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sabato 13 dicembre 2014

Storia dell'Europa: da 130.000 anni fa al 40.000 p.e.v. (a.C.)

Ricostruzione di Uomo
di Neanderthal
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130.000  anni fa - Il periodo detto paleolitico medio, compreso tra i 200.000 e i 40.000 anni fa, vide l'ascesa e l'inizio del declino della specie Homo Neanderthalensis, comunemente detto uomo di 
Neandertal o Neanderthal. Uno degli ulteriori stadi evolutivi di Homo erectus è una specie che si è evoluta a partire da erectus o specie discendenti emigrati precedentemente in Europa che avevano originato la specie Homo antecessor, forse evoluta in Homo heidelbergensis. Da questi ultimi, circa 130.000 anni fa, con una dominanza della cultura del musteriano, ebbe origine quello che viene comunemente chiamato uomo di Neanderthal, dalla valle tedesca dove vennero effettuati i primi ritrovamenti; a tale fase risalgono quelli relativi a pratiche di arte e sepoltura. Alle fasi più tarde si riferisce la transizione al paleolitico superiore e a culture più sofisticate, come il castelperroniano, e forse oltre. Convissuto nell'ultimo periodo della sua esistenza con l'Homo sapiens, la sua scomparsa in un tempo relativamente breve è un enigma scientifico oggi attivamente studiato.
Ricostruzione di Homo
Neanderthalensis.  Clicca
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Documentata fra 130.000 anni (per le forme arcaiche) e fra 30.000 (documentata dal punto di vista fossile) e 22.000 (in assenza di fossili ma con discusse prove culturali) anni fa, principalmente in Europa e Asia, e limitatamente in Africa, questa specie si è presumibilmente evoluta dall'Homo Heidelbergensis. I resti che diedero il nome alla specie furono scoperti da Johann Fuhlrott nell'agosto 1856 in una grotta di Feldhofer
nella valle di Neander in Germania, che prende il nome dalla traduzione in greco antico del cognome dell'organista e pastore Joachim Neumann, a cui i suoi concittadini di Düsseldorf intitolarono la piccola valle. Della scoperta venne poi dato annuncio ufficiale solo il 4 febbraio 1857. Studi del 2010 suggeriscono, tra alcune ipotesi probabili relative alla vicinanza genetica tra neanderthalensis e sapiens, che ibridazioni fra i due possono avere avuto luogo nel Vicino Oriente all'incirca tra 80.000 e 50.000 anni fa, per la presenza nell'uomo contemporaneo di una percentuale tra 1 e il 4% di materiale genetico specificamente neandertaliano. Tali tracce genetiche sono presenti negli euroasiatici e nei nativi americani ma non negli africani, e ciò suggerisce, tra diverse ipotesi possibili, almeno quattro, che l'ibridazione possa avere avuto luogo nei primi stadi della migrazione della specie umana fuori dall'Africa, presumibilmente quando venne a contatto con i Neandertal che vivevano nel Medio Oriente, circa 80.000 anni or sono.
Vicino a Loano, nel savonese, sono state trovate tracce dell'Uomo di Neandertal, vissuto da 130.000 anni fa, durante la glaciazione di Riss, durata da 200.000 a 125.000 anni fa.
Iscrizione rupestre ritrovata
nei Balzi Rossi.
Graffito di equide nella grotta
del Caviglione - Balzi Rossi.
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Nelle grotte dei Balzi Rossi, come le acque si ritirarono, 70.000 anni fa, all'inizio della glaciazione di Würm, l'uomo riprese a frequentare le caverne, lasciandovi tracce di focolari e iscrizioni rupestri come mostrato dalle immagini.
Nell'iscrizione rupestre qui a destra, è ancora possibile scorgere il profilo di un cavallo. Gli uomini che vissero ai Balzi Rossi durante il Medio Paleolitico non lasciarono scheletri ma si suppone che appartenessero all'Uomo di Neanderthal. Questo gruppo di abitanti continuò a vivere nelle grotte durante le due fasi della Glaciazione Würm, perdurata da 70.000 a 15.000 anni fa.

Cartina con la ricostruzione di come doveva essere l'Europa durante una
 glaciazione e colonizzazione delle genti di Neanderthal, di cui sono
segnalati i siti di ritrovamento di reperti fossili.
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70.000 anni fa - Inizia la quarta glaciazione del Quaternario: la glaciazione di Würm.

