate Kramatorsk
e Odessa.
- Il 3-05 Kiev, controffensiva nell’Est, 60 morti. Mosca: perso il controllo dei filorussi. Sloviansk, Odessa, e adesso anche Kramatorsk: l’offensiva di Kiev si allarga, con scontri sanguinosi tra filorussi e ucraini. Rilasciati gli osservatori dell’Osce. Il portavoce di Putin: non sappiamo come rispondere a violenze. Scontri a Odessa: sono 42 i morti e 125 feriti, tra cui 21 poliziotti, le vittime della guerriglia scoppiata venerdì sera a Odessa. A colpi di bastoni, lanci di pietre e molotov filorussi e filo ucraini si sono scontrati a Odessa, città portuale sul Mar Nero. Centinaia di militanti hanno attaccato una manifestazione per l’unità nazionale alla quale partecipavano circa 1.500 persone. La polizia è intervenuta per separare i due campi, ma il bilancio è tragico. Oltre alle vittime per gli scontri in piazza, almeno trentotto persone sono morte in un incendio nella sede dell’Unione dei sindacati (la Casa dei sindacati) della città. Una trentina di persone sono morte per l’intossicazione da fumo e altre 8 si sono schiantate al suolo dopo che si erano gettate dalle finestre dell’edificio per sfuggire alle fiamme. Nell’edificio si sarebbero rifugiati i filorussi dopo gli scontri in città. Secondo alcune fonti russe, alcuni dei filorussi si sono lanciati dalle finestre per sfuggire alle fiamme: e sopravvissuti alla caduta, sarebbero stati circondati e bastonati dagli estremisti filo-Kiev. Nell’incidente sono rimaste ferite anche una cinquantina di persone, compresi dieci ufficiali di polizia. La polizia ha arrestato più di 130 persone per il rogo, che sarebbe stato causato da bombe molotov lanciate contro il secondo e terzo piano dell’immobile: gli arrestati rischiano accuse che vanno dalla partecipazione ai disordini all’omicidio premeditato. Per il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, le autorità di Kiev «portano la responsabilità di quanto accaduto a Odessa» e ne sono «di fatto complici», come «chi considera legittima la giunta di Kiev». Putin ha inviato le sue condoglianze ai familiari delle vittime.
Immagine da Donetsk.
- Il 4-05: Ucraina, terzo giorno di offensiva a Est. Cresce la tensione a Odessa. Il governo di Kiev proseguirà l'offensiva«su larga scala» iniziata venerdì contro le roccaforti ribelli filorusse nell'est del Paese, ha annunciato il segretario del consiglio di Difesa e Sicurezza Nazionale, Andriy Parubiy: «Quando si concluderà l'operazione a Slavyansk e Kramatorsk, lanceremo operazioni in altre città dove gli estremisti e i terroristi ignorano la legge ucraina e minacciano la vita dei cittadini ucraini». Intanto l'offensiva sferrata dalle truppe ucraine in varie roccaforti della regione mineraria di Donetsk, dove per l'11 maggio è stato indetto un referendum locale sulle orme di quello di Crimea, mette in allerta i miliziani filorussi che controllano vari edifici pubblici nel capoluogo regionale. Di fronte all'avanzata della Guardia Nazionale, i ribelli hanno dichiarato la mobilitazione generale in città. In segno di lutto per le 46 vittime di Odessa, in gran parte filorussi, le bandiere che ondeggiano dinanzi al municipio di Donetsk sono listate a lutto.
- Il 25-05 si svolgono le elezioni per la composizione e la presidenza del parlamento europeo.
Risultati delle elezioni per il
parlamento europeo 2014. Clicca
sull'immagine per ingrandirla.
L'Europarlamento cambia, ma non abbastanza per delineare, fin da subito, che strada imboccherà e chi sarà il nuovo presidente: cala il PPE ma rimane il gruppo più numeroso, si mantiene stazionario il PSE (S&D), grazie fondamentalmente al voto italiano, cresce il GUE/NGL con il suo 5,99% e si impongono gli euroscettici della Le Pen, di Farage e di Grillo. A quanto pare la politica dell'austerità non è stata molto gradita dai cittadini europei. Le ultime elezioni del Parlamento europeo si sono svolte in uno scenario profondamente diverso da quello dei precedenti appuntamenti. Le ragioni sono molteplici: il Trattato di Lisbona, se da una parte ha notevolmente accresciuto alcuni poteri del Parlamento, dall'altra ha spostato l'equilibrio istituzionale verso il Consiglio europeo a scapito della Commissione, che si è trovata a svolgere una funzione sempre più burocratica, e dello stesso Parlamento. A complicare ancora di più il quadro hanno notevolmente contribuito le modalità con cui è stata affrontata, sotto la spinta dell'emergenza, la crisi economica. Invece di trovare all'interno del Trattato gli strumenti per ridimensionarla, il Consiglio ha escogitato soluzioni istituzionali al suo esterno, con il varo di due trattati internazionali, il Fiscal Compact e l'Esm, con un conseguente minore ruolo per il Parlamento. L'azione svolta dal Parlamento per affrontare questi problemi e i suoi tentativi di influenzare l’evoluzione politico-istituzionale di questi ultimi anni sono rimasti largamente sconosciuti; certamente non hanno avuto un significativo impatto su un'opinione pubblica sempre più scettica e critica nei confronti delle istituzioni europee.