Dente da latte del più antico esemplare
di Homo Sapiens (di 45.000 anni fa)
ritrovato in Europa, nel Salento.
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45.000 anni fa - L'Homo Sapiens giunge in Europa, dove già vive l'Homo Neanderthalensis. Di 45.000 - 43.000 anni fa è la datazione dei fossili venuti alla luce nel 1964 all’interno della grotta del cavallo, nel Salento, nel sud della Puglia, che appartenevano a soggetti di Homo sapiens, fino ad ora i resti dei più antichi, tra i nostri progenitori, che vissero in Europa.
Lo studio di questi fossili ha consentito di retrodatare l'arrivo dell'homo sapiens in Europa.
Che l’homo sapiens più antico d’Europa vivesse in Romania 35.000 anni fa, è quanto abbiamo sempre saputo e ciò che gli scienziati credevano e sostenevano, fino ad oggi, ma i recenti studi pubblicati da “Nature”, ad uno dei quali ha collaborato anche l’Università di Pisa, infatti, hanno sorprendentemente retrodatato l’arrivo dei nostri antenati in Europa, sulla base delle analisi condotte su alcuni fossili ritrovati decenni addietro in Italia e Gran Bretagna.
Da una parte c’è un frammento di mascella superiore a cui sono attaccati tre denti, ritrovata nel 1927 nella Kent’s Cavern nel Devon in Gran Bretagna, ritenuta appartenente fino a poco tempo fa ad un uomo di Neanderthal e che studi più recenti ed approfonditi esami hanno attribuito, invece, ad un esemplare di homo sapiens vissuto in un arco di tempo compreso tra 44.000 e 41.000 anni fa; la scoperta è stata effettuata dai ricercatori dell’Università di Oxford.
La penisola italiana alla fine della glaciazione
di Würm, durata da 70.000 a 15.000 anni fa.
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Dall’altra due denti da latte (di cui un’immagine nella foto sopra), venuti alla luce nel 1964 all’interno della salentina grotta del cavallo, anch’essi ritenuti di un Homo neanderthalensis: analisi condotte con l’ausilio di modelli digitali in tre dimensioni hanno rivelato che anche questi fossili appartenevano, in verità, a degli Homo sapiens e, grazie al radiocarbonio, è stato possibile stabilirne la datazione: tra 45.000 e 43.000 anni addietro. Essi sono, dunque, fino ad ora, i resti dei più antichi, tra i nostri progenitori, che vissero in Europa e sono italiani. Alla ricerca hanno contribuito ben 13 enti internazionali, tra cui l’Università di Pisa; l’antropologo dell’ateneo, Francesco Mallegni, ha fornito dettagli sui due dentini, rinvenuti a due metri e mezzo di profondità: «Il primo dei denti trovati spunta tra 15 ed i 18 mesi dalla nascita e, siccome è senza usura, il bambino alla morte poteva avere 18 mesi; il secondo spunta a due anni ed essendo usurato in questo caso il bambino alla morte poteva avere dai 3 ai 4 anni o forse leggermente di più». Un dente consumato perché, molto probabilmente, questo popolo di cacciatori-raccoglitori che abitava le nostre terre, pur conoscendo il fuoco, non cuoceva ancora i propri cibi. Al tempo, le terre emerse occupavano una superficie maggiore di quella attuale, il clima era fresco ed asciutto e l’epoca era quella della glaciazione Würm: insomma, il panorama dinanzi a questi giovanissimi italiani doveva essere molto differente da quello che siamo abituati a vedere noi. Morti presumibilmente per caso in quella grotta e non sepolti appositamente lì, di essi sono sopravvissuti i denti perché ricoperti dalla durezza dello smalto: accanto ad essi «strumenti ricavati da ossa o conchiglie usate per ornamento», gli oggetti della vita quotidiana, più di 40.000 anni fa.
Da 40.000 a 10.000 anni fa è il periodo denominato Paleolitico Superiore, che terminerà prima dell'avvento dell'agricoltura, e corrisponde a parte del Pleistocene superiore comprendente parte del periodo glaciale di Würm, durato da 70.000 a 15.000 anni fa.  

Secondo la storia genetica, circa 45.000 anni fa, i primi esseri umani moderni entrerebbero in Europa da sud.

Mappa degli aplogruppi Y del DNAeuropei.
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Per storia genetica si intende l'insieme delle scoperte effettuate tramite la genetica delle popolazioni, una branca della genetica che analizza la costituzione genetica delle popolazioni mendeliane in termini qualitativi (varianti alleliche presenti all'interno di una popolazione) e quantitativi (frequenze alleliche e genotipiche). Tali scoperte hanno permesso, mediante l'analisi delle parentele e delle differenze geniche, a livello sia delle etnie che delle popolazioni umane, di ricostruire i flussi migratori, gli incroci, l'emersione o l'eliminazione dei caratteri che contraddistinguono le attuali etnie e popolazioni umane, sia nello spazio sia nel tempo, aiutando a ricostruire la storia dell'uomo sin dalla sua comparsa.
Principali aplogruppi del cromosoma Y (lettere A - T) correlati filogeneticamente in un albero. 
Adamo cromosomico Y = Progenitore comune patrilineare
In genetica umana, il cromosoma Y viene suddiviso in aplogruppi definiti sulla base della mutazione di un singolo nucleotide nella sequenza non ricombinante del cromosoma Y chiamata NRY. Ogni mutazione corrisponde ad un aplotipo e il cromosoma Y viene ereditato di padre in figlio. Dal momento che la mutazione colpisce una sequenza non ricombinante (cioè che non subisce modificazioni quando viene ereditata), è possibile risalire, andando a ritroso di generazione in generazione, alla linea di discendenza maschile.

- Aplotipi europei legati alla linea paterna Y-DNA
Lo studio degli aplotipi ovvero della combinazione delle varianti alleliche lungo un cromosoma o lungo un segmento cromosomico contenente loci strettamente associati tra di loro, e che in genere, vengono ereditati insieme, ha permesso di identificare due aplotipi europei definiti Eu18 e Eu19 i quali hanno permesso, tramite metodiche di comparazione delle sequenze, di identificare tracce di migrazioni di popolazioni Europee risalenti all'epoca paleolitica, si ritiene che le migrazioni delle popolazioni europee siano dovute a fenomeni ambientali, quali glaciazioni, competizione fra popolazioni e ricerca di cibo, essendo gli aplotipi ereditati insieme, sono stati identificati due nuclei isolati di popolazioni, rispettivamente:
- Eu18 i nuclei nella penisola Iberica e 
- Eu19 i nuclei in Ucraina.
Questi aplotipi costituiscono il 50% dei cromosomi Y europei. L'aplotipo Eu19 è diffuso anche nel Pakistan settentrionale e nell'Asia centrale a supporto dell'ipotesi che queste due popolazioni siano migrate sia verso il centro Europa che verso l'Asia.