non è stata molto gradita dai cittadini europei.

Carta con gli esiti del
referendum in Scozia.
18-09-2014 - Si tiene in Scozia un secondo referendum per l’indipendenza scozzese dal Regno Unito. L'esito del referendum vede la vittoria degli unionisti con 2.001.926 voti, pari al 55,3% dei votanti. La consultazione è stata frutto di un accordo tra il governo del Regno Unito e il governo scozzese, noto anche come Accordo di Edimburgo, firmato il 15 ottobre 2012 dal primo ministro britannico David Cameron, dal segretario di Stato per la Scozia Michael Moore, dal primo ministro scozzese Alex Salmond e dalla vice-primo ministro scozzese Nicola Sturgeon.

- L'1-12 il presidente russo Vladimir Putin ha dato l’addio al progetto di gasdotto South Stream e ha indicato come tracciato alternativo quello che passa per la Turchia.
Vladimir Putin.
Una decisione che riguarda direttamente anche il futuro della Siria, visto che una delle principali cause che hanno generato la guerra sono le vie del petrolio e del gas. Il South Stream (in italiano: flusso meridionale) era un progetto volto alla costruzione di un nuovo gasdotto che avrebbe dovuto connettere direttamente Russia ed Unione Europea, eliminando ogni Paese extra-comunitario dal transito. Era un progetto sviluppato congiuntamente da Eni, Gazprom, EDF e Wintershall. Secondo i programmi iniziali del progetto, i lavori per la realizzazione della prima delle 4 linee (in parallelo) dovevano essere conclusi entro la fine del 2015 e le consegne di gas dovevano iniziare immediatamente dopo. Entro la fine del 2017 invece era previsto il completamento dell’intero progetto. Nel 2008, l’Emiro del Qatar propose al Presidente Bashar al Assad un piano strategico per fare passare in Siria il gas in direzione dell’Europa. Assad si oppose, leggendo in quel progetto un piano contro la Russia e l’Iran, suoi storici alleati. Un rifiuto che rafforzò l’alleanza tra i Paesi del Golfo e la Turchia, in vista del rovesciamento di un regime che non “obbediva” alle mire espansionistiche della monarchia sunnita. La Turchia oggi però non è più interessata al progetto del Qatar. Erdogan ha infatti capito che gli unici vantaggi che possono derivare alla sua economia arrivano dalla costruzione del gasdotto russo che, attraverso il suo paese e la Grecia, arriverà nel cuore dell’Europa. Il nuovo gasdotto, con una capacità di 63 miliardi di metri cubi annui, partirà dal giacimento di Russkaya, lo stesso che avrebbe dovuto fornire il gas al South Stream. Un hub gasiero alla frontiera con la Grecia riceverà così ogni anno 50 miliardi di metri cubi, che poi andranno ai clienti dell’Europa meridionale che ne faranno richiesta. Per la parte offshore, nel mar Nero, continuerà a lavorare la stessa Southstream Transport. Questa mossa ha indebolito l’alleanza del Qatar con la Turchia in un momento dove sia l’Esercito Siriano, sia l’Esercito Iracheno e, infine, Hezbollah infliggono duri copi al terrorismo sostenuto dai Paesi del Golfo. Il vertice di Doha ha sancito il riavvicinamento ufficiale tra le monarchie del Golfo e l’Egitto. Il Qatar (alleato della Fratellanza Musulmana) si è unito ad Arabia Saudita,Bahrein, Emirati, Kuwait e Oman, gli altri 5 Paesi presenti al Consiglio di Cooperazione del Golfo, nell’affermare il pieno appoggio al programma politico del Presidente egiziano Abdel Fattah al-Sissi. Che cosa farà il Qatar a questo punto? Forse continuerà a muoversi accanto ai movimenti islamici (tuttora sostiene i qaedisti del Fronte al Nusra), certamente farà in modo che questa sua attività non interferisca con questioni interne delle monarchie del Golfo o metta a rischio la sicurezza nella regione. La crisi politica e diplomatica negli ultimi otto mesi ha diviso i paesi arabi del Golfo. Il Qatar si è piegato ai diktat dell’Arabia Saudita, del Bahrein e degli Emirati Arabi Uniti scaricando i Fratelli musulmani e finendo per sostenere il nuovo corso egiziano del generale Abdel Fattah al Sisi. Nel discorso di apertura del vertice, l’emiro del Qatar ha invitato gli altri capi di stato regionali a mettere da parte le divergenze alla luce “del pericolo che stiamo correndo a causa della minaccia del terrorismo”.