- Aplotipi italiani legati alla linea paterna Y-DNA
Distribuzione percentuale degli aplotipi del cromosoma Y italiani:
Regione:                 I1    I2a     I2b     R1a    R1b    G2a      J2        J1    E1b1b  T + (L)   Q
Italia settentrionale 6%  2.5%  2.5%  3.5%  55%    2.5%  11.5%  0.5%  11%     4.5%    0%
Italia centrale          3%   2%     5%    3.5%  43%    8.5%  19.5%   2%    10%     3.5%    0%
Italia meridionale  2.5% 2.5% 2.5%   2.5%  29%    8.5%   23.5%   5%    18%     5.5%    0%
Sicilia                      3%   1%    1%     4.5%  30%    5.5%   26.5%   4%   17.5%    6%     1%
Sardegna               0%   37%   0%      0%    22%   15%      10%   2.5%   10%    1.5%    2%
di cui:
I1        : ramo europeo settentrionale/nordico con le più alte frequenze in Scandinavia, Islanda, e Europa
L'aplogruppo I in Europa
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             nord-orientale. Nelle Isole britanniche la mutazione I1-M253
             è spesso usata come marcatore delle invasioni vichinghe o
             anglosassoni.
I2a      : è la forma più comune nei Balcani e in Sardegna (dove
             rappresenta l'aplogruppo più cospicuo nella variante I2a1  
I2b      : raggiunge discrete frequenze lungo le coste nord-occidentali
             dell'Europa continentale e in Sardegna.
             Dalla linea I2b è derivato I2b1a (M284) in Europa nord-
             occidentale ed Isole Britanniche.
R1a     : è prevalente nelle popolazioni slave dell'Europa orientale e
             nella regione del Pamir, fra l'Asia  centrale e meridionale.
             La R1a potrebbe essersi originata nelle steppe euroasiatiche a nord del Mar
             Caspio e del Mar Nero. È associato alla cultura kurgan, nota per la domesticazione del cavallo
             (circa 5000 anni fa). Questa linea è attualmente presente in Asia centrale e occidentale, India,
             e nelle popolazioni slave dell'Europa orientale.
R1b     : è prevalente nell'Europa atlantica, dove rappresenta l'aplogruppo più diffuso e nel Camerun
             settentrionale. La linea R1b è la più comune nelle popolazioni europee. Nell'Irlanda occidentale
             raggiunge una frequenza prossima al 100%. Si è originata prima della fine dell'ultima glaciazione e si
             è concentrata nei rifugi del sud-Europa per poi riespandersi verso nord con il progressivo mitigarsi
             del clima a partire da 14.000 anni fa. Presente anche nel Vicino Oriente, Caucaso e Asia Centrale.
             L'Aplogruppo R1b (Y-DNA), viene ritenuto essere la più antica linea genetica europea,
             associata ad un effetto del fondatore verificatosi nell'Europa centro occidentale. Le popolazioni
             stanziatesi in Italia dal Mesolitico sono caratterizzate da alte frequenze di R1 (xR1a1), condizione
             che si ritrova ad oggi nelle popolazioni basche, ritenute le più somiglianti geneticamente ai primi
             europei, durante il Neolitico i migranti introducono le varianti E3B1 e J2, il 27% delle variazioni
             genetiche totali, basate sull'analisi dei polimorfismi indicano un chiaro gradiente di distribuzione
             della  popolazione italiana sull'asse nord-sud della penisola.
Frequenza dell'aplogruppo R1b in Italia.
             Le variazioni introdotte nel Neolitico non sembrano
             essere dovute a flussi migratori provenienti dalla
             Spagna, ma si configurano come migrazioni
             provenienti dall'Asia o dall'Anatolia attraverso
             l'attuale area Balcanica; diversi autori hanno
             suggerito che l'asse di distribuzione Nord-Sud delle
             differenze genetiche fra le popolazione italiana siano
             dovute agli eventi di colonizzazione greca nel Sud,
             tuttavia nuovi studi suggeriscono che in epoca
             Neolitica fu l'influenza delle popolazioni provenienti
             dall'Anatolia la causa principale delle differenze nel
             bacino genetico italiano, assegnando ai greci un ruolo
             di secondaria importanza; attualmente si assume che
             durante il Neolitico si consolidò l'aplotipo principale
             R1(xR1a1) mentre gli aplotipi HGS, E3B1 e J2
             risultano assenti o presenti a bassa frequenza, in
             particolare nel nord d'Italia si ritrova a bassissima
             frequenza E3b2 di origine africana.
G         : Le maggiori frequenze si riscontrano nel Caucaso. Presente anche tra i Mediorientali e nell'Europa
             meridionale. L'aplogruppo G, originatosi in Medio-Oriente, o forse più a Est in Pakistan, intorno a
             30.000 anni fa, secondo alcuni studi potrebbe essersi diffuso in Europa nel Neolitico, oppure, vista
             la sua forte discontinuità, aver raggiunto l'Europa già nel Paleolitico. La maggiore frequenza di
             questo cromosoma si ha oggi nel Caucaso, in Ossezia del nord (60%) e nella Georgia (30%), un'alta
             frequenza si ha poi in Sardegna (15%), Iran, Pakistan, India (21%), nel Tirolo austriaco (15%),
             nell'isola di Creta (11%), fra gli ebrei (10%), nella Germania alpina, in Boemia e Ungheria (7%).
            Si ritiene che il cromosoma sia stato portato nell'area europea con le invasioni dei Sarmati i quali si
            dividevano probabilmente in 4 tribù: Roxolani (o Rossolani), Iazigi, Aorsi e Alani ed erano tutti popoli
            discendenti dagli iraniani Sciti. È inoltre presente nell'8-10% dei maschi spagnoli, sardi, tirolesi, corsi,
            italiani peninsulari, greci, e turchi. L'aplogruppo G ha due sub-aplogruppi principali: G1 (comune in
            Iran) e G2 (più diffuso nell'Europa occidentale).
J2       : ramo mediorientale settentrionale/anatolico. La diffusione dell'aplotipo J2 nel bacino del Mediterraneo
            viene spesso associata all'espansione dei popoli agricoli durante il periodo Neolitico. La comparsa
            di J2 è stimata a circa 18.500 anni fa con scarto di 3.500 anni.  Taluni studiosi lo inseriscono fra
            gli aplogruppi dell'Asia occidentale e sud-orientale, associandolo alla presenza di reperti archeologici
            del neolitico, come statuette e ceramiche dipinte è stata avanzata l'ipotesi che il subclade J2a-M410
            appartenga ai primi agricoltori. Tuttavia altri studiosi ipotizzano un possibile evento di dispersione nel
            post-neolitico, in particolare legato alla dominazione della Grecia antica. In Europa, la frequenza di
            aplogruppo J2 scende drammaticamente muovendosi verso nord dal Mediterraneo.
            In Italia, J2 si presenta con frequenze regionali che variano tra il 9% e il 36%.
            È stato proposto che il subclade J2a-M410 sia collegato alle popolazioni dell'antica Creta.    
            L'aplogruppo J2b-M12 è stato associato con la Grecia del Neolitico (ca. 8500 - 4300 aC) ed è 
            stato segnalato all'interno di siti Cretesi (3,1%).
J1       : ramo mediorientale meridionale/arabico. Negli studi meno recenti viene denominato UE10, questo
            aplogruppo si trova con frequenze importanti nel Medio Oriente, Caucaso, Nord Africa, Corno
            d'Africa. Si trova anche meno frequentemente, ma ancora occasionalmente in quantità significative, in
            Europa e in Estremo Oriente come il subcontinente indiano e nell'Asia centrale.
            J1 viene diviso in diversi sub-cladi, alcuni dei quali sono stati riconosciuti prima ancora di J1, per
            esempio J-M62. Con la sola eccezione di J1c3, la maggior parte dei subcladi non risultano comuni.
            La frequenza e la diversità di J1 (e anche di J2) rendono questo aplotipo uno dei marcatori candidati
            tramite i quali si ipotizza che si possa ricostruire la diffusione della tecnologia agricola durante il
            Neolitico.
E1b1b: il sub-clade E1b1b è di origine africana e si disperse per tutto il mediterraneo raggiungendo
            la frequenza del 27% in Grecia. Si ritine che l'aplogruppo compaia in Africa orientale circa 22.400
            anni fa. Alcuni studiosi hanno ipotizzato che questa mutazione possa rappresentare il marcatore di
            un'antica migrazione avvenuta nel tardo Pleistocene dal Nord Africa verso l'Europa, Sinai ed Egitto.
T + (L): Aplogruppo T (Y-DNA) Africa del nord, Corno d'Africa, Asia sudovest, Mediterraneo, Asia del
             sud, precedentemente noto come aplogruppo K2.
             Aplogruppo L (Y-DNA) Asia centrale, del sud, del sudovest, Mediterraneo
Q        : Aplogruppo Q (Y-DNA) verificatosi 15.000-20.000 anni fa. Riscontrato in Asia e nelle Americhe.

- Cronologia del popolamento da parte materna (mtDNA) in Italia
Similarmente al cromosoma Y, il DNA mitocondriale (mtDNA) contenuto nei mitocondri, viene ereditato da parte materna, consente quindi di risalire alla via patrilineare femminile, l'aplogruppo mitocondriale U5b3 ha permesso di identificare un effetto del fondatore verificatosi circa 10.000 anni fa in Italia, si ritiene che le femmine portatrici siano successivamente migrate in Provenza, probabilmente fra i 9.000 e 7.000 anni fa, dove si sviluppò la variante U5b3a1. Fenomeni di migrazione successivi avrebbero poi permesso l'introduzione dell'aplotipo U5b3a1 dalla Provenza alla Sardegna, presumibilmente seguendo i commerci di ossidiana, ad oggi circa il 4% della popolazione femminile in Sardegna appartiene a questo aplotipo.

- Aplotipi legati all'mtDNA in Europa
L'aplogruppo più comune in Europa e in Italia risulta essere l'aplogruppo H originatosi probabilmente circa 20.000 anni fa in Europa meridionale e nel Vicino Oriente, sempre in Europa circa 15.000 anni fa in Spagna si differenzia l'aplogruppo V.
L' aplogruppo J si ritiene essersi originato nel Vicino Oriente o nel Caucaso mentre nel nord-est circa 25.000 anni fa si origina l'aplogruppo W, l'aplogruppo T si origina in Mesopotamia circa 17.000 anni fa, l'aplogruppo U si origina in Asia occidentale circa 60.000 anni fa, l'aplogruppo I circa 30.000 anni fa probabilmente in Europa, l'aplogruppo K circa 16.000 anni fa nel Vicino Oriente, l'aplogruppo X2 oltre 30.000 anni fa nel nord-est europeo.