- Il 9-12 ondata di vendite sulla Borsa di Atene, che ha chiuso con un ribasso del 12,78%, affossata dagli storni sui titoli bancari. Per il listino greco è la peggior performance da 27 anni.
Borsa di Atene.
Le tensioni sono tornate a tenere banco dopo la decisione del primo ministro Antonis Samaras di anticipare l’elezione del nuovo capo dello Stato entro questo mese. Una mossa che alimenta i rischi di elezioni anticipate. Nel caso il suo candidato venisse sconfitto (Samaras non ha ancora designato un nome per succedere al presidente Karolos Papoulias) il premier sarebbe di fatto costretto a indire elezioni politiche generali che prevedibilmente porterebbero alla vittoria dell’estrema sinistra di Syriza (stando ai sondaggi il primo partito del Paese) contraria al commissariamento da parte della della Troika. L’annuncio a sorpresa è giunto ieri sera poco dopo la decisione dei ministri delle Finanze europei, riuniti a Bruxelles, di approvare una proroga di due mesi al piano di salvataggio della Grecia.
- Il 12-12, mentre in UE la ripresa economica stenta a decollare, con le previsioni di crescita dei Pil nazionali vicino allo 0, Germania compresa, il prezzo del petrolio greggio si affossa e rischia di affondare l'intero Venezuela: il Paese con le maggiori risorse di petrolio al mondo. D'altra parte la produzione mondiale rimane stabile con un aumento da parte dei Paese che non aderiscono al cartello dell'Opec, mentre l'Agenzia internazionale dell'Energia è costretta a rivedere al ribasso, per la quarta volta in cinque mesi, la domanda globale. Secondo un rapporto dell'Aie, infatti, la richiesta mondiale per l'oro nero nel 2015 crescerà di 900.000 barili al giorno a quota 93,3 milioni di barili al giorno: ossia 230.000 barili al giorno in meno rispetto alle previsioni del mese scorso. Le stime sono state nuovamente riviste in calo perché i Paesi produttori sono in difficoltà a causa del calo dei prezzi, spiega l'Aie, sottolineando però che a pesare maggiormente è la situazione in Russia, dove le sanzioni (per la questione ucraina) stanno frenando la crescita. Le stime di domanda per il petrolio russo nel 2015 sono state, infatti, tagliate di 195.000 barili al giorno a 3,4 milioni di barili al giorno. Invece la produzione dei Paesi che non fanno parte del cartello Opec salirà a 57,8 milioni di barili al giorno l'anno prossimo, stima l'Aie. A farne le spese, più di chiunque altro, potrebbe quindi essere il Venezuela che - secondo un report di Moody's - rischia seriamente il default se le quotazioni del petrolio si stabilizzassero intorno a quota 60 dollari al barile: il paese guidato da Nicolas Maduro possiede, infatti, le riserve più importanti di greggio del pianeta, ma ha un enorme deficit fiscale oltre ad un elevato livello di spesa pubblica. Tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno del 2014, c’è stato un significativo calo del prezzo del petrolio sui mercati mondiali: il prezzo al barile è sceso sotto i 90 dollari. Gl'indici rilevati tra settembre e ottobre riflettono un andamento anomalo, soprattutto se si considera che la situazione politica del Medio Oriente – la zona del mondo con le più grandi riserve di greggio – continua a essere molto grave e instabile: nelle ultime settimane, per esempio, si è parlato molto delle conquiste di alcuni giacimenti petroliferi iracheni da parte dello Stato Islamico. Anche altri produttori di petrolio stanno affrontando diverse difficoltà: la Libia, la Nigeria, la Russia e la Siria. Nel rapporto mensile diffuso dall’OPEC a metà ottobre si legge che nell’ultimo mese gli stati membri dell’organizzazione hanno prodotto 400mila barili di greggio al giorno in più rispetto al mese precedente. Il Venezuela ha chiesto la convocazione di una riunione di emergenza per affrontare la questione della produzione, mentre l’Iran ha chiesto che si riducano i barili di greggio prodotti. La decisione dipende però in larga parte dall’Arabia Saudita, che ha ampio potere all’interno dell’OPEC e finora si è mostrata piuttosto restia ad acconsentire alle richieste di ridurre la produzione di petrolio (soprattutto per i timori di perdere fette di mercato in Asia). Riguardo al calo del prezzo del petrolio, diversi esperti e analisti hanno individuato almeno due cause, e tre conseguenze significative.