- Mappa Genetica dell'Europa
Recentemente diversi ricercatori hanno contribuito allo sviluppo di una mappa genetica dell'Europa, questa mappa mostra un evidente grado di somiglianza strutturale alla mappa geografica. Le principali differenze genetiche si sono riscontrate fra le popolazioni del nord e del sud.
I ricercatori ipotizzano tre principali eventi di colonizzazione a partire da sud, avvenuti circa 45.000 anni fa, i primi esseri umani moderni entrerebbero in Europa da sud, dopo questo ingresso si verificò un'interruzione dei flussi migratori dovuto ad un massimo glaciale, circa 20.000 anni fa, la seconda colonizzazione avvenuta al ritiro dei ghiacci risalirebbe a circa 17.000 anni fa a partire da popolazioni di ritorno dalle zone di rifugio a sud, l'ultima colonizzazione si ebbe intorno ai 10.000 anni fa con l'espansione, dal Vicino Oriente, dell'agricoltura.
Sono state individuate due barriere genetiche all'interno dell'Europa. 
- La prima divide i finlandesi dal resto degli europei e si ritiene che questa barriera sia dovuta al fatto che i finlandesi siano derivati da un piccolo e recente nucleo che conteneva individui molto simili geneticamente;
- la seconda barriera si colloca fra la popolazione italiana ed il resto dell'Europa, e si ritiene che sia dovuta all'effetto delle Alpi, che avrebbero separato geneticamente l'Italia dal resto d'Europa.

Carta della Francia con l'ubicazione
 di Montferrand du  Périgord, in rosso.
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Dal 40.000 p.e.v. (a.C.)Nel Paleolitico Superiore, si diffonde in Europa l'odierno Homo sapiens, e l'Uomo di Combe-Capelle è il più antico scheletro di Homo sapiens moderno trovato in Europa, a Montferrand du Périgord, in Francia, datato intorno al 40.000 a.C., e che pertanto condivise per alcune migliaia di anni l'habitat con i Neanderthaliani. Secondo la tesi comunemente accettata, proveniva dall'Asia. Il tipo di Combe-Capelle è rappresentato dallo scheletro trovato nel 1909 e viene a volte considerato come paleo-mediterraneo e a volte anche come paleo-australoide. Le caratteristiche essenziali sono:
Cranio di contorno pentagonoide-ellissoide, con fronte piuttosto sfuggente e volume di 1400 cc.;
- Arcate sopraciliari prominenti con orbite basse, ma meno che i Cromagnon;
- Volta abbastanza alta e rotondeggiante;
- Statura media o anche bassa;
- Faccia tendente alla leptoprosopia e quindi non larga come nei Cro-Magnon;
- Prognatismo totale e naso largo (camerrinia).
Al tipo di Combe-Capelle vengono attribuiti esemplari diversi, tra i quali si possono menzionare:
- due esemplari di Brünn (Brno) in Moravia (25.000 a.C.)
- due esemplari di Pavlov in Russia europea (25.000 a.C.)
- scheletro di un giovane delle Arene Candide in Liguria (18.000 a.C.)
- scheletro di un giovane nella Grotta Paglicci nel Gargano (18.000 a.C.); questi due ultimi però presentano anche alcune caratteristiche cromagnonoidi. Tutti gli esemplari sono accompagnati da cultura Gravettiana.
Negli ultimi anni si è rafforzata la teoria che vede neanderthal e sapiens (tra cui la popolazione Cro-Magnon) come due specie diverse evolutesi in modo quasi parallelo. L'uomo di Cro-Magnon, ovvero ascrivibile all'uomo moderno, sostituisce in Europa l'uomo di Neanderthal (che pare si estingua circa 28.000 anni fa) in un arco di tempo relativamente breve ma con una certa convivenza di alcune migliaia di anni, anche se non è ancora possibile stabilire che tipo di relazioni (collaborazione, indifferenza, guerra) si fossero stabilite tra i due gruppi umani.


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Per "Storia dell'Europa: da 130.000 anni fa al 40.000 p.e.v. (a.C.)" clicca QUI
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Per "Grande Storia dell'Europa - 5° - Dal 1914 al 2014 e.v." clicca QUI
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