Prima ragione: l’aumento della produzione di petrolio.
Sabbie bituminose in USA.
Se aumenta la produzione c’è più offerta, e quindi il prezzo cala. L'aumento della produzione è avvenuta soprattutto negli USA, grazie all’estrazione di petrolio da sabbie bituminose in North Dakota e Texas. La produzione statunitense di petrolio è salita a 8,5 milioni di barili al giorno, il più alto livello mai registrato dal 1986. Se si considerano anche i combustibili liquidi derivati dal petrolio, scrive il Washington Post, la produzione americana è quasi al livello di quella dell’Arabia Saudita.
Estrazione di sabbie bituminose
in Alberta, Canada.
Allo stesso tempo sta aumentando anche la produzione del petrolio in Russia, dove si stanno raggiungendo gli alti livelli registrati nel 1987 (11,48 milioni di barili al giorno). Infine negli ultimi 14 mesi è cresciuta anche la produzione di petrolio in Libia, che era crollata a causa della guerra civile del 2011. Oggi in Libia si producono 925mila barili di petrolio al giorno: non è detto però che i ritmi che sta tenendo la Libia continuino a rimanere così alti nei mesi a venire, date le grosse violenze che si stanno verificando nelle ultime settimane tra islamisti, esercito e altre milizie paramilitari.
Seconda ragione: la riduzione del consumo di petrolio. Il crollo del prezzo del greggio è dovuto ad una riduzione generale del consumo del petrolio. In Cina, uno dei maggiori importatori e consumatori di petrolio la mondo, la domanda di greggio non è cresciuta come ci si aspettava: nel corso del 2014 l’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) ha abbassato la sua previsione annuale di crescita della domanda cinese di petrolio per cinque volte (nell’ultima stima si parla del 2,3 per cento; anche per il 2015 è stata abbassata la stima dal 4,2 al 2,3 per cento). Il consumo è calato anche negli Stati Uniti, soprattutto grazie a una politica annunciata dall’amministrazione di Barack Obama nel 2009, secondo la quale entro il 2025 le macchine vendute negli Stati Uniti dovranno fare in media 54,5 miglia con un gallone di benzina (circa 23 chilometri al litro: cioè dovranno consumare poco). Ci sono poi i guai economici dell’Europa: la debolezza dell’euro ha fatto sì che diventasse molto più costoso per gli europei comprare il petrolio. Infine ha ridotto il suo consumo di petrolio anche il Giappone, che ha cominciato a sostituire sempre più spesso il petrolio con il gas e il carbone: il consumo giapponese potrebbe diminuire ulteriormente nel 2015, ha detto il dipartimento dell’Energia statunitense, quando verranno rimesse in funzione le centrali nucleari.
Prima conseguenza: i problemi della Norvegia. Secondo alcune stime il Mare di Barents, al largo della punta settentrionale della Norvegia, contiene circa il 40 per cento delle risorse petrolifere non ancora scoperte nel paese: è quindi visto come la chiave per aumentare dl produzione di petrolio nazionale, soprattutto visto il progressivo declino e “invecchiamento” dei giacimenti del Mare del Nord. Avviare i progetti per cominciare le trivellazioni nella zona, tuttavia, costa molto denaro (anche per la mancanza di oleodotti e piattaforme): e con i recenti problemi registrati dall’indice Brent – il mercato del greggio estratto nel Mare del Nord – l’inizio delle operazioni è stato rimandato di nuovo. La questione non riguarda solo gli eventuali benefici che ne ricaverebbe l’economia norvegese: il Mare di Barents si trova nel Circolo Artico, una regione che – secondo le stime della US Geological Survey – potrebbe contenere circa il 30 per cento delle riserve mondiali non ancora scoperte di gas e il 13 per cento di quelle di petrolio: far partire il progetto di sfruttamento dell’area, come dicono da anni molti analisti, potrebbe cambiare la geopolitica mondiale e rendere meno dipendente l’Europa e l’Asia dalle importazioni mediorientali.
Seconda conseguenza: effetti sulla politica mondiale. Il crollo del prezzo del petrolio, nonostante infligga un danno economico significativo ai paesi esportatori, potrebbe avere conseguenze in qualche modo positive per l’Occidente. Per esempio, nei primi otto mesi di quest’anno la vendita di petrolio e prodotti derivati ha costituito il 46 per cento delle entrate di bilancio russe. In un momento in cui l’Occidente sta cercando di sanzionare la Russia per le sue interferenze nella crisi in Ucraina orientale, scrive il Washington Post, una diminuzione del 10-20 per cento del prezzo del petrolio potrebbe contribuire a raggiungere lo scopo politico delle sanzioni (non si tratterebbe comunque di danni ingenti). Un discorso simile si può fare per l’Iran, le cui esportazioni di petrolio sono limitate dalle sanzioni occidentali (qui le sanzioni sono legate al rifiuto del governo iraniano di limitare il suo programma nucleare e aprire le proprie installazioni a ispezioni internazionali): se si riduce il prezzo del petrolio si riducono le entrate, e il governo iraniano potrebbe essere costretto a raggiungere un accordo sul nucleare per alleggerire le sanzioni.
Terza conseguenza: gli effetti (notevoli) sulle singole economie. In generale, scrive l’Economist, il primo vincitore del calo del prezzo del petrolio è la stessa economia mondiale. Una variazione del 10 per centro del prezzo del petrolio è associato a una variazione dello 0,2 per cento del Prodotto Interno Lordo globale, ha detto Tom Helbling del Fondo Monetario Internazionale. Quando cala il prezzo del petrolio le risorse si spostano dai produttori ai consumatori, che sono più propensi a spendere i loro guadagni rispetto agli sceiccati del Golfo. A queste variazioni di prezzo del petrolio, gli effetti riguardano direttamente le economie di tutti i paesi. Il mondo produce poco più di 90 milioni di barili al giorno di petrolio: a 115 dollari al barile, si parla di un valore la produzione che raggiunge circa i 3.800 miliardi di dollari l’anno; a 85 dollari al barile il valore scende a 2.800 miliardi di dollari l’anno.
- Il 16-12, dopo aver ripreso fiato all’apertura dei mercati, il rublo è tornato a precipitare verso nuovi minimi assoluti: 80 rubli per un dollaro, addirittura 100 sull’euro, prima di risalire intorno a quota 90.
Bank Rossii, la banca russa.
La mossa spettacolare di Bank Rossii, che la notte precedente aveva portato i tassi di interesse dal 10,5 al 17%, nel tentativo disperato di interrompere il crollo del rublo, non sarebbe bastata, l’effetto si è esaurito in poco tempo. Nel proseguo della giornata odierna, il rublo ha provato a recuperare, e il rapporto di parità rispetto all'euro è fissato ora a 84,55 rubli per un euro, ancora in crescita rispetto ai 78 della chiusura di ieri. Per dare un’idea della tempesta che si è abbattuta sulla moneta russa, basti pensare che tre mesi fa servivano 50 rubli per comprare un euro. In quello che gli analisti hanno battezzato “il giorno del giudizio” per il rublo, il petrolio è sceso per la prima volta dal luglio 2009 sotto la soglia dei 60 dollari al barile. Travolta anche la Borsa di Mosca, che perde il 19%, il crollo peggiore dal 1995.
Carta politica dell'Europa con i 28 stati membri dell'UE nel 2014
e le loro bandiere: Belgio, Germania, Francia, Italia, Paesi Bassi
(l'Olanda) , Lussemburgo, Danimarca, Irlanda, Regno Unito,
Grecia, Spagna, Portogallo, Austria,  Finlandia,  Svezia,
Repubblica Ceca,  Estonia, Cipro, Lettonia, Lituania,
Ungheria, Malta, Polonia, Slovenia, Slovacchia, Bulgaria,
Romania e Croazia. Gli altri stati che fanno parte dell'Europa:
Islanda, Norvegia, Russia, Kazakistan europeo, Bielorussia,
Ucraina, Moldavia, Georgia, Armenia, Azerbaigian, Andorra,
Liechtenstein, Svizzera, San Marino, Città del Vaticano, Bosnia
Erzegovina, Serbia, Kosovo, Montenegro, Albania, Macedonia,
Turchia europea. Segue legenda degli stati membri dell'UE
e dei candidati a esserlo, l'adesione congelata, quelle rifiutate
dai cittadini o dall'UE, la tabella bandiere-nomi degli stati
aderenti all'Unione Europea. Clicca sull'immagine per ingrandirla.


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